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Il blog di Sergio Maistrello dal 2003

Febbraio 15 2007

La settimana scorsa ho fatto l’insegnante per una manciata di ore. Di tutto, l’effetto più stupefacente – e non necessariamente nell’accezione positiva – è stato ripiombare in quel mondo avulso dalla realtà che è la scuola. Il tempo scandito da campanelle, una pausa ogni due ore cascasse il mondo, le note sul registro, i rapporti tesi tra compagno e compagno, tra compagno e professore, tra professore e professore, tra professore e preside. Tralascio ogni ragionamento su quanto smunta ed emaciata ho trovato la scuola pubblica italiana, quindici anni dopo. E anche sulla mia incapacità di stare in un’aula senza sentirmi inguaribilmente studente.

Perché non è di questo che volevo parlare. Il fatto è che parlavo a questi ragazzi di blog, di wiki e di social network. E ci ho messo quattro giorni ad appassionarli (comunque poco) all’idea. La teoria non gli è andata giù nemmeno a fare il saltimbanco sulla cattedra o ricorrendo alle peggiori animazioni di PowerPoint. La pratica un po’ di più, che era sempre meglio di un’interrogazione di filosofia, ma insomma nemmeno troppo, e i giovani si sa hanno cose di molto più importanti a cui pensare.

Poi li guardavo nelle pause, oppure quando qualcuno finiva la sua esercitazione prima degli altri. Il blog diventava un’estensione naturale al sms: chiacchiere in codice nei commenti. Questi ragazzi hanno la conversazione nel sangue, ma quando gliela mostri non la riconoscono (ancora). Sfrucugliano nella ricerca per immagini di Google dentro un web tutto visuale, ma poi restano freddi davanti a Flickr. E appena non li guardi corrono nei reconditi meno opportuni di YouTube, che se poi glielo presenti come social software perde ogni fascino.

La morale di tutto questo è che in quattro giorni non ho trovato affatto una morale. Solo un gruppo di ragazzini pieni di opportunità, ma molto distratti e assai annoiati – pur con le debite, confortanti eccezioni. Hanno strumenti che noi ci sognavamo. Ai miei tempi (ecco, l’ho detto) pregavamo il tecnico perché ci prestasse la videocamera e poi ci montavamo i video col videoregistratore, pur di comunicare. Loro oggi hanno il mondo alle loro dita, ma spesso sembrano accontentarsi di fargli il solletico.

Febbraio 15 2007

Il fatto è che sovrastimiamo per lingua. Bello è bellissimo, magari anche stupendo. Bravo è bravissimo, e diventa genio in un attimo. Affascinante è strepitoso, perfino commovente. Così un’idea finisce presto per esser fenomeno, con pretese universali. E siccome il linguaggio forma la cultura, siamo drogati di emozioni forti a basso prezzo.

(Eh? No, nulla, parlavo da solo, continuate pure.)

Febbraio 13 2007

Bello è bello, come previsto. Sfumature, animazioni, rifiniture sono all’altezza del nuovo millennio. E veloce è veloce, anche più di quanto non mi sarei aspettato: il sistema di ottimizzazione delle applicazioni più utilizzate fa il suo dovere per benino, non c’è che dire. E la sidebar coi widget è efficace quanto su Mac, dove lo schermo con gli “accessori” non è visibile contemporaneamente allo schermo di lavoro, non riesce a essere.

Ma il livello di innovazione percepibile da un utente più o meno evoluto non mi ha strappato affatto quel “wow!” che promette il marketing di Microsoft. In quanto a evoluzioni sostanziali Vista riproduce il solito schema consolidato, che si ripete per lo meno da Windows 95 in poi: dare una ripulita al sistema operativo preesistente, sistemare alcuni difetti cronici e riverniciare il tutto con vernici più moderne. Vista raggiunge il Mac per efficacia e semplicità di alcune singole operazioni (e non necessariamente quelle determinanti nell’uso quotidiano), ma del Mac non ha ancora quella coerenza globale nell’esperienza d’uso. Se tutto ciò vale il costo al quale il nuovo software è stato messo in commercio, ma soprattutto se questo giustifichi i nuovi standard operativi richiesti in fatto di hardware, ognuno valuti da sé. Secondo me no, e restano – rinvigorite, se possibile – tutte le perplessità ecologiche che raccontavo qualche giorno fa.

