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Tag: giornalismo

Luglio 25 2003

Alcune opinioni interessanti sulla pubblicazione delle foto dei cadaveri dei figli di Saddam Hussein, letti sui giornali di oggi:

Iraq, ritorno al passato
Furio Colombo sull’Unità

Trofei di guerra per Bush: “Così convinciamo gli scettici”
Vittorio Zucconi su Repubblica

Quando si esibisce il nemico morto
Tahar Ben Jelloun su Repubblica

Commento
di Gianni Riotta sul Corriere

Il Rischio di farne dei martiri
Editoriale della Stampa

Luglio 24 2003

apertura del 24/7 pomeriggio apertura del 24/7 pomeriggio
apertura del 24/7 pomeriggio apertura del 24/7 pomeriggio

E non vale leggere i titoli.

È mai possibile che in Italia ci cadiamo ogni volta? Ora, i due non erano certo stinchi di santi e la notizia c’è tutta, per carità. Ma un briciolo di dignità spetta anche al peggiore degli uomini, mi pare. Se non sbaglio lo dice perfino la Convenzione di Ginevra. Tant’è che nemmeno la più becera tra le breaking news digitali americane – e lì non sono certo educande del giornalismo – s’azzarda a mettere in home page una di queste foto, riservando a pagine interne la vista delle prove fornite dall’amministrazione americana (che quando vuole non si fa problemi a mostrarle, le prove).

Da noi va così: Repubblica.it abbozza (e rimanda con avviso esplicito alle immagini più crude), La Stampa non risparmia neppure la peggiore, Corriere.it ci casca, ma poi cambia idea e decide di aprire su Fazio. Prende nettamente le distanze L’Unità, che in serata fa scorrere accanto alla testata una scritta secondo la quale non pubblicherà né online né sul giornale di domani le «macabre immagini».

Da stasera, dopo che anche i tg avranno fatto la loro parte, – scommettiamo? – via libera alle solite, pretestuose polemiche sulla deontologia, sul dovere di cronaca e sul ruolo dell’informazione.

Luglio 23 2003

Oggi ho fatto due scoperte inaspettate.

La prima: non tutti amano il direttore di Panorama Carlo Rossella. Pensavo fosse un’eventualità statisticamente irrilevante, di fronte alle folle di giornalisti, politici e salottieri in estatica adorazione di cui si legge in giro. Al contrario, sull’estratto del procedimento disciplinare dell’Ordine dei Giornalisti di Milano per la ben nota copertina del settimanale con la chioma di Berlusconi ritoccata leggo che: «la piaggeria non è un illecito disciplinare, anche se è qualcosa di peggio sul piano morale individuale».

La seconda: il buon Massimo Mantellini, onesto fustigatore dei vizi della stampa tecnica (e non solo), si è letto l’ultimo numero di Internet News e spende anche alcune parole buone sul mio lavoro. Beh, mi ha fatto molto piacere.

Luglio 17 2003

Io e la giurisprudenza siamo appena lontani conoscenti. Nemmeno gli auguri di Natale, per dire. Però una cosa mi ha sempre affascinato, durante i nostri lontani incontri all’università: l’idea di certezza del diritto. Con parole che farebbero inorridire un giurista, significa qualcosa del tipo: non deve esistere nessun dubbio su quali siano le norme in vigore in un dato momento in un certo luogo.

Così è, tutto sommato. Certo, potremmo aprire numerose parentesi su come la legge in alcuni momenti possa diventare più certa per alcuni cittadini rispetto ad altri, ma è un ragionamento che ci porterebbe fuori strada.

Non rientra nel concetto di certezza del diritto quanto concerne la sua comunicazione. O meglio: la legge è certa, la Gazzetta Ufficiale è il suo profeta e gli avvocati sono i suoi sacerdoti. Con ciò la coscienza dello Stato è pulita, e tutto sommato tanto mi basta. M’incuriosisce però sapere quanti fra i non iniziati consultano abitualmente la GU o – quando hanno un dubbio sulle strade in cui è obbligatorio tenere accesi i fari dell’auto di giorno – vanno a cercare la norma in un repertorio giuridico ufficiale.

