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Tag: state of the net

Maggio 17 2012

Sono aperte le iscrizioni a State of the Net 2012: sono gratuite, ma consigliate (ne abbiamo raccolte un centinaio in tre giorni).

È online la pagina degli speaker: ci sono i primi nomi, molti altri arriveranno nei prossimi giorni.

Stiamo aggiornando una lista Twitter con tutti i partecipanti registrati alla conferenza, così cominciamo a conoscerci per tempo.

Se non l’avete ancora fatto, mettete in agenda il 22 e 23 giugno: vi aspettiamo al Magazzino 26 di Trieste.

Dicembre 31 2011

La notizia è che l’organizzazione si è rimessa ufficialmente in moto: nel 2012 rifacciamo State of the Net, quattro anni dopo la bella esperienza di Udine. Andate e annunciate la lieta novella tra i popoli (e buon anno, anche).

Cari amici,
nel 2012 torna State of the Net. Alcuni di voi ricorderanno bene la prima edizione della nostra conferenza. Altri non ne avranno una minima idea.

Era il 2008. Dopo qualche viaggio, ci eravamo chiesti: perché in Italia non c’è una conferenza che faccia il punto su cos’è internet, su chi lavora con internet e sull’impatto della rete sulla società. Nel 2008, a Udine, è andata molto bene: persone e idee si sono incontrate. Negli anni a seguire non siamo stati con le mani in mano, ma State of the Net è rimasta all’edizione uno.

Nel 2011 abbiamo iniziato a ripensare alla nostra conferenza, con l’esperienza accumulata, e oltre tre anni di cambiamenti in rete. La stima e l’incoraggiamento di chi ha già conosciuto State of the Net ci ha spinto a trovare un primo partner, e una magnifica location.

Pensare a un appuntamento che si ispira liberamente a conferenze come Le Web e Reebot richiede uno sforzo costante, un’imperterrita serie di interrogativi. Perché ha senso State of the Net? Perché siamo indipendenti, facciamo le cose con cura artigianale e vogliamo ascoltare prima di decidere. Perché non ci piacciono le semplificazioni, e perché siamo i primi a voler uscire dalla sala con un’ispirazione, un contatto e un’idea in più.

Il nostro primo partner, per l’edizione 2012, è Portocittà, la società che farà rivivere e diventare città il Porto Vecchio di Trieste. Stiamo parlando con altri partner di primo piano per garantire ai nostri ospiti degli speaker interessanti. Siamo fortunati perché in questa impresa abbiamo già a bordo, nel nostro comitato promotore, due sensibilità eccezionali come quelle di Euan Semple e Luca De Biase. Altri arriveranno. La conferenza indagherà ancora lo stato dell’arte di internet, e punterà su un programma fatto di sfide tra dualità che descrivono l’evoluzione della Rete: la gerarchia e il network, la riservatezza e l’apertura, il contesto e il flusso, le telco e le internet company, il copyright e le creative commons.

A voi, che leggete questa email, questo post, questo tweet, chiediamo di costruire con noi State of the Net. Scriveteci, chiamateci, parliamo. E poi incontriamoci a Trieste.

Non abbiamo ancora definito le date della conferenza. Ma questo può valere già come un save the date: nel 2012 c’è State of the Net. Buon anno!

Beniamino Pagliaro, Sergio Maistrello e Paolo Valdemarin

State of the Net ha un sito, un profilo su Twitter, una pagina su Facebook.

