Top

Tag: pordenone

Settembre 18 2008
Luglio 22 2008

Un’evoluzione del WiFi cittadino a Pordenone che interesserà ad Alfonso Fuggetta, con cui tempo fa ci si confrontava sull’impostazione delle reti civiche di accesso a Internet. Lui sostenendo l’ormai valida e potenzialmente economica alternativa degli operatori di telefonia mobile, io restando affezionato all’idea di un città che si fa materialmente la propria rete. Bene, viene fuori che con il cambio di giunta, qui in Friuli Venezia Giulia, la Regione non starebbe mantenendo gli impegni presi nella convenzione con il Comune di Pordenone. Terminata la prima fase di sperimentazione, ora l’investimento regionale (intorno agli 800 mila euro) avrebbe permesso di completare e rendere operativa l’infrastruttura su tutto il territorio comunale entro l’anno.

Quei soldi non si sono visti e, a quanto dicono i giornali locali, nessuno ha ancora risposto ai solleciti. Il che fa pensare a un disimpegno della nuova giunta Tondo (da aprile, come noto, al posto di Illy), che a sua volta porterebbe a un contenzioso legale eccetera. Ma poco importa qui il caso politico. Più interessante è il fatto che l’amministrazione comunale di Pordenone avrebbe l’intenzione di rispettare comunque l’impegno preso con i cittadini. Se la situazione non si dovesse sbloccare sul fronte WiFi, l’alternativa sarebbe stipulare una convenzione con un operatore mobile, distribuendo pc-card (le chiavette Hdspa, immagino) e rendere gratuite le connessioni entro i confini locali. In questo caso il costo stimato scenderebbe a 450 mila euro, dice il Gazzettino (ma sono dati su cui io non ho alcuna conferma diretta e che prenderei, per esperienza, con molta prudenza), un investimento che a quel punto diventerebbe forse sopportabile per le sole casse comunali.

Questo porta acqua alle tesi di Fuggetta, in qualche modo. Sarà interessante vedere come proseguirà la vicenda. Io invece sono un po’ più preoccupato della fine che sembra stia per fare tutto il lavoro svolto a suo tempo con l’ampio gruppo di lavoro locale per le strategie di e-democracy, il quale immagino sarebbe il primo a saltare in caso di drastica contrazione dei costi. Anche il fatto che i lavori preparatori siano nel frattempo spariti dall’apposita sezione del sito del Comune non rassicura, da questo punto di vista.

Sullo stesso tema, ma cambiando località, mi sono appuntato anche l’interessante accordo stretto dall’amministrazione comunale di Arezzo con Fon, di cui dava notizia nei giorni scorsi Stefano Vitta. Qui il modello è in qualche modo terzo: il Comune promuove il WiFi civico e dà il là installando hotspot nei punti strategici della città. Ma poi sta ai cittafini estenderla mettendo a disposizione la propria connessione secondo le regole e le soluzioni tecniche già note della comunità dei foneri. Chi condivide la banda, accede gratuitamente ovunque sia disponibile un accesso di questo tipo in città. Gli altri cittadini hanno diritto comunque ad alcuni minuti gratuiti. Non sarà la soluzione definitiva al digital divide – qui il vantaggio mi sembra soprattutto degli utenti più smaliziati – ma è un formato di rete civica comunque interessante, nella quale i residenti sono coinvolti attivamente.

Aprile 13 2008

Fuggetta rilancia il discorso sulle reti WiFi cittadine con una versione estesa e argomentata del sassolino gettato nello stagno l’altro giorno. Da leggere. In sostanza: la pur benemerita iniziativa pubblica dovrebbe sì sostenere la diffusione dell’accesso a Internet, ma senza disperdere investimenti o mettersi a fare un lavoro che non è il suo. Interessante soprattutto quando sottolinea il rischio che l’avventatezza di oggi potrebbe fossilizzare il problema, piuttosto che risolverlo in modo più veloce ed efficiente.

