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Tag: politica

Giugno 23 2004

Casomai vi passasse il dubbio per la testa, io non sono affatto responsabile di questo sito. Io preparo solo i testi e tutto il resto, faccio in modo che il template sia ordinato e che tutto funzioni al meglio. Poi l’esecuzione della pubblicazione è affidata a un software e alle strutture del provider, sui quali non ho alcun controllo (tant’è vero che non scelgo mica io su quale specifico computer risiedono queste pagine, per dirne una). E poi, se c’è qualcosa di irregolare mica venite da me, no? Andate da un avvocato, giusto? Dunque posso dire a buona ragione che questo sito non è di mia competenza.

Giugno 15 2004

Democrazie

«Mi piace soprattutto che gli elettori non siano vincolati da quella specie di giuramento di fedeltà che legava gli italiani, negli anni della Pima Repubblica e della legge proporzionale, alla loro famiglia politica. Mi piace che una parte dell’elettorato si sposti liberamente da uno schieramento all’altro, senza pregiudizi. E mi piace infine che gli eletti, quando entrano nel palazzo del potere, sappiano di essere soltanto inquilini pro tempore, soggetti al giudizio di un padrone che potrebbe congedarli alla fine del mandato.»
Sergio Romano sul Corriere della Sera (ed. Milano, non online)

«Chi non ha fretta di sapere è Vauro Senesi (1.061 voti), l’ineffabile vignettista e giornalista del manifesto, in lista nel Pdci: “La mia campagna elettorale l’ho fatta a Bagdad – scherza – mi avevano detto che lì c’era la democrazia e così mi sono candidato”.»
Alessandro Trocino sul Corriere della Sera

«Esito elettorale dell’esperimento Caravita: 401 preferenze. Al diciassettesimo posto, quartultimo sulla lista di venti nomi della circoscrizione nordovest dei Verdi. [..] Commento: sul piano dei voti riscontro l’esito del tutto deludente dei risultati ottenuti dalla mia candidatura. Ho svolto la campagna elettorale al 90% in rete, con risorse finanziarie volutamente ridotte all’osso e senza sostegno di un partito. Ho seguito con convinzione ciò che propugno, con una partecipazione diretta e senza compromessi alla battaglia per la libertà della rete.»
Beppe Caravita, Networks Games

«Dopo la classica prova “opaca” (ma che era, il vetro della finestra del cesso?) come tutti ripetono contro la formidabile Danimarca guidata dalle riserve di Milan e Inter, la nostra nazionale di Subbuteo – regola prima: tutti fermi a guardare l’ometto con la pallina – ha scoperto la “dura realtà” dell’Europeo, come ha detto acutamente il nostro commissario Trappoloni. Trattandosi di giocatori giovanissimi, di valorosi dilettanti inesperti trasportati di peso dal campo dell’Oratorio di Maria Ausiliatrice a Bovolone dove giocavano fino a ieri sera, direttamente al campionato Europeo, il loro stupore è comprensibile.»
Vittorio Zucconi su Repubblica.it

Giugno 11 2004

«Ma poi, esauriti i convenevoli, è stato uno spasso. Quel PresDelCons come sigla, l’ingresso ufficiale del linguaggio degli sms nella politica nazionale (t.v.u.m.d.b. come cantavano Elio e le Storie Tese, intendendo Ti voglio un mondo di bene), immaginare quel comico di Zelig diventato il consigliere più stretto del PresDelCons, “Mia figlia mi parla con il linguaggio degli sms, czv, pp, vffc”. Puro divertimento. E le possibili interpretazioni su PresDelCons (Pressione del Consenso, Prestazione del Consumatore, Presbiopia del Consanguineo) e così via.»

Prima che giornalista, Antonio Dipollina è un grande blogger. Propongo una petizione perché gli sia dato un vero blog, altroché.

Giugno 11 2004

Io tra qualche ora mi rimetto in viaggio e me ne torno al mio paesello a votare. Ho le idee piuttosto chiare, tutto sommato. Peccato solo non avere la possibilità di votare un paio di persone fuori dai soliti giri di cui ho fiducia, ma che sono in lista solo nella circoscrizione Nord Ovest (e io voto a Nord Est).

A questo proposito, ci tengo a fare un in bocca al lupo a Beppe Caravita. Non ricordavo quanto la sua passione (giornalistica, politica, culturale) potesse essere contagiosa, incontrarlo di nuovo a Napoli venerdì scorso è stato stimolante e salutare. Comunque vada a finire, il suo esperimento (una candidatura nata dalla Rete e incentrata sulla Rete) è un bel precedente. Un punto di partenza, spero.

Maggio 27 2004

In una democrazia televisiva, il pubblico ha diritto di conoscere l’andamento del televoto.