Fatto sta che io sono tornato a XP dopo appena due giorni. Non tanto perché Vista è soprattutto chiacchiere e distintivo, ma perché il nuovo sistema operativo non supporta ancora molti software che uso correntemente per lavoro. Il che non è del tutto un problema di Microsoft, lo so bene, quanto semmai dei rispettivi produttori. Ma che dopo quel popò di ritardi che hanno contraddistinto il parto del nuovo Windows io debba avere difficoltà inconcepibili – giusto per fare l’esempio più allarmante – nell’uso di file in formato Pdf, per non parlare dell’impossibilità di crearne (stante la temporanea incompatibilità con buona parte dei programmi Adobe), mi pare di molto lontano da ogni ragionevolezza.

Immagino che tra sei mesi o un anno molto sarà diverso, e magari nel giro di un paio d’anni l’aggiornamento a Vista sarà perfino auspicabile per tenere il passo dell’evoluzione dei programmi più comuni. Per ora io, perplesso, resto a guardare.

Febbraio 1 2007

Giorgio Jannis mi segnala che è partita l’organizzazione dell’ActionCamp, un BarCamp che si terrà dentro la Fiera di Udine durante lo svolgimento di Innovaction, salone della conoscenza, delle idee e dell’innovazione in ambito aziendale.

Poiché la fiera dura quattro giorni, dal 15 al 18 febbraio, a quanto pare il BarCamp sarà lungo altrettanto (tutti i giorni dalle 10 alle 20). Il che da un lato è una gran bella opportunità, ma dall’altro mi sembra anche un bel rischio: a differenza di altri BarCamp le persone non vengono apposta, sono distratte da tante altre iniziative e i momenti di interesse rischiano di essere dilatati al punto da trasformarla in una non-non-conferenza (in pratica: una pausa caffé dedicata a un po’ di sano networking). Ovvero non esattamente un BarCamp. Ma perché non provarci?

Io intanto mi iscrivo, considerato il fatto che almeno quest’anno un giro a Innovaction conto di riuscire a farlo. E non essere presente a un Barcamp a 50 chilometri da casa, se BarCamp sarà, sarebbe veramente disdicevole.

Gennaio 31 2007

Otto del mattino. L’Adsl fa il solito scherzo. Niente connessione. Succede almeno una volta al mese. Sono rassegnato, faccio la telefonata di routine al 187. Risponde un tecnico insolitamente determinato, insolitamente drastico e insolitamente aggressivo. 

– Buongiorno, ho un problema di autenticazione all’Adsl, non riesco a collegarmi. È un problema ricorrente, di solito è la centrale che non ha recepito la precedente disconnessione e si rifiuta di assegnarmi un nuov…

– Ma che codice di errore le dà?

– Guardi, uso un router Adsl, non il modem di Alice. Mi dice soltanto authentication failed.

– Le ho chiesto quale codice di errore riceve!

– Le ho risposto che non ricevo un codice di errore, ma che nella scheda relativa allo stato della connessione del router il messaggio relativo allo stato della connessione è authentication failed.

– Lei si connette con nome utente e password generiche di Alice, vero?

– No, guardi, nelle precedenti occasioni i suoi colleghi mi hanno detto che non era corretto usare le chiavi generiche e che questa poteva essere una delle possibili cause del problema, dunque uso il login personale che mi è stato assegnato. A dirla tutta, prima usavo le generiche, poi mi è stato detto di usare quelle personali, poi di nuovo le generiche e infine le personali di nuovo. È la prima soluzione che mi prospettate ogni volta, ma se…

– Ma no! Deve usare il nome utente generico invece!

– Ah beh, come vuole. Ma, se mi posso permettere, non andrei in cerca di soluzioni empiriche: il mio problema è ricorrente ed è sempre lo stesso. È sufficiente che annulliate dal vostro terminale la connessione che la centrale vede ancora come attiva e tutto torna a posto.

