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Tag: culture digitali

Febbraio 25 2004

A proposito del dibattito sul ticket per i libri dati in prestito nelle biblioteche pubbliche, di cui si parla da qualche giorno nei blog (a cominciare da Lorenzo De Tommaso e Manteblog) e contro il quale la Biblioteca Civica di Cologno Monzese ha aperto una petizione, ecco un comunicato diffuso oggi dall’Associazione Italiana Editori. Così, giusto per sapere come la pensano loro.

«Certo, la cultura è gratis. Ma il processo di elaborazione ed anche di necessaria selezione di ciò che vale la pena diffondere non è mai gratuito per nessuno, e per nessuna manifestazione culturale, ivi compreso il libro». Prende posizione il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE), Federico Motta, dopo il dibattito creatosi sulla direttiva comunitaria che prevede un ticket per i libri dati in prestito dalle biblioteche, e che fa insorgere proprio i bibliotecari con il monito “la cultura è gratis”.
«Certo la funzione delle biblioteche è soprattutto quella di agevolare l’accesso alla cultura – prosegue il presidente degli editori – E questa è anche la funzione dell’editoria, che raggiunge i propri potenziali destinatari anche per il tramite delle biblioteche. È però vero, se si pensa al sistema delle biblioteche, che senza un’editoria coraggiosa, intelligente, dotata di spirito imprenditoriale, che proponga con tempestività quanto la cultura, nel mondo, viene elaborando, il patrimonio culturale delle biblioteche stesse sarebbe condannato ad un progressivo, rapido invecchiamento. E questa non è una bella prospettiva per nessuno perché la cultura vive di continui apporti e si alimenta quotidianamente di nuove riflessioni, esperienze, ricerche espressive, conquiste».
«La politica di promozione della lettura, e quindi della cultura – chiarisce – è – o dovrebbe essere – una priorità per un Paese civile. E ciò equivale in concreto ad avere a cuore il destino dell’editoria e dei suoi autori da un lato e dei luoghi di diffusione del libro dall’altro. Ridurre la cultura a uno scontro, fra chi la vuole “gratis” e chi si rende conto che ha anch’essa un valore nella gamma dei beni disponibili, non le rende un buon servizio».
«Nel confronto con altre offerte culturali – conclude Motta – il libro resta un bene ragionevolmente accessibile e durevole, ma soprattutto molto meno pilotabile. L’azione politica e le leggi dovrebbero tener d’occhio questa sua peculiarità e con provvedimenti oculati testimoniarne il “valore”, che non è mai senza prezzo. Anche se ciò che può darci non ha davvero prezzo».

Febbraio 15 2004

Il fatto che a mezzogiorno suonato di oggi ancora nessuno dei blogger protagonisti del raduno di Napoli abbia postato una riga che sia una sulla festa di ieri sera mi fa pensare che, delle due l’una, o girava tanto alcool oppure sono stati interrotti i collegamenti telefonici tra Napoli e il resto del mondo.

(Contrordine: ne aveva parlato Aitan; inoltre ci sono un articolo sul Mattino e un lancio sgarbato dell’Ansa. Tutto ciò grazie a un perplesso Mappamondo)

Dicembre 18 2003

Pantheon.blog

Santi numi, quelli di Zeus si son fatti un blog!

Dicembre 18 2003

Giusto perché non passi inosservato, ieri il Senato ha approvato in via definitiva la legge per l’accessibilità dei siti Web della pubblica amministrazione e dei servizi pubblici (con incentivi ai privati: il famoso bollino blu). Resta una buona notizia anche se il compromesso dignitoso fra una decina di progetti di legge differenti viene ora acclamato come Legge Stanca (per ora c’è solo una bozza, da aggiornare con gli ultimi emendamenti), se la fretta di approvare il ddl entro l’anno dedicato ai disabili ha forzato i tempi del dibattito su alcuni punti importanti, se un malinteso senso della parità di diritti ha portato a un’acritica unanimità tra gli schieramenti politici e se tutte le norme, per passare dalla teoria alla pratica, necessitano ora di un regolamento d’attuazione che sarà il classico pettine a cui dovranno arrivare tutti i nodi (finanziamento, identificazione dei soggetti, definizione dei requisiti, riferimenti alle linee guida internazionali e dettagli operativi).

