State of the Net – ci strizzava l’occhio Luca De Biase nell’intervento introduttivo di questa edizione – è un metodo culturale: serve guardare oltre, analizzare, non fare sintesi affrettate e confrontarci al di là dell’emotività che ci circonda. Lo abbiamo fatto per la settima volta ed è sempre emozionante e stimolante come la prima, nel 2008. Non è facile, non sempre è popolare, ma da oltre dieci anni è il nostro modo di contribuire ad affrontare questi tempi intricati.

Quest’anno abbiamo parlato di conseguenze, sinonimo di complessità ed ecosistema. Abbiamo dedicato un pomeriggio ad approfondire la gestione dell’innovazione in Italia con i top manager dell’industria privata e rappresentanti di alto profilo della pubblica amministrazione (il ministro del digitale siete voi, per dirla col presidente di Insiel Simone Puksic). E poi un giorno intero ai nostri ospiti internazionali, col grande ritorno di Dave Snowden, Dave Winer, Ton Zijlstra and Gigi Tagliapietra e altrettanto felici incontri come quello con Luigi Zingales, Lorenza Baroncelli o Hossein Derakshan, un ricercatore che ha imparato a soppesare la gravità delle parole in un carcere iraniano.

La registrazione integrale si trova su Facebook in cinque parti: prima e seconda parte di giovedì 14 giugno (in italiano) e prima, seconda e terza parte di venerdì 15 giugno (in inglese). I singoli interventi del primo e del secondo giorno sono già disponibili come sempre su YouTube, insieme all’intera storia di State of the Net.

Abbiamo un grande staff, che rende organizzare questo evento un’esperienza umanamente e professionalmente degna di essere vissuta: a ognuno di loro va il mio ringraziamento. Ma, come sempre, l’ultima parola è per Beniamino Pagliaro, senza il quale State of the Net semplicemente non esisterebbe anno dopo anno, e Paolo Valdemarin, the smartest and the funniest guy in town.

Dai, rifacciamolo ancora.