Mi sto convincendo del fatto che la maggior distanza tra il suo punto di vista e il mio è che quando parliamo di WiFi cittadine pensiamo a due realtà molto diverse. Lui a Milano, io a Pordenone. Un milione e mezzo di persone (che raddoppiano durante il giorno)  in un caso, cinquantamila nell’altro. Chiaro: investimenti, opportunità e potenzialità vanno di pari passo; ma non solo. Parliamo di maturità, stili e consapevolezze molto diversi in fatto di comunicazione. Parliamo di opportunità, molto diverse, anche. E di primi passi che forse Milano ha già fatto da tempo, con le sue reti civiche antelucane e i suoi servizi in tempo reale, mentre Pordenone – così come tante altre località medio-piccole alla periferia dell’impero – ancora deve immaginare di poter compiere.

Insisto dunque sul mio punto, di un valore che so molto residuale rispetto al ragionamento proposto da Fuggetta: vivo la costruenda rete WiFi della mia città come una grande opportunità culturale, molto prima che tecnologica. E mi piace l’entusiasmo candido e genuino che le sta girando intorno. Mi piace che quando i tecnici – comunali e delle società regionali specializzate, secondo un peculiare modello di outsourcing comunque interno alla pubblica amministrazione – installano una nuova antennina in una via del centro si formi subito un capannello di gente. Mi piace che il telefono dei referenti in Municipio suoni spesso, e che questi rispondano di problemi tecnici che stanno cercando di risolvere e non di accordi commerciali ancora da definire. Mi piace che laddove il Comune tentenna in cerca di soluzione, i cittadini comincino a proporre la loro idea. Mi piace che le persone si lamentino del fatto che il loro quartiere non è ancora raggiunto.

Sono certo, pur non potendo supportare la mia affermazione con argomenti da tecnico o da imprenditore, che la chiavetta di una telecom non avrebbe lo stesso impatto sulla comunità. Almeno oggi, almeno per un po’. Fatto il primo passo, stimolata una domanda di rete e un’offerta di contenuti/servizi/relazioni, le esigenze forse saranno altre e ne potremo riparlare. Ma viste le cifre in gioco (per ora l’equivalente di quattro o cinque rotonde, a Pordenone), mi sento di appoggiare l’investimento, fosse anche a fondo perduto. In fondo stiamo parlando di come arrivare nello stesso posto, soltanto seguendo strade diverse ed entrambe ancora da esplorare.

Aprile 10 2008

Da Alfonso Fuggetta è in corso un interessante dibattito (ripreso anche da Federico Fasce) riguardo all’’opportunità di creare reti WiFi cittadine quando ormai le infrastrutture della telefonia mobile, grazie soprattutto alle nuove e pubblicizzatissime chiavette dati, consentono ovunque accessi a Internet competitivi in velocità e costi. Perché dunque duplicare investimenti e disperdere risorse, si chiede più di qualcuno. Le opinioni emerse nei commenti al post originale sono molto varie e in genere ben documentate, ne consiglio la lettura. Io non sono un tecnico in senso stretto e non mi sento di avere ancora una posizione forte sull’argomento, tuttavia sono particolarmente sensibile allo sviluppo di reti wireless locali per via della sperimentazione in corso nella mia città. Dunque provo a isolare qualche ulteriore punto a mio parere significativo, badando a non farmi condizionare troppo da tutto il male che penso dei gestori di telefonia mobile.

