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Category: Vivo

Luglio 1 2004

Freelance

E via, verso nuove emozionanti avventure…

Giugno 14 2004

Accendo il portatile: salta la retroilluminazione dello schermo, non si vede più nulla. Accendo la tv: fischia, puzza di bruciato e poi perde ogni segno di vita. Prendo il cordless: completamente bloccato, fermo alla mezzanotte di ieri.

Vado a dormire.

Maggio 31 2004

Estratti da una conversazione telematica.

Davide scrive:
sergio ho trovato il karma!
Sergio scrive:
buon per te. ricorda che sei un uomo (quasi) sposato
Davide scrive:
sono da un ora nei giardini delle catacombe di San Calisto a Roma
Davide scrive:
sto aspettando una persona..
Davide scrive:
le colline romane sono una favola
Sergio scrive:
uhm, le catacombe sono gran bel posto per incontrare una persona…
Davide scrive:
esiste ancora la natura
Davide scrive:
silenzio
Davide scrive:
non c’è niente
Sergio scrive:
sono quattro anni che cerco di ripeterlo a voi milanesi, ma mi guardate sempre come se fossi matto…
Davide scrive:
prati e balle di fieno
Sergio scrive:
mica me ne vado per niente…
Davide scrive:
cazzarola, hai ragione..

Febbraio 26 2004

Quando passerà il monsone
dirò levate l’ancora
diritta avanti tutta
questa è la rotta
questa è la direzione
questa è la decisione.

Gennaio 20 2004

Credo si tratti di sdoppiamento della personalità. Come temevo, troppe tensioni cominciano a far danni. Dopo settimane di dominio assoluto del mio lato Oscar Madison, stasera il Felix Ungar che c’è in me si è ribellato, ha fatto una scenata, è corso giù per le scale urlando come un pazzo, è entrato nel negozio di elettrodomestici sotto casa ed è tornato con questo aggeggio infernale che produce vapore e poi se lo rimangia insieme a schifezze, polveri e ai maledettissimi acari che non danno una notte di tregua alla mia allergia. Due ore di fsssssssssss!, vrrrrrrrrrrr!, traaaaaaaaa!, glopidaglopida! e altri cigolii sospetti. Il risultato è che il 10% della casa ora è perfettamente sterilizzato; il resto, arnesi e acari compresi, sono ancora lì che aspettano di conoscere la propria sorte. Perché nel frattempo ha ripreso il sopravvento Oscar, che si è piazzato sul divano con i piedi sul puff appena ripulito, ha aperto una birra appoggiandola sul mobile, ha acceso la tv e ha cominciato a sbraitare che con tutta questa confusione non si sentiva nulla.

PA PAP PAP PA PAAAA RAPPAPA PAP PA PA PAAA… (siamo al delirio, temo)

Dicembre 14 2003

Luci e ombre nella Chiesa della S.S. Annunziata a Bologna
Sabato sera ho assisitito a un bellissimo concerto gospel a Bologna (erano i Rhythm&Sound). Al termine del programma è intervenuto un frate francescano, rettore della chiesa in cui ci trovavamo. Ha chiuso la serata con un brevissimo discorso che suonava più o meno così:

«Vi auguro che possiate comprendere il “buon Natale” dell’Altro, detto da chi magari non è in grado di esprimersi bene nella vostra lingua. Vi auguro che il vostro “buon Natale” sia compreso dall’Altro, che potrebbe non capire del tutto le vostre parole. Vi auguro, per questo Natale, che possiate comprendervi.»

Mi è sembrato un bell’augurio, tra tante banalità natalizie uno dei più belli e umani che mi sia capitato di sentire.

Dicembre 1 2003

…poteva piovere. Dichiarazione rilasciata dal sottoscritto al suo arrivo a Quarto Oggiaro, dopo essersela fatta a piedi dall’Arco della Pace sopravvivendo a folle inferocite armate di ombrelli, il tutto perché all’Atm hanno pensato bene di anticipare lo sciopero totale dei mezzi pubblici dalle 8.45 alle 5.30 senza preavviso. Che se non la si butta in ridere, per dirla con l’eleganza di un monologo di Paolini, finisce che uno si mette a pensar male delle mamme che li han fatti e questo non è bello.

