Il blog di Sergio Maistrello dal 2003
Giovedì pomeriggio alle 14.30 sono a Milano al Palazzo Affari dei Giureconsulti per l’Everything But Advertising Forum. Partecipo alla tavola rotonda Network, o del nuovo umanesimo digitale. Ospite Mafe De Baggis, assente quasi giustificato Giuseppe Granieri, presenti Carlo Annese (responsabile di QuasiRete de La Gazzetta dello Sport), Luca De Biase (caporedattore di Nova24-Il Sole 24 Ore), Marco Grossi (responsabile sviluppo web di Condé.Net), Marco Mazzei (responsabile Ricerca e Sviluppo di Mondadori Digital Publishing) e Paolo Valdemarin (co-fondatore di Evectors Software) e chiunque abbia qualcosa da aggiungere.
Lutilizzo di Internet come ambiente di incontro, confronto e condivisione di saperi è nato con la rete stessa: dagli anni 70 a oggi levoluzione degli strumenti di comunicazione mediata dal computer ha permesso a sempre più persone di affiancare alle esperienze sociali fisiche una fitta rete di rapporti online, una conversazione senza inizio e senza fine che spazia su qualunque argomento e permette di lavorare insieme, divertirsi, innamorarsi. Dalle BBS alle community, fino allesplosione del grassroots journalism con i blog, allintegrazione con la telefonia e con il video: vivere online vuol dire vivere a una velocità diversa, con unintesità maggiore e in un rapporto paritario con gli altri media e con i produttori di beni e servizi. Chi o cosa influenza le scelte – di acquisto e non solo – di chi vive intensamente la rete? Ed è ancora possibile pensare di farlo?
Cataste di libri da segnalare, di questi tempi, ma il tempo manca e spero almeno di recuperare entro l’estate. Due però devo proprio anticiparli, non fosse altro perché riguardano due carissimi amici.
Il primo è uscito ormai da mesi e io da mesi mi riprometto di parlarne come merita (con i risultati scarsi che sono sotto gli occhi di tutti). Si chiama Il campo giornalistico ed è una raccolta di saggi sui nuovi orizzonti dell’informazione, a cura di Carlo Sorrentino. Il libro approfondisce le evoluzioni di linguaggio e di formato che interessano la produzione giornalistica su carta, in Rete, in radio e in Tv: è una sorta di corso d’aggiornamento per chiunque si interessi di giornalismo e sia ancora fermo ai classici dell’argomento. Ma qui lo segnalo soprattutto perché nel libro c’è un approfondimento sull’informazione al tempo dei blog scritto da Antonio Sofi, che della materia considero – spogliandomi da ogni conflitto di interessi – uno dei più onesti e preparati interpreti. Il saggio raccoglie in modo organico tutte le intuizioni che Antonio da tempo propone su Webgol e nei recenti incontri in giro per l’Italia, ipotizzando in particolare tre campi di lavoro e di contaminazione con l’informazione tradizionale: i blog come testimonianza e giornalismo diffuso nei casi di emergenza, i blog come collettore di giornalismo residuale e i blog come approfondimento collaborativo verticale e orizzontale. Un testo che ha il pregio della sintesi e della visione dall’alto, e che potrebbe permettere a molti blogger e altrettanti giornalisti di capirsi un po’ meglio.
Il secondo libro, invece, è fresco di stampa ed è stato scritto da Dario Banfi. Si chiama Liberi professionisti digitali ed è una guida agli strumenti e alle pratiche che possono rendere molto più semplici le giornate di chi lavora in proprio o in una piccola azienda. È il classico libro che ha senso soltanto se non si limita a passare in rassegna freddamente procedure, siti e prodotti, ma riesce a creare un contesto funzionale all’interno del quale trasferire brandelli di esperienza concreta e mettere in luce tutti i collegamenti possibili tra le diverse attività quotidiane. In questo, secondo me, il libro è particolarmente ben riuscito, anche perché racconta molto del modo in cui Dario lavora e ha organizzato la sua professione di giornalista freelance, oltre che di quanto negli anni ha imparato lavorando a stretto contatto con avvocati, grafici, geometri e fotografi. Utile per qualunque libero professionista desideroso di prendere il meglio da Internet e dalle tecnologie di scaffale, imprescindibile per chi sta pensando di lanciarsi nella professione autonoma.
