Del nuovo film di Benigni, La tigre e la neve, mi ha colpito una cosa in particolare. Che durante la stessa scena, spesso, c’era chi rideva di gusto e chi si asciugava le lacrime. Segno di un film particolarmente ricco di livelli di lettura differenti, e che a me nel complesso è piaciuto. Mi ha sorpreso all’inizio (la scena iniziale è tripudio di citazioni e di sottointesi) ed è rimasto credibile – pur tenendosi con le unghie – anche sotto le bombe di Bagdad. Credibile, e poetico, nei termini della lezione un po’ folle sul senso e sul potere della poesia che il protagonista tiene alla sua classe nella prima parte, molto solare, del film.