Lo leggono sul giornale, giusto? Qui volevo arrivare.

Quelle che seguono sono solo le principali tra le centinaia d’informazioni ridondanti a cui siamo stati sottoposti negli ultimi cinque anni in merito al codice della strada e tengono conto solo in minima parte della lunga coda di polemiche, comunicazioni, correzioni, riformulazioni e precisazioni che hanno seguito ogni novità su quotidiani, tv e testi parlamentari.

26 marzo 1998, anticipazioni sulla riforma del codice della strada: multe salate a chi usa il telefonino senza viva voce, pene più severe a chi guida sbronzo, via il bollo dal parabrezza, nuovi limiti alla sosta. Si scatena il dibattito su quali accessori rendono legale la telefonata in auto, creando parecchia confusione in materia.

21 ottobre 1998, un regolamento cambia forma e dimensioni della targa, reintroducendo la sigla della provincia che era stata tolta pochi mesi prima. In vigore dal gennaio del 1999. Si riaccende il vecchio dibattito di costume sul campanilismo.

10 gennaio 1999, decreto ministeriale: le multe rincarano per adeguarsi al costo della vita. Si accende il dibattito su quanto sia giusto che le contravvenzioni siano trattate come i pomodori.

3 giugno 1999, un decreto ministeriale introduce modifiche alla gestione delle revisioni obbligatorie degli autoveicoli. Si accende il dibattito su dove si può e dove non si può fare la revisione, con quale procedura e con quali prezzi.

28 settembre 2000, nuove regole sulla revisione dei motocicli. Si riaccende lo stesso dibattito sulle revisioni delle auto, ma pochi se ne accorgono; gli altri si buttano nella mischia.

29 dicembre 2000, il ministero della Giustizia decide che il Codice si adegua al costo della vita per la terza volta in otto anni e aumenta le multe. Insurrezione popolare: nemmeno la rucola è aumentata tanto.

8 marzo 2001, arrivano la patente a punti, il patentino per i motorini, le targhe personalizzate; i nuovi limiti di velocità e la scuola guida anche in autostrada. Ma è una legge delega, e il Governo ha 9 mesi di tempo per i decreti di attuazione. Si accende il dibattito su una novità talmente nuova che nella pratica non è ancora una novità.

15 gennaio 2002, arrivano la patente a punti, il patentino per i motorini, le targhe personalizzate; i nuovi limiti di velocità e la scuola guida anche in autostrada. La riforma del Codice della strada è appena in discussione in Parlamento. Si riaccende il dibattito sul fatto che questa novità l’abbiamo già sentita.

20 febbraio 2002, arrivano la patente a punti, il patentino per i motorini, le targhe personalizzate; i nuovi limiti di velocità e la scuola guida anche in autostrada. La legge è approvata e pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Si accende il dibattito sul fatto che ormai la notizia è vecchia e non ci crede più nessuno.

30 luglio 2002, entra in vigore il decreto che anticipa alcune norme del nuovo codice della strada. Diventa obbligatorio accendere i fari in autostrada e sulle principali strade extraurbane con gli anabaglianti accesi anche di giorno. Si accende il dibattito su quali strade extraurbane siano principali e quali no e non se ne viene a capo.

27 giugno 2003, il Consiglio dei ministri approva il decreto che introduce e integra le nuove norme del Codice della strada. Arrivano la patente a punti, controlli più severi, fari accesi anche sulle strade extraurbane. Però stavolta è vero, tanto è vero che si parla già di cambiare.

