Il blog di Sergio Maistrello dal 2003
Una piccola storia nobile
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In un paese sempre più spaventato dalle idee (indipendentemente dal buon gusto con cui le idee sono confezionate), questa piccola notizia friulan-europea mi sembra un adeguato segnale di buon senso:
UDINE. Si era sposato un anno fa, il 1° luglio 2006, e aveva chiesto il congedo matrimoniale alla Regione. Solo che Giulio Papa, 36 anni, udinese, funzionario dellufficio di rappresentanza della Regione Friuli Venezia Giulia a Bruxelles è gay. E davanti al sindaco di Anversa ha sposato Dirk Van den Eede, 38 anni, militare dellesercito belga. Così, dopo un anno di sospensione del congedo matrimoniale per accertamenti, la Regione ha deciso di dire sì ai 15 giorni previsti per tutti i dipendenti, applicando la normativa Ue. Il caso legale non ha precedenti in Italia. E il governatore Riccardo Illy lo sa bene. Ma alla richiesta degli uffici tecnici alla giunta regionale di richiedere un parere giuridico al tribunale italiano, la Regione ha risposto di no. E questo non solo perché ai tribunali non si possono chiedere pareri la persona interessata al fatto avrebbe potuto rivolgersi al giudice ma anche, spiega Illy, «perché sarebbe stato umiliante per il nostro collaboratore».
[Leggi tutto l’articolo di Tommaso Cerno – tratto dal Messaggero Veneto – su GayNews]
Premetto che io in questa storia (fatta di molti particolari che l’edizione cartacea di oggi del Messaggero Veneto, ahimé solo su carta oppure a pagamento, raccoglie con cura) sono decisamente di parte: Giulio non è soltanto una persona di rare etica e magnanimità, ma è soprattutto un amico carissimo. E Dirk è perfino più simpatico. Ero presente al loro matrimonio e conosco, seppur per sommi capi, le vicissitudini burocratiche che hanno contraddistinto quest’anno di – come li chiamano con pudore i verbali – accertamenti.
Può sembrare una piccola cosa, questa di un governatore che si assume la responsabilità politica di preferire una normativa europea laddove lo Stato italiano mantiene forti incongruenze. E che la preferisce non soltanto perché in buona parte del continente strabuzzano gli occhi se gli racconti le nostre discriminazioni per legge, ma anche perché ci sono dei limiti sul modo in cui le virgole della burocrazia possono mettere in discussione la dignità di una brava persona.
Tutto questo non è scontato, nel 2007, in un’Italia più occupata a inventarsi nuovi acronimi a misura di salotto televisivo che ad affrontare apertamente i propri nervi scoperti. Tanto che una svolta in fin dei conti piuttosto logica come questa finisce che l’accogli con un moto di sano stupore. Così oggi io non sono felice soltanto per l’esito favorevole che riguarda un amico mio, ma sono un po’ contento anche per tutti noi.
La serendipity delle paperelle
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Di’ quel che vuoi, ma io – tra tante notizie balorde, brutte o semplicemente insulse – quella della flotta di paperelle di gomma disperse nell’Oceano Pacifico quindici anni fa e oggi in avvicinamento alle coste dell’Inghilterra, dell’Australia, dell’Indonesia e del Sud America la trovo nel suo piccolo deliziosa.
A pranzo su Radio Città del Capo
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Tra le 13.35 e le 13.55 sono ospite (telefonico) di Marco Boscolo a Pigreco, trasmissione di divulgazione scientifica di Radio Città del Capo, radio metropolitana di Bologna. Si parla di Web 2.0, blog, social network: in altre parole, la parte abitata della Rete. Chi non abita in provincia di Bologna, Modena o Ferrara (dove la radio si ascolta sui 94.7 FM) può comunque ascoltare Radio Città del Capo anche in webcasting (dal menu in alto a destra sul sito dell’emittente).
Aggiornamento: è disponibile il podcast della trasmissione.
Incontriamoci a Roma
- LOCATED IN Parlo
Lunedì sera (18 giugno) sono ospite di NetOne, nell’ambito del seminario internazionale di creatività e comunicazione Intermediando (qui il programma della settimana). La mia “lezione” sui temi del libro è diventato per volontà degli organizzatori – e ringrazio in particolare Maria Rosa Logozzo e Marcello Cerruti – un incontro pubblico aperto a tutti, con tanto di diretta web. Luisa Carrada mi fa un doppio regalo: sapevo che avrebbe partecipato, sono onorato che abbia accettato di condurre la serata. Saremo a Ciampino in via Doganale 1 (mappa); si comincia alle 20.30. Chi non può essere presente in carne e ossa troverà sul sito di NetOne le istruzioni per seguirci via Internet.
Aggiornamento: l’indirizzo per vedere la diretta web dovrebbe essere questo: http://easylink.playstream.com/winlive/stream.wvx. Richiede Windows Media o comunque un lettore di file Wvx (su Mac si può utilizzare Windows Media Component for QuickTime, evidentemente avendo già installato Quicktime). Registrandosi su NetOne è possibile partecipare anche alla chat e interagire con la sala dell’incontro. Ad ogni modo, tenete presente il sito degli organizzatori per aggiornamenti o indicazioni specifiche.
Unità minima di democrazia diretta
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Se è vero che il destino di una nazione lo si può leggere nei fondi delle assemblee condominiali, allora le mie previsioni per il futuro sono quanto meno fosche.
