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Il blog di Sergio Maistrello dal 2003

Ottobre 3 2006

Il BzaarCamp è stato una bella esperienza, stimolante e piacevole. Sono in debito di diversi grazie con chi ha avuto tutte quelle piccole accortezze gratuite (a cominciare dalla focaccia, dai badge stampati con cura, dalle magliette inaspettate e via dicendo) che fanno la differenza e predispongono il clima alla condivisione delle idee. Come sempre è stata una gioia rivedere persone che, in situazioni e in modi diversi, in questi anni mi sono particolarmente care. E come sempre non sono riuscito ad ascoltare tutto quello che avrei voluto.

Il barcamp funziona così, per chi non ne sapesse ancora nulla: tutti partecipano, nessuno viene soltanto ad ascoltare, l’organizzazione (a partire dal generoso Bru) è un costante divenire. E pure io, che in un primo tempo contavo su un sabato di relax e aggiornamento in compagnia, mi sono dovuto improvvisare in un paio d’ore un tema di cui parlare. Già che c’ero, ho messo a fuoco un paio di spunti ancora non del tutto digeriti legati alla mia acerba esperienza di padre e all’altrettanto recente velleità di raccontare in pubblico le emozioni di una famiglia che si sta allargando.

L’ho concepita come una conversazione: sapevo che tra gli iscritti c’erano diversi genitori, alcuni dei quali hanno a loro volta condiviso la propria esperienza, e mi interessava confrontare i punti di vista. Perfino fare autocritica, se fosse stato necessario. Lo facciamo davvero per loro, nel loro interesse, o alla fine è soltanto una manifestazione di egoismo? Diamo loro opportunità di sviluppare precocemente una familiarità con le reti sociali oppure svendiamo una privacy che non possono ancora difendere? Rilanciamo le nostre emozioni in segno di gratitudine con chi le ha raccontate prima di noi (e in tal modo spesso ci ha aiutato nel cammino verso la maternità e la paternità), oppure intasiamo Internet di dettagli fin troppo intimi? Il tutto a partire da qualche schermata, che faceva il punto sulla mia esperienza per contestualizzare: le allego anche qui, ammesso che da sole dicano qualcosa.

La conversazione c’è stata, ed è stata molto interessante. Tutto sommato favorevole alla condivisione dell’esperienza dei neogenitori, ma con la consapevolezza che è soprattutto un esercizio di razionalizzazione personale, una trascrizione della memoria in tempo reale perché certi dettagli non vadano dimenticati. Nel video girato da Marlenek con la webcam c’è traccia tutto sommato comprensibile dei diversi pareri, per chi avesse voglia di approfondire (inizia al 22° minuto, prima c’è la notevolissima cavalcata in otto squillini di Antonio Sofi): mi piacerebbe isolarli e trascriverli appena avanza un po’ di tempo. Segnalo anche il contributo di Federico Fasce, che nel rielaborare a freddo il suo intervento sul capitale sociale prova a dare un nuovo impulso al nostro discorso.

– Le mie slide: Quando sei nato non puoi più nasconderti (Pdf 1,8 MB)
– Link, materiali, riferimenti a partire dal wiki ufficiale
– Conversazioni post-BzaarCamp via Technorati
– Foto, foto e ancora foto su Flickr

Ottobre 2 2006

Fosse vera, e non ho alcun motivo di dubitare che lo sia, la storia di Michael May raccontata ieri sera in modo piuttosto colorito da Giuliano Marrucci a Report (sono disponibili il video e la trascrizione integrale del suo servizio) sarebbe un interessante caso mediatico. Illuminante, perlomeno nella mia fiacca tardo-domenicale. La vicenda è questa: impiegato tedesco in pensione, May consegna un ricca eredità (due milioni di euro) nelle mani di un partito politico semisconosciuto della Renania-Westfalia, accontentandosi di continuare a vivere dei frutti del proprio lavoro.

Benché il partito si distingua per un’attenzione non scontata per la promozione sociale dei meno facoltosi (e per il modo in cui lo fa meriterebbe una riflessione a parte), nulla lascia pensare che i due milioni di euro costituiscano un investimento davvero decisivo per le sorti di alcunché. Dunque stiamo parlando di un sacco di soldi donati da una persona qualunque a un’associazione qualunque per realizzare progetti qualunque. Ma non è questo il punto. Perché nell’intervista, in quattro battute, May butta lì un’intera visione del mondo:

MICHAEL MAY
Oh si, io ho passato tutta la mia vita in posti come questo, ero impiegato nelle miniere, mi occupavo dei risarcimenti che le aziende minerarie devono dare a chi ha subito danni alle abitazioni proprio a causa delle vibrazioni generate dal lavoro in miniera, e ho sempre vissuto del mio stipendio, e oggi della mia pensione.

