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Tag: giornalismo

Febbraio 14 2008

È un momento di profonda evoluzione per il giornalismo su Internet. Lo è da anni, in realtà. Ma l’impressione è che questo 2008, se giocato bene, potrebbe essere un anno importante anche in Italia. Editori e giornalisti hanno ormai coscienza del nuovo pubblico – attivo e potenzialmente autosufficiente – con cui hanno a che fare. Giornalisti e blogger cominciano a dialogare. Gli ultimi baluardi dei servizi a pagamento stanno venendo meno. Le redazioni abbattono gli steccati che dividevano chi confezionava identici contenuti per mezzi di comunicazione diversi. La pubblicità cresce, ma nei formati attuali lascia a desiderare.

Se ne parlava la settimana scorsa a State of the Net, e la conversazione è proseguita anche nei giorni successivi. Così abbiamo pensato di tornare sull’argomento dedicandogli una serata all’Accademia Non Convenzionale della Cultura Digitale, su Second Life, martedì 26 febbraio alle 21: Mario Tedeschini Lalli, caporedattore multimedia di Kataweb, sosterrà un question time per allargare la conversazione e aprire il confronto ad altri punti di vista. Informazioni e registrazioni, come di consueto, su unAcademy.

Novembre 7 2007

Era una di quelle piante umili che profumano il mondo, come il rosmarino o la salvia.

Roberto Benigni su Enzo Biagi, al Tg1 delle 20 del 6 novembre.

Settembre 27 2007

A proposito della scelta del New York Times di abolire gli abbonamenti a pagamento e, più in generale, del benemerito “movimento per la liberazione degli archivi dei giornali online” (sull’una e sull’altra cosa si trova ispirata documentazione su Webgol), aggiungo al dibattito un dato di prima mano.

Dal 2006 dirigo Apogeonline, la rivista online di informazione tecnologica della casa editrice Apogeo. Apogeonline sta per compiere il suo primo decennio: il sito è stato fondato nel 1998 da Salvatore Romagnolo. Il suo archivio è sempre stato aperto: migliaia di articoli – alcuni palesemente desueti, altri ancora d’attualità ad anni di distanza – sono lì, a disposizione di chi cerca documentazione recente e meno recente sulla Rete e sulla tecnologia in Italia. Stiamo parlando di un nodo della Rete che macina in media 200 mila utenti unici e 3 milioni di pagine viste al mese – per quel che può valere il dato puramente numerico. 

Bene, nei giorni scorsi ho avuto modo di incrociare diverse informazioni relative al suo traffico. Tra le altre cose, ho calcolato quante delle consultazioni complessive sono dovute all’archivio storico della testata e quante invece agli articoli più recenti. Gli approfondimenti, le rubriche e le notizie di attualità sono ovviamente le pagine più viste nei giorni in cui sono pubblicati. Ai singoli pezzi d’archivio arrivano invece poche manciate di visite, instradate da vecchi link, da improvvise riscoperte e (soprattutto) da interrogazioni di motori di ricerca. Ma questo traffico apparentemente residuale, se visto nell’ottica della coda lunga (pochi link moltiplicati per moltissime pagine), diventa invece a dir poco interessante.

 

Nell’intero periodo in cui finora ho gestito la testata, dunque considerando l’arco temporale gennaio 2006-agosto 2007 (e considerando “attualità”, per praticità di calcolo, tutto ciò che è stato pubblicato nello stesso periodo), l’archivio storico di Apogeonline ha generato da solo il 63% di tutti gli accessi. La mia ipotesi di partenza era che si avvicinasse alla metà, ma la misurazione reale è andata decisamente oltre ogni previsione.

Ora, Apogeonline ha rinunciato da tempo allo sfruttamento pubblicitario intensivo, vuoi per coerenza con la propria vocazione editoriale, vuoi perché con Metafora AD Network sta scommettendo sulla valorizzazione dell’influenza più che su quella dei dati quantitativi di traffico. E magari quel 60% abbondante è dovuto a una serie di contingenze più uniche che rare. Ma se in media fosse anche soltanto un 40% in più della produzione corrente (e non credo) – posto che il materiale esiste già e che la gestione editoriale delle pagine va pressoché in automatico – adesso mi riesce molto più facile comprendere le valutazioni alla base delle scelte dei maggiori giornali online statunitensi. Contando su un mercato della pubblicità in forte crescita e su una logica dell’accesso a pagamento probabilmente già vicina alla saturazione, liberare gli archivi dovrebbe essere una scelta commercialmente vincente nel giro di pochi mesi.

