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Tag: fact checking

Maggio 14 2009

A me della vicenda privata interessa davvero molto poco, e anzi finora mi è sembrata la solita arma di distrazione di massa che combatte i propri nemici con la loro stessa collaborazione. Però i risvolti pubblici di questa vicenda, come già notava ieri Giuseppe Granieri, sono emblematici. Così l’inchiesta di Giuseppe D’Avanzo oggi su Repubblica – un fact check coi controfiocchi articolato su testo, video, archivio di citazioni e interazione coi lettori – è un gran bel contributo alla coscienza civica e giornalistica di questo paese.

Maggio 12 2009

È interessante questa iniziativa di reality check sui primi dodici mesi del nuovo governo Berlusconi realizzata dalla redazione di LaVoce.info. Mi sembra in linea con quanto dicevamo tempo fa da queste parti e con quanto abbiamo provato a fare nel piccolo delle leggi di internet su Apogeonline.

Parte I
Pensioni, di Agar Brugiavini
Privatizzazioni, di Carlo Scarpa
Scuola, di Daniele Checchi e Tullio Jappelli
Università, di Daniele Checchi e Tullio Jappelli
Mercati finanziari, di Marco Onado
Giustizia, di Carlo Guarnieri
Immigrazione, di Maurizio Ambrosini
Edilizia abitativa, di Raffaele Lungarella

Parte II
Politiche per le famiglie, di Daniela Del Boca
Federalismo, di Massimo Bordignon
Fisco, di Silvia Giannini e Mari Cecilia Guerra
Informazione, di Michele Polo
Infrastrutture, di Andrea Boitani
Lavoro, di Pietro Garibaldi
Sanità, di Nerina Dirindin e Gilberto Turati
Pubblica amministrazione, di Carlo Dell’Aringa

Marzo 3 2009

Di questa piccola cosa, tanto per tornare al filone battuto nei giorni scorsi, vado piuttosto orgoglioso. Oggi su Apogeonline abbiamo inaugurato una paginetta agile agile che prova a tener traccia delle leggi italiane destinate a toccare più o meno da vicino internet. Abbiamo cominciato con quelle di stretta attualità (le proposte ancora in discussione Carlucci, D’Alia, Barbareschi, Cassinelli), poi un po’ per volta abbiamo recuperato alcune grandi battaglie del recente passato che ancora attendono perfezionamenti o attuazioni (Gentiloni, Urbani, Pisanu – remember?). In una materia per addetti ai lavori, dove capire che cosa sta succedendo fa tutta la differenza tra contribuire alla causa e accontentarsi di starnazzare, spesso basta un po’ d’ordine e di contesto per inquadrare i piccoli e grandi aggiornamenti che si susseguono nel tempo. E c’è bisogno di sapere quel che sta accandendo, in un momento in cui la corsa a regolamentare internet, spesso senza motivo né competenza, trova tanti sostenitori acritici.

Ovviamente anche questa iniziativa non sarebbe stata possibile senza il contributo, la presenza e l’entusiasmo di Elvira Berlingieri, i cui generosi approfondimenti (oggi è il turno dell’emendamento Cassinelli all’emendamento D’Alia) hanno la capacità di rendere questa materia oltremodo appassionante. La pagina, per ora, è un esperimento in beta, una sorta di numero zero ancora perfezionabile di un modello informativo di servizio che mi piacerebbe approfondire in futuro. Abbiamo chiamato questa sezione in evoluzione “fili rossi” per sottolineare il tentativo di ricostruire una vicenda o un settore secondo una dimensione che sia alternativa tanto all’accumularsi disordinato delle notizie di attualità quanto a quella fotografia di un attimo che resta inevitabilmente anche il miglior approfondimento specialistico. Sintesi prolungate nel tempo che costruiscano ponti tra persone e tra contenuti: certo richiedono tempo, sono faticose, implicano il sostegno di esperti ed esigono disponibilità a mettersi in gioco, ma io credo siano uno spunto su cui cominciare a ripensare il ruolo e il senso stesso del giornalismo.