GIULIANO MARRUCCI
E quanti soldi sono?

MICHAEL MAY
Non è niente male, sono circa 1900 euro. Credo ci sia parecchia gente che vive con molto meno

GIULIANO MARRUCCI
Certo ma tu avresti potuto essere milionario, non ti ha mai attratto quest’’idea?

MICHAEL MAY
No, non ci trovo niente di attraente.

GIULIANO MARRUCCI
Una bella auto?

MICHAEL MAY
Perché la mia auto non ti piace? È una bella macchina…

GIULIANO MARRUCCI (fuori campo)
Una bella Skoda Fabia, 14.000 euro chiavi in mano.

GIULIANO MARRUCCI
E non so, uno yacht ad esempio, non ti piacciono le barche?

MICHAEL MAY
Certo, mi piacciono le barche, sarebbe bello ad esempio avere la possibilità di utilizzare una barca una volta l’’anno per qualche giorno, con 4 o 5 amici. E una volta che l’’hai usata sarebbe bello che lo stesso toccasse ad altri 4 o 5 persone. Perché mai dovrei avere una barca tutta mia per tenerla ferma.

GIULIANO MARRUCCI
Invece di una bella villa con piscina che ne dici?

MICHAEL MAY
No, io abito in una tipica casa da minatore. È molto carina, c’’è il giardino, e abbiamo degli splendidi vicini, sono tutti minatori o ex minatori. Se siamo in vacanza ci annaffiano il giardino, e se loro vanno in vacanza noi gli annaffiamo il loro.

GIULIANO MARRUCCI (fuori campo)
La casa si trova a Moers, ma la compagna di Michael gli ha vietato di mostrarla alla tv. Non dovrebbe comunque essere diversa da queste altre casette, casette di minatori.

GIULIANO MARRUCCI
Te la sei comprata con i soldi dell’’eredita’?

MICHAEL MAY
No, non l’’ho comprata, vivo in affitto. Non è casa mia, è della società immobiliare della miniera.

GIULIANO MARRUCCI
Cioe’ non ti sei nemmeno comprato casa?

MICHAEL MAY
Nooo…, per cosa?

GIULIANO MARRUCCI
E quindi sei piu’ povero di me? eri milionario e ora sei piu’ povero di me?

MICHAEL MAY
È probabile.

GIULIANO MARRUCCI
E hai mai pensato di andare a vivere che ne so alle Bahamas?

MICHAEL MAY
No, a vivere no, magari in vacanza. Quando c’’è bel tempo veniamo qui e beviamo qualcosa in uno di questi caffè che trovi per strada. Perché mai dovremmo andarcene a vivere alle Bahamas. Alle Bahamas ci sono tutti questi caffè all’’aperto? Non so, non credo. Io voglio vivere qui, nella Ruhr.

[…]

MICHAEL MAY
Sai cosa penso a vedere questo panorama? Penso che nei nuovi stabilimenti che vedi là all’’orizzonte un operaio produce 20 volte l’acciaio che produceva in una vecchia fabbrica come questa. Questo significa che potrebbe lavorare soltanto 10 ore la settimana, e il profitto sarebbe comunque sufficiente. Credo che un mondo così tecnologicamente avanzato, dove la produzione è praticamente tutta automatizzata e un uomo da solo produce più di quanto producessero in 50 50 anni fa è un mondo ricco, ma la ricchezza non appartiene a chi lavora, appartiene a pochi, e nella storia società così squilibrate non sono mai durate a lungo.

Allora alla fine mi è venuto da pensare questo: che quello di May è un esempio come in fondo te ne capitano tanti davanti agli occhi tutti i giorni. Persone oneste, lucide, che hanno quattro idee, ma quelle quattro sono chiare in testa, e tu che li stai ad ascoltare ci ripensi su per qualche ora. Di diverso c’è solo che May – consapevole o meno che sia stato nel farlo – s’è comprato la visibilità per il proprio esempio: ha fatto qualcosa di illogico che l’ha reso curioso, ha mandato in cortocircuito il meccanismo per cui le persone virtuose tendono a scomparire di fronte alla quotidianità del mondo impazzito, ha ottenuto quell’ascolto su vasta scala che in genere è negato ai più e ha detto la sua in modo schivo a tutti coloro che si sono interessati al suo caso. Senza nemmeno un gran pontificare: gli è bastato rispondere in modo elementare a domande elementari. In fondo che cosa c’è di tanto complesso nella vita di una persona che guarda un po’ più lontano?

Certo, magari ne vengono fuori soltanto una serie di servizi sulla compassionevole bizzarria di un uomo che poteva spassarsela e che invece vive in affitto con la Skoda Fabia in garage, ma intanto la sua visione delle cose ha toccato tante persone quante non avrebbe mai potuto raggiungerne in vita sua in condizioni normali. May non ha (soltanto) donato una cifra ragguardevole per ampliare la sede di un partito ininfluente: si è concesso il lusso di investire due milioni di euro sulla sua testimonianza di vita. Per tutto questo, in attesa di saperne di più, io lo iscrivo a piccolo eroe contemporaneo della resistenza a questi tempi balordi.