C’è un aspetto commerciale. Nel caso del WiFi cittadino, la città si costruisce la sua rete, stabilisce le regole di accesso e gestione, identifica il fornitore di banda più conveniente tramite bando, quindi i cittadini usufruiscono di un servizio gestito da loro stessi e pagato dal governo locale con i soldi di tutti. L’’amministrazione pubblica, ideale garanzia degli interessi pubblici, si pone tra il cittadino/utente e l’’operatore commerciale. Il cittadino/utente non ha nemmeno bisogno di sapere chi gli fornisce la banda, poiché il suo interlocutore è l’amministrazione pubblica, per definizione non commerciale. Nel caso in cui la stessa città preferisse invece attivare convenzioni con un operatore di telefonia mobile per l’’uso delle sua infrastrutture dati ad alta velocità, a prescindere dalle condizioni economiche, il rapporto tra cittadino e fornitore tornerebbe a essere diretto e commerciale, con l’’istituzione di garanzia pubblica che si fermerebbe a monte del processo o comunque a sostegno soltanto esterno dello stesso. D’’accordo, sto spaccando il capello in quattro e magari strizzo l’’occhio al più bieco veterocomunismo; ma se penso al mercato attuale della telefonia in Italia, a me non sembra una banalità e propendo nettamente per la prima possibilità.

C’’è, di conseguenza, un aspetto politico. Portando quanto appena detto all’’esasperazione, potremmo dire che nel caso delle WiFi cittadine la connettività a Internet cessa di essere un semplice servizio (commerciale o meno) per diventare un diritto pubblico, parte del bouquet di diritti e doveri insiti nella cittadinanza. Per quello che ho capito di Internet, e sperando di riuscire a scansare ogni paraocchi ideologico, è un’’ipotesi che mi piace parecchio.

C’è un aspetto geografico. La città si può costruire tutte le reti che vuole, ma limitatamente al proprio territorio. Il gestore di telefonia ha, in genere, reti nazionali. Col WiFi cittadino io navigo gratis in tutta la città, ma appena mi sposto nel paese vicino torno ad aver bisogno di connettività, fissa o mobile che sia, personale. Dunque non esaurisco, ammesso che il WiFi pubblico sia mai in grado di farlo veramente, tutte le mie necessità di collegamento in Rete. Questo, a ben vedere, porta acqua al mulino della convenzione con un operatore di telefonia: con la stessa chiavetta che uso a casa e in giro per la città, oggi posso continuare a collegarmi ovunque mi capiti di andare e a una velocità per la prima volta competitiva con i collegamenti Adsl. Grazie al roaming internazionale, con lo stesso dispositivo potrei connettermi perfino all’’estero. Nello stesso tempo, questo aspetto complica un po’ la definizione della convenzione locale: io amministrazione pubblica ti regalo la chiavetta dell’’operatore XY, vincitore di bando pubblico, ti pago tutta la banda che consumerai quando sarai servito dalle celle telefoniche locali (o anche soltanto un forfait annuale), ma al di fuori di ciò diventi un cliente a tutti gli effetti di quell’operatore oppure sei costretto ad attivare un altro contratto personale. Non so, assomiglia sempre più al prospetto di opzioni ed eccezioni che tanto mi fa detestare le tariffe della telefonia contemporanea. Ma certo, il punto di forza della connettività che non conosce confini – in assenza di iniziative pubbliche nazionali – è notevole.

C’è un aspetto progettuale. I tempi pubblici sono dilatati, le reti WiFi che vengono timidamente avviate oggi sono state discusse e progettate non meno di anno fa, quando l’’alternativa della chiavetta Usb/Hsdpa non esisteva ancora, mentre il supporto WiFi era già di serie nella maggior parte dei portatili in commercio. Questo non toglie il fatto che quei progetti oggi possano essere riconsiderati alla luce dell’’avanzamento tecnologico, ma è un elemento che va tenuto presente nel giudicarle.

