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Category: Mi arrabbio

Settembre 4 2003

Ad Antonio e a quanti oggi si sono interessati alla curiosa telefonata di ieri racconto che sono andato un po’ più in fondo alla questione.

Riassumo e completo. Suona il cellulare, compare un numero sconosciuto con prefisso siciliano, l’operatrice si presenta come un’addetta di XY che svolge un’indagine per conto di YY. Chiede (dopo aver ottenuto il mio permesso, perché volevo capire di più di una procedura così strana) di quante persone sia composto il mio nucleo familiare, quanti televisori/videoregistratori/dvd/collegamenti a Internet io abbia in casa, il titolo di studio, l’occupazione, l’anno di nascita e, infine, i dati anagrafici.

Al termine della telefonata, chiusa dalla mia interlocutrice senza troppi fronzoli, rimango intedetto: non ho ricevuto nessuna indicazione in merito alla tutela dei dati personali, né ho colto dettagli in grado di garantire al mio buon senso che la signorina dall’altra parte della cornetta avesse davvero a che fare con YY. Come se non bastasse, secondo Pagine Bianche il numero comparso sul display è intestato a una terza società.

YY è Auditel.

Penso: è fin troppo facile usare un nome del genere per ingannare le persone.

Penso male. Nel dubbio di aver regalato i miei dati personali al primo che imbrocca il numero del mio cellulare, telefono all’ufficio stampa di Auditel. Dove, in modo informale, smentiscono ogni mia perplessità e confermano di conoscere tanto XY quanto la società terza. Si appoggiano a queste, mi spiegano, per un’indagine particolare: hanno difficoltà a comporre panel di nuclei familiari formati da una sola persona con i metodi tradizionali. I metodi tradizionali si affidano perlopiù all’elenco telefonico, ma i single sempre più spesso non hanno un numero di rete fissa e utilizzano solo il cellulare. Poiché dei numeri di cellulare non esiste un elenco pubblico, sono costretti a estrarli in modo casuale, sperando di colpire il bersaglio sparando nel mucchio.

Caso risolto.

Detto tra noi, mi sembra un processo quanto meno macchinoso. Nonché – lo dico con tutta la simpatia per quei ragazzi imbarazzati e attaccati a una cornetta buona parte del giorno – un ulteriore imbarbarimento dei già facili costumi dei call center.

Ah, già che ci siamo: esiste già un metodo Torriero per i cellulari?

Settembre 3 2003

Squilla il cellulare. Numero visibile, ma sconosciuto.

Operatrice: Buonasera, sono XX della società XY. Conduciamo ricerche demoscopiche per conto della società YY. Conosce YY? Può dedicarmi qualche minuto del suo tempo?

Io: Conosco YY. Ma mi tolga una curiosità: come fa YY a conoscere il numero del mio cellulare?

Operatrice: Ah già. È stato estratto a caso da un computer.

Io: Che fortuna, funzionasse mai con i numeri del Lotto! Sì, ma mi spiega come faceva ad avere il mio numero nel suo database, questo computer?

Operatrice: No, guardi, non ha capito. Il computer ha generato in modo casuale il suo numero di telefono.

Io: Ah. (sconcerto)

Agosto 1 2003

report spedizione da Poste.it
Dovrò tenerne conto, la prossima volta che mi metto in viaggio verso il Friuli: la strada più breve tra Milano e Pordenone è quella che passa per Lucca. Così almeno dando retta a Poste Italiane, che evidentemente smista in Centro Italia anche la corrispondenza urgente inoltrata via PostaCelere. Non c’è da stupirsi se poi la consegna, che sarebbe garantita in un giorno lavorativo, arriva uno o due giorni dopo il termine («ma ci sono stati problemi a Lucca», dicono al call center). Con tutto che PostaCelere si definisce un corriere espresso e ha una tariffa di 8 euro per busta.

Giugno 13 2003

Ora: già con questo caldo è difficile dormire. In più l’afa sta mettendo a dura prova il mio atteggiamento un po’ talebano nei confronti dell’aria condizionata. Ma non dormire per i troppi condizionatori altrui accesi è davvero intollerabile.

A mezzanotte e mezza il sistema elettrico di tutto l’isolato va in tilt. Troppo assorbimento, pare. E ci credo: qui hanno tutti un condizionatore che gira al massimo fuori dal balcone. La prima ora aspetto fiducioso, e il tempo passa grazie al suono delle sirene dei negozi e a spettacoli di varia umanità: sarà il caldo, sono tutti isterici stanotte. Anche la famiglia del secondo piano del palazzo di fronte, che già in condizioni normali comunica a decibel e bestemmie.

Poi il sonno prende il sopravvento. Alle tre e mezza ho la conferma che il giro degli interruttori per spegnere tutto era stata una grande idea. Se solo mi fossi ricordato anche la lampadina davanti alla mia faccia. Ripartono tutti i condizionatori a palla per recuperare le quasi tre ore di caldo accumulato (ma nessuno ha pensato di segnerli per pietà, nel frattempo?), riparte il casino (danze propiziatorie e balli di gratitudine, suppongo). Io comincio a maledire nell’ordine due o tre casi di atteggiamento patologico nei confronti dell’aria condizionata di mia conoscenza. E il piano della luce del Comune – quello che prevede di combattere la criminalità riempiendo ogni angolo della città di lampioni (con il risultato principale di porre Milano in cima alle classifiche di inquinamento luminoso). Magari non c’entra nulla, ma in queste condizioni te la devi pur prendere con qualcuno.

Naturalmente il problema c’era e il problema rimane. E tra un black out e l’altro, tra una sirena e l’altra, tra un vicino in crisi di nervi e l’altro, la notte passa veloce e piuttosto insonne.

L’alba porta un giorno nuovo. Le sette: due occhiaie così. Fa già un caldo porco. Accendi l’aria condizionata, va’. Tanto stamattina è tutto a pos… zot!

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