Ehi tu, dodicenne.

Cuore grande, corazza ancora fina da proteggere con bardature e sovrastrutture. Cinque sensi da mettere alla prova con urgenza a ogni intuizione, storia, canzone, barzelletta, cibo, materiale, salvo abbandonarli dove capita il momento dopo. Tu, curioso esploratore del presente e del passato, indolente abitante di casa. Capace di affetto scomposto e fastidio respingente nello stesso quarto d’ora. Tu, che attraversi sospettoso il confine tra l’età senza pensieri e l’età dei pensieri grandi. Che hai ancora bisogno di rinforzare il nido, ma insegui già il coraggio per distruggerlo.

Trascinatore di sodali con armi fantastiche contro i mulini a vento, in disarmo quando le dinamiche di gruppo si fanno adolescenti. Tu, che invidi le lusinghe al leader di turno e non riconosci ancora la forza di chi sa farsi colla. Che metti gli amici del cuore su un piedistallo, ma non hai abbastanza piedistalli per adattarti alle circostanze. Tu, ingordo ascoltatore con la musica del mondo a portata di dita, vulnerabile ai tormentoni anni ’70. Tu, che sei un libro ancora da disegnare, ma hai dalla tua un talento straordinario per la matita.

Tu, che porti ancora addosso un po’ della magia della notte in cui sei nato.

Ehi tu, proprio tu, buon compleanno dal tuo papà