C’’è infine un aspetto divulgativo, poco concreto magari, ma a cui io tengo molto. L’’iniziativa civica difficilmente riuscirà ad andare oltre l’’offerta di una connettività base, il minimo etico garantito per tutti: la rete potrebbe essere più lenta, affollata e vincolata di quanto un power user sarà mai disposto ad accettare. Chi lavora su/attraverso Internet, così come chi scarica pesantemente audio e video, si terrà aggrappato all’’Adsl o alla fibra ottica ancora per un bel po’’, limitandosi a sfruttare la copertura wireless gratuita durante passeggiate in centro o gite al parco. Ma la città che stende la sua rete e connette i suoi nodi, e non semplicemente un sindaco che promuove l’’abbonamento facilitato alla linea dati di una telecom, ha un impatto simbolico e divulgativo molto più profondo, in grado di raggiungere e coinvolgere anche le fette di popolazione meno facili da interessare e abilitare. Fatevi raccontare quanti anziani hanno affollato lunedì la prima uscita pubblica del WiFi civico di Pordenone, per dire. Date un’’occhiata all’esperienza modulare e partecipata di Ile Sans Fil, progetto canadese che anche Pordenone amerebbe emulare, una volta realizzato lo scheletro di base. Si costruisce tutti insieme qualcosa di nuovo ed è una cesura culturale e tecnologica forte, un inizio che mette tutti sullo stesso piano, non soltanto un’opportunità calata dall’altro che i soliti digerati potranno decodificare e sfruttare per un risparmio peraltro contenuto. Io su questo qualche rischio di disperdere risorse e investimenti sarei disposto a correrlo.

I miei due centesimi. 🙂

Dicembre 12 2007

Aggiornamenti:

– Mauro Del Pup ha ripreso in video il mio intervento (e spero anche gli altri) e lo ha pubblicato sul suo blog Idee per Cordenons.

Giorgio Jannis ha messo a disposizione i contenuti del suo intervento.

– Il Comune di Pordenone ha aperto uno spazio di approfondimento all’interno del proprio sito.

Dicembre 6 2007

A quanti a suo tempo si interessarono ai progetti dell’amministrazione comunale della mia città in fatto di accesso pubblico a Internet e servizi in Rete, segnalo un incontro che si terrà martedì 11 dicembre, alle ore 15, nella sala convegni della Camera di Commercio di Pordenone (mappa, invito). Il pomeriggio sarà introdotto dall’assessore alle politiche sociali Giovanni Zanolin, referente per il progetto, e sarà concluso dall’assessore regionale ai sistemi informativi Gianni Pecol Cominotto. Presenteremo le idee emerse nei vari gruppi di lavoro che si sono succeduti nel corso dell’ultimo anno, dopodiché ascolteremo idee, proposte e critiche dagli intervenuti.

La situazione, al momento, è più o meno questa: la copertura WiFi del centro storico potrebbe essere completata già entro la fine dell’anno. Seguiranno a ruota gli altri quartieri, con l’obiettivo di illuminare l’intero territorio comunale entro al fine del 2008 (ma probabilmente già entro la fine dell’estate). Durante la prima fase della sperimentazione saranno installati circa 150 hotspot, a crescere secondo le esigenze. L’accesso a Internet, come noto, sarà gratuito. L’accreditamento, necessario per soddisfare gli obblighi di legge, avverrà attraverso la carta regionale dei servizi, una tessera che la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ha distribuito a tutti gli abitanti a sostituzione della tessera sanitaria. Non ho molti altri dettagli da aggiungere a questo proposito, perché mi sono occupato solo superficialmente di questo versante del progetto.

