Il blog di Sergio Maistrello dal 2003
Questa volta si arrabbia lui
- LOCATED IN Mi arrabbio
Otto del mattino. L’Adsl fa il solito scherzo. Niente connessione. Succede almeno una volta al mese. Sono rassegnato, faccio la telefonata di routine al 187. Risponde un tecnico insolitamente determinato, insolitamente drastico e insolitamente aggressivo.
– Buongiorno, ho un problema di autenticazione all’Adsl, non riesco a collegarmi. È un problema ricorrente, di solito è la centrale che non ha recepito la precedente disconnessione e si rifiuta di assegnarmi un nuov…
– Ma che codice di errore le dà?
– Guardi, uso un router Adsl, non il modem di Alice. Mi dice soltanto authentication failed.
– Le ho chiesto quale codice di errore riceve!
– Le ho risposto che non ricevo un codice di errore, ma che nella scheda relativa allo stato della connessione del router il messaggio relativo allo stato della connessione è authentication failed.
– Lei si connette con nome utente e password generiche di Alice, vero?
– No, guardi, nelle precedenti occasioni i suoi colleghi mi hanno detto che non era corretto usare le chiavi generiche e che questa poteva essere una delle possibili cause del problema, dunque uso il login personale che mi è stato assegnato. A dirla tutta, prima usavo le generiche, poi mi è stato detto di usare quelle personali, poi di nuovo le generiche e infine le personali di nuovo. È la prima soluzione che mi prospettate ogni volta, ma se…
– Ma no! Deve usare il nome utente generico invece!
– Ah beh, come vuole. Ma, se mi posso permettere, non andrei in cerca di soluzioni empiriche: il mio problema è ricorrente ed è sempre lo stesso. È sufficiente che annulliate dal vostro terminale la connessione che la centrale vede ancora come attiva e tutto torna a posto.
– Cambi quelle password!
– Va bene, attenda che resetto il router. Ecco, ora si aggancia alla portante… tenta di collegarsi… niente da fare, autenticazione fallita.
– Quale messaggio le dà?
– … authentication failed, naturalmente.
– …. (fruscii, silenzio prolungato, fruscii) …
– Pronto? È ancora lì? Pronto? Ma porc!
Metto giù. Nemmeno il tempo di rifare il 187 e mi squilla il telefono, numero privato.
– Pronto?
– MA SE LEI CHIUDE LA COMUNICAZIONE MI SPIEGA COME POSSO AIUTARLA?
– A dire il vero non ho più sentito nulla, lei non ha più risposto. E non è inusuale che cada la lin…
– LE STAVO APPUNTO RISOLVENDO IL PROBLEMA!
– Chiedo scusa, eh?!
– Provi ora!
– Va bene. Resetto il router… attendo che si riavvii… si è agganciato alla portante… ancora niente… ancora niente… ecco! Si è connesso, tutto a posto.
– Ma lei la disconnette manualmente la connessione prima di chiudere il computer?
– Ohibò, io spengo computer e router.
– Eh beh, non c’è da stupirsi se poi la connessione non si azzera.
– Va bene, proverò a fare così. Anche se questo non ha mai pregiudicato la connessione nei giorni in cui non ci sono problemi di autenticazione. La ringrazio, buongior…
– … (tuuuuuuuuu) …
Verso un’ecologia del sistema operativo
- LOCATED IN Scelgo
Per professione e per predisposizione storica, sarei certo curioso di provare al più presto Windows Vista. Non ero ieri a Milano all’anteprima blogger, nonostante il cortese invito degli organizzatori, ma ricordo comunque una prova sul campo a Smau 2005 su una versione ancora incompleta del nuovo sistema operativo di Microsoft.
Usare intensivamente il computer e Internet comporta una sorta di eccitazione scontata per le novità: nuove versioni, nuovi programmi, nuovo hardware; l’apoteosi del rinnovamento continuo. L’evoluzione è rapida e incide profondamente sull’immaginario di chi fa cose in Rete. Dunque un lato di me scalpita, si chiede se il mio pc sia ancora abbastanza potente e se quella formattazione del disco fisso che attende da tempo non valga la pena di farla coincidere con un bell’aggiornamento generale. E certo, una volta installato Vista, che fai ti tieni Office vecchio? Giusto il costo mi tiene a freno, se devo essere sincero.
