Venerdì è uscito in Italia il nuovo cd di Tracy Chapman, Where you live. Il mio giudizio, magari prematuro al terzo ascolto, è: rassicurante. È esattamente quello che ti aspetti dalla cantautrice americana, in linea con il genere di prodotto curato – amato, mi verrebbe da dire – a cui ha abituato i suoi estimatori: belle canzoni, buoni testi, mix equilibrato di spunti di vita (la trascinante Change, che fa da singolo di lancio) e di impegno civile (la severa America), di romanticismo e di disillusione.

Il lato positivo è che non delude, che allunga di undici titoli la sua – per me assai stimolante – storia musicale. Il lato negativo, se proprio deve esserci, è che non spicca per evoluzione nello stile: Where you live riprende per lo più le stesse sonorità mature di Let it Rain e, prima ancora, di Telling Stories. Trovo che si avverta sempre di più, nel suo lavoro, la debita distanza a cui si tiene dai media, dalla celebrità, dagli eccessi della stessa industria musicale (lei dice di essere una musicista e di voler fare quello), e in fondo anche per questo mi piace: potrebbe avere molto di più, ma si accontenta – nell’accezione più attiva e consapevole del verbo – di essere se stessa.

L’immagine un po’ bizzarra che accompagna questo post ha una storia. Sul principale sito non ufficiale dedicato a Tracy Chapman (quello ufficiale è in disarmo da mesi) si sono inventati un simpatico giochetto fotografico legato al titolo del nuovo album, il Where you live Photo Challenge. L’idea è mettere insieme un album di immagini scattate in giro per il mondo: riprendere il cd davanti a un particolare rappresentativo del luogo in cui si vive (Where you live, appunto, che poi è un verso di Going Back). Io, di solito allergico alle iniziative da fan club, una volta tanto mi sono divertito a partecipare. L’aspetto divertente è che, essendo il cd uscito in anticipo di qualche giorno qui da noi, nell’album per ora ci sono solo Parigi e… Pordenone.