Tele2, l’epilogo
- LOCATED IN Mi arrabbio
Giusto per concludere l’ideale trilogia, dopo quasi tre mesi ho risolto tutti i miei problemi con Tele2. Oggi, infatti, oggi ho ordinato l’Adsl a Telecom Italia.
Per la cronaca, Tele2 ci ha messo quattordici settimane, cinque riavvii di pratica e si è fatta sollecitare otto volte per scoprire la più semplice delle verità: la centrale a cui appartiene la linea in questione, che non è quella dei problemi Telecom qui sotto, non può soddisfare in partenza la mia richiesta. Me lo appunto, come sempre, per avere qualcosa di cui chiacchierare col prossimo addetto al telemarketing che mi proporrà di abbonarmi a Tele2.
Chi ha tempo non aspetti tempo
- LOCATED IN Mi arrabbio
– Signorina, non mi funziona l’Adsl.
– Guardi che questo è il commerciale, non sono in grado di aiutarla. Doveva chiedere dell’assistenza tecnica.
– L’ho fatto.
– Guardi, io sono del commericale.
– Ok.
(mezzora dopo, stessa combinazione di tasti)
– Signorina, non mi funziona l’Adsl.
– Sì, guardi, c’è un’interruzione programmata a livello generale, ci è stato comunicato.
– Ah, almeno a voi è stata comunicato, mi fa piacere…
– Il ripristino è previsto entro tre ore, c’è scritto.
– Tre ore a partire da quando?
– Ah, questo non lo so.
– Ecco.
17 maggio, ore 22:30. Magari sono stato un po’ precipitoso a dar per conclusa la faccenda: dopo mezza giornata di resipiscenza, da oltre 26 ore la mia Adsl non dà segni di vita. Problemi ai server, dicono a Telecom Italia. Per dire, a un certo punto della giornata mi sono ritrovato con due tecnici dello stesso ufficio in linea su due telefoni diversi contemporaneamente, uno per orecchio.
18 maggio, ore 11. 39 ore dopo tutto sembra tornato alla normalità. Speriamo bene.
18 maggio, ore 20.30. Ci risiamo, la linea è di nuovo in palla. Rimpiango di aver detto al tecnico che ha chiamato questo pomeriggio che tutto sembrava sotto controllo. Lavorare in queste condizioni, oltre alle strepitose quantità di tempo perso, è anche molto molto molto seccante. Sto cominciando a perdere la pazienza.
18 maggio, ore 22. La linea è ristabilita. Quanto durerà questa volta?
19 maggio, ore 8.20. Poco, infatti siamo di nuovo a piedi. Per ingannare l’attesa, ci prepariamo a girare una nuova soap opera, Connectful.
19 maggio, ore 11. Timidamente in linea.
Se il buongiorno
- LOCATED IN Dico la mia
Una persona dignitosa, autorevole, risoluta e poco liturgica. Forse la persona giusta al posto giusto. Un raggio di sole.
Fave e piselli dall’Orto
- LOCATED IN Scelgo
Stamattina è arrivata, come previsto, la prima spedizione di verdure dal Parco dei Buoi, la fattoria con cui abbiamo stipulato l’abbonamento stagionale all’orto. I baccelli sono stati raccolti ieri mattina, sono partiti dal Molise nel primo pomeriggio e oggi, entro l’ora di pranzo, erano sulla nostra tavola, in ottime condizioni. Non esattamente pronti da mettere in frigo, ma Francesco Travaglini ha subito spiegato il cambiamento di programma sul blog dell’azienda agricola. Per noi, ghiotti di piselli in scatola e poco in confidenza con le fave, è la prima occasione di riscoprire un diverso rapporto con le verdure di stagione e nuove ricette. In arrivo, nelle prossime settimane, pomodori, peperoni, melanzane, cipolle, fagioli, fagiolini, lattuga, spinaci, zucchine, zucca, puntarelle, patate e cime di rapa (che vediamo crescere grazie agli aggiornamenti). Intanto un ciuffo di prezzemolo in omaggio, uso che qui al Nord si è completamente perso, rallegrerà stasera il risotto.
Delusioni, speranze
- LOCATED IN Dico la mia
L’augurio di non dovermi vergognare della coalizione che, pur con qualche perplessità, ho contribuito a votare è già stato in più occasioni smentito dai fatti. Se dell’irresponsabilità del centrodestra (o, per lo meno, di un certo centrodestra) pensavo già ogni male possibile, per questo centrosinistra – ingenuo o magari perfino in malafede – provo già imbarazzo con una frequenza che non avrei augurato a questo paese. Pur nell’ordine della ricerca di equilibrio che contraddistingue ogni avvio di legislatura, mi sorprende vedere tanta superficialità nel perdere di vista il senso della rappresentanza, il senso delle regole e il senso della misura.