Poi c’è un’altra parte di me che da qualche giorno si sta interessando a Ubuntu, distribuzione Linux che strizza l’occhio anche ai meno fanatici di quel mondo. Aggiornamenti ricorrenti, una vasta comunità di supporto, buone pratiche ormai consolidate – e, perché no, il bel vantaggio della gratuità e delle licenze che ti incitano a fare senza troppi crucci. Mi incuriosirebbe aprirmi di più e meglio a quello che sarebbe il mio terzo sistema operativo, posto che sulla mia scrivania Windows e Macintosh già convivono allegramente. Un tempo Linux richiedeva uno studio che non ero pronto a dedicargli, oggi invece soltanto la pazienza di identificare da capo i programmi giusti per fare quello che già faccio in ambiente Windows. Forse non meglio, ma non certo peggio – e con un dispendio inferiore di risorse.
Ma il punto è un altro. Mi chiedo se quest’ultima strada non meriti di essere percorsa a priori, come scelta ecologica e come logica conseguenza delle letture, dei ragionamenti e delle sensibilità maturate negli ultimi tempi. Con le auto mi viene più facile: avverto sempre più come un peso usare l’automobile quando non è strettamente necessario; cerco di preferire i mezzi pubblici o i piedi tutte le volte che mi è possibile; non provo alcuna attrazione per auto dal design evoluto e dalla potenza superiore a ogni ragionevole necessità. Non guiderei mai una Ferrari, insomma. Non mi attira neanche, se devo dirla tutta, la Ferrari.
Ora: posto che Vista si presenta molto bene e posto che da Windows 3.1 finora non me ne sono perso uno di aggiornamento, quanto mi sento in coscienza di avallare un sistema operativo che richiede un enorme dispendio di risorse a prevalente scopo di sollazzo per gli occhi e poco più? Quanto mi sono necessarie le nuove funzionalità nella mia produttività personale e professionale? Come in tutte le cose di questo mondo, non varrebbe la pena di accontentarsi di qualcosa meno e non gonfiare l’economia per semplice goduria privata? Quale costo sociale ha, in un mondo già afflitto da un pesante divario digitale in fatto di strumenti e di opportunità, il balzo in avanti in fatto di requisiti di sistema imposto dalla nuova versione del sistema operativo leader? E per contro: non è proprio bello da concepire un sistema creato spontaneamente da tante persone e messo liberamente a disposizione di tante altre persone? Non è, a modo suo, il coronamento di tante idee che andiamo raccogliendo da qualche anno anche riguardo alle cose di Rete?
Quando penso alla corsa paranoica alla chiusura che abbiamo di nuovo sotto gli occhi – nei prodotti culturali, negli standard commerciali, perfino nei meravigliosi aggeggi di Apple (a cui non sei libero di cambiare nemmeno la batteria), per non parlare della fioritura di applicazioni sociali posticce adottate a semplice scopo di marketing così come nel 2000 si rincorrevano le comunità virtuali, mi chiedo: ma io non sto andando esattamente nella direzione opposta? Quello che dico e scrivo da diverso tempo non è l’esatto contrario di un sistema proprietario? Da che parte voglio stare? Scegliere il mio prossimo sistema operativo potrebbe essere un buon inizio per capirlo.
Ricomincia l’orto
- LOCATED IN Segnalo
Noi quest’anno passiamo: l’incidenza di un lattante sull’economia domestica non ci lascia l’elasticità necessaria per ripetere l’esperimento. Ma se qualcuno nei mesi scorsi fosse rimasto incuriosito riguardo all’abbonamento stagionale all’orto (la nostra esperienza si trova negli archivi), Parco dei Buoi ha appena lanciato la campagna 2007 con alcune novità interessanti (il paniere a prezzo variabile e il calendario interattivo, soprattutto). C’è tempo fino a tutto febbraio per riunire i 50 clienti necessari a partire. È un’esperienza, appunto, e come tutte le esperienze forse vale la pena provarla almeno una volta.
Qualcosa non funziona
- LOCATED IN Mi arrabbio
Ieri non ero in casa e non ho potuto ritirare un pacco spedito attraverso Poste Italiane. Stamattina sono andato in Posta per ritirarlo, come si fa con le raccomandate. Trovo un posto dove lasciare l’auto solo dopo una buona mezzora di giri a vuoto e dopo aver mandato a quel paese almeno metà degli automobilisti che ho incrociato – che Pordenone nei giorni di mercato sembra Milano. Pago il ticket del parcheggio. Vado allo sportello.