L’area in cui invece ho cercato di dare il mio contributo è quella relativa ai servizi di e-democracy e di social networking, ed è di questo soprattutto che parleremo martedì. L’idea portante – in estrema sintesi, poi magari in futuro ne riparliamo – è di non distribuire a pioggia i pochi finanziamenti disponibili in tanti piccoli servizi scollegati tra loro, ma di avviare invece un circolo virtuoso che a cascata diventi stimolo per tutto il territorio nei prossimi anni. Il Comune di Pordenone promuoverà la creazione di un gruppo di lavoro (dalla forma associativa ancora in definizione), i cui componenti saranno formati allo stato dell’arte di quanto di nuovo e di buono già avviene attraverso Internet in Italia e nel mondo. A questo motore territoriale di e-democracy, come a me piace chiamarlo, spetterà il compito di avviare numerose azioni in campo culturale (raccontare con costanza le opportunità delle tecnologie, divulgare i processi, conoscere dal vivo i pensatori della società digitale), formativo (percorsi di approfondimento nelle scuole, corsi permamenti per ogni età) e soprattutto progettuale (sensibilizzare e stimolare tutti gli attori pubblici e privati della zona a cogliere opportunità concrete in Rete). Più forza acquisirà questo soggetto e maggiore sarà l’incidenza delle iniziative anche in fatto di riduzione del divario digitale, grazie a convenzioni con distributori locali, programmi di riuso dell’hardware e capacità di attrazione di associazioni e volontari in grado di diffondere strumenti e competenze. L’e-democracy in senso stretto verrà come conseguenza, stimolata da basso, ovvero come progressivo adeguamento di tutta la macchina amministrativa ai sistemi di relazione che si andranno diffondendo a Pordenone.

La sede del motore di e-democracy diventerà luogo di presenza e di incontro in pieno centro città: fulcro di incontri, sportello di competenze, biblioteca specializzata. Accanto a questo luogo fisico sarà creato un punto di incontro in Rete, ovvero un social network cittadino all’interno del quale ogni abitante, ogni azienda, ogni istituzione, ogni associazione, ma anche ogni ospite che ne intraveda beneficio, potrà accedere a strumenti di espressione e condivisione – con tutto quel che da diverso tempo vado raccontando in fatto di blog, wiki, reti sociali, aggregazioni, folksonomy, mappe, messaggistica eccetera. Il tentativo è quello di trasferire in Rete la complessità del territorio, più o meno sulla falsa riga di quanto proponevo in un mio vecchio articolo, dando alla comunicazione locale un sistema operativo eccezionalmente potente.

Evidentemente è una sfida tutta da costruire, che avrà tanto più successo quanto meno sarà raccontata con enfasi elettorale e quanto più la città sarà capace di fornire a ciascuno un motivo e uno scopo per mettere in gioco il proprio capitale sociale attraverso procedure e strumenti nuovi. La sfida sarà anche contagiare le istituzioni locali, che oggi alternano sacche di lucida visione del futuro (da cui nasce, del resto, questo progetto) a medioevali regni delle scartoffie. La sfida, infine, sta nella scommessa di una rete che non è solo metafora, ma nuova modalità di interpretazione della complessità, con il Comune che propone ma poi si fa primo fra pari, e con i cittadini che si riprendono nel tempo le responsabilità e le opportunità dell’essere abitanti del luogo che chiamano casa.

Settembre 24 2007

Pordenone 2.0

Pordenonelegge.it, la parte abitata della Rete/1

Rubo il titolo a Paolo, che ha condiviso con me una felice mattina di fine estate a Pordenonelegge.it. L’incontro che, col prestesto del libro, voleva parlare di opportunità in Internet per città e cittadini è stato soprendentemente intenso e decisamente piacevole. Come quasi sempre accade in questi casi, la differenza non la fa chi sta sul palco, ma chi ascolta. E poche volte mi è capitato un pubblico così attento, non facile all’entusiasmo, ma pronto a capire e a discutere. Sono piacevolmente sorpreso che questo sia accaduto nella mia città e nella cornice di quell’evento bibliofilo e tecnologicamente timido che per tante edizioni mi ha visto seduto nella platea delle stesse sale.

Difficile riportare tutto quello che è stato detto. Anche perché molto aveva a che fare con i progetti che il Comune di Pordenone sta cercando di realizzare nella parte abitata della Rete (rete WiFi gratuita e social networking, benedetti e finanziati dalla giunta Illy – di questo riparleremo, prima o poi). Ma due passaggi mi sono rimasti bene impressi.