Febbraio 9 2009

Stanno accadendo cose sorprendenti e terribili, in Italia, nelle ultime settimane. Ne sono oltremodo preoccupato e indignato. Tuttavia credo che la cosa migliore che si possa fare, più che aggiungere emotività di seconda mano al dibattito (emotività in cui io stesso privatamente indulgo), sia tornare alla realtà. Una delle cose che ho apprezzato della campagna elettorale di Barack Obama è stata la capacità di abbassare i toni e reagire ai peggiori attacchi a colpi di realtà. Reality check, li chiamava: a ogni attacco degli avversari lo staff di Obama rispondeva nel giro di minuti (minuti: non ore o giorni) con minuziose analisi delle dichiarazioni in cui erano evidenziate invenzioni, storture e artifici retorici. Quella che ne usciva era pur sempre una verità di parte, ma la puntualità dell’analisi, la dovizia di riferimenti concreti e il basso profilo adottato sottraevano spesso il candidato a quel ring emotivo che sembrava essere diventata l’unica dimensione possibile per la politica e l’informazione contemporanee.

Reality check. Ecco, secondo me potrebbe essere una buona via d’uscita da questa pericolosa fase della vita democratica italiana, in cui chi parte per la tangente detta le regole del gioco e si porta dietro tutti, invece di essere energicamente richiamato all’ordine. Viviamo una realtà spesso costruita su certezze di terza o quarta mano, abbiamo bisogno di ingenti verifiche di corrispondenza con la realtà. Non saltuarie, ma costanti e distribuite. A cui ciascuno di noi è chiamato contribuire secondo le proprie competenze. Oggi abbiamo la voce pubblica per farlo, abbiamo il canale per mettere a disposizione quanto sappiamo. E penso che il prossimo ciclo politico sarà gestito dalla prima coalizione di volonterosi in grado di raccogliere competenze ed esercitarle in modo rigoroso per allontanarsi dall’attuale arena di eccessi e menzogne.

Un buon esempio di quello che ho in mente è il composto e pacato esame che fa oggi Elvira Berlingeri su Apogeonline a proposito dell’ultimo, maldestro tentativo di regolare la libera espressione dentro internet (dichiaro il conflitto di interessi: lavoro per Apogeonline ed Elvira è una mia diretta collaboratrice). L’emendamento 50-bis inserito al volo dal Senato nel decreto sicurezza del Governo dimostra avventatezza e scarsa conoscenza del funzionamento dei network digitali. Corre il rischio di non risolvere nessuno dei problemi per cui sarebbe stato concepito (impedire il proliferare di gruppi a sostegno di mafiosi e criminali su Facebook) e invece di condizionare pesantemente la libera circolazione delle idee. Peggio ancora, crea un pessimo precedente riguardo alla separazione dei poteri dello Stato, mescolando competenze giudiziarie con iniziative ministeriali in modo irrituale e poco opportuno.

In genere quando si tocca la libertà di espressione su internet si grida subito al complotto e alla censura. E magari sarà anche vero, ma a me pare che si finisca per fare soltanto la fine del coro greco sullo sfondo della tragedia di qualcun altro. Nella maggioranza dei casi invece c’è dietro ignoranza e superficialità, e i fatti nudi e crudi fanno più rumore delle nostre urla scomposte. Farli conoscere e diffonderli con la maggior neutralità e compostezza possibile credo sia oggi il modo migliore per salvare la nostra democrazia. Che si tratti delle reti di comunicazione che innerveranno la nostra società di domani, del rispetto per i ruoli istituzionali o di stabilire gli impegnativi confini tra la vita e la morte sul suolo della repubblica.

Luglio 21 2008

Chiunque saprebbe cosa fare il giorno dopo che Berlusconi ha dato l’annuncio che a Napoli non c’è più l’emergenza rifiuti, vale a dire: prendere il primo volo per Napoli (in fretta, finché Alitalia funziona), farsi inquadrare davanti al primo mucchio di monnezza che trova, e rilasciare la seguente dichiarazione: “Ora che Berlusconi ha tolto l’emergenza, chissà, forse gli resta un po’ di tempo per togliere anche i rifiuti”. Sorriso di circostanza e via, verso una nuova avventura. Dite che non sarebbe capace? Io dico che Chiunque sarebbe capace, perché Chiunque ha delle idee che a Veltroni e D’Alema non sono mai venute.