– Guardi che l’avviso è del 23.
– Sì, certo, ieri era il 23. Ieri mi è stato lasciato.
– Eh, ma il suo pacco ce l’ha ancora Sda.
– Ok, e quindi?
– A noi non arriverà prima di domani, probabilmente domani sera, forse anche dopodomani.
– Mi sta dicendo che sono venuto qui per niente e che devo aspettare altri due giorni per un pacco che non ho potuto ritirare di persona ieri a casa?
– Essì. Quando Sda ce lo consegna, noi emetteremo un avviso con cui può venire a ritirare il pacco.
– E io in tre giorni non posso fare niente?
– Guardi, se proprio vuole le posso dare il numero di Sda e può provare a mettersi d’accordo con loro per andarlo a prendere da loro. Ma la sede sta a [zona industriale di paesino a qualche chilometro dalla città].
– È proprio sicura che funzioni così?
– Essì, finché non ce lo consegnano, noi non possiamo fare niente.
– Ecco.
[bliiiip! serviamo il numero 67]
– Arrivederci!
– Arrivederci.
Buona speranza
- LOCATED IN Vivo
Io arrivo a questa fine d’anno col fiato corto e un po’ strapazzato, ma è un periodo felice. In questi mesi io e la mia famiglia abbiamo vissuto grandi gioie e sperimentato un affetto enorme intorno a noi: è stata un’esperienza inaspettata, un Natale vissuto ogni giorno sulla nostra pelle. Di questo sono grato più di quanto riuscirò mai a dire a parole. E anche per la responsabilità di tanto benvolere, in queste ore a me viene da pensare soprattutto a chi ci ha sfiorato negli ultimi tempi con le sue storie di difficoltà, di sofferenza e di disperazione. A loro, soprattutto, vanno i miei auguri; con loro, perlomeno idealmente, passeremo il nostro Natale.
(Poi, siccome a Natale sono tutti più buoni, tanti auguri anche a Blog Margo. Doppi a Francesco Soro, che se li merita al di là di ogni ironia.)
Uno che ci mancava
- LOCATED IN Segnalo
Lui dice che è per lavoro… bla bla bla… che deve fare esperimenti… bla bla bla… e poi la blogosfera… bla bla bla… insomma che non dura. Io credo che non smetterà più, invece. Benvenuto Dario.
Poi, siccome merita ben più che una strizzatina d’occhio autoreferenziale, aggiungo che Dario Banfi è un giornalista di quelli come ne restano pochi, nella mia generazione. Che insieme abbiamo condiviso l’esperienza in redazione a Internet News. Che oggi è il mio esperto di riferimento in materia di lavoro (argomento di cui scrive, tra l’altro, sul Sole 24 Ore). Che ha scritto un paio di bei libri per Apogeo. E che è una brava persona, una di quelle che meritano di farsi sorprendere da tutto quello che oggi gira intorno ai blog.
Bianche meno spaventose?
