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Category: Organizzo

Giugno 25 2012

Non è andata solo bene: è stato proprio bello. E di questo il merito va a tutti quelli che hanno partecipato, condividendo idee, esperienze, sensibilità, attenzione, immaginazione, creatività. Abbiamo avuto relatori straordinari, partecipanti curiosi e attentissimi, collaboratori generosi ed entusiasti. Grazie a ciascuno di voi.

Per chi l’ha visto e per chi non c’era, un po’ di materiale in rete:

La rifacciamo? Sì, e non solo ogni quattro anni. Da oggi Beniamino, Paolo e io siamo al lavoro per State of the Net 2013.

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Vedi anche i post di Vincenzo Cosenza (1, 2), Luca De Biase (1, 2), Marc Canter, Gaspar TorrieroMassimo Mantellini, Daniele Chieffi, Paolo Valdemarin, Antonio Pavolini, Andrea Contino, Federico Guerrini, Federica Scrigner (continua)

Giugno 22 2012

Potete seguire la diretta della conferenza, venerdì e sabato, su YouTube.

Il programma della conferenza.

L’hashtag su Twitter è #sotn12.

Informazioni e aggiornamenti sul sito di State of the Net.

Maggio 17 2012

Sono aperte le iscrizioni a State of the Net 2012: sono gratuite, ma consigliate (ne abbiamo raccolte un centinaio in tre giorni).

È online la pagina degli speaker: ci sono i primi nomi, molti altri arriveranno nei prossimi giorni.

Stiamo aggiornando una lista Twitter con tutti i partecipanti registrati alla conferenza, così cominciamo a conoscerci per tempo.

Se non l’avete ancora fatto, mettete in agenda il 22 e 23 giugno: vi aspettiamo al Magazzino 26 di Trieste.

Gennaio 12 2012

Insieme all’anno solare per me si è chiusa anche l’esperienza professionale più importante degli ultimi anni. Dopo sei anni tondi lascio infatti la gestione editoriale della webzine di Apogeonline, il sito di Apogeo. Non c’è bisogno di annunci o di addii particolari, perché nel mondo della rete e dell’editoria le persone e i progetti vanno e vengono, si evolvono, a volte si ritrovano, ma le relazioni comunque restano. E con le persone di Apogeo restano relazioni intense e reciproche su diversi fronti. Ci tenevo però a lasciarne qui, sul mio quaderno d’appunti di avventure personali e lavorative, una traccia.

Per ragioni che sarebbe complesso ricostruire qui, Apogeonline diventerà altro: un luogo di aggregazione e riflessione più tecnico, più vicino alla produzione editoriale storica della casa editrice. Maturerà un nuovo percorso un po’ per volta, con nuovi entusiasmi e nuove esplorazioni. Occhio che Apogeonline non chiude affatto, né rinnega il percorso fatto fin qui, né tanto meno cancella i suoi archivi – come sto leggendo in alcune affrettate e ingenerose ricostruzioni in rete. Le novità ve le racconteranno loro un po’ per volta e non è affatto escluso che, di tanto in tanto, compaia anch’io o qualche collaboratore storico in una qualche veste. Del resto non è la prima volta che cambia, la webzine. Io stesso ho contribuito a imprimerle una svolta piuttosto marcata da notiziario di attualità tecnologica a luogo di approfondimento e di confronto sulle culture digitali. Oggi legittime esigenze aziendali e di messa a fuoco delle varie anime della casa editrice spingono a una nuova evoluzione. I cambiamenti, soprattutto in congiunture non facili, vanno salutati con aperture di credito e giudicati sui fatti, nel tempo.