Spero con tutto il cuore che almeno il moto di rinnovamento che si sta agitando nelle retroguardie meno attempate possa portare a qualche spiraglio di dignità. In realtà quando leggo dell’incontro del 6 maggio a Roma con cui un gruppo eterogeneo di (più e meno) giovani di centrosinistra intende riaprire vigorosamente il dibattito sul ricambio generazionale in politica, a pelle provo due sensazioni poco conciliabili. Da una parte avverto disagio per quella che a me continua a sembrare una forma di dipendenza edipica rispetto agli stessi ambienti stantii che si vogliono contestare (una considerazione, quella per i canali consolidati, che mi trova ahimé nell’età più rivoluzionaria e irrispettosa). Dall’altra, avendo mancato per negligenza altri momenti di risveglio collettivo, provo un impulso non del tutto razionale ad andare a giudicare di persona.
Distanza e impegni non mi consentiranno di essere lì, benché nel dubbio di cui sopra penso che rischiare la delusione sarebbe attitudine assai più adatta a questi tempi balordi, ma seguirò comunque con attenzione e disponibilità. Sarei felice di sapere anche solo che in quell’occasione, per cominciare, saranno ripiegate le bandiere e riposte nell’armadio le magliette di questa o quella associazione, poiché troverei uno spreco inaudito di energie abbattere steccati portando addosso i cancelli con cui sostituirli.
Pratiche di altura
- LOCATED IN Mi arrabbio
Poiché qualcuno s’è affezionato al caso e mi chiede aggiornamenti, torno sulla vicenda Tele2. A quasi due mesi dalla prima richiesta di attivazione di una linea Adsl, siamo ancora in alto (altissimo) mare. Ero arrivato al terzo intervento sulla pratica ribelle, ancora ferma al via per motivi vieppiù inspiegabili. Poi ci sono stati il quarto, il quinto e il sesto, uno diverso dall’altro.
Il quarto, un ragazzo sveglio: senta, guardi per esperienza le dico che questo tipo d’errore lo abbiamo quando si verifica qualche intoppo con Telecom. Lei è sicuro che non sia già attiva un’Adsl di un altro gestore su quella stessa linea? Sicuro sicuro? Se vuole un consiglio, chiami comunque il call center Telecom e faccia verificare che la linea risulti effettivamente libera, senza alcun servizio Adsl attivato.
Telecom risponde che la linea è illibata. A ruota richiamo Tele2 e tocca al quinto intervento, una ragazza distaccata e apatica a cui ricostruisco in breve quanto consigliatomi dal suo collega e gli effetti di quel tentativo: no, ma guardi che qui è tutto a posto, sa? Una pratica in errore? No no, qui è attiva, non mi risulta nessun problema, è tutto a posto, deve solo aspettare. Guardi glielo ripeto, non so di quale errore parla, il mio collega si sarà sbagliato.
Che non si dica poi che non ho fiducia nei confronti dei giovani sottopagati e maltrattati dei call center italiani: mi bevo persino questa, pur sentendomi preso in giro e pregustando l’arrabbiatura che ne sarebbe seguita. Lascio quindi passare altri dieci giorni, Pasqua e Pasquetta, e torno alla carica. E siamo a sei, ragazza sicura e particolarmente gentile, a cui si deve quel colpo di genio che uno si sarebbe aspettato fin dal primo reclamo: eh, ho capito bene di che cosa parla, mi faccia guardare bene, che cerchiamo di risolvere stavolta. Sì sì, guardi, in effetti la pratica continua a bloccarsi e non è chiaro perché. Lei ha già verificato che non esistano altre Adsl attive? Senta guardi, qui è chiaro che non se ne esce, a questo punto è il caso di segnalare il problema al reparto tecnico. Mi lasci un recapito a cui la potranno richiamare al più presto, vedrà che stavolta combiniamo.
Il 25 aprile, festa della Liberazione, facciamo due mesi tondi tondi. Pessimismo e molto, molto, molto fastidio.
Visioni del mondo
- LOCATED IN Segnalo
Se Gaspar è un capo benevolo, io sono un visionario premuroso.
