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Category: Vivo

Agosto 7 2004

Il trasloco

Sì, lo so che aspettate con ansia qualche particolare sulle disavventure del trasloco. Ma è andato tutto alla perfezione. Sì sì, proprio bene. Beh, quasi.

Il furgone, per esempio, alla fine c’era davvero. Certo, ho avuto un mancamento quando mi hanno chiesto ancora una volta come volevo il Ducato, ma insomma ci siamo capiti in fretta questa volta. Stefania è riuscita perfino a farci avere uno sconto per aver fatto da interprete a una coppia di anziani canadesi per nulla convinti di partire a bordo di una super cabrio sportiva decapottabile.

Poi, certo, all’Ikea i nostri mobili erano tutti prenotati da giorni. Dunque nessuna sorpresa. Beh, a parte quella struttura portante, malauguratamente esaurita. Ma non c’è problema, perché basta attraversare la città da Carugate a Corsico, seguire l’inesistente segnaletica, elemosinare indicazioni ai divertiti residenti della zona, rifare tutto il variopinto percorso del negozio da capo e caricare con gioia anche l’ultimo pezzo. Due ore perse, neanche avessi da caricare casa e attraversare il Nord Italia entro la nottata.

Oh, poi c’è il portiere. Gran comodità. «Senta, io sabato trasloco. Ho noleggiato un furgone, posso aprire il port…» «Ah, ma sabato non si può mica!» «Ascolti, io sabato trasloco. Punto. So che è il suo giorno libero, ma mi chiedevo se si potesse comunque aprire il portone grande, magari con una chiave che poi le restituis…» «Non si può, il sabato non si può solo durante la settimana. E poi non mi lascerete mica aperto il portoncino, eh?! Che poi entrano i malintenzionati, no no no, non si può mica.» «Guardi, io sono più proccupato di lasciare le mie cose in strada, se è per quello, ma mi conosce abbastanza da sapere che farà tutta l’attenzione possibile.» «No, perché poi la gente entra e…» «Arrivederci, grazie.»

Il portiere è il miglior amico del condòmino. Tranne nel suo giorno libero. E soprattutto se gli parcheggi il furgone davanti al suo passo carrabile, che incidentalmente è anche il portone del palazzo, nonché l’unico posto utile per caricare scatole e mobili nell’arco di cento metri. Così quando tornerà con la sua station vagon e voi, incidentalmente, avrete appena finito di stivare tutto, assentandovi cinque minuti per prendere fiato prima di partire, comincerà a strombazzare, mobilitare gli inquilini, suonare a casaccio i campanelli fino a che, capitato a tiro per spostare il mezzo, vi farà una solenne lavata di capo, come se non avesse mai saputo chi mai stesse traslocando quel sabato, come se non sospettasse nemmeno che il vostro equilibrio psichico è già sotto stress da ore, come se negli ultimi quattro anni avesse avuto come vicino di casa un pericoloso criminale. E quando avrà finito di urlare lui, comincerà  sua moglie, sbraitando del pericolo che le avete fatto correre costringendola ad attraversare la deserta strada milanese di un pomeriggio di fine luglio. Ecco: in quel preciso momento, già  provati dalla fatica e dal sudore, che vi sentirete i protagonisti di una scadente commedia dell’assurdo.

Per il resto, tutto ok. Traslocare in agosto è una grande idea, ora ve lo posso dire. Togli il caldo, l’umidità l’esodo autostradale, le vacanze di buona parte degli amici che avrebbero potuto darti una mano, gli orari ridotti degli esercizi commerciali in cui avresti potuto cercare conforto, i lavori in corso che-tanto-in-agosto-non-c’è nessuno… insomma, per il resto è davvero il periodo ideale.

E ora scusatemi, ma entro la giornata devo finire di montare casa. Che con domani le vacanze son finite. Finalmente.

