L’altra notte Stefania si è svegliata di soprassalto dal dormiveglia per un rumore strano. Abbastanza strano da farla alzare a controllare se fosse tutto a posto. Era tutto a posto. È bastato poco per farle concludere che si era trattato di un semplice assestamento del bastone della pioggia (uno strumento sudamericano: un tronco cavo riempito di sassolini o semi secchi). L’avevamo usato la sera prima, non c’era molto da stupirsi. Capita spesso, quando è stato spostato da poco e qualcuno lo sfiora appena. In questo caso nessuno l’aveva sfiorato, ma era plausibile che qualche sassolino fosse rimasto in bilico fino a quel momento.

Tornando verso il letto, Stefania dice di aver sentito un accenno di profumo intenso. Un profumo che identifichiamo bene perché è quello che usava mia nonna. Noi viviamo nella casa che molto tempo fa mia nonna ha abitato per qualche anno. Stefania non ha conosciuto mia nonna, ma conosce quel profumo così peculiare e sa che lei lo usava. Suggestione, probabilmente. Come suggestione sembrerebbero le parole che dice di aver percepito dentro di sé. Un pensiero dolce nei miei confronti. Nei confronti di entrambi, in effetti.

Mentre me lo racconta, Stefania si ferma a pensarci un po’ su, incuriosita e intenerita allo stesso tempo dai ricordi sbiaditi della notte precedente. Poi, come se fosse un dettaglio inutile, aggiunge di aver avvertito insieme al profumo qualcosa di simile all’odore di fumo. Sigaretta, dice, ma non il classico odore di sigaretta. E descrive un aroma che mi fa affiorare l’immagine dell’inconsueto pacchetto di sigarette che mia nonna era solita fumare (gustare, avrebbe detto lei). Stefania non sapeva quali sigarette fumasse mia nonna. Per quante cose io possa averle raccontato di lei, credo non sapesse nemmeno che fumava.

Ci siamo guardati e ci siamo scambiati d’istinto un sorriso. Pensando, a dispetto di tutte le interpretazioni razionali, che era bello immaginare che mia nonna fosse passata a farci visita, l’altra notte.