A me piace invece l’idea di tirare un piccolo bilancio di questi sei anni. Un po’ per il mio modo di intendere il mandato editoriale e lo stare in rete, non ho mai concesso molto alla riflessione autoreferenziale e alle celebrazioni. Sei anni, in un segmento come quello delle culture digitali, sono un’epoca. Per sei anni ci siamo presi il lusso – o meglio: un editore ci ha concesso il lusso, questo non dimentichiamolo proprio ora – di sperimentare. Approfondimenti lunghi e impegnativi in un web che invece ancora oggi viene proposto prevalentemente come il luogo della velocità e del mordi e fuggi. Un taglio di attualità che non ha mai inseguito gli hype del momento o la gadgettizzazione della tecnologia, ma ha provato a suggerire un’agenda indipendente. Fiducia incondizionata nelle passioni dei propri autori, nella convinzione che siano soprattutto la curiosità e l’entusiasmo di chi scrive a dare una marcia in più ai contenuti. Scelte controcorrente, come quella di diffondere i contenuti tramite feed integrali per permettere alle idee di viaggiare libere per la rete, in barba ai conti della serva editoriali che ancora credono di poter misurare il successo sulla base dei lettori che si riescono a trattenere sul sito. E ancora incursioni originali alle intersezioni tra informazione, divulgazione, aggregazione, crossmedialità, arte, marketing (e su tutti cito la rassegna stampa tecnologica in podcast Quinta di Copertina, la carrellata di talenti fumettari nostrani di Apogeonline Bit Comics, il “filo rosso” sulla normativa web, il bizzarro ma coraggioso esperimento pubblicitario di Metafora).

In sei anni abbiamo pubblicato oltre un migliaio di pezzi unici, nati dalla cura artigianale del centinaio abbondante di autori che ho avuto l’onore di coordinare in questi anni. A loro, così come a tutto il gruppo di lavoro di Apogeonline, va la mia stima e il mio ringraziamento. Ma non posso chiudere senza un ringraziamento particolare a tre persone. A Marco Ghezzi, che oggi è altrove, e a cui si deve il mio convolgimento nella webzine nel 2006: la fiducia e il supporto che ho avuto da lui allora e nei successivi quattro anni e mezzo sono un bagaglio prezioso e di cui vado molto fiero. A Fabio Brivio, editor di informatica, oggi cuore grande e generoso della casa editrice: più di chiunque altro negli ultimi tempi mi ha insegnato a tener duro e a lottare per ciò in cui si crede. E a Federica Dardi, che ha conquistato la mia meraviglia e ammirazione incondizionata per essere riuscita a tradurre in report e numeri e tendenze e indici comprensibili il senso del nostro anarchico e inconsueto esperimento editoriale.

Va’ che è stato bello. Grazie a tutti.

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Ringrazio per gli apprezzamenti e gli incoraggiamenti personali Massimo Mantellini, Giovanni Boccia Artieri, @40kITA, @dariobanfi, Giuseppe Granieri, Massimiliano TrovatoLuca Alagna, Gioxx

Dicembre 31 2011

La notizia è che l’organizzazione si è rimessa ufficialmente in moto: nel 2012 rifacciamo State of the Net, quattro anni dopo la bella esperienza di Udine. Andate e annunciate la lieta novella tra i popoli (e buon anno, anche).

Cari amici,
nel 2012 torna State of the Net. Alcuni di voi ricorderanno bene la prima edizione della nostra conferenza. Altri non ne avranno una minima idea.

Era il 2008. Dopo qualche viaggio, ci eravamo chiesti: perché in Italia non c’è una conferenza che faccia il punto su cos’è internet, su chi lavora con internet e sull’impatto della rete sulla società. Nel 2008, a Udine, è andata molto bene: persone e idee si sono incontrate. Negli anni a seguire non siamo stati con le mani in mano, ma State of the Net è rimasta all’edizione uno.

Nel 2011 abbiamo iniziato a ripensare alla nostra conferenza, con l’esperienza accumulata, e oltre tre anni di cambiamenti in rete. La stima e l’incoraggiamento di chi ha già conosciuto State of the Net ci ha spinto a trovare un primo partner, e una magnifica location.

Pensare a un appuntamento che si ispira liberamente a conferenze come Le Web e Reebot richiede uno sforzo costante, un’imperterrita serie di interrogativi. Perché ha senso State of the Net? Perché siamo indipendenti, facciamo le cose con cura artigianale e vogliamo ascoltare prima di decidere. Perché non ci piacciono le semplificazioni, e perché siamo i primi a voler uscire dalla sala con un’ispirazione, un contatto e un’idea in più.

