Ora: già con questo caldo è difficile dormire. In più l’afa sta mettendo a dura prova il mio atteggiamento un po’ talebano nei confronti dell’aria condizionata. Ma non dormire per i troppi condizionatori altrui accesi è davvero intollerabile.

A mezzanotte e mezza il sistema elettrico di tutto l’isolato va in tilt. Troppo assorbimento, pare. E ci credo: qui hanno tutti un condizionatore che gira al massimo fuori dal balcone. La prima ora aspetto fiducioso, e il tempo passa grazie al suono delle sirene dei negozi e a spettacoli di varia umanità: sarà il caldo, sono tutti isterici stanotte. Anche la famiglia del secondo piano del palazzo di fronte, che già in condizioni normali comunica a decibel e bestemmie.

Poi il sonno prende il sopravvento. Alle tre e mezza ho la conferma che il giro degli interruttori per spegnere tutto era stata una grande idea. Se solo mi fossi ricordato anche la lampadina davanti alla mia faccia. Ripartono tutti i condizionatori a palla per recuperare le quasi tre ore di caldo accumulato (ma nessuno ha pensato di segnerli per pietà, nel frattempo?), riparte il casino (danze propiziatorie e balli di gratitudine, suppongo). Io comincio a maledire nell’ordine due o tre casi di atteggiamento patologico nei confronti dell’aria condizionata di mia conoscenza. E il piano della luce del Comune – quello che prevede di combattere la criminalità riempiendo ogni angolo della città di lampioni (con il risultato principale di porre Milano in cima alle classifiche di inquinamento luminoso). Magari non c’entra nulla, ma in queste condizioni te la devi pur prendere con qualcuno.

Naturalmente il problema c’era e il problema rimane. E tra un black out e l’altro, tra una sirena e l’altra, tra un vicino in crisi di nervi e l’altro, la notte passa veloce e piuttosto insonne.

L’alba porta un giorno nuovo. Le sette: due occhiaie così. Fa già un caldo porco. Accendi l’aria condizionata, va’. Tanto stamattina è tutto a pos… zot!