Perfino ai nostri Repubblica.it, Corriere.it, LaStampa.it, che tanti meriti hanno ma non certo quello di averci risparmiato finora qualsivoglia declinazione della pubblicità online, non dovrebbe mancare poi molto per convincersi. Senza contare che qui da noi si festeggia ogni nuovo centinaio di migliaia di lettori, ma non si è sentito ancora mai nessuno vantarsi del numero di abbonati o degli incassi delle edicole a pagamento. Se fosse così semplice come appare a me in questo momento, la definitiva liberazione degli archivi delle notizie non solo farebbe contenti tanto gli editori quanti lettori. Ma probabilmente metterebbe in circolo un patrimonio di storia contemporanea pre-digerita tale da attivare un bel cortocircuito di contenuti, in una Rete che di connessioni e relazioni fa il suo motivo di esistere.

Luglio 18 2006

Giovedì 20 luglio alle 18 sarò a Trieste, nella sede della Camera di Commercio, per partecipare al primo dei tre incontri organizzati nell’ambito dell’anteprima del Premio Luchetta. Si parlerà di blog e della loro influenza sull’informazione giornalistica. Copio e incollo dall’Agenzia del Consiglio Regionale:

(ACON) Trieste, 18 lug – COM/RC – E’ un’occasione preziosa per avviare riflessioni, incontri, dibattiti e valorizzare nel modo migliore i tanti giornalisti, direttori di giornali e testate, esperti di comunicazione richiamati dal Premio giornalistico Luchetta 2006, su argomenti di grande attualità nel mondo dell’informazione.

Franco Del Campo, presidente del Comitato regionale per le comunicazioni del Friuli Venezia Giulia (Corecom FVG), ha presentato così la prima edizione di Antepremio – “I Linguaggi della Comunicazione”, realizzato assieme al Premio giornalistico Luchetta 2006 a cui hanno aderito anche il quotidiano triestino “Il Piccolo” e la Camera di Commercio di Trieste, la quale ospiterà nella sede di piazza Borsa gli incontri in calendario per giovedì 20, venerdì 21 e sabato 22 luglio, dalle 18.00 alle 19.00.

Alla presentazione dell’iniziativa alla stampa hanno partecipato Ilaria Celledoni, vicepresidente del Corecom FVG, Enzo Angiolini, presidente della Fondazione Luchetta, Ota, D’Angelo, Hrovatin, e Giovanni Marzini, caporedattore del TGR del Friuli Venezia Giulia e tra i promotori di Antepremio. E’ stato proprio lui a spiegare i dettagli: si svolgerà in tre tappe, nell’Atrio della CCIAA triestina, attraverso tre interrogativi-chiave che saranno posti ad esperti della comunicazione e a giornalisti impegnati sul campo, sul modello di un talk-show, in 60 minuti.

Ilaria Celledoni ha ricordato l’importanza di sapersi muovere in modo consapevole, soprattutto da parte dei giovani, nella rete Internet, mentre Enzo Angiolini ha ricordato l’attività della Fondazione Luchetta, che offre assistenza a tanti bambini che vivono in zone colpite dalla guerra e che a Trieste trovano le cure a cui tutti avrebbero diritto.

Il primo incontro, giovedì 20, sarà dedicato a “Blog, l’informazione del futuro?” e sarà introdotto dalla Celledoni, moderatore il giornalista Roberto Morelli: interverranno il giornalista-blogger Pino Scaccia del Tg1 Rai (già vincitore del Premio Luchetta), Sergio Messina, giornalista e musicista, Sergio Maistrello, giornalista e autore del libro “Come si fa un blog”, e lo studente-blogger Beniamino Pagliaro.

Venerdì 21, il secondo quesito, “Informazione ed intrattenimento: attrazione fatale?”, sarà aperto da Franco Del Campo e moderato da Roberto Collini, direttore della sede Rai Friuli Venezia Giulia, con la partecipazione dei giornalisti Franco Di Mare (TG1), Maurizio Martinelli (TG2), Giovanna Botteri (Tg3) e del rettore dell’Università di Udine, Furio Honsell.

