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Tag: pordenone

Aprile 10 2008

Da Alfonso Fuggetta è in corso un interessante dibattito (ripreso anche da Federico Fasce) riguardo all’’opportunità di creare reti WiFi cittadine quando ormai le infrastrutture della telefonia mobile, grazie soprattutto alle nuove e pubblicizzatissime chiavette dati, consentono ovunque accessi a Internet competitivi in velocità e costi. Perché dunque duplicare investimenti e disperdere risorse, si chiede più di qualcuno. Le opinioni emerse nei commenti al post originale sono molto varie e in genere ben documentate, ne consiglio la lettura. Io non sono un tecnico in senso stretto e non mi sento di avere ancora una posizione forte sull’argomento, tuttavia sono particolarmente sensibile allo sviluppo di reti wireless locali per via della sperimentazione in corso nella mia città. Dunque provo a isolare qualche ulteriore punto a mio parere significativo, badando a non farmi condizionare troppo da tutto il male che penso dei gestori di telefonia mobile.

C’è un aspetto commerciale. Nel caso del WiFi cittadino, la città si costruisce la sua rete, stabilisce le regole di accesso e gestione, identifica il fornitore di banda più conveniente tramite bando, quindi i cittadini usufruiscono di un servizio gestito da loro stessi e pagato dal governo locale con i soldi di tutti. L’’amministrazione pubblica, ideale garanzia degli interessi pubblici, si pone tra il cittadino/utente e l’’operatore commerciale. Il cittadino/utente non ha nemmeno bisogno di sapere chi gli fornisce la banda, poiché il suo interlocutore è l’amministrazione pubblica, per definizione non commerciale. Nel caso in cui la stessa città preferisse invece attivare convenzioni con un operatore di telefonia mobile per l’’uso delle sua infrastrutture dati ad alta velocità, a prescindere dalle condizioni economiche, il rapporto tra cittadino e fornitore tornerebbe a essere diretto e commerciale, con l’’istituzione di garanzia pubblica che si fermerebbe a monte del processo o comunque a sostegno soltanto esterno dello stesso. D’’accordo, sto spaccando il capello in quattro e magari strizzo l’’occhio al più bieco veterocomunismo; ma se penso al mercato attuale della telefonia in Italia, a me non sembra una banalità e propendo nettamente per la prima possibilità.

C’’è, di conseguenza, un aspetto politico. Portando quanto appena detto all’’esasperazione, potremmo dire che nel caso delle WiFi cittadine la connettività a Internet cessa di essere un semplice servizio (commerciale o meno) per diventare un diritto pubblico, parte del bouquet di diritti e doveri insiti nella cittadinanza. Per quello che ho capito di Internet, e sperando di riuscire a scansare ogni paraocchi ideologico, è un’’ipotesi che mi piace parecchio.

C’è un aspetto geografico. La città si può costruire tutte le reti che vuole, ma limitatamente al proprio territorio. Il gestore di telefonia ha, in genere, reti nazionali. Col WiFi cittadino io navigo gratis in tutta la città, ma appena mi sposto nel paese vicino torno ad aver bisogno di connettività, fissa o mobile che sia, personale. Dunque non esaurisco, ammesso che il WiFi pubblico sia mai in grado di farlo veramente, tutte le mie necessità di collegamento in Rete. Questo, a ben vedere, porta acqua al mulino della convenzione con un operatore di telefonia: con la stessa chiavetta che uso a casa e in giro per la città, oggi posso continuare a collegarmi ovunque mi capiti di andare e a una velocità per la prima volta competitiva con i collegamenti Adsl. Grazie al roaming internazionale, con lo stesso dispositivo potrei connettermi perfino all’’estero. Nello stesso tempo, questo aspetto complica un po’ la definizione della convenzione locale: io amministrazione pubblica ti regalo la chiavetta dell’’operatore XY, vincitore di bando pubblico, ti pago tutta la banda che consumerai quando sarai servito dalle celle telefoniche locali (o anche soltanto un forfait annuale), ma al di fuori di ciò diventi un cliente a tutti gli effetti di quell’operatore oppure sei costretto ad attivare un altro contratto personale. Non so, assomiglia sempre più al prospetto di opzioni ed eccezioni che tanto mi fa detestare le tariffe della telefonia contemporanea. Ma certo, il punto di forza della connettività che non conosce confini – in assenza di iniziative pubbliche nazionali – è notevole.

C’è un aspetto progettuale. I tempi pubblici sono dilatati, le reti WiFi che vengono timidamente avviate oggi sono state discusse e progettate non meno di anno fa, quando l’’alternativa della chiavetta Usb/Hsdpa non esisteva ancora, mentre il supporto WiFi era già di serie nella maggior parte dei portatili in commercio. Questo non toglie il fatto che quei progetti oggi possano essere riconsiderati alla luce dell’’avanzamento tecnologico, ma è un elemento che va tenuto presente nel giudicarle.