[Il partito dell’Uomo Chiunque, leonardo]
Novembre 29 2006

Sulla questione Diario-elezioni-schede bianche, registro un po’ di stimoli interessanti. Nei commenti del post dell’altro ieri, daria annota con la semplicità che mi sarebbe piaciuto leggere fin dal primo giorno di questa vicenda quel po’ di procedura costituzionale che in effetti ho fin qui sottovalutato:

[…] I risultati ufficiali, gli unici che determinano la costituzione del nuovo Parlamento, sono quelli che vengono proclamati circa una settimana dopo le operazioni di voto, dalle commissioni elettorali, le quali non utilizzano strumenti elettronici, ma trascrivono con la biro il numero delle schede bianche e dei voti validi, riportati da ciascuna lista ed elencati nei verbali di ciascuna sezione elettorale, in dei tabulati, e li sommano, determinando in tal modo i risultati validi per ciascuna circoscrizione. Una commissione elettorale centrale, poi, somma i risultati di ogni circoscrizione, calcolando l’unico risultato valido per tutto il territorio nazionale e determinando in tal modo la lista che ha diritto al premio di maggioranza alla Camera. Senza l’impiego di mezzi elettronici. Gli unici dati ufficiali restano quindi quelli che si originano dallo spoglio delle schede cartacee nelle singole sezioni elettorali e che vengono poi trasmessi agli uffici elettorali circoscrizionali presso le Corti di appello e nazionale presso la Corte di Cassazione. I risultati ufficiali delle elezioni sono accertati e proclamati dagli Uffici elettorali costituiti presso le Corti d’Appello e la Corte di Cassazione (uffici composti solo da magistrati, 83 in tutto) in base ai verbali trasmessi dai seggi elettorali. […]  

Qualunque stranezza ci fosse mai nei sistemi informativi del ministero dell’Interno, dunque, avrebbe potuto anche incidere sul modo in cui i risultati sono stati annunciati durante quella drammatica notte d’aprile, ma non dovrebbe essere stata in grado di influenzare l’attribuzione definitiva dei seggi. Ad avere un po’ di tempo, mi piacerebbe spulciare i dati divulgativi del Viminale così come rilanciati l’11 aprile e i dati definitivi disponibili oggi sul sito del ministero. Del resto, che lo spoglio “elettronico” non avesse alcun valore ufficiale mi era chiaro, ma la visualizzazione dei due percorsi paralleli mi aiuta certamente a ridimensionare la tesi del programmino che redistribuisce sottobanco la schede bianche e rende più impegnativo immaginare brogli su scala nazionale.

Che cosa resta da chiarire? Resta il peculiare crollo delle schede bianche (peraltro non ancora pubblicato da fonti ufficiali), che molti si accontentano di spiegare con un sistema di voto differente rispetto al passato, tanto più semplice da contribuire apparentemente a livellare differenze storiche fra regioni e province. Resta la totale mancanza di informazioni ufficiali sulle schede nulle. E restano i comportamenti poco istituzionali di quella notte, tanto a centrodestra quanto a centrosinistra, che certo non possono essere ricondotti necessariamente a brogli, ma sintomo di un’agitazione assai poco costituzionale sembrerebbero. Resta anche il mistero di un’inchiesta tanto audace e clamorosa da non potersi permettere, in teoria, di essere smentita da un qualunque manuale di diritto costituzionale – ma questo è il meno.

Al di là delle valutazioni oggettive – su cui io continuo a professarmi curioso e laico – a me resta soprattutto il sentimento poco confortante del malcelato imbarazzo generale, sufficiente a lasciar pensare che quella notte sia davvero successo qualcosa di grave. Non ho sentito nessun deputato o ministro o segretario di partito uscire dalla mera schermaglia politica o dall’attacco strumentale per dire: “ehi, fermi tutti, l’accusa non regge a prescindere, i voti si contano ancora a penna” (tutt’altro, come dimostra un video rilanciato da Marco Canestrari). Di fronte a questo – e torno così al senso del mio primo post sull’argomento – mi pare che il governo, il ministero degli Interni, il Parlamento e le persone coinvolte a diverso titolo dall’inchiesta giornalistica siano tenuti (anche solo moralmente e in ragione dell’inquietudine di cui parlava ieri Giuseppe) a dare una risposta chiara, convincente e tempestiva. Berlusconi esternava per molto meno, quand’era presidente del Consiglio. Prodi e i suoi, per ora, cincischiano in modo imbarazzante.

Poi possiamo anche prendercela con Deaglio – perché si è esposto, perché ci sta guadagnando, perché lancia il sasso ma non ha le prove, perché fa parte dell’iter giudiziario – ma fino a prova contraria la difesa della credibilità dell’istituzione del voto non è compito di un giornalista.