Da qui in poi la storia è ben nota: la falsa partenza, la tabella dei punti, gli incerti modi per recuperarli, i controlli e i record negativi, i 250 emendamenti, le questioni da riconsiderare, i provvedimenti ancora da attuare, i limiti da aggiornare, i risultati sul numero di incidenti e di vittime che sono talmente discordanti da non essere ancora molto attendibili.

Prima di partire per le vacanze, meglio guardare il tg per gli aggiornamenti. Del codice, non del traffico.

Tutto questo per dire che cosa?

Che non sarebbe male se i politici prima e i giornalisti poi trattassero questioni di ricaduta sociale così rilevante con un po’ più di rigore e professionalità. Perché, più che in altri campi, sulla strada il cittadino difficilmente ci va accompagnato dal suo avvocato. Se c’è un posto dove è il caso che un cittadino abbia certezza del diritto in modo autonomo, credo che questo sia l’automobile.

Che un codice della strada si può cambiare, ma quando si cambia la migrazione alle nuove regole andrebbe gestita senza correre il rischio di dare risposte vaghe e imprecise, di creare il caso politico e di dover ricorrere per mesi agli emendamenti.

Che sarebbe auspicabile che un codice della strada avesse una vita un po’ più lunga del Cda della Rai e non fosse aggiornato, revisionato, modificato un paio di volte all’anno, fatto salvo il recepimento delle normative comunitarie (e questo, tutto sommato, dovrebbe valere anche per la riforma della scuola).

Che chi informa dovrebbe forse contestualizzare meglio leggi così importanti, senza cadere nei banali tranelli della comunicazione politica. Non credo si possa pretendere che un lettore/spettatore medio abbia sempre la concentrazione e la preparazione necessaria per ricostruire l’iter di una legge e distinguere le novità rilevanti dagli annunci e dalle polemiche di second’ordine.

E infine che oggi sul Corriere della Sera c’è un divertente articolo di Severgnini sull’argomento.

Giugno 18 2003

Denunce

Poche chiacchiere, principi importanti. Oggi il Barbiere della Sera è tornato a essere quella voce della coscienza (un po’ sporca) dei giornalisti che sapeva essere un tempo. Pubblica in prima pagina due pezzi da leggere e far leggere: uno indignato, con appendice di risposta appassionata. Uno preoccupato.

Marzo 19 2003

Mozzarella di BufalaNon ho mai nascosto di non provare simpatia per le catene che girano in Rete.

Non sono i messaggi in sé: mi fa piacere se un amico approfitta di un testo o un’immagine che ritiene divertente per mandarmi un saluto. Nella peggiore delle ipotesi lo metto da parte e lo leggo quando ho tempo. Quello che non tollero proprio sono le bufale, i messaggi falsi che diffondono presunti appelli umanitari e che in realtà si prendono gioco di chi li invia in buona fede. La maggior parte sono note da mesi, se non da anni: è quindi sufficiente un po’ di prudenza e spirito critico prima di contribuire alla sua diffusione.

I miei contributi alla causa anti-bufala sono due.

Uno. C’è chi si dedica con passione a smascherare i messaggi falsi. Ecco tre buoni indirizzi da consultare sempre prima di inoltrare un messaggio (anche quando non si nutrono molti dubbi sull’autenticità):

Due. Ogni volta che ricevo un messaggio di questo tipo, controllo di persona. Una volta li cancellavo e basta. Ora, se scopro che è una bufala nota (e succede nel 90% dei casi), rispondo al mittente facendoglielo notare e fornendogli documentazione utile. Il risultato, di solito, è: (a) il mittente s’arrabbia, la prende come un’offesa personale e mi cancella dalla sua rubrica; (b) risponde con un lungo messaggio, nel quale mi spiega le profonde motivazioni che lo hanno spinto a inoltrare la bufala, non senza sottolineare il suo senso di tradimento una volta scoperto l’inganno; (c) tace e si vergogna più del necessario; (d) tace e se ne frega.
Quella di oggi, per esempio, era una d.