Il nostro primo partner, per l’edizione 2012, è Portocittà, la società che farà rivivere e diventare città il Porto Vecchio di Trieste. Stiamo parlando con altri partner di primo piano per garantire ai nostri ospiti degli speaker interessanti. Siamo fortunati perché in questa impresa abbiamo già a bordo, nel nostro comitato promotore, due sensibilità eccezionali come quelle di Euan Semple e Luca De Biase. Altri arriveranno. La conferenza indagherà ancora lo stato dell’arte di internet, e punterà su un programma fatto di sfide tra dualità che descrivono l’evoluzione della Rete: la gerarchia e il network, la riservatezza e l’apertura, il contesto e il flusso, le telco e le internet company, il copyright e le creative commons.

A voi, che leggete questa email, questo post, questo tweet, chiediamo di costruire con noi State of the Net. Scriveteci, chiamateci, parliamo. E poi incontriamoci a Trieste.

Non abbiamo ancora definito le date della conferenza. Ma questo può valere già come un save the date: nel 2012 c’è State of the Net. Buon anno!

Beniamino Pagliaro, Sergio Maistrello e Paolo Valdemarin

State of the Net ha un sito, un profilo su Twitter, una pagina su Facebook.

Novembre 29 2010

Giovedì a Pordenone comincia un evento molto particolare che si chiama DireFare.PN.it. Gli incontri del 2, 3 e 4 dicembre prossimi sono il momento clou di un progetto con cui l’amministrazione comunale ha deciso di affidarsi  alle reti – reti analogiche sul territorio e reti sociali sul web – per provare a raccogliere esperienze, progetti, visioni e aspettative per la città del prossimo decennio. Filo conduttore di tutte le attività sono i “pordenonesi altrove“, ovvero cittadini giovani e meno giovani che vita o studio o lavoro hanno portato lontani da casa. La retorica del cervello in fuga qui c’entra poco: il tentativo non è farli tornare, ma di attivare relazioni attraverso cui mettere al servizio della comunità sensibilità, specializzazioni e punti di vista meno familiari. Torneranno in 25 per un fine settimana, mentre altri si sono già raccontati e si racconteranno a distanza sul sito del progetto.

C’entro un po’ anch’io, nel senso che per il Comune e insieme a Giorgio Jannis e Piervincenzo Di Terlizzi sto curando le attività online del progetto. Qui lo segnalo perché potrebbe interessare, oltre ai miei concittadini in loco e altrove non ancora raggiunti dal progetto, anche a chi si occupa di dinamiche sociali mediate dai social network. Le difficoltà che incontra un’amministrazione pubblica nell’aprirsi in rete e alle reti sono enormi, come si può ben immaginare, per questo invito chiunque ne abbia piacere a unirsi a noi, per esempio su Facebook o negli altri spazi sociali predisposti per l’occasione, e a dare, se lo desidera, il suo contributo attivo. Accanto ai pordenonesi altrove e ai tessitori di relazioni locali non mi dispiacerebbe ospitare anche punti di vista e spunti di cittadini digitali che guardano a questo esperimento da altre realtà italiane e internazionali.

Posto che il canale di ascolto e di interazione tra istituzione e cittadini è aperto su ogni tema di interesse o di ricaduta locale, il progetto si è andato specializzando in particolare in quattro filoni: l’internazionalizzazione, l’innovazione dei processi aziendali, la sostenibilità ambientale e i nuovi patti di cittadinanza. Io, devo dire, mi sto appassionando soprattutto a quest’ultimo versante. L’idea di fondo è che le istituzioni locali hanno e avranno in futuro sempre meno risorse per far fronte a problemi sempre più complessi. Già oggi i servizi sociali territoriali non fanno più fronte soltanto alle emergenze degli ultimi della società, ma anche dei penultimi e a volte dei terz’ultimi. Se ne esce soltanto ridiscutendo le deleghe di responsabilità, riavvicinando i cittadini alla propria comunità, con l’idea che i problemi di un quartiere possono essere risolti più efficacemente dentro al quartiere dalle persone che nel quartiere vivono. In questo senso viene proposto un nuovo istituto giuridico chiamato fondazione di partecipazione o fondazione di comunità. Ne riparleremo, di questo, perché è un ribaltamento di prospettiva che, nella mia testa, va di pari passo con le dinamiche di cui mi occupo per lavoro nella comunicazione e nell’informazione, così come con la sostenibilità delle scelte di vita che sperimento con la mia famiglia e con il gruppo d’acquisto a cui partecipo. Chi vuole approfondire intanto trova alcune sintesi degli incontri delle settimane scorse sul sito di DireFare.PN.it.