Questa sera un vicino di casa, uno di quelli che per millesimi e carattere hanno il potere di stroncare sul nascere ogni germoglio di costruttiva convivenza, ha a lungo argomentato riguardo a una supposta ingiustizia che sarebbe stata perpetrata a suo danno nei secoli dei secoli e sulla sua conseguente intenzione di fare causa anche al padreterno, a meno che non fossero state accettate una serie di bizzarre richieste (che, per correttezza, si sarebbe astenuto dal votare). Il tutto scrupolosamente sostenuto da una fumosa collezione di citazioni giuridiche confezionate dal suo avvocato, collegate tra loro da deduzioni quanto meno personali.
Alla richiesta di produrre documentazione scritta e circostanziata in merito a pretese così sorprendenti, acciocché l’assemblea potesse in seguito valutare e rispondere nel merito, la risposta è stata più o meno: eh, col cavolo, che io questa ricerca qui me la sono pagata coi miei soldi, ora mica vi dò la pappa pronta, arrangiatevi.
I racconti del prato friulano
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Nô che i sin stâts
laris di cjariesis,
sassins di bausiis,
presonîrs di svui,
plens di fan di peraulis,
cjocs di avignî.
[Giuliana Pellegrini, Nô…]
Non ho mai parlato di Giuliana, ed è ora di rimediare. Giuliana Pellegrini è uno di quei regali inaspettati che ogni tanto mi fa la Rete, grazie a vie che sembrano misteriose e non lo sono poi molto. Tempo fa mi contattò Rosanna (coautrice del blog Dal Blu), finita in questo sito per via di alcuni post dedicati a dischi e concerti di Eugenio Finardi – e Finardi, suo malgrado, è il filo rosso che unisce tutte le persone citate in questa storia. Mi dice Rosanna: ho letto sul tuo sito che hai radici friulane; una mia amica ha scritto un libro in friulano e me ne ha regalate due copie; vorrei regalarne una a qualcuno che possa apprezzarla, ma nessuno dei miei amici parla o capisce il friulano; a te piace Finardi, e di solito chi apprezza Finardi è una bella persona; posso mandartelo?
Ora, per uno di quegli scherzi della geografia, la mia città sta sì in Friuli, ma ha le orecchie rivolte già in Veneto. Il friulano lo parla, slavato, soltanto chi ha parenti e amici nell’alta provincia Udinese o in Carnia. Perché il friulano – come ci insegna Dree Venier, mente del blog ILfurlanist – non è nemmeno un dialetto, ma una lingua a tutti gli effetti. Io non ho radici che affondino sopra Gemona, ma alcuni dei miei amici più cari vivono lì e hanno l’abitudine di parlarmi spesso in friulano. Abbastanza da azzardare che qualche parola qui e là la capisco. E abbastanza da dire a Rosanna: mi farebbe molto piacere, mandamelo.
Me lo mandò, il libro, e attraverso quel libro ho poi conosciuto – prima per via digitale, poi anche di persona – l’autrice, che corrisponde a quella severità piena di dolcezza e generosità d’animo con cui identifico la gente della sua terra. Il libro è La none e conte (La nonna racconta), ed è adorabile. La nonna in questione è Giuliana e i racconti sono fiabe della sua terra pensate per la sua nipotina Benedetta. Spiega Giuliana:
Ho scoperto che diventare nonna è una magnifica avventura. Ed ho sentito l’urgenza di lasciare qualcosa dei miei ricordi, del mio mondo, a lei, che avrà venti anni nel 2025. Sono, mi sento tenacemente friulana, mi piace parlare la madrelingua, mi piace ascoltarla. Questa terra, aspra e dolcissima, ferita e umiliata da terremoti, da barbariche invasioni, da varie sudditanze, svela, nel linguaggio, lorgoglio di un popolo diverso. Non migliore o peggiore, diverso. Popolo di migranti, di miseria, di sacrificio, troppo lontano dall’Italia, troppo di confine, di passaggio. Gente di avare parole, di gesti parchi, gente abituata a lavorare. Eppure, nonostante le consonanti sorde ed i suoni gutturali tipici, il friulano è una lingua incantata. Alcune parole sono suono puro, altre hanno significato e memoria.
Tutto avviene nel microcosmo di un prato, abitato da animali e insetti dai tratti umani: Marquart lo scorpione musicista, Lisute la rana extracomunitaria, Ghessie la topolina disturbatrice della quiete pubblica, Checo il gallo balbuziente, Napoleon il gatto istruito, Menie la capra comunista, Bladimir il pipistrello nobile, Nerute la coccinella sarta e poi il grillo Roc, il riccio Sismont, la rondine Lole. E io, che proprio in quei mesi stavo diventando padre, mi sono oltremodo intenerito. La none e conte sta ora nella piccola biblioteca che aspetta mio figlio Giorgio appena sarà più grande.
Da qualche mese Giuliana Pellegrini ha pubblicato anche un secondo libro, Contis dal prât incjántât (Racconti dal prato incantato), altrettanto felice, e questa volta alla portata di tutti perché dotato di traduzione a fronte in italiano. Si può consultare e acquistare anche online, peraltro. In italiano si perde parte della magia dei suoni, ma le fiabe sono deliziose di per sé, come del resto i disegni di Katia Zaghi. Del libro segnalo in particolare la poesia che fa da introduzione (un frammento della quale apre anche questo post), che trovo particolarmente bella ed evocativa anche tradotta.
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