Le 10 cose che mi hanno colpito di più in questi due giorni:

1. gli europei: nelle rispettive nazioni fanno un po’ tutti a gara a chi la spara più grossa; quando si trovano intorno alle dodici stelle, sarà la timidezza, ma diventano aperti, collaborativi e simpatici. Pure gli italiani.

2. la quarta lingua: tutti gli incontri ufficiali sono stati resi disponibili in italiano, inglese e francese. Ma anche con il linguaggio dei segni e con una trascrizione in tempo reale su maxischermo.

3. le riprese in diretta: un’organizzatissima squadra di operatori e registi ha seguito istante per istante tutti i momenti della conferenza europea, montando e smontando set nel giro di pochi minuti e rendendo disponibile tutto il materiale online (live e on demand) e su supporti magnetici.

4. i big sponsor: in prima linea per le tecnologie fornite, sono poi rimasti in disparte, accontentandosi di qualche incontro informale a margine delle sessioni ufficiali. Nulla di meno di quanto ci si aspettava da loro. Ma lo hanno fatto con classe.

5. Pordenone: dice, che c’entra Pordenone, sei il solito provinciale. E invece no: mentre giro per gli stand delle 65 best practice internazionali selezionate dalla Ue, m’imbatto in una rappresentanza della mia città che propone un originale modello di sportello per le imprese. Orgoglio naoniano.

6. il buffet: ci ho messo un giorno per trovarlo, ma quando sono arrivato è stato il più spettacolare che mi sia capitato di vedere. Cinque sale di buon cibo e buon vino, da degustare su una veranda affacciata sull’acqua e sui monti. Best practice: il conto arriva direttamente sulla dichiarazione dei redditi 2004.

7. i giornali di sinistra: piuttosto che rischiare di fare pubblicità a un evento della premiata ditta Berlusconi&Co., hanno preferito ignorare l’evento (anche quelli più svezzati sul fronte tecnologico). Un’occasione sprecata per parlare di scelte importanti che riguardano le pubbliche amministrazioni e i cittadini. Sprecata anche dalle testate orientate a centrodestra, peraltro, che raramente sono andati oltre le dichiarazioni governative o le cronache della mattinata berlusconiana.

8. la compostezza: in particolare quella degli stranieri davanti ai disagi delle prime ore. La reazione più violenta a cui ho assistito è stato un tale che in attesa del suo accredito ha cominciato a ridere da solo come un pazzo.

9. il personale di servizio: l’intelligenza collettiva fatta hostess. Per dirla con Lévy, nessuna sapeva tutto, ognuna sapeva una cosa, la totalità del sapere risiedeva nella loro onnipresenza.

10. il documento finale: non è più di una dichiarazione politica d’intenti sull’interoperabilità delle amministrazioni degli Stati membri, ma è un passo avanti interessante che tutto sommato non davo per scontato. Subito dopo ho sentito dire – per la quarta volta dal 2000 – che entro l’anno in Italia avremo un milione e mezzo di carte d’identità elettroniche, ma questa è un’altra storia.