Segnalo infine che giovedì 2 dicembre alle 18.00 avrò il piacere di moderare un incontro sulla società che si fa rete a cui parteciperanno Giuseppe Granieri, a cui riesco per la prima volta a far mettere un piede a Pordenone, e Giorgio Jannis. Parleremo di società digitale, di abitanza biodigitale, di flussi da pettinare, di conversazioni e quant’altro. Sarete i benvenuti.

Febbraio 14 2008

È un momento di profonda evoluzione per il giornalismo su Internet. Lo è da anni, in realtà. Ma l’impressione è che questo 2008, se giocato bene, potrebbe essere un anno importante anche in Italia. Editori e giornalisti hanno ormai coscienza del nuovo pubblico – attivo e potenzialmente autosufficiente – con cui hanno a che fare. Giornalisti e blogger cominciano a dialogare. Gli ultimi baluardi dei servizi a pagamento stanno venendo meno. Le redazioni abbattono gli steccati che dividevano chi confezionava identici contenuti per mezzi di comunicazione diversi. La pubblicità cresce, ma nei formati attuali lascia a desiderare.

Se ne parlava la settimana scorsa a State of the Net, e la conversazione è proseguita anche nei giorni successivi. Così abbiamo pensato di tornare sull’argomento dedicandogli una serata all’Accademia Non Convenzionale della Cultura Digitale, su Second Life, martedì 26 febbraio alle 21: Mario Tedeschini Lalli, caporedattore multimedia di Kataweb, sosterrà un question time per allargare la conversazione e aprire il confronto ad altri punti di vista. Informazioni e registrazioni, come di consueto, su unAcademy.

Febbraio 11 2008

Bene. Molto bene, direi. Lo dico a maggior ragione dopo aver ascoltato/letto i commenti della maggior parte dei partecipanti a State of the Net: ognuno ha amato o contestato aspetti e persone differenti del programma. Non è emerso – come spesso accade – un personaggio che abbia messo tutti d’accordo. Neppure lo strepitoso Enzo Rullani, che pure ha offerto una preziosa e incoraggiante chiave di lettura alla Bateson della Rete come ecosistema (link al video appena disponibile), per qualche ragione che ancora mi sfugge ha superato a pieni voti una sala oltremodo esigente. Il che mi sembra una buona cosa: il programma ha messo a disposizione chiavi di lettura diverse a persone diverse; che è quanto di meglio, in genere, si possa chiedere a una conferenza.

Sarà forse perché noi stessi che l’abbiamo organizzata abbiamo spesso punti di vista e sensibilità differenti nel modo di guardare alla Rete. Paolo è concreto, ha la visione eccezionalmente aperta dell’imprenditore che è abituato a interagire alla pari col resto del mondo; se State of the Net è riuscita a essere così poco provinciale lo si deve a lui. Benny ha dalla sua un’invidiabile gioventù e una straordinaria maturità, che messe insieme danno luogo a un curioso mix di entusiasmo, voglia di fare e severità nel leggere il mondo. Io sono annoiato dagli entusiasmi imprenditoriali e dalle case history aziendali, e prediligo la Rete a misura d’uomo, quella che ci può aiutare a recuperare modelli di convivenza più soddisfacenti ed efficaci. Un mix curioso, che invece di ostacolarci ci ha irrobustito.

Poi la conferenza finalmente inizia, e quando inizia cessa di essere tua. Il modo in cui va dipende dall’assortimento di ospiti, relatori e pubblico. Se le cose vanno bene, il merito è di tutti, del clima che si stabilisce in quella manciata di ore passate insieme dentro e fuori dalla sala. Abbiamo fatto il punto sullo stato della Rete? Non lo so, non credo sia un compito a cui si possa adempiere in due giorni, pur intensi, di incontri. Forse però siamo riusciti a fare un primo passo oltre il solito dibattito sulle cose di Internet, in un paese in cui il racconto della Rete fa una grande fatica a emergere. E a emergere senza portarsi dietro l’equivoco del filtro di massa, aggiungo. Credo tra l’altro che abbia fatto un gran bene a questa regione, che – oltre a supportarci con enogastronomico entusiasmo e uno spettacolare filotto di giornate quasi primaverili – ci ha donato attenzione e sostegno a tutti i livelli. Chi ha avuto il coraggio di arrivare fin quassù – come se una Torino o una Genova, dove pure ci ritrova con facilità per conferenze o barcamp, non fossero altrettanto fuori mano – lo avrà notato.