Infine, sabato 22 si tratterà di un tema all’ordine del giorno: “Informazione e privacy: servono nuove regole?”. Condotto e moderato da Franco Del Campo, vedrà la partecipazione di Angela Buttiglione, direttore del TGR e presidente della giuria del Premio Luchetta, Sergio Baraldi, direttore del quotidiano “Il Piccolo”, e Pino Aprile, direttore del settimanale “Gente”.

Antepremio – “I Linguaggi della Comunicazione” si avvarrà della collaborazione de “Il Piccolo” con due pagine redatte dagli studenti triestini. Altra novità di questa terza edizione del Premio, l’utilizzo del web. All’indirizzo www.premioluchetta.it, infatti, ogni giorno da mercoledì 19 a domenica 23 luglio, alle ore 10.00, sarà on line “il Quotidiano” del Premio giornalistico Marco Luchetta – ideato e coordinato da Beniamino Pagliaro con la collaborazione tecnica di Antonio Giacomin – notiziario realizzato dalla web tv Riflessivisivi.net in italiano e inglese, con video, immagini e articoli in diretta dal Premio. Oltre alle notizie, saranno disponibili tutti i filmati completi degli incontri di Antepremio, le interviste con gli ospiti e i vincitori, lo staff, la gente, gli artisti e i responsabili della Fondazione Luchetta Onlus.

Giugno 24 2006

Il Manifesto è in crisi e chiede soldi. Io considero Il Manifesto il mio master quotidiano nell’arte di fare i titoli, che per il lavoro che faccio ha il suo bel perché. Una tassa universitaria volontaria ci può ben stare, in fondo. Poi sono d’accordo con Carlo Felice Dalla Pasqua: è un giornale intelligente, anche se non è sempre facile condividerne le posizioni, e di giornali intelligenti c’è molto bisogno. Così come abbiam bisogno di utopie come quella di una cooperativa autogestita in cui tutti, dal centralino alla direzione, prendono lo stesso stipendio.

Di referendum (come il Manifesto definisce la sottoscrizione in corso) in referendum: domani e lunedì si vota, di nuovo e – si spera – per l’ultima volta quest’anno (che un’altra campagna elettorale qui la si tollererebbe a fatica). Io voto no. Prima ancora che per gli obiettivi, alcuni perfino ragionevoli, per il modo in cui si è cercato di raggiungerli. E se proprio dobbiamo adeguare la nostra costituzione alla diversa complessità del mondo di questi anni, forse abbiamo bisogno di neo-padri della patria un po’ più credibili.

In questi giorni nel mio aggregatore è comparso il primo feed con banner pubblicitari. È stato davvero un peccato dover cancellare The Blog Herald dalla lista.

Giugno 13 2006

Giovedì riparto. Torno a Torino, dove di blog e social network si parla sempre con un piacere tutto particolare. Questa volta l’occasione è il terzo incontro del ciclo sulla scrittura digitale nell’ambito delle manifestazioni legate a Torino Capitale Mondiale del Libro con Roma. Ospite Giuseppe Granieri, partecipano Antonio Sofi, Paolo Valdemarin e, in video, Luca De Biase. Trovo curioso il collegamento del tutto casuale che si è creato tra questo incontro e quello di una settimana fa a Milano: si parla sempre più di uomini e di società, sempre meno di tecnologia in quanto tale. Processi, più che strumenti.

(Poi, certo, speriamo che i tramezzini siano buoni.)

Peraltro segnalo che della tavola rotonda di giovedì scorso all’Everything But Advertising Forum sono disponibili una sintesi molto scrupolosa di Marlenek e la registrazione audio integrale dei Maestrini per caso. Metto nel mucchio anche la trascrizione integrale (in Pdf) del convegno di qualche settimana fa alla Federazione della Stampa, dove parlando di giornalismo e rete sono emersi alcuni punti di vista interessanti.

Maggio 25 2006

Cataste di libri da segnalare, di questi tempi, ma il tempo manca e spero almeno di recuperare entro l’estate. Due però devo proprio anticiparli, non fosse altro perché riguardano due carissimi amici.

