Il Guardian pubblica una raccolta di e-mail spedite da Rachel Corrie ai suoi familiari. Sono molto belle, parlano da sole. Le trovate tradotte in italiano anche su Internazionale del 28 marzo.

Non so perché a volte una morte diventi un simbolo: di quanti eroi non abbiamo conosciuto la vita, in fondo. A volte succede e ti colpisce. Non credo sia ipocrita. Ipocrita sarebbe non volerne sapere di più; non chiedersi che cosa ha preso a questo vecchio mondo e perché sta accadendo; accontentarsi solo di aggiungere un’icona al proprio album delle commozioni.

Nel 1989 io avevo 17 anni. Non ho mai dimenticato l’immagine di piazza Tien An Men, lo studente davanti ai carri armati. Eravamo giovani e studenti anche noi; combattevamo contro i carri armati della nostra adolescenza. Questione di proporzioni, ma forse lo spirito è lo stesso. Spero che Rachel Corrie davanti a un bulldozer possa essere l’immagine dell’adolescenza di tanti che nel 2003 hanno 17 anni.

«Something disturbing about this friendly curiosity. It reminded me of how much, to some degree, we are all kids curious about other kids.» Rachel Corrie, 7/2/2003