Il blog di Sergio Maistrello dal 2003
In galleria accendere i fari
- LOCATED IN Segnalo
Per qualche motivo, più m’impegno e meno riesco a liberarmi dal lavoro e dalle complicazioni mangiatempo. Davvero, io ci provo: appena comincio a intravedere una luce in fondo al tunnel, zàchete, mi avvertono che c’è in serbo per me una nuova galleria. Poiché, in fin dei conti, così è il mio lavoro – e tutto sommato continua a piacermi – non ho nemmeno il diritto di lamentarmi. Inoltre, complice una stimolante congiuntura familiare, nei prossimi giorni continuerò a lavorare, soltanto a spizzichi e bocconi e con collegamenti più precari del normale, da Barcellona (Spagna). Questo anche per dire che se sei tra quelli che potrebbe crearmi grane di lavoro, ho un favore da chiederti: aspetta.
Ho in sospeso diversi argomenti e qualche idea rimasta lì appesa, tra un post mangiato da WordPress ed esaurimento di ogni possibile slot mentale. Continuo a pensare che un giorno mi rifarò. Ma intanto, tra le informazioni di servizio che è il caso di citare prima che ci si riduca all’ultimo:
- la presentazione del libro si farà: a Milano il 9 maggio alle ore 18 presso la Libreria Internazionale Hoepli (zona Duomo). Mi faranno l’onore della loro presenza Luca Sofri e Tommaso Labranca. Di questo riparleremo presto, ma intanto ve l’ho detto.
- prima di allora, un dibattito pubblico sui temi del libro si terrà a Savona, il 27 aprile alle 18 presso il Campus universitario, e su questo avrò presto maggiori dettagli. Il giorno dopo tutti allo ZenaCamp.
- un altro incontro pubblico si terrà a Roma la sera del 18 giugno, nell’ambito di Intermediando.
- infine, io non ci sarò, ahimé, ma segnalo ugualmente con molto piacere che il 20 e il 21 aprile si tiene a Gubbio (PG) la quarta edizione del seminario dei blog didattici, dove l’anno scorso mi trovai molto bene. Quest’anno ci va, tra gli altri, Antonio Sofi e io sono contento che Maria Teresa Bianchi, Carla Astolfi e tutte le altre adorabili insegnanti-blogger abbiano modo di conoscerlo di persona.
Lo stato delle cose (e dei loghi)
- LOCATED IN Segnalo
Avevo il dubbio che sfosse sfuggito qualcosa a me. Evidentemente no:
Eppure l’aspetto più interessante e triste della vicenda è che questo logo condensa e sublima tutto un più ampio discorso sullo stato dell’Italia e degli italiani nel 2007. Una cosa che neanche un De Rita ispirato avrebbe saputo far meglio. Una spremuta concentrata di sociologia. C’è tutta la crisi di un paese che non sa nemmeno vedersi allo specchio e dire che ci vede riflesso, e allora chiede all’americano di dirglielo e quello gli risponde “C’hai le tradizioni, c’hai la fantasia. Ma soprattutto c’hai un casino in testa e attorno che nemmeno te lo immagini“. L’americano te lo dice infilando in sei lettere sei almeno 3 caratteri tipografici diversi (il caos cosmico prende corpo e turbina inquietante) e poi, a sfregio, ci infila una “t” verde che dice “che ci sto a fare io qui?” e fa quasi tenerezza in questa sua somiglianza con un peperone verde con la gobba. Un peperone che qualsiasi norma cee avrebbe destinato al macero. E invece, rivincita dello sgorbio e dell’informe, troneggia perentorio come la “T” di “troneggiare”, appunto, a rivendicare il diritto ad esistere del brutto.
[Martino Pietropoli, Un trattato di sociologia in 6 lettere]
Per uno sguardo tecnico segnalo anche designerblog. E non mi pare che i meno tecnici siano rimasti a bocca aperta. Chissà che la delibera non fosse tra le carte ancora da firmare del governo uscente.
Vizio superlativo
- LOCATED IN Dico la mia
Il fatto è che sovrastimiamo per lingua. Bello è bellissimo, magari anche stupendo. Bravo è bravissimo, e diventa genio in un attimo. Affascinante è strepitoso, perfino commovente. Così un’idea finisce presto per esser fenomeno, con pretese universali. E siccome il linguaggio forma la cultura, siamo drogati di emozioni forti a basso prezzo.
(Eh? No, nulla, parlavo da solo, continuate pure.)
Ho provato Vista (e sono tornato a XP)
- LOCATED IN Scelgo
Bello è bello, come previsto. Sfumature, animazioni, rifiniture sono all’altezza del nuovo millennio. E veloce è veloce, anche più di quanto non mi sarei aspettato: il sistema di ottimizzazione delle applicazioni più utilizzate fa il suo dovere per benino, non c’è che dire. E la sidebar coi widget è efficace quanto su Mac, dove lo schermo con gli “accessori” non è visibile contemporaneamente allo schermo di lavoro, non riesce a essere.
Ma il livello di innovazione percepibile da un utente più o meno evoluto non mi ha strappato affatto quel “wow!” che promette il marketing di Microsoft. In quanto a evoluzioni sostanziali Vista riproduce il solito schema consolidato, che si ripete per lo meno da Windows 95 in poi: dare una ripulita al sistema operativo preesistente, sistemare alcuni difetti cronici e riverniciare il tutto con vernici più moderne. Vista raggiunge il Mac per efficacia e semplicità di alcune singole operazioni (e non necessariamente quelle determinanti nell’uso quotidiano), ma del Mac non ha ancora quella coerenza globale nell’esperienza d’uso. Se tutto ciò vale il costo al quale il nuovo software è stato messo in commercio, ma soprattutto se questo giustifichi i nuovi standard operativi richiesti in fatto di hardware, ognuno valuti da sé. Secondo me no, e restano – rinvigorite, se possibile – tutte le perplessità ecologiche che raccontavo qualche giorno fa.
Fatto sta che io sono tornato a XP dopo appena due giorni. Non tanto perché Vista è soprattutto chiacchiere e distintivo, ma perché il nuovo sistema operativo non supporta ancora molti software che uso correntemente per lavoro. Il che non è del tutto un problema di Microsoft, lo so bene, quanto semmai dei rispettivi produttori. Ma che dopo quel popò di ritardi che hanno contraddistinto il parto del nuovo Windows io debba avere difficoltà inconcepibili – giusto per fare l’esempio più allarmante – nell’uso di file in formato Pdf, per non parlare dell’impossibilità di crearne (stante la temporanea incompatibilità con buona parte dei programmi Adobe), mi pare di molto lontano da ogni ragionevolezza.
Immagino che tra sei mesi o un anno molto sarà diverso, e magari nel giro di un paio d’anni l’aggiornamento a Vista sarà perfino auspicabile per tenere il passo dell’evoluzione dei programmi più comuni. Per ora io, perplesso, resto a guardare.
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