Maggio 20 2004

Per dire, perfino il gorilla Kubi, deceduto dopo un’operazione al polmone, oggi ha più risalto sui media americani della visita del nostro primo ministro alla Casa Bianca.

Maggio 12 2004

Questa leggina che salta fuori così all’improvviso è un po’ agghiacciante: introduce l’obbligo di consegnare alla Biblioteca Nazionale di Firenze e di Roma una copia di tutti i prodotti editoriali prodotti in Italia. A leggere il testo non vengono molti dubbi sul fatto che i siti Web, benché amatoriali, siano da considerare della partita. Il tutto è condito da una multa che può arrivare fino a 1.500 euro (ma, per rimanere alla lettera, la “sanzione amministrativa pecuniaria pari al valore commerciale del documento, aumentato da tre a quindici volte, fino ad un massimo di 1.500 euro” nel caso di un blog che cosa dà? Qual è il valore commerciale di un blog tradotto in valuta corrente?).

Stremati da una serie di leggi che sconfinano in Internet con incompetenza e supponenza, i blog hanno preso due posizioni: quella a dir poco allarmata (Beppe Caravita su tutti) e quella dei preoccupati ma non troppo (LorenzoC la spiega bene).

Io mi iscriverei nel secondo gruppo, considerandolo un esempio di faciloneria legislativa. Ma propongo una terza via: e se il legislatore, come milioni di altre persone in Italia, come tutti quelli che non hanno un blog né conoscono nessuno che ce l’abbia, semplicemente non si fosse posto il problema dell’esistenza di “documenti destinati all’uso pubblico e fruibili mediante la lettura, l’ascolto e la visione, qualunque sia il loro processo tecnico di produzione, di edizione o di diffusione” che non siano libri, riviste, Cd-Rom e siti editoriali commerciali? Se non immaginasse neppure che decine di migliaia di persone trovano divertente, perfino rivoluzionario condividere idee e link? Se non gli sfiorasse nemmeno l’anticamera del cervello l’idea che tante persone possano passare una parte della giornata a produrre testi da diffondere in pubblico senza pretendere una lira in cambio?

I blog non esistono (ancora), al di fuori del mondo dei blog e di qualche articolo di costume sul giornale. E credo che i blogger farebbero bene a tenerne conto, quando interpretano la realtà. Poi, per carità, ignorantia non excusat: il pericolo che la legge possa essere interpretata malamente esiste eccome, e il regolamento andrà seguito con attenzione. Ma ve li immaginate i bibliotecari di Firenze e Roma a ricevere e archiviare uno per uno tutti i blog italiani, da Achiller a Zoro?

Maggio 10 2004

La cosa che più mi ha colpito nell’interessante due giorni di convegno a Udine è la presa di distanze – misurata, contestualizzata, ma ugualmente condivisa tra i partecipanti – dal decreto Urbani. A giudicarlo un maldestro lavoro di lobby e un cattivo esercizio del diritto non erano giovinetti dai jeans a vita bassa, ma baroni universitari e loro assistenti.

Maggio 5 2004

L’Anno europeo dei disabili è stato un buon motore di iniziative. Peccato sia durato solo dodici mesi e sia finito nel dicembre scorso. Lo dimostrano i malumori delle associazioni di disabili e di webmaster a proposito della legge Stanca sull’accessibilità, riportati oggi da Punto Informatico. Siamo arrivati primi e di gran corsa in Gazzetta Ufficiale perché in dicembre faceva comodo spendere un credito d’immagine. Ora che si tratta di mettere in moto un progetto «di grande civiltà», che «consentirà di abbattere le barriere digitali e creare invece rilevanti opportunità per consentire agli oltre 3 milioni di disabili italiani di poter studiare, lavorare e partecipare attivamente alla vita sociale, senza esclusioni» – come notava con retorica il ministro che ha dato il nome alla legge – l’entusiasmo è svanito.

Il problema, prevedibile già allora, è che la legge è vuota: il testo è una dichiarazione di principi che necessita di due diverse normative (il regolamento attuativo, più le linee guida operative) per passare dalla teoria alla pratica. La prima doveva essere presentata entro 90 giorni, ovvero una ventina di giorni fa, ma nessuno ha ancora visto nemmeno una bozza e al dipartimento per l’Innovazione non sembrano far previsioni.

Non che l’idea di appiccicare un bollino blu sui siti accessibili goda di particolare credito, da queste parti. Ma la sensazione è che la politica per le tecnologie di questo governo passi più per grandi annunci che per grandi progetti portati a termine. D’altronde, una volta smontato il set, a chi importa più?

Aggiornamento: il ministero per l’Innovazione ha risposto a Punto Informatico, rassicurando sull’avanzamento del regolamento.

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