Febbraio 14 2008

Enzo Rullani prende spunto da State of the Net per raccontare su First Draft i network sociali a modo suo:

All’inizio siamo soltanto individui in cerca di porto. Ma diventiamo popolo non appena si comincia a parlare di noi e a dare nome a quello che facciamo, o che possiamo fare. Ecco le comunità emergenti, ecco il gioco, lo scambio, l’utilità, l’inutilità, la sottile febbre del dileguarsi e la solida voglia del permanere. Tutto e di più, purché lo si faccia insieme, cercando un nome a quello che si sta facendo. […] Il mondo è già cambiato da tempo, nei suoi fondamentali. Ma prima era uno spazio per smanettoni e anime perse. Oggi comincia ad essere un pianeta abitabile da tanti o forse tutti (qualche riserva indiana appassionata della non-rete ci sarà sempre, bisognerà salvaguardarla assegnandola alle cure del WWF). E in questo tipo di pianeta le cose non sono frutto di una lenta e razionale pianificazione, ma di una scoperta forsennata. Emergono, ci sono, ci meravigliano col loro esistere senza che noi – i creatori inconsapevoli – sappiamo nemmeno di averle create. Non siamo diventati più bravi o diversi dai nostri nonni. Semplicemente abitiamo un pianeta diverso.

[leggi tutto l’articolo su First Draft]
Febbraio 11 2008

Bene. Molto bene, direi. Lo dico a maggior ragione dopo aver ascoltato/letto i commenti della maggior parte dei partecipanti a State of the Net: ognuno ha amato o contestato aspetti e persone differenti del programma. Non è emerso – come spesso accade – un personaggio che abbia messo tutti d’accordo. Neppure lo strepitoso Enzo Rullani, che pure ha offerto una preziosa e incoraggiante chiave di lettura alla Bateson della Rete come ecosistema (link al video appena disponibile), per qualche ragione che ancora mi sfugge ha superato a pieni voti una sala oltremodo esigente. Il che mi sembra una buona cosa: il programma ha messo a disposizione chiavi di lettura diverse a persone diverse; che è quanto di meglio, in genere, si possa chiedere a una conferenza.

Sarà forse perché noi stessi che l’abbiamo organizzata abbiamo spesso punti di vista e sensibilità differenti nel modo di guardare alla Rete. Paolo è concreto, ha la visione eccezionalmente aperta dell’imprenditore che è abituato a interagire alla pari col resto del mondo; se State of the Net è riuscita a essere così poco provinciale lo si deve a lui. Benny ha dalla sua un’invidiabile gioventù e una straordinaria maturità, che messe insieme danno luogo a un curioso mix di entusiasmo, voglia di fare e severità nel leggere il mondo. Io sono annoiato dagli entusiasmi imprenditoriali e dalle case history aziendali, e prediligo la Rete a misura d’uomo, quella che ci può aiutare a recuperare modelli di convivenza più soddisfacenti ed efficaci. Un mix curioso, che invece di ostacolarci ci ha irrobustito.

Poi la conferenza finalmente inizia, e quando inizia cessa di essere tua. Il modo in cui va dipende dall’assortimento di ospiti, relatori e pubblico. Se le cose vanno bene, il merito è di tutti, del clima che si stabilisce in quella manciata di ore passate insieme dentro e fuori dalla sala. Abbiamo fatto il punto sullo stato della Rete? Non lo so, non credo sia un compito a cui si possa adempiere in due giorni, pur intensi, di incontri. Forse però siamo riusciti a fare un primo passo oltre il solito dibattito sulle cose di Internet, in un paese in cui il racconto della Rete fa una grande fatica a emergere. E a emergere senza portarsi dietro l’equivoco del filtro di massa, aggiungo. Credo tra l’altro che abbia fatto un gran bene a questa regione, che – oltre a supportarci con enogastronomico entusiasmo e uno spettacolare filotto di giornate quasi primaverili – ci ha donato attenzione e sostegno a tutti i livelli. Chi ha avuto il coraggio di arrivare fin quassù – come se una Torino o una Genova, dove pure ci ritrova con facilità per conferenze o barcamp, non fossero altrettanto fuori mano – lo avrà notato.