– Cambi quelle password!

– Va bene, attenda che resetto il router. Ecco, ora si aggancia alla portante… tenta di collegarsi… niente da fare, autenticazione fallita.

– Quale messaggio le dà?

– … authentication failed, naturalmente.

– …. (fruscii, silenzio prolungato, fruscii)

– Pronto? È ancora lì? Pronto? Ma porc!

Metto giù. Nemmeno il tempo di rifare il 187 e mi squilla il telefono, numero privato.

– Pronto?

– MA SE LEI CHIUDE LA COMUNICAZIONE MI SPIEGA COME POSSO AIUTARLA?

– A dire il vero non ho più sentito nulla, lei non ha più risposto. E non è inusuale che cada la lin…

– LE STAVO APPUNTO RISOLVENDO IL PROBLEMA!

– Chiedo scusa, eh?!

– Provi ora!

– Va bene. Resetto il router… attendo che si riavvii… si è agganciato alla portante… ancora niente… ancora niente… ecco! Si è connesso, tutto a posto.

– Ma lei la disconnette manualmente la connessione prima di chiudere il computer?

– Ohibò, io spengo computer e router.

– Eh beh, non c’è da stupirsi se poi la connessione non si azzera.

– Va bene, proverò a fare così. Anche se questo non ha mai pregiudicato la connessione nei giorni in cui non ci sono problemi di autenticazione. La ringrazio, buongior…

– … (tuuuuuuuuu)

Gennaio 30 2007

Per professione e per predisposizione storica, sarei certo curioso di provare al più presto Windows Vista. Non ero ieri a Milano all’anteprima blogger, nonostante il cortese invito degli organizzatori, ma ricordo comunque una prova sul campo a Smau 2005 su una versione ancora incompleta del nuovo sistema operativo di Microsoft.

Usare intensivamente il computer e Internet comporta una sorta di eccitazione scontata per le novità: nuove versioni, nuovi programmi, nuovo hardware; l’apoteosi del rinnovamento continuo. L’evoluzione è rapida e incide profondamente sull’immaginario di chi fa cose in Rete. Dunque un lato di me scalpita, si chiede se il mio pc sia ancora abbastanza potente e se quella formattazione del disco fisso che attende da tempo non valga la pena di farla coincidere con un bell’aggiornamento generale. E certo, una volta installato Vista, che fai ti tieni Office vecchio? Giusto il costo mi tiene a freno, se devo essere sincero.

Poi c’è un’altra parte di me che da qualche giorno si sta interessando a Ubuntu, distribuzione Linux che strizza l’occhio anche ai meno fanatici di quel mondo. Aggiornamenti ricorrenti, una vasta comunità di supporto, buone pratiche ormai consolidate – e, perché no, il bel vantaggio della gratuità e delle licenze che ti incitano a fare senza troppi crucci. Mi incuriosirebbe aprirmi di più e meglio a quello che sarebbe il mio terzo sistema operativo, posto che sulla mia scrivania Windows e Macintosh già convivono allegramente. Un tempo Linux richiedeva uno studio che non ero pronto a dedicargli, oggi invece soltanto la pazienza di identificare da capo i programmi giusti per fare quello che già faccio in ambiente Windows. Forse non meglio, ma non certo peggio – e con un dispendio inferiore di risorse.

Ma il punto è un altro. Mi chiedo se quest’ultima strada non meriti di essere percorsa a priori, come scelta ecologica e come logica conseguenza delle letture, dei ragionamenti e delle sensibilità maturate negli ultimi tempi. Con le auto mi viene più facile: avverto sempre più come un peso usare l’automobile quando non è strettamente necessario; cerco di preferire i mezzi pubblici o i piedi tutte le volte che mi è possibile; non provo alcuna attrazione per auto dal design evoluto e dalla potenza superiore a ogni ragionevole necessità. Non guiderei mai una Ferrari, insomma. Non mi attira neanche, se devo dirla tutta, la Ferrari.