Un sussulto di dignità
- LOCATED IN Scelgo
Arrivo stremato alla fine di questa campagna elettorale. Non certo perché mi sia impegnato in prima persona: ho fatto soltanto il cittadino responsabile in cerca di rappresentanza. Ho ascoltato, ascoltato, ascoltato e ascoltato. Ho letto. Ho perfino risposto alle telefonate di chi nel 2006 ritiene ancora decoroso sollecitare i propri conoscenti per racimolare qualche voto in più. Vorrei essere onesto e al tempo stesso costruttivo, ma francamente ho ancora molti dubbi su dove metterò le mie crocette (tranne forse per le amministrative comunali, perché qui in Friuli-Venezia Giulia abbiamo la fortuna di chiudere tutti i conti in una volta sola). A poche ore dal voto ho poche certezze, in compenso sono molto avvilito.
Trovo curioso che l’occasione in cui si dovrebbero esprimere i massimi ideali si sia trasformato in uno dei momenti più bassi della nostra storia democratica. Non è emerso il meglio del manipolo di persone che ha scelto di darsi da fare; gli ultimi sei mesi sono stati giocati invece sui nostri peggiori istinti. Stiamo regredendo come popolo, abbiamo ceduto a lungo a chi ci mostrava la via più facile (e certo Silvio Berlusconi è una figura chiave in questo processo, benché non sia il solo responsabile). Siamo assuefatti perché abbiamo assunto la remissività a piccole dosi giorno dopo giorno per anni. Non dal 2001 o né dal 1994, ma molto prima. Ogni giorno accettiamo che il mondo vada impercettibilmente peggio con la complicità delle nostre scelte, osiamo sempre meno e ci accontentiamo sempre di più: sul momento non te ne rendi conto, ma se ti volti indietro ti accorgi che a forza di sfiorare i paletti li abbiamo spostati ben oltre ciò che solo un decennio fa avremmo ritenuto tollerabile. Il risultato è che la popolazione italiana è immune all’indignazione, ha fatto gli anticorpi all’orgoglio.
Io per primo, voglio dire. Mi ha umiliato, e per questo gliene sono grato, Claudio Magris ieri sul Corriere della Sera, a proposito della «loquela sboccata» di Berlusconi. Il vero insulto, ricorda Magris, non è la volgarità specifica (che in questo siamo un po’ tutti presidenti del Consiglio), ma è l’offesa a chi vota senza pensare al proprio interesse. «La maturità politica di un individuo, di una società, di un popolo consistono nella capacità di collegare il proprio interesse con quello generale, di capire la loro reciproca indissolubilità, e si misurano col metro di questa capacità.» Diamine, è questo il punto! Ma ero talmente distratto dalle ironie sulle parole e dai botta e risposta in televisione che non ci avevo nemmeno fatto caso.
All’inizio della campagna elettorale mi ero ripromesso di dare il voto a chi avesse dato l’idea di soddisfare alcune istanze secondo me particolarmente urgenti in questo momento: ambiente, ricerca, infrastrutture digitali, politica estera e lavoro. La campagna elettorale ha toccato questi temi, quasi mai andando oltre la generica dichiarazione d’intenti (di cui già si parlava a proposito del programma dell’Unione). Alla fine voterò ancora una volta per semplice reazione a una visione del mondo che non posso condividere: il vantaggio personale, la forzatura delle regole, l’illusione di potersi chiudere nelle proprie città, nelle proprie case, nelle proprie aziende sono una reazione incomprensibile e pericolosa alla complessità del mondo che ci circonda. Ovunque cadrà il mio voto all’interno dell’Unione, sarà comunque un ripiego poco gioioso, da cui mi aspetto poca cosa. Sarei contento anche solo se riuscissi ad arrivare alla fine della legislatura senza dovermi mai vergognare delle persone a cui ho affidato il mio sostegno.
Comunque vada, mi aspetto sinceramente che gli abissi della dignità toccati in queste settimane diventino l’occasione per un sussulto, l’inizio di una ripresa diffusa non tanto per merito di chi avrà più seggi al Parlamento ma perché sempre più persone sentiranno di doversi impegnare in prima persona affrontando la realtà e tutte le sfide complicate che, ci piaccia o meno, ci aspettano nei prossimi decenni. All’anima della tasserella sulla prima casa o sull’immondizia: i nostri figli avranno orrore di noi, se non sapremo guardare un po’ oltre.
Il 2011 è dopodomani, è dietro l’angolo. È già ora di darsi da fare.
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