Settembre 27 2006

A Gaeta è stato interessante: si è parlato della città che non c’è, della città che ci potrebbe essere, della città che non c’è più, della città che c’è stata. Ognuno da un punto di vista diverso: la tecnologia, il turismo, l’architettura, l’ambiente, la filosofia. Poche soluzioni, ma molti stimoli. E la sensazione che per molti ancora Internet non sia una soluzione, nemmeno a livello locale, perché annulla le emozioni. Poche chiacchiere e poi tanto cibo, ospiti di persone appassionate che cercano di valorizzare storia e tradizioni enogastronomiche. Una bella esperienza per tutta la famiglia.

Ora si riparte per Milano. Un paio di giorni in giro per lavoro, e poi tanti incontri vecchi e nuovi al BzaarCamp prima di riacciuffare un po’ di normalità.

Settembre 27 2006

Le impronte

– Dice che dobbiamo andare in Questura per dare le impronte
– Ma non basta quella della carta d’identità elettronica?
– Dice che non sono collegati, e comunque serve l’impronta completa di tutte le dita e del palmo di entrambe le mani
– Ma mica ci spennellano di inchiostro?
– Figurati, ormai hanno gli scanner digitali, basterà un minuto

– Buongiorno, l’uff…
– Di là!
– No, scusi, dovrei parl…
– Di là!
– Ma io…
– Beh, non cerca l’ufficio passaporti? È di là!
– Veramente ero in cerca dell’ufficio di polizia scientifica
– Perché?
– Perché mi hanno chiesto di venire per delle impronte
– Ma chi cerca?
– Mi hanno detto di chiedere di Tizio Caio
– Aspetti

– Buonasera, sono Tizio Caio. Come mai siete qui?
– Ci avete convocati voi stamattina
– Ma siete quelli dell’appartamento?
– Immagino di sì
– Ma siete venuti entrambi?
– Così ci avete chiesto, sembrava dovessimo chiamare l’intera famiglia, a sentire il suo collega
– Ah, vabbé, seguitemi

– Mi spiace vi devo sporcare le mani con l’inchiostro
– Pensavo che ormai aveste gli scanner digitali
– Come no, eccolo là. Ma ancora non lo usiamo. Mi porge la mano destra?

– Venga, andiamo in bagno
– … in bagno?!
– Ma faccia attenzione a non sporcarsi i vestiti, non usi le mani!
– Prometto
– Allora: bagni le mani, prenda questa polvere e strofini bene bene senz’acqua più volte. Insista molto, eh?! Ci vorrà un po’ di pazienza…
– Speriamo basti quella…

– Ha già fatto?
– Più o meno, non è che sia venuto proprio molto bene
– Guardi che cosa ho trovato: questa cosa è arrivata proprio ieri!
– Pasta lavamani?
– Sì, esatto, è l’ultima novità
– Stupefacente il progresso, eh?!

– Bene, grazie, potete andare
– Senta, ma ci sono sviluppi sul nostro furto?
– No, nulla
– Non è che i nomadi arrestati in questi giorni c’entrano qualcosa?
– No no
– Quindi è solo routine?
– Solo routine
– Ne conserverò un ricordo indelebile. Buonasera
– Buonasera

Settembre 27 2006

L’amico mio

Dice che mi sta bene che mi siano entrati i ladri in casa. Dice che ho voluto Prodi? ho voluto Prodi?, e allora adesso non mi posso proprio lamentare. Non volevo forse gli zingari e gli extracomunitari in casa?, beh eccomi accontentato. Vota Prodi, dice, ecco che cosa succede, me lo merito.

Settembre 20 2006

Anche quest’anno nel weekend di Pordenonelegge.it sarò dall’altra parte d’Italia. Da domani a domenica sono a Gaeta (Latina), ospite di Gaetavola. Venerdì pomeriggio, nell’ambito della manifestazione gastronomico-culturare Le vie di Gaeta, parteciperò al convegno La città che non c’è (appuntamento alle 17 in piazza Montesecco). Occasione per conoscere nuovi luoghi e nuove persone, ma anche – forse e inaspettatamente – per riabbracciare un po’ di vecchi amici.

Settembre 19 2006

Quinta di copertina, la rassegna stampa tecnologica in podcast che Antonio Sofi cura tutti i giorni su Apogeonline, compie oggi cento puntate. Che a voltarsi indietro, ripensando a quando è nata in marzo come piccolo esperimento di trasmissione audio via Internet, è proprio un bel traguardo: significa cento mattine che Antonio si sveglia di buonissima ora (almeno una prima del solito), scende in edicola, sfoglia un buon centinaio e anche più di pagine, fa sintesi e poi registra dieci minuti di segnalazioni e commenti agili agili.