Avevo una grossa perplessità: l’uso disinvolto dell’inglese in tutte le occasioni che lo rendevano possibile, senza la rete degli interpreti. Era un pallino di Paolo, che pure condividevo nello slancio ideale, ma che temevo avrebbe messo a disagio più persone del dovuto, ostacolando invece che favorendo le conversazioni. Ebbene: aveva ragione Paolo, punto. Aveva ragione a tal punto che oggi sono pronto a sostenere con lui la necessità di rendere l’intero programma di una conferenza come State of the Net in lingua inglese. Certo non siamo tutti pronti, io per primo, ma abbiamo molto più da guadagnare che da perdere. Abbiamo conversato a sufficienza fra noi, e possiamo sempre continuare a farlo, ma una volta ogni tanto allargare il giro degli interlocutori – l’unico modo per farlo è adottare l’inglese come lingua di lavoro – aiuta a moltiplicare gli stimoli, a costruire ponti e a far girare nuove idee.

Avrei una lista piuttosto lunga di persone da ringraziare, per il contributo affatto scontato che hanno dato a State of the Net. La maggior parte hanno preso applausi in pubblico, e io mi unisco qui al battimani. Ma c’era una folla, dietro le quinte, che s’è data da fare perché tutto andasse nel migliore dei modi. E per tutti cito i ragazzi del Visionario e lo staff di theOffice, tutti ben più che all’altezza della situazione. Grazie a chi, di sua spontanea volontà, perché cittadino e blogger della zona, si è messo a disposizione per accogliere nel migliore dei modi gli ospiti, e penso soprattutto a Giorgio. Qualcosa più di un grazie va a Silvia Zardini, nostro punto di riferimento per la logistica e l’accoglienza degli ospiti, che è stata una roccia anche nei momenti più confusi, oltre che una fonte inesauribile di sorrisi e gentilezze.

Grazie, infine, a tutti voi che avete scelto di esserci.

Febbraio 7 2008

Per me cominciano oggi i giorni di State of the Net, e ne avremo fino a domenica (la conferenza, in realtà, dura solo due giorni: domani e sabato, presso il Centro Visionario di Udine, in via Asquini 33). Oggi allestiamo la sala e diamo una mano di vernice agli ultimi dettagli. Il posto è assai carino di suo: un casermone degli anni ‘Anta trasformato con gusto e attenzione per i dettagli in un discreto e sincero atto d’amore per il cinema (ed è un cinema, in fin dei conti). Se vi piace la metà di quanto è piaciuto a me, siamo a buon punto.

Già stasera saremo in compagnia dei primi ospiti, che arriveranno da tutta Italia, dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti. E a quel punto tutto andrà come deve andare: una volta che il contenitore che hai contribuito a costruire si riempie di persone e di idee cessa di essere tuo – se mai lo è stato, visto che abbiamo preso a prestito esperienze, idee e spunti che sono patrimonio collettivo della parte abitata della Rete – e prende una vita tutta sua. Quando tutto va per il verso giusto, è un momento di grazia.

Sono molto tranquillo, in realtà, e credo che il programma funzionerà piuttosto bene. Però sono curioso e sotto sotto emozionato, perché per me State of the Net è anche un punto di incontro tra diversi momenti della mia vita. C’è un po’ di casa, un po’ dei mesi di servizio civile che ho passato a Udine, c’è molto del mio lavoro di oggi, c’è molta della fatica che questo territorio fa a recepire le innovazioni a misura d’uomo di cui parleremo, ci sono gli amici di un tempo, ci sono tanti dei nuovi compagni d’avventura che la Rete mi ha fatto incontrare in questi anni. Tutto s’incontra insieme a pochi passi da casa. Che suona un po’ come avere un intero villaggio turistico ospite a casa tua per un fine settimana, con tutto ciò che di gioia e di responsabilità comporta. Fin qui ne è valsa la pena.

Venite? Noi tra poco si comincia.

Dicembre 14 2007

Ne riparleremo, perché promette bene. Ma riemergo per un attimo da Matera – collegato precariamente col cellulare da una stanza d’albergo scavata nei Sassi (da brivido, stupenda) – solo per annunciare con Beniamino e Paolo che oggi nasce ufficialmente State of the Net. Mettete in agenda: Udine, 8 e 9 febbraio 2008.

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