Avevo una grossa perplessità: l’uso disinvolto dell’inglese in tutte le occasioni che lo rendevano possibile, senza la rete degli interpreti. Era un pallino di Paolo, che pure condividevo nello slancio ideale, ma che temevo avrebbe messo a disagio più persone del dovuto, ostacolando invece che favorendo le conversazioni. Ebbene: aveva ragione Paolo, punto. Aveva ragione a tal punto che oggi sono pronto a sostenere con lui la necessità di rendere l’intero programma di una conferenza come State of the Net in lingua inglese. Certo non siamo tutti pronti, io per primo, ma abbiamo molto più da guadagnare che da perdere. Abbiamo conversato a sufficienza fra noi, e possiamo sempre continuare a farlo, ma una volta ogni tanto allargare il giro degli interlocutori – l’unico modo per farlo è adottare l’inglese come lingua di lavoro – aiuta a moltiplicare gli stimoli, a costruire ponti e a far girare nuove idee.

Avrei una lista piuttosto lunga di persone da ringraziare, per il contributo affatto scontato che hanno dato a State of the Net. La maggior parte hanno preso applausi in pubblico, e io mi unisco qui al battimani. Ma c’era una folla, dietro le quinte, che s’è data da fare perché tutto andasse nel migliore dei modi. E per tutti cito i ragazzi del Visionario e lo staff di theOffice, tutti ben più che all’altezza della situazione. Grazie a chi, di sua spontanea volontà, perché cittadino e blogger della zona, si è messo a disposizione per accogliere nel migliore dei modi gli ospiti, e penso soprattutto a Giorgio. Qualcosa più di un grazie va a Silvia Zardini, nostro punto di riferimento per la logistica e l’accoglienza degli ospiti, che è stata una roccia anche nei momenti più confusi, oltre che una fonte inesauribile di sorrisi e gentilezze.

Grazie, infine, a tutti voi che avete scelto di esserci.

Febbraio 7 2008

Per me cominciano oggi i giorni di State of the Net, e ne avremo fino a domenica (la conferenza, in realtà, dura solo due giorni: domani e sabato, presso il Centro Visionario di Udine, in via Asquini 33). Oggi allestiamo la sala e diamo una mano di vernice agli ultimi dettagli. Il posto è assai carino di suo: un casermone degli anni ‘Anta trasformato con gusto e attenzione per i dettagli in un discreto e sincero atto d’amore per il cinema (ed è un cinema, in fin dei conti). Se vi piace la metà di quanto è piaciuto a me, siamo a buon punto.

Già stasera saremo in compagnia dei primi ospiti, che arriveranno da tutta Italia, dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti. E a quel punto tutto andrà come deve andare: una volta che il contenitore che hai contribuito a costruire si riempie di persone e di idee cessa di essere tuo – se mai lo è stato, visto che abbiamo preso a prestito esperienze, idee e spunti che sono patrimonio collettivo della parte abitata della Rete – e prende una vita tutta sua. Quando tutto va per il verso giusto, è un momento di grazia.

Sono molto tranquillo, in realtà, e credo che il programma funzionerà piuttosto bene. Però sono curioso e sotto sotto emozionato, perché per me State of the Net è anche un punto di incontro tra diversi momenti della mia vita. C’è un po’ di casa, un po’ dei mesi di servizio civile che ho passato a Udine, c’è molto del mio lavoro di oggi, c’è molta della fatica che questo territorio fa a recepire le innovazioni a misura d’uomo di cui parleremo, ci sono gli amici di un tempo, ci sono tanti dei nuovi compagni d’avventura che la Rete mi ha fatto incontrare in questi anni. Tutto s’incontra insieme a pochi passi da casa. Che suona un po’ come avere un intero villaggio turistico ospite a casa tua per un fine settimana, con tutto ciò che di gioia e di responsabilità comporta. Fin qui ne è valsa la pena.

Venite? Noi tra poco si comincia.