Luglio 22 2004

Cerchi e specchi

Non è che per il momento ci stia pensando molto. Al trasloco, dico. Un po’ è perché fino all’ultimo il lavoro e gli adempimenti burocratici non daranno tregua. E poi, in un monolocale, o ci vivi o ci metti gli scatoloni: tanto vale pensarci all’ultimo. Una cosa è certa: chi dice «un monolocale? non avrai poi molte cose da preparare!» – e non sono stati pochi finora -, non deve aver mai vissuto in un miniappartamento.

Quello che mi colpisce, in queste settimane di sospensione, è soprattutto riscoprire gli oggetti che appartengono ai primi mesi passati a Milano. Rileggo gli stessi libri, ascolto gli stessi dischi, mi capitano in mano le cose che il tempo ha spinto in fondo ai cassetti. La sensazione è strana, come guardarsi in uno specchio e vedersi quattro anni più giovane: rivivo le attese, l’emozione, le speranze di quel ventottenne sbarcato da un giorno all’altro nella metropoli. Mi riconosco, ho l’orgoglio di non aver tradito quel ragazzo. Ma è tempo di andare avanti, crescere altri quattro e poi quattro anni ancora. E questi, come direbbe Stefania, sono solo gli echi di un cerchio che si sta chiudendo.

Luglio 20 2004

Il furgoncino

La giornata è caldissima. Nell’ufficio dell’autonoleggio, al contrario, sembra di stare in una cella frigorifera. L’odore di fumo è particolarmente intenso, sembra uscire dai muri. L’impiegata ha la faccia incattivita di chi preferirebbe stare altrove. Scruta chi entra, e il suo sguardo è una velata minaccia: non voglio rogne.

Io: Buongiorno, vorrei prenotare il noleggio di un furgoncino.
Lei: Un… furgoncino?
Io: Sì, un Ducato.
Lei: Quale tipo Ducato?
Io: Un Ducato… normale.
Lei: Certo. Sono tutti “normali”, sa?
Io: Uhm, ha ragione. Forse è meglio se mi dice lei quali sono le alternative…
Lei: Vuole un duemetriemmezzo o un quindiciquintali?
Io: Ossanta… guardi, io vorrei semplicemente un Ducato classico, quello medio, non quello enorme… (mi guardo in giro, cercando disperatamente un modellino, una fotografia, un depliant, qualunque cosa mi permetta di uscire dall’imbarazzo. Nulla.)
Lei: Senta, guardi, glieli faccio vedere, eh? Così facciamo prima.
Io: Ohh…! Ehm, volevo dire: sì, forse è meglio.

Mi porta nel garage adiacente. Mi spiega i modelli. Io vedo subito quello che mi serve e glielo dico, ma lei imperterrita me li descrive tutti. Ha lo sguardo truce, la sua espressione dice chiaramente “Mi hai fatto venire fino qui? Bene, ora te li guardi tutti!”. Terminata la parata di mezzi torniamo nell’ufficio.

Lei: Allora, vuole i duemetriemmezzo o il quindiciquintali?
Io: Gasp! Vorrei semplicemente quello che le ho indicato poco fa. Immagino sia il duemetriemmezzo, ma non avevo con me il metro…
Lei: Con assicurazionecascofurto?
Io: Non è compresa?
Lei (alza gli occhi al cielo): No, è compresa la Rca con franchigia.
Io: Quindi?
Lei: Quindi mi deve dire se nel preventivo devo metterle l’assicurazione integrativa o no.
Io: Senta, mi faccia un preventivo con le varie opzioni, poi decido che cosa tenere anche in base ai costi.
Lei: Tenga.
Io: Bene, ma per prenotare come faccio?
Lei: Viene qui qualche giorno prima e prenota.
Io: Qualche giorno prima per me è oggi, sono venuto appunto qui per questo.
Lei: Ah, quindi lo vuole prenotare?
Io: Ecco, sì.
Lei (segna il nome e la data su un quadernone a quadretti): Bene, arrivederci.
Io: Arrivederci? Scusi ma per la prenotazione basta lasciare il nome?
Lei: Sì sì, se ci sono problemi la chiamiamo noi.
Io: Ah, beh.