C’’è infine un aspetto divulgativo, poco concreto magari, ma a cui io tengo molto. L’’iniziativa civica difficilmente riuscirà ad andare oltre l’’offerta di una connettività base, il minimo etico garantito per tutti: la rete potrebbe essere più lenta, affollata e vincolata di quanto un power user sarà mai disposto ad accettare. Chi lavora su/attraverso Internet, così come chi scarica pesantemente audio e video, si terrà aggrappato all’’Adsl o alla fibra ottica ancora per un bel po’’, limitandosi a sfruttare la copertura wireless gratuita durante passeggiate in centro o gite al parco. Ma la città che stende la sua rete e connette i suoi nodi, e non semplicemente un sindaco che promuove l’’abbonamento facilitato alla linea dati di una telecom, ha un impatto simbolico e divulgativo molto più profondo, in grado di raggiungere e coinvolgere anche le fette di popolazione meno facili da interessare e abilitare. Fatevi raccontare quanti anziani hanno affollato lunedì la prima uscita pubblica del WiFi civico di Pordenone, per dire. Date un’’occhiata all’esperienza modulare e partecipata di Ile Sans Fil, progetto canadese che anche Pordenone amerebbe emulare, una volta realizzato lo scheletro di base. Si costruisce tutti insieme qualcosa di nuovo ed è una cesura culturale e tecnologica forte, un inizio che mette tutti sullo stesso piano, non soltanto un’opportunità calata dall’altro che i soliti digerati potranno decodificare e sfruttare per un risparmio peraltro contenuto. Io su questo qualche rischio di disperdere risorse e investimenti sarei disposto a correrlo.

I miei due centesimi. 🙂

Dicembre 12 2007

Aggiornamenti:

– Mauro Del Pup ha ripreso in video il mio intervento (e spero anche gli altri) e lo ha pubblicato sul suo blog Idee per Cordenons.

Giorgio Jannis ha messo a disposizione i contenuti del suo intervento.

– Il Comune di Pordenone ha aperto uno spazio di approfondimento all’interno del proprio sito.

Dicembre 6 2007

A quanti a suo tempo si interessarono ai progetti dell’amministrazione comunale della mia città in fatto di accesso pubblico a Internet e servizi in Rete, segnalo un incontro che si terrà martedì 11 dicembre, alle ore 15, nella sala convegni della Camera di Commercio di Pordenone (mappa, invito). Il pomeriggio sarà introdotto dall’assessore alle politiche sociali Giovanni Zanolin, referente per il progetto, e sarà concluso dall’assessore regionale ai sistemi informativi Gianni Pecol Cominotto. Presenteremo le idee emerse nei vari gruppi di lavoro che si sono succeduti nel corso dell’ultimo anno, dopodiché ascolteremo idee, proposte e critiche dagli intervenuti.

La situazione, al momento, è più o meno questa: la copertura WiFi del centro storico potrebbe essere completata già entro la fine dell’anno. Seguiranno a ruota gli altri quartieri, con l’obiettivo di illuminare l’intero territorio comunale entro al fine del 2008 (ma probabilmente già entro la fine dell’estate). Durante la prima fase della sperimentazione saranno installati circa 150 hotspot, a crescere secondo le esigenze. L’accesso a Internet, come noto, sarà gratuito. L’accreditamento, necessario per soddisfare gli obblighi di legge, avverrà attraverso la carta regionale dei servizi, una tessera che la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ha distribuito a tutti gli abitanti a sostituzione della tessera sanitaria. Non ho molti altri dettagli da aggiungere a questo proposito, perché mi sono occupato solo superficialmente di questo versante del progetto.

L’area in cui invece ho cercato di dare il mio contributo è quella relativa ai servizi di e-democracy e di social networking, ed è di questo soprattutto che parleremo martedì. L’idea portante – in estrema sintesi, poi magari in futuro ne riparliamo – è di non distribuire a pioggia i pochi finanziamenti disponibili in tanti piccoli servizi scollegati tra loro, ma di avviare invece un circolo virtuoso che a cascata diventi stimolo per tutto il territorio nei prossimi anni. Il Comune di Pordenone promuoverà la creazione di un gruppo di lavoro (dalla forma associativa ancora in definizione), i cui componenti saranno formati allo stato dell’arte di quanto di nuovo e di buono già avviene attraverso Internet in Italia e nel mondo. A questo motore territoriale di e-democracy, come a me piace chiamarlo, spetterà il compito di avviare numerose azioni in campo culturale (raccontare con costanza le opportunità delle tecnologie, divulgare i processi, conoscere dal vivo i pensatori della società digitale), formativo (percorsi di approfondimento nelle scuole, corsi permamenti per ogni età) e soprattutto progettuale (sensibilizzare e stimolare tutti gli attori pubblici e privati della zona a cogliere opportunità concrete in Rete). Più forza acquisirà questo soggetto e maggiore sarà l’incidenza delle iniziative anche in fatto di riduzione del divario digitale, grazie a convenzioni con distributori locali, programmi di riuso dell’hardware e capacità di attrazione di associazioni e volontari in grado di diffondere strumenti e competenze. L’e-democracy in senso stretto verrà come conseguenza, stimolata da basso, ovvero come progressivo adeguamento di tutta la macchina amministrativa ai sistemi di relazione che si andranno diffondendo a Pordenone.

