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Tag: culture digitali

Giugno 15 2004

Blog-eventi

Solo per segnalare che dopodomani, 17 giugno, c’è un’interessante mattinata di studio su blog e politica a Roma: ospiti Giuseppe Granieri, Antonio Sofi, Gino Roncaglia, Riccardo Staglianò, Alberto Abruzzese, Davide Bennato, Rosanna De Rosa e Stefano Gulmanelli. I dettagli sul blog ufficiale di Blog ergo sum.

Il 10 luglio, invece, tutti a a Castellana Grotte (BA), per Blogtrip, viaggio nella blogpalla, iniziativa organizzata nell’ambito del festival letterario “Il libro possibile”. Fatevi raccontare tutti i particolari da Proserpina, che organizza.

Io, purtroppo, mi perdo l’uno e l’altro. Peccato.

Giugno 11 2004

Microstorie

«I blogger italiani sono ancora nicchia, minoranza; il loro costituzionale dilettantismo li fa considerare con supponenza dai professionisti della comunicazione di qualsiasi tipo e natura. Per ora, folklore e colore. Improvvisazione e incertezza. Casualita’ e vaghezza. Ma se avesse ragione M. quando allude alla possibilta’ di incidere, individualmente, nella microstoria
Contaminazioni

Giugno 8 2004

Luca-Pandemia ha iniziato un bel lavoro sul suo blog: sta trascrivendo gli appunti presi a Napoli, colmando alcuni buchi nelle relazioni ufficiali. Proposta: e se gli dessimo una mano, magari riempiendo dubbi e buchi riascoltando le registrazioni (che a me funzionano benissimo, ora)? Ognuno si potrebbe prendere in carico un relatore e riassumere fedelmente il suo intervento, pubblicando poi il tutto su Blogosphere. Un wiki sarebbe l’ideale, immagino. Volontari?

Giugno 6 2004

Foto di gruppo a Napoli (foto di Giuseppe Granieri) Superati alcuni disagi dovuti alle elevate misure di sicurezza in aeroporto per la presenza sul mio volo del vicepresidente del Senato Calderoli e al forte vento che ha movimentato un po’ l’atterraggio a Linate, sono di nuovo a casa. A Napoli è stato bello: interventi di buon livello, incontri molto interessanti, tavolate divertenti.

Chi vuole (ri)vedere il convegno, dovrebbe poter poter consultare la registrazione in due parti sul sito della Didattica Online dell’Università di Napoli. Pare che ci sia qualche difficoltà tecnica (è richiesta, tra l’altro, la Java Virtual Machine), ma immagino che sarà superata nelle prossime ore. Girano già parecchie immagini: su Blogosphere è disponibile una selezione con numerosi link. Non ci sono ancora molte relazioni scritte, ma magari qualcosa arriva nei prossimi giorni: per ora, un articolo di Antonio Sofi che coglie alcuni aspetti della sua relazione e la sintesi di Loic Le Meur sulle ragioni per cui un politico dovrebbe aprire un blog.

Poco tempo per i tanti anneddoti che mi piacerebbe raccontare, oggi. Dico solo che torno da Napoli con la conferma che nel mondo dei blog si stanno concentrando un sacco di teste belle e volonterose. Il fatto che siano anche persone interessanti e divertenti rende il tutto solo più piacevole. Inoltre, ho apprezzato molto la disponibilità con cui Joi Ito e Loic Le Meur, pur in condizioni linguistiche non facili, si sono aperti al confronto con la comunità blogger italiana: da loro sono arrivati spunti preziosi e spaccati di una realtà più matura ed evoluta, sui quali credo che ci sarà modo di parlare nei prossimi tempi.

Giugno 3 2004

Domattina di buon’ora (ma buona buona), il titolare qui prende il primo volo per Napoli, destinazione Culture digitali. Chi c’è c’è e ci si vede là. Chi non c’è dovrebbe poter seguire il convegno in video streaming e il dietro le quinte in chat. Non credo che valga anche per i pranzi e le cene.