Il primo è uscito ormai da mesi e io da mesi mi riprometto di parlarne come merita (con i risultati scarsi che sono sotto gli occhi di tutti). Si chiama Il campo giornalistico ed è una raccolta di saggi sui nuovi orizzonti dell’informazione, a cura di Carlo Sorrentino. Il libro approfondisce le evoluzioni di linguaggio e di formato che interessano la produzione giornalistica su carta, in Rete, in radio e in Tv: è una sorta di corso d’aggiornamento per chiunque si interessi di giornalismo e sia ancora fermo ai classici dell’argomento. Ma qui lo segnalo soprattutto perché nel libro c’è un approfondimento sull’informazione al tempo dei blog scritto da Antonio Sofi, che della materia considero – spogliandomi da ogni conflitto di interessi – uno dei più onesti e preparati interpreti. Il saggio raccoglie in modo organico tutte le intuizioni che Antonio da tempo propone su Webgol e nei recenti incontri in giro per l’Italia, ipotizzando in particolare tre campi di lavoro e di contaminazione con l’informazione tradizionale: i blog come testimonianza e giornalismo diffuso nei casi di emergenza, i blog come collettore di giornalismo residuale e i blog come approfondimento collaborativo verticale e orizzontale. Un testo che ha il pregio della sintesi e della visione dall’alto, e che potrebbe permettere a molti blogger e altrettanti giornalisti di capirsi un po’ meglio.

Il secondo libro, invece, è fresco di stampa ed è stato scritto da Dario Banfi. Si chiama Liberi professionisti digitali ed è una guida agli strumenti e alle pratiche che possono rendere molto più semplici le giornate di chi lavora in proprio o in una piccola azienda. È il classico libro che ha senso soltanto se non si limita a passare in rassegna freddamente procedure, siti e prodotti, ma riesce a creare un contesto funzionale all’interno del quale trasferire brandelli di esperienza concreta e mettere in luce tutti i collegamenti possibili tra le diverse attività quotidiane. In questo, secondo me, il libro è particolarmente ben riuscito, anche perché racconta molto del modo in cui Dario lavora e ha organizzato la sua professione di giornalista freelance, oltre che di quanto negli anni ha imparato lavorando a stretto contatto con avvocati, grafici, geometri e fotografi. Utile per qualunque libero professionista desideroso di prendere il meglio da Internet e dalle tecnologie di scaffale, imprescindibile per chi sta pensando di lanciarsi nella professione autonoma.

Dicembre 19 2005

Per uno di quei casi buffi della Rete, Carla mi stimola a riprendere in mano la mia tesi di laurea. Su questo sito è sempre stata disponibile una presentazione di quel lavoro di ricerca, ma la consultazione integrale era rimandata a Tesionline. In linea col resto del sito, da oggi l’intera tesi – Quel che resta del giornale: evoluzione e implicazioni dell’informazione giornalistica sul World Wide Web, discussa all’Università di Trieste nel 1998 – è consultabile in forma integrale (in Pdf) anche qui.

Com’è inevitabile, il testo risente in modo pesante degli anni passati. Buona parte dei riferimenti ai siti e alle pubblicazioni online, per esempio, sono stati superati dall’evoluzione del Web. Alcune parti sono evidentemente ingenue, benché spero che la allora giovane età – mia e del Web – siano un’attenuante sufficiente. Tuttavia sono convinto che l’impianto teorico (tutta la faccenda dell’arcipelago di Internet, del recupero della località e della disgregazione della testata – in pratica il capitolo 5) abbia ancora un senso. L’impressione è che Internet – dopo il boom e lo sboom degli anni passati – abbia fatto un lungo giro intorno a se stesso e solo da poco abbia ripreso le fila del discorso.

L’affido, dunque, una volta per tutte alla Rete.

Dicembre 13 2005

CNN ha lanciato in questi giorni un nuovo servizio di distribuzione a pagamento dei video in Rete, Pipeline (ne parlava l’altro giorno anche Massimo Russo). Sono sempre stato critico verso tutte le iniziative che cercano di mungere soldi dal Web o che si ostinano a trasformare Internet in una televisione complicata – un peccato da cui nemmeno l’emittente americana si è tenuta lontana in passato. Ad ogni modo, e di primo acchito, questa volta la novità non mi dispiace.