La sede del motore di e-democracy diventerà luogo di presenza e di incontro in pieno centro città: fulcro di incontri, sportello di competenze, biblioteca specializzata. Accanto a questo luogo fisico sarà creato un punto di incontro in Rete, ovvero un social network cittadino all’interno del quale ogni abitante, ogni azienda, ogni istituzione, ogni associazione, ma anche ogni ospite che ne intraveda beneficio, potrà accedere a strumenti di espressione e condivisione – con tutto quel che da diverso tempo vado raccontando in fatto di blog, wiki, reti sociali, aggregazioni, folksonomy, mappe, messaggistica eccetera. Il tentativo è quello di trasferire in Rete la complessità del territorio, più o meno sulla falsa riga di quanto proponevo in un mio vecchio articolo, dando alla comunicazione locale un sistema operativo eccezionalmente potente.

Evidentemente è una sfida tutta da costruire, che avrà tanto più successo quanto meno sarà raccontata con enfasi elettorale e quanto più la città sarà capace di fornire a ciascuno un motivo e uno scopo per mettere in gioco il proprio capitale sociale attraverso procedure e strumenti nuovi. La sfida sarà anche contagiare le istituzioni locali, che oggi alternano sacche di lucida visione del futuro (da cui nasce, del resto, questo progetto) a medioevali regni delle scartoffie. La sfida, infine, sta nella scommessa di una rete che non è solo metafora, ma nuova modalità di interpretazione della complessità, con il Comune che propone ma poi si fa primo fra pari, e con i cittadini che si riprendono nel tempo le responsabilità e le opportunità dell’essere abitanti del luogo che chiamano casa.

Settembre 24 2007

Pordenone 2.0

Pordenonelegge.it, la parte abitata della Rete/1

Rubo il titolo a Paolo, che ha condiviso con me una felice mattina di fine estate a Pordenonelegge.it. L’incontro che, col prestesto del libro, voleva parlare di opportunità in Internet per città e cittadini è stato soprendentemente intenso e decisamente piacevole. Come quasi sempre accade in questi casi, la differenza non la fa chi sta sul palco, ma chi ascolta. E poche volte mi è capitato un pubblico così attento, non facile all’entusiasmo, ma pronto a capire e a discutere. Sono piacevolmente sorpreso che questo sia accaduto nella mia città e nella cornice di quell’evento bibliofilo e tecnologicamente timido che per tante edizioni mi ha visto seduto nella platea delle stesse sale.

Difficile riportare tutto quello che è stato detto. Anche perché molto aveva a che fare con i progetti che il Comune di Pordenone sta cercando di realizzare nella parte abitata della Rete (rete WiFi gratuita e social networking, benedetti e finanziati dalla giunta Illy – di questo riparleremo, prima o poi). Ma due passaggi mi sono rimasti bene impressi.

Il primo è stata la risposta oltremodo franca che l’assessore comunale Gianni Zanolin, nostro ospite e motore della locale e-democracy, ha riservato a chi gli chiedeva del destino dei partiti in questo nuovo scenario internettoso e partecipato. Non hanno molto futuro, ha detto a titolo del tutto personale, e non tanto perché si voglia rinnegare la rappresentanza nelle sue manifestazioni tradizionali, ma perché la rappresentanza sta assumendo forme e tempi e interazioni del tutto nuove. Come a dire: non puoi più vivere cinque anni del voto di un momento, è necessario condividere le scelte più importanti, così come è possibile negoziare giorno per giorno la distribuzione delle responsabilità.

A volte, sulla via dell’innovazione digitale, quel che aspetti di sentir dire ai vertici istituzionali nazionali  succede invece di ascoltarlo nell’assessorato sotto casa.

Il secondo passaggio è stato l’intervento con cui una persona del pubblico ha, inconsapevolmente, tirato le conclusioni di quanto andavamo dicendo da un paio d’ore. E, su per giù, suonava così: dunque qui stiamo parlando di responsabilità. Finora potevamo addurre alibi per la nostra inattività, per il nostro lasciare che le cose andassero come andavano. Oggi no, abbiamo l’occasione e abbiamo lo strumento. Abbiamo la responsabilità – come prima, ma senza più alcuna scusa – del modo in cui vanno le cose.