Novembre 11 2003

Luca Conti segnala l’Earth Blog Summit, che si tiene il 22 novembre ad Ancona nell’ambito di Eco&Equo. I blog si danno all’ecologia, e mi sembra una bella cosa.

Ottobre 13 2003

Non sto a spiegare ora come e perché: potete già leggere tutti i dettagli ricostruiti sui siti di Mantellini e Valdemarin (tanto per cominciare). Il fatto è che hanno (temporaneamente) oscurato il sito di Gaspar Torriero, in attesa che si chiarisca una faccenda che si commenta da sola e che sta diventando pure piuttosto spiacevole. Per il momento a essere oscurato, insieme ai liberi pensieri di una persona ragionevole come poche, è il buon senso.

AGGIORNAMENTO: torna il sereno sul buon senso? Nel tardo pomeriggio, quando già iniziavano le prima fiaccolate di facinorosi (non che abbondasse nemmeno in questo caso il senso della misura, seppure in nome di una buona causa), il sito di Gaspar è tornato visibile. Alla prossima puntata.

Settembre 30 2003

Da quando ho cominciato a usare i computer, avrò avuto dodici anni o poco più, ho provato tenerezza ogni volta che ho visto una persona anziana avvicinarsi alle nuove tecnologie.

Ricordo che da piccolo cercavo di convincere mia nonna a giocare a tombola sul Commodore 64. Lei, che viveva in una città dove non hanno circolato mai nemmeno le automobili, mi guardava stranita, faceva un sorriso di circostanza, stava al gioco per qualche minuto e poi si faceva distrarre dalla prima cosa che le dava occasione di occuparsi d’altro. Di fronte alla mia insistenza, non le restava che provare a spiegarmi con dolcezza come quel gioco per lei fosse fatto di cartoncino (per le cartelle) e fagioli (per coprire i numeri chiamati) e quanto trovasse inutilmente complicato stare a guardare una televisione che faceva tutto da sola.

Non credo che mia nonna abbia mai saputo quanto quelle parole abbiano contribuito a formare il mio rapporto con la tecnologia: da allora, ogni volta che mi trovo di fronte a un produttore entusiasta o a un programmatore eccitato, mi chiedo prima di tutto quanta umanità preservi l’innovazione di turno e quanto spirito di servizio (piuttosto che autocompiacimento o marketing) animi il progetto. Magari qualche cantonata di troppo, in questi anni di tecno-follia, me la sono anche risparmiata.

Ripensavo a tutto questo oggi leggendo di Oreste Del Buono, uno dei primi giornalisti di cui ho imparato a riconoscere la firma. Di Del Buono ricordo una testimonianza pubblicata nel 1996 su quella bella rivista che un tempo è stata Telèma. Scriveva: «Ho cominciato a scrivere a macchina a sei anni, con un’enorme Underwood. Soltanto nel dopoguerra ho acquistato una Olivetti portatile e quando mi sono fatto convincere a prenderne una elettrica me ne sono subito pentito. Non ho più l’età per imparare a usare il computer ma non potrei più vivere senza quel provvidenziale aggeggio che trasmette dovunque e in ogni momento le pagine che scrivo, il fax».

Per qualche strano motivo, sono sempre stato un appassionato lettore di anneddoti di chi, trovandosi a scrivere per mestiere e non più giovanissimo d’età, sia stato travolto dall’innovazione e costretto a confrontarsi con un progresso di cui magari non ha avvertito alcuna esigenza. Un’ineluttabilità di cui è stato sofferto interprete un fedelissimo della Lettera 22 come Indro Montanelli: «Confesso che non ho ancora capito che cosa sia il giornale on line. Immagino che si tratti di qualcosa attinente alla televisione, cioè un giornale non di carta e di parole, ma di video e d’immagini, sul quale la mia opinione muove da un pregiudizio di antipatia corretta dal riconoscimento di una realtà ineluttabile. Questa: che per il giornalismo quale io l’ho appassionatamente amato e praticato non c’è più mercato. Non so cosa sarà mai un giornale on line. So soltanto che non sarà mai il mio giornale, anche se è quello dell’avvenire».