Agosto 25 2003
  • L’omino che chiede l’elemosina suonando un buffo violin-corneta, un violino con un corno acustico al posto della cassa armonica, dietro la Bourse di Bruxelles
  • Le multe dei vigili belgi, diligentemente inbustate in un cellophane che le protegge da pioggia e intemperie
  • Le cattedrali nordiche, un misto di gotico e moderno in cui si respira comunità e non distanza
  • L’inaspettata Madonna di Michelangelo nella cattedrale di Bruges e la sensazione travolgente di trovarsi come di fronte a una persona in carne e ossa dentro un museo delle cere
  • La fontana di Brabo nella piazza principale di Anversa, senza recinti né protezioni, e la leggenda della mano gettata
  • Il contrasto tra gli scorci medievali mozzafiato del centro storico di Gent e la desolazione della sua periferia
  • L’abbuffata di mulles a Lille
  • La strana percezione del tempo ne Il Corpo di Kureishi
  • L’Internet café del lido ferrarese, che fa pagare un euro ogni 10 minuti di navigazione
  • Il grande centro commerciale costruito a un paio di chilometri dalle spiagge comacchiesi: un’ora di Milano in 10 giorni di natura
  • Scelte importanti
Maggio 4 2003

Sabato prossimo comincia il Giro d’Italia. Io l’ho anticipato (in macchina): 2.200 chilometri in dieci gironi, approfittando dei ponti festivi. Dalla Lombardia all’Emilia alla Puglia, con ritorno attraverso il Lazio e l’Umbria. Dieci giorni, sei tappe: l’Italia è sempre una scoperta.

Milano-Bologna-San Pietro V.co-Vasanello-Perugia-Bologna-Milano

Per esempio, ho scoperto che:
li pizzicarieddi e il vino Primitivo sono eccezionali;
● in Puglia ti prendono per la gola, e sanno farlo bene;
● la cattedrale di Trani, all’ora di pranzo, è chiusa;
● sugli Apennini laziali si vive che è una meraviglia;
● l’Umbria è talmente bella, che riesce a sorprendermi ogni volta che ci torno;
● viaggiare per la Penisola fa ingrassare.

Aprile 7 2003

Mi scrive Livio, qualche giorno fa:

«complimenti, ma… l’hockey? almeno una citazione, una fotina, un messaggio subliminale, un cuscinetto a sfera»

Ha ragione. Nei miei brevi e presuntuosi appunti autobiografici digitali ho trascurato del tutto un momento importante della sua e della mia infanzia. Non ho affatto dimenticato quel periodo, lo tranquillizzo. Semplicemente non ho trovato importante parlarne. Il motivo per cui mi sbagliavo mi è stato chiaro solo quando ho visto il reperto che il buon Livio si è premurato di spedirmi a stretto giro di e-mail.

Hockey su pista, tanti anni fa

Io, per la cronaca, sono il primo da sinistra. Livio il secondo. Rivedere questa foto – anzi vederla, perché di quell’età non ho mai posseduto nessuna immagine – è stata un’emozione inaspettatamente intensa. Ho rivissuto le stesse sensazioni di quel giorno: l’imbarazzo delle prime partite ufficiali sul campo di casa, il prurito che davano quelle maglie consumate di lana, troppo grandi per noi bambini, lo sguardo degli allenatori appoggiati a braccia incrociate al cancello, le facce dei parenti che ci osservavano dalle tribune di fronte a noi.

Credo fosse il 1983, forse il 1984. Al Palazzetto di Hockey e Pattinaggio di Pordenone. Noi eravamo il primo, timido tentativo di settore giovanile organizzato dalla locale squadra di hockey su pista, l’Hockey Zoppas, a quel tempo una delle maggiori formazioni della serie A1. Io ero irrimediabilmente scarso, né sono mai diventato un bravo sportivo in seguito. Ma quello era ancora un gioco, quasi sempre divertente. E si pattinava un sacco.

Perdevamo anche un sacco. Ed è stato quello il momento in cui ho cominciato a scrivere. Devo molto del lavoro che faccio oggi a una brava persona che un giorno mi disse “Perché non scrivi due righe sulle partite, che le mandiamo ai giornali locali?”. Raccontare gli aspetti positivi di sconfitte talvolta imbarazzanti – ricordo un 36 a 1 rimediato su qualche pista del Veneto – è diventato lo sport in cui riuscivo meglio. Di fronte a tanta faccia tosta, forse trovando qualcosa di poetico nel modo barbaro con cui portavamo i colori cittadini per il Triveneto, i quotidiani della zona non osavano censurarci e, un po’ per volta, io guadagnavo spazio sulle colonne del Gazzettino, del Messaggero e del Piccolo. Poi il resto è venuto da sé.

Altri tempi. Magari un giorno ne riparlo.

Intanto, grazie a Livio (che ai pattini ora preferisce la chitarra).

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