Qualunque sia la reazione, sono sicuro che alla prossima occasione, l’incauto mittente ci penserà una volta di più prima di premere il tasto Invia. O, nella peggiore delle ipotesi, di scrivermi ancora.

L’importante, in fin dei conti, è prenderla con ironia.

Marzo 6 2003

L’Ansa lascia cadere una buccia di banana, qualche giornale serio ci scivola sopra. L’effetto è divertente, per chi ha un minimo di familiarità con Internet.

(ANSA) – NAPOLI, 5 MAR -Sono gia’ tutti disponibili in internet i brani dell’edizione 2003 del festival di Sanremo. Le canzoni, in formato MP3, sono scaricabili direttamente agli indirizzi dei siti gestiti dagli hacker. La corsa alla riproduzione clandestina e’ stata vinta quest’anno dai pirati della rete internet che hanno anticipato il commercio clandestino delle cassette e dei cd. Gettonatissime le canzoni di Alex Britti, di Alexia e di Cammariere.
2003-03-06 – 14:04:00

Complice un’agenzia ancora più divertente girata in mattinata (e della quale non ho ancora trovato l’originale), la notizia prende presto forma sui quotidiani online. E non solo nei rulli di agenzia, che entrano in circolo in modo quasi automatico. Così scrive il Corriere ancora a metà pomeriggio nel suo speciale Sanremo (prima che Paolo Ottolina intervenisse con un pezzo ben più sensato):

TUTTI I BRANI SUL WEB – I nuovi brani infatti sono già tutti disponibili sul Web. Le canzoni, in formato Mp3, si possono scaricare agli indirizzi dei siti gestiti dagli hacker. Basta far parte di un gruppo informatico, come quello denominato WinMX, e scaricare il software che permette l’accesso dell’utente in una comunità informatica (file sharing) dove ognuno mette a disposizione degli altri materiale di diverso genere e, a volte, come in questo caso, brani musicali. Una volta entrati nel sito, basta mettersi in coda ed aspettare il proprio turno per scaricare i pezzi scelti. Gettonatissime le canzoni di Alex Britti, di Alexia e di Cammariere. Il sistema, che si basa sulla suddivisione dei dati su innumerevoli computer che li convogliano in un unico sito, rende impossibile la localizzazione e l’oscuramento della banca dati raggirando così ogni tipo di controllo.

In serata, La Stampa online andava ancora fiera di una versione pressoché identica, nonostante l’attenzione solitamente superiore alla media con cui questa testata segue le vicende della Rete.
Con maggiore prudenza, invece, e senza stravolgere il senso dell’originale, News2000 aveva gestito il lancio d’agenzia tra le brevi della mattinata:

12:43 Tutto il festival in mp3
Le canzoni di Sanremo sono già disponibili sul web
ROMA, 6 mar – Sono già disponibili su internet tutti i brani proposti al Festival di Sanremo. Gli hacker, ma anche normalissimi utenti, stanno scambiando una grandissima quantità di file mp3 grazie ai programmi di file sharing come WinMx. La riproduzione clandestina delle canzoni, che avveniva di solito nei giorni seguenti al Festival con cassette è cd, è stata dunque superata dalla tecnologia digitale e dal web. (News2000)

Tralasciando la confusione nata intorno ai concetti di pirateria, hacker, peer-to-peer e comunità online, nessuno sembra essersi accorto di un aspetto non trascurabile: buona parte delle canzoni presenti su WinMX al momento in cui si è gridato allo scandalo – che scandalo è fino a un certo punto: sono registrazioni prese dalla radio o dalla tv, con tutti i conseguenti limiti di qualità – sono completamente false. All’etichetta, infatti, non corrisponde la canzone richiesta. Un vecchio scherzetto delle reti P2P. Che riesce tutti gli anni.

Poi la pirateria esiste, per carità: fra una settimana la notizia sarà verissima.

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