Ci sono anche gli entusiasti come Arrigo Levi: «Io uso il computer nel modo più elementare: come archivio di cose scritte da me, e condivido il rimpianto di altri per non averlo avuto a disposizione tutta la vita (ma chissà come mi orienterei in mezzo a quella foresta di pagine ben conservate!), e come strumento di scrittura. Ora, gli strumenti di scrittura, come gli strumenti di espressione, non sono senza effetto sulla scrittura e su quello che c’è dietro, che è il pensiero. Non so bene come ciò accada, ma so che è così». Aggiunge: «Per questo, e per la sua silenziosità, lo amo».

Oppure Giorgio Bocca, che parla di computer e stampatrici con gratitudine: «Finalmente ho trovato la mia protesi giusta, questa macchina chiamata computer, che ad altri serve a operazioni raffinate e complesse, a viaggi per Internet, a calcoli astronautici e che a me serve solo a cancellare errori di battuta, subito, con poca fatica, che per voi sarà poco o niente ma che per me è una liberazione dall’incubo della scarsa manualità, la liberazione da una fatica continua e crescente».

Infine le note di un arzillo (e temo mai abbastanza riconosciuto) innovatore come Sergio Lepri, che ricorda come «Il passato dell’elettronica è pieno di previsioni mancate o di previsioni sbagliate: l’Olivetti che nel 1969 non si accorge che un suo ingegnere ha inventato il personal computer (molti anni prima degli americani) e decide di rinunziare all’elettronica perché “non c’è mercato”; i giapponesi che spendono anni di studio e miliardi di yen dietro la televisione ad alta definizione, senza prevedere il passaggio dall’analogico al digitale e quindi l’eliminazione del problema; e Internet? sono passati venti anni prima che ci si rendesse conto di che cosa volesse dire, e potesse rappresentare (anche qui nel bene e nel male), la planetaria rete delle reti».

Dice: che vuoi dimostrare? Nulla, solo che a ripensarci mi hanno fatto tenerezza.

Settembre 8 2003

…la usano come i telegrammi: parole che costano. Chiedi, cercando di non dilungarti oltre il necessario, «Tutto bene? Come sta X? Hai poi combinato quella cosa con Y? Mi confermi l’appuntamento?». La risposta tipo è «Bene» oppure «Ok», seguita dalla firma. È una sorta di passe-partout che soddisfa tutte le domande con una parola sola, oppure la conferma solo alla prima. Ottieni una sola certezza: tu fai troppe domande.

…ce l’hanno ma non la utilizzano affatto, come una segreteria telefonica che fa bella mostra di sé in soggiorno, ma resta sempre disattivata «perché m’impressiona sentire le voci registrate sul nastro». La esibiscono, ma non la usano. Amano essere contattati, ma fanno i preziosi. Li incontri di rado, e in quel caso ti dicono: «Scrivimi!».

…la confondono col diario dell’adolescenza. Alla richiesta «Stai bene?» rispondono con un sunto di psicologia, alla curiosità «Come hai passato il fine settimana?» allegano il depliant turistico, al desiderio «Quando ci vediamo?» uniscono l’ultimo anno di frustrazioni. Aprono il cuore per la dedizione, ma assorbono l’attenzione di una giornata intera.

…la preferiscono alla chat. Una frase, una mail. Due ore di conversazione, tredici mail. Ti chiedi: perché non usiamo il messenger? «No», ti rispondono, «non mi piace chiacchierare via Internet; piuttosto uso il telefono».

…la domano con personalità. Rispondono con misura a tutte le richieste, soddisfano ogni richiesta, spediscono tutto il materiale desiderato. Non prima di due settimane.

Luglio 17 2003

Frammento dell'home page di Corriere.it alle 7 del 17/7

Curioso: che ci faceva la foto di Zeus in persona a corredo di un articolo sullo spamming in prima pagina su Corriere.it (stamattina alle 7)?

Giugno 24 2003
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