Il primo è stata la risposta oltremodo franca che l’assessore comunale Gianni Zanolin, nostro ospite e motore della locale e-democracy, ha riservato a chi gli chiedeva del destino dei partiti in questo nuovo scenario internettoso e partecipato. Non hanno molto futuro, ha detto a titolo del tutto personale, e non tanto perché si voglia rinnegare la rappresentanza nelle sue manifestazioni tradizionali, ma perché la rappresentanza sta assumendo forme e tempi e interazioni del tutto nuove. Come a dire: non puoi più vivere cinque anni del voto di un momento, è necessario condividere le scelte più importanti, così come è possibile negoziare giorno per giorno la distribuzione delle responsabilità.

A volte, sulla via dell’innovazione digitale, quel che aspetti di sentir dire ai vertici istituzionali nazionali  succede invece di ascoltarlo nell’assessorato sotto casa.

Il secondo passaggio è stato l’intervento con cui una persona del pubblico ha, inconsapevolmente, tirato le conclusioni di quanto andavamo dicendo da un paio d’ore. E, su per giù, suonava così: dunque qui stiamo parlando di responsabilità. Finora potevamo addurre alibi per la nostra inattività, per il nostro lasciare che le cose andassero come andavano. Oggi no, abbiamo l’occasione e abbiamo lo strumento. Abbiamo la responsabilità – come prima, ma senza più alcuna scusa – del modo in cui vanno le cose.

Non c’era molto altro da aggiungere, no?

Settembre 13 2007

Di rientro dal rilassante RomagnaCamp, già si profila all’orizzonte lo sportivo GhiradaCamp. Benché straordinariamente vicino a casa, difficilmente potrò essere a Treviso in quei giorni (22/23 settembre). Le date infatti coincidono malauguratamente col weekend di Pordenonelegge.it, la festa del libro con gli autori, che è diventata uno dei pochi momenti dell’anno in cui vivere a Pordenone pone l’imbarazzo nello scegliere come riempire il proprio tempo libero. Dopo aver saltato le ultime tre edizioni a causa di trasferte di lavoro, quest’anno non solo sono intenzionato a seguire tutto il seguibile, ma mi è stato pure offerto un angolino di festa per presentare in patria La parte abitata della Rete.

Dunque per chi fosse interessato, l’appuntamento è per sabato 22 settembre alle 11.30 a Palazzo Gregoris (corso Vittorio Emanuele II 44, nel centro storico della città). Ospiti dell’assessorato alle politiche sociali, con cui ho collaborato di recente alla definizione di alcune strategie locali di e-democracy, approfondiremo in particolare le opportunità che Internet offre alle città e ai cittadini, beninteso che essere cittadini della Rete mal si presta al banale rispetto dei tradizionali confini territoriali.

Mi farà compagnia, insieme all’assessore comunale Giovanni Zanolin, il buon Paolo Valdemarin, che io insisto a indicare non solo tra gli sviluppatori di idee digitali fra i più aggiornati e collaborativi al mondo, ma soprattutto come divulgatore di opportunità in Rete come ne abbiamo pochi in Italia. Benché l’evento che ci concede spazio tenda a stritolare gli argomenti meno letterari (e di Internet in particolare non si parla più da quando ci si mise d’impegno Giulio Mozzi, credo), potrebbe essere quanto meno una piacevole occasione per aprire un dibattito con chi in zona si occupa di reti sociali e dintorni.

Gennaio 22 2006

Reduce dal carrozzone caciarone e ipersponsorizzato della fiamma olimpica, stasera ho particolare simpatia per gli attivisti no global.

Febbraio 25 2005

– Varda, el xe ‘rivà. Senti la banda.
– Ah, ma la signora Franca no la xe.
– No, il Gasetìn dise che la ga l’influensa.
– Ehhh, ma che pecà…
– Ah, i xe tanto carini!
– Signora, davvero una bella coppia!
– I xe cussì unìdi. Proprio carini.
– Che lui xe un bon presidente. Almen lu xe visìn a la gente.
– Oh sì, guardi. Mi ogi go preso ferie per vegnir qui.
– Ah, ma che pecà che no la xe la Franca…

1 2 3 4 5