Sto provando CNN Pipeline da qualche ora e trovo che risponda ad alcuni criteri etici minimi nell’interazione con la Rete. Per esempio, non cerca necessariamente di piegare lo stumento ai suoi fini, ma si limita a ricorrere a quelli che io chiamo “gli occhi di Internet” per guardare ciò che sta all’esterno di Internet. In questo senso è un ottimo sistema di interazione con la televisione: dà il meglio della tv (soprattutto per chi non ha ancora installato una parabola), aggiungendo alcune virtù basilari della Rete. In secondo luogo: è a pagamento, ma quanto meno l’abbonamento (contenuto) azzera qualunque intromissione pubblicitaria e permette di contare su un servizio di buona qualità. Resta un problema più ampio, che non dipende dal singolo operatore: troveremo mai il modo di gestire in modo meno frammentato tutti questi microabbonamenti con i singoli fornitori? Terzo punto: una volta tanto, il servizio è pensato per fare solo il suo lavoro e non cerca di essere tante cose insieme. L’equivalente di un telefono che volesse solo gestire alla perfezione le telefonate, senza distrarsi con fotografie, giochi o agende varie.

Che fai con CNN Pipeline? Ci vedi la CNN, fondamentalmente. Ma hai a disposizione quattro sorgenti video simultanee e puoi scegliere in qualunque momento quale visualizzare nello schermo principale. Per esempio: questa mattina la tv all-news era monopolizzata dai collegamenti legati all’esecuzione capitale in California e i quattro feed in diretta davano lo straming di CNN International, il flusso originale delle conferenze stampa dei testimoni e degli avvocati, le riprese della troupe esterna che passeggiava tra i manifestanti di San Quintino e le previsioni del tempo. Inoltre hai accesso ad alcune biblioteche di video su richiesta. Usato bene, quanto meno in caso di notizie di particolare rilevanza, sembra uno strumento che può dare le sue soddisfazioni, consentendoti di aggirare tagli e scelte redazionali (questa mattina no: mi sentivo solo un’intruso che viola la privacy altrui).

Il fuso orario certo rema contro. Spenti i riflettori in California, questa mattina due dei flussi sono andati in stand-by: di notte c’è poco che giustifica l’attenzione degli Stati Uniti. E questo significa che, per buona parte del giorno, in Italia possiamo usufruire di una versione molto ridotta del sistema. Staremo a vedere.

Settembre 17 2005

Sono in debito da (troppo) tempo di una recensione con Luca Lorenzetti, che a suo tempo mi inviò il suo Fare un giornale online, pubblicato da Dino Audino Editore. E allora dico che il libro di Luca, direttore del quotidiano telematico GoMarche.it, ha alcuni meriti e un possibile limite.

Il limite è il taglio particolare che ha dato al testo: non affronta da osservatore, come la maggior parte dei libri sull’argomento, che cosa sono i giornali online e quali sono le caratteristiche dell’informazione su Internet, ma – capovolgendo la prospettiva – spiega da dove bisogna partire e quali passi è bene seguire per creare la propria testata sul Web (dai software necessari alla struttura della pagina, alla linea editoriale, all’accreditamento, alla ricerca di pubblicità). A maggior ragione perché traslascia completamente gli strumenti base della pubblicazione personale, ma punta a imprese strutturate di più ampio respiro, mi resta il dubbio su quale sia il lettore ideale di questo testo e sul target assai ristretto a cui si rivolge: un tuttofare del mondo dell’editoria, poco esperto di informazione online e alla ricerca di un’infarinatura di partenza per muovere i primi passi. Statisticamente raro.

Il limite, tuttavia, è anche la forza principale del libro, perche Lorenzetti racconta, tra le righe, la sua esperienza in prima persona. Ed è come autobiografia di un’avventura online, secondo me, che il testo dà il meglio di sé e che fa la differenza con un asettico manuale prescrittivo. In questo senso la passione dell’autore – talvolta anche il suo ingenuo ottimismo – si sente tutta e potrebbe ispirare molti altri imprenditori in erba a seguirlo su una strada non certo facile, viste le difficoltà a far rendere la baracca che lo stesso Lorenzetti non si nasconde di certo.

È un testo da tener presente, soprattutto da parte dei tanti studenti universitari che si avvicinano per lavori di ricerca o tesi a questi argomenti e che cercano una sintesi introduttiva ma completa (dallo specifico giornalistico alla tecnologia, al marketing) per comprendere la complessità di questo settore.

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