Ora: posto che Vista si presenta molto bene e posto che da Windows 3.1 finora non me ne sono perso uno di aggiornamento, quanto mi sento in coscienza di avallare un sistema operativo che richiede un enorme dispendio di risorse a prevalente scopo di sollazzo per gli occhi e poco più? Quanto mi sono necessarie le nuove funzionalità nella mia produttività personale e professionale? Come in tutte le cose di questo mondo, non varrebbe la pena di accontentarsi di qualcosa meno e non gonfiare l’economia per semplice goduria privata? Quale costo sociale ha, in un mondo già afflitto da un pesante divario digitale in fatto di strumenti e di opportunità, il balzo in avanti in fatto di requisiti di sistema imposto dalla nuova versione del sistema operativo leader? E per contro: non è proprio bello da concepire un sistema creato spontaneamente da tante persone e messo liberamente a disposizione di tante altre persone? Non è, a modo suo, il coronamento di tante idee che andiamo raccogliendo da qualche anno anche riguardo alle cose di Rete?

Quando penso alla corsa paranoica alla chiusura che abbiamo di nuovo sotto gli occhi – nei prodotti culturali, negli standard commerciali, perfino nei meravigliosi aggeggi di Apple (a cui non sei libero di cambiare nemmeno la batteria), per non parlare della fioritura di applicazioni sociali posticce adottate a semplice scopo di marketing così come nel 2000 si rincorrevano le comunità virtuali, mi chiedo: ma io non sto andando esattamente nella direzione opposta? Quello che dico e scrivo da diverso tempo non è l’esatto contrario di un sistema proprietario? Da che parte voglio stare? Scegliere il mio prossimo sistema operativo potrebbe essere un buon inizio per capirlo.

Gennaio 27 2007

Noi quest’anno passiamo: l’incidenza di un lattante sull’economia domestica non ci lascia l’elasticità necessaria per ripetere l’esperimento. Ma se qualcuno nei mesi scorsi fosse rimasto incuriosito riguardo all’abbonamento stagionale all’orto (la nostra esperienza si trova negli archivi), Parco dei Buoi ha appena lanciato la campagna 2007 con alcune novità interessanti (il paniere a prezzo variabile e il calendario interattivo, soprattutto). C’è tempo fino a tutto febbraio per riunire i 50 clienti necessari a partire. È un’esperienza, appunto, e come tutte le esperienze forse vale la pena provarla almeno una volta.

Gennaio 24 2007

Ieri non ero in casa e non ho potuto ritirare un pacco spedito attraverso Poste Italiane. Stamattina sono andato in Posta per ritirarlo, come si fa con le raccomandate. Trovo un posto dove lasciare l’auto solo dopo una buona mezzora di giri a vuoto  e dopo aver mandato a quel paese almeno metà degli automobilisti che ho incrociato – che Pordenone nei giorni di mercato sembra Milano. Pago il ticket del parcheggio. Vado allo sportello.

– Guardi che l’avviso è del 23.
– Sì, certo, ieri era il 23. Ieri mi è stato lasciato.
– Eh, ma il suo pacco ce l’ha ancora Sda.
– Ok, e quindi?
– A noi non arriverà prima di domani, probabilmente domani sera, forse anche dopodomani.
– Mi sta dicendo che sono venuto qui per niente e che devo aspettare altri due giorni per un pacco che non ho potuto ritirare di persona ieri a casa?
– Essì. Quando Sda ce lo consegna, noi emetteremo un avviso con cui può venire a ritirare il pacco.
– E io in tre giorni non posso fare niente?
– Guardi, se proprio vuole le posso dare il numero di Sda e può provare a mettersi d’accordo con loro per andarlo a prendere da loro. Ma la sede sta a [zona industriale di paesino a qualche chilometro dalla città].
– È proprio sicura che funzioni così?
– Essì, finché non ce lo consegnano, noi non possiamo fare niente.
– Ecco.
[bliiiip! serviamo il numero 67] – Arrivederci!
– Arrivederci.

