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Tag: tracy chapman

Novembre 17 2005

L’inizio – ieri sera, al Forest National di Bruxelles – è stato intenso come altrimenti non avrebbe potuto essere. Senza dire una parola intona in versione acustica Why?, un testo pacifista dedicato alle contraddizioni del mondo, seguito da Baby can I hold you, una delle più belle canzoni che siano mai state scritte per chiedere scusa. Che a uno viene da pensare alle frequenti prese di distanza della cantautrice americana rispetto alla presidenza del suo paese e lo prende come un messaggio abbastanza diretto, seppure messo in poesia, della sua visione del mondo in questi anni.

Il concerto è sostanzialmente acustico per tutta la prima parte, mentre si concede abbondanti digressioni sull’elettrico e sul rock nella seconda. Tracy Chapman è in gran forma, la sua voce è più potente e ha più sfumature che mai; inoltre sembra divertirsi parecchio a suonare. Tanto poco concede di personale al suo pubblico, tanto più ama suonare e cantare con grande professionalità. L’accompagna una band bizzarra di due elementi soltanto: un bassista/tastierista che sembra uscito da un incrocio tra Woody Allen e Ben Kingsley, e un batterista che potrebbe essere il parente americano di Pau dei Negrita. Davvero bravi a dare spessore a ciascun brano pur ricorrendo a pochi stumenti.

Il repertorio è scelto in gran parte dall’ultimo lavoro, Where you live, ma pesca spesso e volentieri dal bellissimo album eponimo d’esordio del 1988 (da ricordare Behind the wall, cantata come da copione a cappella) e recupera qualche canzone dai più recenti Let it rain, Telling stories e New beginning. Da quest’ultimo, su richiesta del pubblico durante i concerti precedenti, ha eseguito per chitarra sola la romanticissima The Promise (una di quelle che una coppia appena sposata finisce per commuoversi) .

Come sempre, Tracy Chapman preferisce lasciar parlare le sue canzoni, sorride, ringrazia e si congeda dal pubblico belga dopo due bis (finisce, come spesso accade, con l’invitante Give me one reason: dammi una ragione per restare) e non più di un’ora e mezza di concerto senza pause. Unico elemento negativo, l’ossessione dell’organizzazione per le macchine fotografiche: stando a quanto si legge dai cartelli appesi all’entrata, sarebbe una richiesta dall’artista in persona. Che, voglio dire, flash continui e schemi di telefonini agitati nell’aria sono una gran rottura e rovinano l’intensità del concerto, è vero, ma il piccolo esercito di sorveglianti che con pile e attraversamenti ripetuti di platea reprimevano ogni tentativo di portarsi via un fotogramma del concerto (come se potesse mai essere poi un’opera d’arte) forse è pure peggio.

In Italia arriva il 10 dicembre, per un’unica data al Teatro Smeraldo di Milano.

Settembre 12 2005

Venerdì è uscito in Italia il nuovo cd di Tracy Chapman, Where you live. Il mio giudizio, magari prematuro al terzo ascolto, è: rassicurante. È esattamente quello che ti aspetti dalla cantautrice americana, in linea con il genere di prodotto curato – amato, mi verrebbe da dire – a cui ha abituato i suoi estimatori: belle canzoni, buoni testi, mix equilibrato di spunti di vita (la trascinante Change, che fa da singolo di lancio) e di impegno civile (la severa America), di romanticismo e di disillusione.

Il lato positivo è che non delude, che allunga di undici titoli la sua – per me assai stimolante – storia musicale. Il lato negativo, se proprio deve esserci, è che non spicca per evoluzione nello stile: Where you live riprende per lo più le stesse sonorità mature di Let it Rain e, prima ancora, di Telling Stories. Trovo che si avverta sempre di più, nel suo lavoro, la debita distanza a cui si tiene dai media, dalla celebrità, dagli eccessi della stessa industria musicale (lei dice di essere una musicista e di voler fare quello), e in fondo anche per questo mi piace: potrebbe avere molto di più, ma si accontenta – nell’accezione più attiva e consapevole del verbo – di essere se stessa.

L’immagine un po’ bizzarra che accompagna questo post ha una storia. Sul principale sito non ufficiale dedicato a Tracy Chapman (quello ufficiale è in disarmo da mesi) si sono inventati un simpatico giochetto fotografico legato al titolo del nuovo album, il Where you live Photo Challenge. L’idea è mettere insieme un album di immagini scattate in giro per il mondo: riprendere il cd davanti a un particolare rappresentativo del luogo in cui si vive (Where you live, appunto, che poi è un verso di Going Back). Io, di solito allergico alle iniziative da fan club, una volta tanto mi sono divertito a partecipare. L’aspetto divertente è che, essendo il cd uscito in anticipo di qualche giorno qui da noi, nell’album per ora ci sono solo Parigi e… Pordenone.