Novembre 27 2006

Poniamo che io sia piuttosto incuriosito dalla faccenda delle schede bianche, nonostante segua la questione con quello che un amico mio chiamerebbe approccio laico. Poniamo che io sia tutto sommato possibilista nel credere che qualcosa di poco chiaro quella notte sia effettivamente successo, e che finora solo Deaglio e soci abbiano fornito un quadro d’insieme abbastanza verosimile da spiegare quasi tutto. Poniamo che la mia prudenza nasca anche dal non essere ancora riuscito a vedere coi miei occhi il famigerato dvd, che certo si fa presto a esultare per un tutto esaurito se si riforniscono le edicole nella migliore delle ipotesi con una sola copia dello stesso. Poniamo che segua con una certa costanza le notizie sull’argomento, così come i commenti delle fazioni pro e contro Diario.

Insomma, posto tutto ciò, che a una oltre decina di giorni dal lancio della bomba mediatica non sia uscito un dato definitivo che sia uno; che non uno dei protagonisti coinvolti abbia chiarito pubblicamente la sua posizione (così, anche solo per il gusto di smontare il caso); che continuino a emergere una quantità stupefacente di distinguo su ciò che non conta, ma ancora nessuna cifra inequivocabile su quello che invece dovrebbe contare (dico, ma i verbali dei seggi e una calcolatrice qualcuno li avrà ben, no?); insomma, a me tutto questo fa pensare che a nessuno interessi veramente andare fino in fondo, per qualche motivo a me ignoto (benché certamente facile da immaginare con un po’ di malizia). E siccome immagino che l’immobilità delle folle faccia il gioco dei misteri e dei ministeri, così, io ci tenevo a far sapere che sono in ascolto e da cittadino mi aspetto risposte chiare e magari anche celeri.

Ottobre 28 2003

A proposito di misure: un originale affissione colta quest'estate ad Anversa
Se ogni casella di posta elettronica rintracciabile online è meta frequente e non sollecitata di e-mail che decantano le virtù di pillole, creme e medicinali a dir poco improbabili, è segno che il mercato delle pozioni miracolose è quanto meno fiorente. Qualcuno a New York sta provando a rispondere alla domanda che tutti, prima o poi, si sono posti a proposito di spam: Do Penis Enlargement Pills Work?

Marzo 19 2003

Mozzarella di BufalaNon ho mai nascosto di non provare simpatia per le catene che girano in Rete.

Non sono i messaggi in sé: mi fa piacere se un amico approfitta di un testo o un’immagine che ritiene divertente per mandarmi un saluto. Nella peggiore delle ipotesi lo metto da parte e lo leggo quando ho tempo. Quello che non tollero proprio sono le bufale, i messaggi falsi che diffondono presunti appelli umanitari e che in realtà si prendono gioco di chi li invia in buona fede. La maggior parte sono note da mesi, se non da anni: è quindi sufficiente un po’ di prudenza e spirito critico prima di contribuire alla sua diffusione.

I miei contributi alla causa anti-bufala sono due.

Uno. C’è chi si dedica con passione a smascherare i messaggi falsi. Ecco tre buoni indirizzi da consultare sempre prima di inoltrare un messaggio (anche quando non si nutrono molti dubbi sull’autenticità):

Due. Ogni volta che ricevo un messaggio di questo tipo, controllo di persona. Una volta li cancellavo e basta. Ora, se scopro che è una bufala nota (e succede nel 90% dei casi), rispondo al mittente facendoglielo notare e fornendogli documentazione utile. Il risultato, di solito, è: (a) il mittente s’arrabbia, la prende come un’offesa personale e mi cancella dalla sua rubrica; (b) risponde con un lungo messaggio, nel quale mi spiega le profonde motivazioni che lo hanno spinto a inoltrare la bufala, non senza sottolineare il suo senso di tradimento una volta scoperto l’inganno; (c) tace e si vergogna più del necessario; (d) tace e se ne frega.
Quella di oggi, per esempio, era una d.

Qualunque sia la reazione, sono sicuro che alla prossima occasione, l’incauto mittente ci penserà una volta di più prima di premere il tasto Invia. O, nella peggiore delle ipotesi, di scrivermi ancora.

L’importante, in fin dei conti, è prenderla con ironia.

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