Gennaio 23 2007

Il periodo terribile sembra agli sgoccioli, un po’ per volta torno a respirare e a interessarmi delle cose del mondo. Ci provo, quanto meno, che ho diverse notti di lavoro ancora da digerire e i neuroni s’affaticano presto. Ho un sacco di segnalazioni da recuperare, su tutti i fronti. Spero di smaltirle un po’ per volta. Tanto per mettere in moto il motore, che notoriamente è un diesel, attingo alla lista dalla sua coda – che mi viene più semplice.

§

Una delizia di questi giorni sono i racconti di LorenzoC, che dall’Himalaya sta raccontando giorno per giorno l’ascesa al primo ottomila metri della sua vita. Aveva promesso che avrebbe cercato di appuntare impressioni e progressi sul blog, ed è stato di parola. Non aveva lasciato intuire, però, quanto evocativo, emozionante e delicato avrebbe saputo essere da lassù. Gliene rubo un pezzo:

La luce, quella dell’uomo, stasera non arriva. La luce, quella naturale che sia fornita da Dio, Budda o chi altro non so, basta e avanza. Perchè questo tramonto in parole non ve lo posso davvero spiegare. Vi toccherà venire a controllare di persona.

E quando capiterete qui, quello che forse noterete di più è l’assenza.

L’assenza del rumore di qualsiasi auto, motore o accidenti vario. Tutto quel sottofondo a cui sieti abituati l’avete lasciato molte valli più in giù.

L’assenza di una televisione accesa.

L’assenza di un mondo che va in fretta.

Non vi rimane che accendere le candele, guardarvi in faccia, ridere, sorseggiare il thè, buttare giù la zuppa di riso, chiaccherare, ricordare la bambina che oggi più in basso durante la salita si innamorò del bianco così bianco del rosario buddista di Veronica e del bianco così bianco del suo viso, digerire il tibetan bread e la zuppa d’aglio del pranzo, uscire e stroppiciarvi gli occhi davanti al cielo stellato e alla luna nepalese.

Poi chiudere gli occhi. E un attimo prima di addormentarvi sperare che un angolo di mondo così, sopravviva. Non solo nei vostri ricordi.
 

§ 

Dalle stelle alle stalle – ma solo per la materia trattata, che la capacità di raccontare è altrettanto speciale – vorrei aggiungere la mia goccia all’imbarazzante mare di apprezzamenti che sta ricevendo Diego Bianchi, dopo che s’è reinventato il suo ormai classico appuntamento col reality di inizio anno. Dimostrando sempre minor considerazione per il suo sonno, Diego s’è inventato il bignami in video, un registro che gli si addice come pochi. Che quando riesci a non far vedere quanto lavoro c’è dietro e a far sembrare tutto lieve lieve, lì sta tutta la bravura.

§

Del BarCamp di Roma saluto con gioia la nuova fioritura di serendipity nel nostro piccolo mondo. Mi pare di capire che la terza non-conferenza sia andata piuttosto bene, nonostante qualche disaccordo sulle contaminazioni tra idee e affari. Mi spiace molto non essere riuscito a essere presente negli interstizi, ma mi appresto a recuperare il recuperabile nei racconti (anche audio), tra le foto e attraverso i video disponibili. Ora tutti al NoCamp di Vercelli, però.

Dicembre 25 2006

Buona speranza

Io arrivo a questa fine d’anno col fiato corto e un po’ strapazzato, ma è un periodo felice. In questi mesi io e la mia famiglia abbiamo vissuto grandi gioie e sperimentato un affetto enorme intorno a noi: è stata un’esperienza inaspettata, un Natale vissuto ogni giorno sulla nostra pelle. Di questo sono grato più di quanto riuscirò mai a dire a parole. E anche per la responsabilità di tanto benvolere, in queste ore a me viene da pensare soprattutto a chi ci ha sfiorato negli ultimi tempi con le sue storie di difficoltà, di sofferenza e di disperazione. A loro, soprattutto, vanno i miei auguri; con loro, perlomeno idealmente, passeremo il nostro Natale.

(Poi, siccome a Natale sono tutti più buoni, tanti auguri anche a Blog Margo. Doppi a Francesco Soro, che se li merita al di là di ogni ironia.)

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