Il blog di Sergio Maistrello dal 2003
Unità minima di democrazia diretta
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Se è vero che il destino di una nazione lo si può leggere nei fondi delle assemblee condominiali, allora le mie previsioni per il futuro sono quanto meno fosche.
Questa sera un vicino di casa, uno di quelli che per millesimi e carattere hanno il potere di stroncare sul nascere ogni germoglio di costruttiva convivenza, ha a lungo argomentato riguardo a una supposta ingiustizia che sarebbe stata perpetrata a suo danno nei secoli dei secoli e sulla sua conseguente intenzione di fare causa anche al padreterno, a meno che non fossero state accettate una serie di bizzarre richieste (che, per correttezza, si sarebbe astenuto dal votare). Il tutto scrupolosamente sostenuto da una fumosa collezione di citazioni giuridiche confezionate dal suo avvocato, collegate tra loro da deduzioni quanto meno personali.
Alla richiesta di produrre documentazione scritta e circostanziata in merito a pretese così sorprendenti, acciocché l’assemblea potesse in seguito valutare e rispondere nel merito, la risposta è stata più o meno: eh, col cavolo, che io questa ricerca qui me la sono pagata coi miei soldi, ora mica vi dò la pappa pronta, arrangiatevi.
I racconti del prato friulano
- LOCATED IN Leggo
Nô che i sin stâts
laris di cjariesis,
sassins di bausiis,
presonîrs di svui,
plens di fan di peraulis,
cjocs di avignî.
[Giuliana Pellegrini, Nô…]
Non ho mai parlato di Giuliana, ed è ora di rimediare. Giuliana Pellegrini è uno di quei regali inaspettati che ogni tanto mi fa la Rete, grazie a vie che sembrano misteriose e non lo sono poi molto. Tempo fa mi contattò Rosanna (coautrice del blog Dal Blu), finita in questo sito per via di alcuni post dedicati a dischi e concerti di Eugenio Finardi – e Finardi, suo malgrado, è il filo rosso che unisce tutte le persone citate in questa storia. Mi dice Rosanna: ho letto sul tuo sito che hai radici friulane; una mia amica ha scritto un libro in friulano e me ne ha regalate due copie; vorrei regalarne una a qualcuno che possa apprezzarla, ma nessuno dei miei amici parla o capisce il friulano; a te piace Finardi, e di solito chi apprezza Finardi è una bella persona; posso mandartelo?
Ora, per uno di quegli scherzi della geografia, la mia città sta sì in Friuli, ma ha le orecchie rivolte già in Veneto. Il friulano lo parla, slavato, soltanto chi ha parenti e amici nell’alta provincia Udinese o in Carnia. Perché il friulano – come ci insegna Dree Venier, mente del blog ILfurlanist – non è nemmeno un dialetto, ma una lingua a tutti gli effetti. Io non ho radici che affondino sopra Gemona, ma alcuni dei miei amici più cari vivono lì e hanno l’abitudine di parlarmi spesso in friulano. Abbastanza da azzardare che qualche parola qui e là la capisco. E abbastanza da dire a Rosanna: mi farebbe molto piacere, mandamelo.
Me lo mandò, il libro, e attraverso quel libro ho poi conosciuto – prima per via digitale, poi anche di persona – l’autrice, che corrisponde a quella severità piena di dolcezza e generosità d’animo con cui identifico la gente della sua terra. Il libro è La none e conte (La nonna racconta), ed è adorabile. La nonna in questione è Giuliana e i racconti sono fiabe della sua terra pensate per la sua nipotina Benedetta. Spiega Giuliana:
Ho scoperto che diventare nonna è una magnifica avventura. Ed ho sentito l’urgenza di lasciare qualcosa dei miei ricordi, del mio mondo, a lei, che avrà venti anni nel 2025. Sono, mi sento tenacemente friulana, mi piace parlare la madrelingua, mi piace ascoltarla. Questa terra, aspra e dolcissima, ferita e umiliata da terremoti, da barbariche invasioni, da varie sudditanze, svela, nel linguaggio, lorgoglio di un popolo diverso. Non migliore o peggiore, diverso. Popolo di migranti, di miseria, di sacrificio, troppo lontano dall’Italia, troppo di confine, di passaggio. Gente di avare parole, di gesti parchi, gente abituata a lavorare. Eppure, nonostante le consonanti sorde ed i suoni gutturali tipici, il friulano è una lingua incantata. Alcune parole sono suono puro, altre hanno significato e memoria.
Tutto avviene nel microcosmo di un prato, abitato da animali e insetti dai tratti umani: Marquart lo scorpione musicista, Lisute la rana extracomunitaria, Ghessie la topolina disturbatrice della quiete pubblica, Checo il gallo balbuziente, Napoleon il gatto istruito, Menie la capra comunista, Bladimir il pipistrello nobile, Nerute la coccinella sarta e poi il grillo Roc, il riccio Sismont, la rondine Lole. E io, che proprio in quei mesi stavo diventando padre, mi sono oltremodo intenerito. La none e conte sta ora nella piccola biblioteca che aspetta mio figlio Giorgio appena sarà più grande.
Da qualche mese Giuliana Pellegrini ha pubblicato anche un secondo libro, Contis dal prât incjántât (Racconti dal prato incantato), altrettanto felice, e questa volta alla portata di tutti perché dotato di traduzione a fronte in italiano. Si può consultare e acquistare anche online, peraltro. In italiano si perde parte della magia dei suoni, ma le fiabe sono deliziose di per sé, come del resto i disegni di Katia Zaghi. Del libro segnalo in particolare la poesia che fa da introduzione (un frammento della quale apre anche questo post), che trovo particolarmente bella ed evocativa anche tradotta.
Mercoledì sera a Milano
- LOCATED IN Parlo
Appuntamento confermato, dunque, mercoledì sera (9 maggio) alle 18 alla Libreria Hoepli di Milano, zona Duomo (mappa). Ci troviamo a fare quattro chiacchiere sul libro con Luca Sofri e Tommaso Labranca (bontà loro). Per rispondere alle domande più frequenti raccolte finora: sì, l’entrata è libera e tutti sono benvenuti (e ci mancherebbe altro!); e boh, non ho idea se sia previsto un rinfresco, ma metterò una buona parola in proposito. Chi vuole può scaricare e stampare l’invito, ma è soltanto un promemoria, nessuno controllerà all’ingresso.
Ci sarai?
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