Maggio 12 2004

Questa leggina che salta fuori così all’improvviso è un po’ agghiacciante: introduce l’obbligo di consegnare alla Biblioteca Nazionale di Firenze e di Roma una copia di tutti i prodotti editoriali prodotti in Italia. A leggere il testo non vengono molti dubbi sul fatto che i siti Web, benché amatoriali, siano da considerare della partita. Il tutto è condito da una multa che può arrivare fino a 1.500 euro (ma, per rimanere alla lettera, la “sanzione amministrativa pecuniaria pari al valore commerciale del documento, aumentato da tre a quindici volte, fino ad un massimo di 1.500 euro” nel caso di un blog che cosa dà? Qual è il valore commerciale di un blog tradotto in valuta corrente?).

Stremati da una serie di leggi che sconfinano in Internet con incompetenza e supponenza, i blog hanno preso due posizioni: quella a dir poco allarmata (Beppe Caravita su tutti) e quella dei preoccupati ma non troppo (LorenzoC la spiega bene).

Io mi iscriverei nel secondo gruppo, considerandolo un esempio di faciloneria legislativa. Ma propongo una terza via: e se il legislatore, come milioni di altre persone in Italia, come tutti quelli che non hanno un blog né conoscono nessuno che ce l’abbia, semplicemente non si fosse posto il problema dell’esistenza di “documenti destinati all’uso pubblico e fruibili mediante la lettura, l’ascolto e la visione, qualunque sia il loro processo tecnico di produzione, di edizione o di diffusione” che non siano libri, riviste, Cd-Rom e siti editoriali commerciali? Se non immaginasse neppure che decine di migliaia di persone trovano divertente, perfino rivoluzionario condividere idee e link? Se non gli sfiorasse nemmeno l’anticamera del cervello l’idea che tante persone possano passare una parte della giornata a produrre testi da diffondere in pubblico senza pretendere una lira in cambio?

I blog non esistono (ancora), al di fuori del mondo dei blog e di qualche articolo di costume sul giornale. E credo che i blogger farebbero bene a tenerne conto, quando interpretano la realtà. Poi, per carità, ignorantia non excusat: il pericolo che la legge possa essere interpretata malamente esiste eccome, e il regolamento andrà seguito con attenzione. Ma ve li immaginate i bibliotecari di Firenze e Roma a ricevere e archiviare uno per uno tutti i blog italiani, da Achiller a Zoro?

Maggio 6 2004

Niente Webb.it, alla fine. Per varie ragioni. Peccato, quest’anno c’erano anche più amici in zona che lo scorso anno, nonostante la fiera sembri aver preso una piega un po’ più seriosa.

In compenso, venerdì e sabato sono a Udine, al convegno Le responsabilità degli operatori e degli utenti di Internet, organizzato dall’Università di Udine con Register.it e Società Internet. L’anno scorso fu piuttosto interessante: era il momento della Fondazione Meucci proposta da Gasparri. Quest’anno il programma si preannuncia ancora più attraente, con in primo piano il delicato e finora poco approfondito rapporto tra utenti, registrar e autorità.

Maggio 5 2004

Il convegno

Culture digitali: i weblog, la nuova sfera pubblica

Sbrigati, che sei in ritardo: il convegno di Napoli è già iniziato. Si parla di blog, opinione pubblica, giornalismo, letteratura e politica. Per dire, solo nella prima settimana ti sei già perso un bell’intervento di Mantellini, uno scenario di Granieri, una riflessione di De Biase, una testimonianza di Iacoboni, un saluto di Michele Serra e Giovanna Zucconi e molto altro. Le premesse sono molto buone: mica sono tutte blogstar entusiaste, ci sono anche gli scettici, tutti ben documentati, che non si perdono in complimenti e ribattono punto per punto a proposito delle presunte virtù di questi sistemi di pubblicazione personale.

Se tanto mi dà tanto, ci troveremo a Napoli (il 4 giugno alla Facoltà di Sociologia) avendo già superato tutti i convenevoli e, questa volta, dicendo qualcosa di nuovo sui blog.

Aprile 19 2004

Quando nel 2001 Gianluca Nicoletti e la neonata RaiNet fondarono Rai.it Community, comunità virtuale (poi trasformata in forum tematici) del portale della radiotelevisione di Stato, invitarono numerosi esperti del settore e addetti ai lavori a contribuire alla discussione inaugurale dedicata alle prospettive delle community di Internet. Questo è stato il mio intervento, pubblicato il 19 aprile del 2004.