Mi piacerebbe raccontare il puntiglio, l’inventiva, l’autocritica costante, la costanza, i progetti e la passione che stanno dietro a quel prodottino rapido, arguto e puntuale, che in molti già amano ascoltare dalle casse del proprio computer o sul lettore Mp3. Ma temo che Antonio non apprezzerebbe la sviolinata, e del resto i pregi di Quinta parlano da sé.

In tutto questo, evidentemente, io devo dichiarare una discreta serie di conflitti di interesse: Antonio è un amico, prima che un insostituibile collaboratore, e in Apogeonline io ricopro un ruolo di coordinamento. In genere non amo affatto indulgere nell’autopromozione o nella promozione gratuita delle cose che hanno a che fare col mio lavoro, ma da lettore/ascoltatore, quale comunque resto prima di ogni altra cosa, devo a Quinta di copertina quella segnalazione e quell’apprezzamento pubblico già rimandato ben oltre il dovuto.

E ora altre cento, Antonio?

Settembre 14 2006

Confesso che non ho seguito la vicenda con la necessaria attenzione, il che di per sé sarebbe già un ottimo motivo per tacere. Dico però che le complicazioni burocratiche che nel giro di poche settimane si sono abbattute sulla mia attività di libero professionista grazie al decreto Bersani e ai provvedimenti collegati (tracciabilità dei pagamenti su conto corrente, notifica contestuale degli F24 all’Agenzia delle Entrate e altre seccature minori) hanno tutto l’aspetto di un malinteso senso dell’innovazione, del rilancio economico e della trasparenza fiscale. In mancanza di una segretaria, così come di qualunque velleità di nascondere capitali al Fisco, tutte le nuove prescrizioni per ora mi sembrano soltanto un clamoroso e malaugurato passo indietro sulla via della semplificazione amministrativa. Nonché la conferma della sensazione che ancora una volta l’autista abbia sbagliato strada all’ultimo bivio.

Settembre 13 2006

Uffici mobili

Meditavo di dire due parole sul mio ultimo acquisto tecnologico, un cellulare Umts/Wi-Fi che facesse anche da ufficio d’emergenza in questo periodo di bimbi urlanti, spostamenti frequenti e lavoro a singhiozzo. Vedo però che SuzukiMaruti ha già fatto il lavoro sporco per me: sottoscrivo tutte le sue impressioni d’uso. Dopo tre settimane di uso intenso non ho ancora trovato un motivo per pentirmi del mio Nokia E61 (che sostituisce un dignitoso Nokia 6600 e che s’è disputato a lungo l’investimento con un Blackberry 8700g). Ora mancherebbe soltanto un’offerta dignitosa di Internet mobile da parte di un gestore di telefonia, perché quel che c’è è davvero poco, poco coraggioso e spesso fuori mercato.

Agosto 23 2006

Con Stefania e il piccolo Giorgio (che un giorno immagino dirà la sua), ringrazio tutti quelli che in questi giorni ci hanno scritto, commentato, linkato, telefonato, messaggiato, pensato, sorriso. Proviamo gratitudine per molte persone, alcune delle quali nemmeno sanno di aver contribuito alla serenità con cui abbiamo affrontato questo periodo così denso di meraviglie. Come spugne, abbiamo letto i diari personali di altre coppie in attesa, abbiamo spiato dalla porta di servizio i forum specializzati, ci siamo commossi davanti alle immagini dei filmini amatoriali altrui, abbiamo cercato conferme alle nostre sensazioni, consigli dettati dall’esperienza e idee per acquisti consapevoli. Abbiamo attinto a piene mani a quell’umanità condivisa che sempre più abbonda nella parte abitata della Rete, e questo ci ha arricchiti.

Per tutto ciò, ma soprattutto per quanti capiteranno qui in futuro animati dalla stessa ricerca casuale di calore in un momento così particolare della propria vita, Stefania e io abbiamo deciso di aprire le porte del nostro siterello familiare, finora ristretto a pochi amici e parenti. Contiene la storia della nostra gravidanza, e ora dei primi giorni del nostro bimbo. Ci farebbe piacere che la nostra felice esperienza di parto naturale ispirasse un giorno altre donne e altri mariti a recuperare dentro di sé quell’istinto ancestrale che una medicalizzazione sgarbata ha maldestramente perso di vista, rendendo tutto forse appena un po’ più sicuro, ma di certo più cinico, più industriale e spesso paradossalmente più doloroso. Raccontarlo e condividerlo è il nostro modo di essere il cambiamento che vorremmo vedere nel mondo.

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