Non c’era molto altro da aggiungere, no?

Settembre 13 2007

Di rientro dal rilassante RomagnaCamp, già si profila all’orizzonte lo sportivo GhiradaCamp. Benché straordinariamente vicino a casa, difficilmente potrò essere a Treviso in quei giorni (22/23 settembre). Le date infatti coincidono malauguratamente col weekend di Pordenonelegge.it, la festa del libro con gli autori, che è diventata uno dei pochi momenti dell’anno in cui vivere a Pordenone pone l’imbarazzo nello scegliere come riempire il proprio tempo libero. Dopo aver saltato le ultime tre edizioni a causa di trasferte di lavoro, quest’anno non solo sono intenzionato a seguire tutto il seguibile, ma mi è stato pure offerto un angolino di festa per presentare in patria La parte abitata della Rete.

Dunque per chi fosse interessato, l’appuntamento è per sabato 22 settembre alle 11.30 a Palazzo Gregoris (corso Vittorio Emanuele II 44, nel centro storico della città). Ospiti dell’assessorato alle politiche sociali, con cui ho collaborato di recente alla definizione di alcune strategie locali di e-democracy, approfondiremo in particolare le opportunità che Internet offre alle città e ai cittadini, beninteso che essere cittadini della Rete mal si presta al banale rispetto dei tradizionali confini territoriali.

Mi farà compagnia, insieme all’assessore comunale Giovanni Zanolin, il buon Paolo Valdemarin, che io insisto a indicare non solo tra gli sviluppatori di idee digitali fra i più aggiornati e collaborativi al mondo, ma soprattutto come divulgatore di opportunità in Rete come ne abbiamo pochi in Italia. Benché l’evento che ci concede spazio tenda a stritolare gli argomenti meno letterari (e di Internet in particolare non si parla più da quando ci si mise d’impegno Giulio Mozzi, credo), potrebbe essere quanto meno una piacevole occasione per aprire un dibattito con chi in zona si occupa di reti sociali e dintorni.

Gennaio 22 2006

Reduce dal carrozzone caciarone e ipersponsorizzato della fiamma olimpica, stasera ho particolare simpatia per gli attivisti no global.

Febbraio 25 2005

– Varda, el xe ‘rivà. Senti la banda.
– Ah, ma la signora Franca no la xe.
– No, il Gasetìn dise che la ga l’influensa.
– Ehhh, ma che pecà…
– Ah, i xe tanto carini!
– Signora, davvero una bella coppia!
– I xe cussì unìdi. Proprio carini.
– Che lui xe un bon presidente. Almen lu xe visìn a la gente.
– Oh sì, guardi. Mi ogi go preso ferie per vegnir qui.
– Ah, ma che pecà che no la xe la Franca…

Luglio 6 2004

«Per la prima volta un presidente di Provincia ha letto la formula di rito anche in pordenonese. “Prometo – ha giurato De Anna – de eser fedel a la Republica, de oservar lealmente la Costitusion, le legi de lo Stato e de la Region e lo statuto de la Provincia, de far el me dover del me uficio ne l’ interese del l’ Aministrasion par el ben de tuti”.»
Ansa Friuli Venezia Giulia

Marzo 4 2004

Cronache di Pleasentville, Fvg (2)
«Ieri in Piazza Risorgimento a Pordenone il tempestivo intervento delle forze dell’ordine ha impedito a un cittadino italiano “turbolento” di rivolgersi in modo violento contro un autista che aveva chiesto conto del biglietto. In realtà l’autista già da diversi di giorni aveva osservato che l’utente si serviva del trasporto pubblico locale da Zoppola a Pordenone senza pagare il biglietto. Ad attendere l’arrivo dell’autobus in piazza Risorgimento c’erano i poliziotti che hanno potuto verificare e identificare il passeggero che non si comportava come previsto dalla legge e usava atteggiamenti poco rassicuranti.» (da Il Gazzettino)

Febbraio 19 2004

«Sono sparite altre due anatre tra quelle che stazionano nei dintorni del ponte di Adamo ed Eva e le rive circostanti del fiume Noncello in centro a Pordenone. Nelle transenne provvisorie in legno sopra il ponte appare l’avviso del furto degli animali che erano state adottati dai passanti e alimentate ogni giorno, col risultato che avevano preso confidenza e si facevano avvicinare. Di questo fatto qualcuno ne ha approfittato per portarsene qualcuna a casa e poi, con tutta probabilità, fino dentro la pentola.» (Il Gazzettino)

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