- LOCATED IN Dico la mia
Sulla questione Diario-elezioni-schede bianche, registro un po’ di stimoli interessanti. Nei commenti del post dell’altro ieri, daria annota con la semplicità che mi sarebbe piaciuto leggere fin dal primo giorno di questa vicenda quel po’ di procedura costituzionale che in effetti ho fin qui sottovalutato:
[…] I risultati ufficiali, gli unici che determinano la costituzione del nuovo Parlamento, sono quelli che vengono proclamati circa una settimana dopo le operazioni di voto, dalle commissioni elettorali, le quali non utilizzano strumenti elettronici, ma trascrivono con la biro il numero delle schede bianche e dei voti validi, riportati da ciascuna lista ed elencati nei verbali di ciascuna sezione elettorale, in dei tabulati, e li sommano, determinando in tal modo i risultati validi per ciascuna circoscrizione. Una commissione elettorale centrale, poi, somma i risultati di ogni circoscrizione, calcolando lunico risultato valido per tutto il territorio nazionale e determinando in tal modo la lista che ha diritto al premio di maggioranza alla Camera. Senza limpiego di mezzi elettronici. Gli unici dati ufficiali restano quindi quelli che si originano dallo spoglio delle schede cartacee nelle singole sezioni elettorali e che vengono poi trasmessi agli uffici elettorali circoscrizionali presso le Corti di appello e nazionale presso la Corte di Cassazione. I risultati ufficiali delle elezioni sono accertati e proclamati dagli Uffici elettorali costituiti presso le Corti dAppello e la Corte di Cassazione (uffici composti solo da magistrati, 83 in tutto) in base ai verbali trasmessi dai seggi elettorali. […]
Qualunque stranezza ci fosse mai nei sistemi informativi del ministero dell’Interno, dunque, avrebbe potuto anche incidere sul modo in cui i risultati sono stati annunciati durante quella drammatica notte d’aprile, ma non dovrebbe essere stata in grado di influenzare l’attribuzione definitiva dei seggi. Ad avere un po’ di tempo, mi piacerebbe spulciare i dati divulgativi del Viminale così come rilanciati l’11 aprile e i dati definitivi disponibili oggi sul sito del ministero. Del resto, che lo spoglio “elettronico” non avesse alcun valore ufficiale mi era chiaro, ma la visualizzazione dei due percorsi paralleli mi aiuta certamente a ridimensionare la tesi del programmino che redistribuisce sottobanco la schede bianche e rende più impegnativo immaginare brogli su scala nazionale.
Che cosa resta da chiarire? Resta il peculiare crollo delle schede bianche (peraltro non ancora pubblicato da fonti ufficiali), che molti si accontentano di spiegare con un sistema di voto differente rispetto al passato, tanto più semplice da contribuire apparentemente a livellare differenze storiche fra regioni e province. Resta la totale mancanza di informazioni ufficiali sulle schede nulle. E restano i comportamenti poco istituzionali di quella notte, tanto a centrodestra quanto a centrosinistra, che certo non possono essere ricondotti necessariamente a brogli, ma sintomo di un’agitazione assai poco costituzionale sembrerebbero. Resta anche il mistero di un’inchiesta tanto audace e clamorosa da non potersi permettere, in teoria, di essere smentita da un qualunque manuale di diritto costituzionale – ma questo è il meno.
Al di là delle valutazioni oggettive – su cui io continuo a professarmi curioso e laico – a me resta soprattutto il sentimento poco confortante del malcelato imbarazzo generale, sufficiente a lasciar pensare che quella notte sia davvero successo qualcosa di grave. Non ho sentito nessun deputato o ministro o segretario di partito uscire dalla mera schermaglia politica o dall’attacco strumentale per dire: “ehi, fermi tutti, l’accusa non regge a prescindere, i voti si contano ancora a penna” (tutt’altro, come dimostra un video rilanciato da Marco Canestrari). Di fronte a questo – e torno così al senso del mio primo post sull’argomento – mi pare che il governo, il ministero degli Interni, il Parlamento e le persone coinvolte a diverso titolo dall’inchiesta giornalistica siano tenuti (anche solo moralmente e in ragione dell’inquietudine di cui parlava ieri Giuseppe) a dare una risposta chiara, convincente e tempestiva. Berlusconi esternava per molto meno, quand’era presidente del Consiglio. Prodi e i suoi, per ora, cincischiano in modo imbarazzante.
Poi possiamo anche prendercela con Deaglio – perché si è esposto, perché ci sta guadagnando, perché lancia il sasso ma non ha le prove, perché fa parte dell’iter giudiziario – ma fino a prova contraria la difesa della credibilità dell’istituzione del voto non è compito di un giornalista.
Confesso che sono perplesso
- LOCATED IN Dico la mia
Se un medico ti dice che potresti avere qualcosa di grave, quand’anche tu fossi intimamente sicuro che si tratta soltanto di un suo eccesso di zelo, che cosa fai? Un esame in più tanto per levarsi ogni pensiero oppure denunci a prescindere il medico per procurato allarme?
Se sei il preside di una scuola e pensi che il telefono cellulare, per via di pochi che lo usano senza criterio, sia un pericolo per i tuoi alunni, che cosa fai? Chiami il tecnico di laboratorio e provi ad hackerare antenne e centraline di zona oppure organizzi un corso adeguato sulle opportunita (molte) e sui rischi (pochi, in proporzione) delle nuove tecnologie?
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