 

Per anni abbiamo sognato che Internet diventasse un grande strumento a disposizione di tutti: oggi, semplificando la questione, possiamo dire che lo è in molti Paesi avanzati. Eppure la Rete non sembra come l’’avevamo immaginata. È, invece, come abbiamo contribuito tutti a farla diventare: un fenomeno di massa. Sempre più televisione, sempre più gioco a premi, sempre più format. Come davanti a una televisione, stiamo lasciando che la nostra presenza si riduca al quarto d’’ora di celebrità, alla visita al sito top, alla rincorsa dell’’evento, alla fiction telematica. Non erano queste le premesse: ci siamo lasciati corrompere dai primi soldi facili; abbiamo lasciato che pochi, più bravi e smaliziati, prendessero in mano quello che doveva restare di tutti. Internet non può prosperare senza business, questo è ovvio, ma i modelli di business non hanno il diritto di prendere il sopravvento sui modelli di comunicazione. Altrimenti Internet sarà solo una tivù con un telecomando un po’’ più difficile da usare.

Fino a qualche anno fa non serviva porre l’’accento sulle community, perché l’intera Rete sapeva essere una comunità. Sarà per l’’abbondanza di contenuti replicati o per la crescente autoreferenzialità, ma Internet mi sembra sempre più lontana dall’’immagine iniziale di nodi, di computer e, quindi, di persone.
Oggi le comunità virtuali sono diventate un affare per aziende e imprenditori, ma la socializzazione in Rete non è un surgelato precotto, da mettere per dieci minuti nel forno a microonde, e poi servire prima che si raffreddi. Una comunità virtuale nasce dove nessuno l’ha concepita, in tempi e in modi che non sono codificabili a tavolino. Nasce dove c’è qualcuno che ha qualcosa da dire e sceglie di condividerla, e non tanto, –o per lo meno non solo,– dove qualcuno investe in tecnologie e marketing.

Per contro: che cosa abbiamo davvero da condividere? A differenza di Paesi dove la Rete ha avuto più tempo per maturare, mi sembra che in Italia il sottobosco di siti personali e amatoriali, –che sono poi il germoglio delle comunità, abbia saltato l’adolescenza. Siamo passati dai giocattoli multimediali agli esperimenti che fanno il verso ai siti “seri”, quelli in cui si tenta già di guadagnare scopiazzando cose già viste e già fatte. Dal parco giochi alla miniera, senza passare attraverso l’età dei contenuti, l’età delle contraddizioni, delle ingenuità e delle ribellioni. È l’’esercizio senza altro scopo che l’’affinare il gusto, il produrre qualcosa di nuovo e di personale, senza premi che non siano l’’apprezzamento gratuito di chi passa accanto. È da qui che si parte per approfondire anche in Internet le proprie passioni, fino ad arrivare ai pochi luoghi di confronto che per ora sembrano funzionare, ovvero i newsgroup e i forum iperspecializzati.

Ma da qui si parte anche per diventare utenti consapevoli di questo mezzo e membri attivi di una rete di persone interconnesse. Focalizzarsi di nuovo sui contenuti, riempire di vissuto questo grande contenitore: credo sia questa la strada per arrivare a comunità che siano in grado di aggregarsi per scambiare opinioni, emozioni, conoscenze o presenze, e di organizzarsi per ottenere vantaggio da se stesse (penso alla promessa non ancora mantenuta dei gruppi di acquisto e delle “lobby” di utenti e consumatori).

Esistono posti così oggi in Rete? Sono sicuro di sì. Spero ne emergano molti in questa occasione.

Marzo 15 2004

A me l’idea di Giuseppe Granieri di dar vita a un notiziario locale dei blog italiani non dispiace affatto. Certo, si potrebbe pensare più in grande. Certo, si rischia di andare alla deriva. Certo, dopo un mese voglio vedere quanti si saranno già stufati di raccontare. Ma ho l’impressione che nemmeno i blog, con quel po’ di buono e di strutturato che hanno introdotto nel Web italiano, siano stati pianificati a tavolino. Un passo per volta, per come la vedo io.

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