Luglio 17 2004

Lieto evento

Pochi minuti dopo la mezzanotte di oggi è nato perlesdepluie, il primo blog di Stefania. Padrino, e padre putativo, guru Granieri, che ha commentato: «…ragazzi, c’ho un’età, vado a dormire». Al primo post, Splinder ha sentenziato: «Scusate per il disagio». Benvenuta, Stefi!

Luglio 1 2004

Freelance

E via, verso nuove emozionanti avventure…

Giugno 14 2004

Accendo il portatile: salta la retroilluminazione dello schermo, non si vede più nulla. Accendo la tv: fischia, puzza di bruciato e poi perde ogni segno di vita. Prendo il cordless: completamente bloccato, fermo alla mezzanotte di ieri.

Vado a dormire.

Maggio 31 2004

Estratti da una conversazione telematica.

Davide scrive:
sergio ho trovato il karma!
Sergio scrive:
buon per te. ricorda che sei un uomo (quasi) sposato
Davide scrive:
sono da un ora nei giardini delle catacombe di San Calisto a Roma
Davide scrive:
sto aspettando una persona..
Davide scrive:
le colline romane sono una favola
Sergio scrive:
uhm, le catacombe sono gran bel posto per incontrare una persona…
Davide scrive:
esiste ancora la natura
Davide scrive:
silenzio
Davide scrive:
non c’è niente
Sergio scrive:
sono quattro anni che cerco di ripeterlo a voi milanesi, ma mi guardate sempre come se fossi matto…
Davide scrive:
prati e balle di fieno
Sergio scrive:
mica me ne vado per niente…
Davide scrive:
cazzarola, hai ragione..

Febbraio 26 2004

Quando passerà il monsone
dirò levate l’ancora
diritta avanti tutta
questa è la rotta
questa è la direzione
questa è la decisione.

Gennaio 20 2004

Credo si tratti di sdoppiamento della personalità. Come temevo, troppe tensioni cominciano a far danni. Dopo settimane di dominio assoluto del mio lato Oscar Madison, stasera il Felix Ungar che c’è in me si è ribellato, ha fatto una scenata, è corso giù per le scale urlando come un pazzo, è entrato nel negozio di elettrodomestici sotto casa ed è tornato con questo aggeggio infernale che produce vapore e poi se lo rimangia insieme a schifezze, polveri e ai maledettissimi acari che non danno una notte di tregua alla mia allergia. Due ore di fsssssssssss!, vrrrrrrrrrrr!, traaaaaaaaa!, glopidaglopida! e altri cigolii sospetti. Il risultato è che il 10% della casa ora è perfettamente sterilizzato; il resto, arnesi e acari compresi, sono ancora lì che aspettano di conoscere la propria sorte. Perché nel frattempo ha ripreso il sopravvento Oscar, che si è piazzato sul divano con i piedi sul puff appena ripulito, ha aperto una birra appoggiandola sul mobile, ha acceso la tv e ha cominciato a sbraitare che con tutta questa confusione non si sentiva nulla.

PA PAP PAP PA PAAAA RAPPAPA PAP PA PA PAAA… (siamo al delirio, temo)

Dicembre 14 2003

Luci e ombre nella Chiesa della S.S. Annunziata a Bologna
Sabato sera ho assisitito a un bellissimo concerto gospel a Bologna (erano i Rhythm&Sound). Al termine del programma è intervenuto un frate francescano, rettore della chiesa in cui ci trovavamo. Ha chiuso la serata con un brevissimo discorso che suonava più o meno così:

«Vi auguro che possiate comprendere il “buon Natale” dell’Altro, detto da chi magari non è in grado di esprimersi bene nella vostra lingua. Vi auguro che il vostro “buon Natale” sia compreso dall’Altro, che potrebbe non capire del tutto le vostre parole. Vi auguro, per questo Natale, che possiate comprendervi.»

Mi è sembrato un bell’augurio, tra tante banalità natalizie uno dei più belli e umani che mi sia capitato di sentire.

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