Il blog di Sergio Maistrello dal 2003
Il prezzo più basso
- LOCATED IN Dico la mia
Accidenti, mi toglieva anche l’Iva e lo votavo. Con l’Irpef gli consegnavo il Quirinale di persona. Ma solo l’Ici, capisci, è proprio pochetto, mi sembra solo un contentino elettorale. Quasi una presa in giro. E a me non piace chi mi prende in giro sotto gli occhi di tutti.
La didattica del palpito
- LOCATED IN Parlo
A Gubbio ho imparato (molto), mi sono divertito (di più), mi sono emozionato (diverse volte), ho conosciuto persone belle e coraggiose (tante), e ho ritrovato fiducia nelle potenzialità dei più giovani (speriamo che duri). Dei blog didattici avevo una conoscenza bidimensionale: l’ho completata con uno spaccato a tre dimensioni che abbraccia specificità, complessità e difficoltà molto più varie di quanto immaginassi. Su tutto ho apprezzato la concretezza e la capacità di non parlarsi addosso, qualità preziose in chi tratta di blog. Atti e slide del convegno credo testimonieranno presto il gran lavoro di sperimentazione e studio, ormai perfino accademico, che sta dietro a queste pratiche. Devo invece il titolo di questo post a un passaggio della relazione di Raffaele Mazzella (Indire); mi pare renda bene l’attitudine di chi dal pulpito è sceso da tempo.
Io lo considero l’inizio di un approfondimento, un tema su cui tornare presto. Ringrazio di cuore Maria Teresa Bianchi, che del seminario di primavera in Umbria è il motore, e con lei tutte le sue colleghe (ma fatemi citare almeno Carla Astolfi, che di questo blog è amica da tempo): la trepidazione di dare un volto a un header non era soltanto loro.
Ai liceali che hanno avuto la pazienza di ascoltare il mio intervento mattutino, venerdì scorso, ho chiesto un favore: di voler bene a questi docenti coraggiosi, che spesso a proprie spese sperimentano qualcosa di nuovo e che fanno i salti mortali per conciliare tutto ciò con i programmi ufficiali. Non era un modo di ingraziarsi i presenti: era un ringraziamento a chi – una ventina d’anni prima di questi professori, ma in modo molto simile a loro – ha contribuito a rendermi persona più curiosa e in grado di esprimersi con gli strumenti che quell’epoca metteva a disposizione. Pochi, forse di secondo piano, ma decisivi per la mia storia.
Come d’abitudine, condivido le slide dei miei due interventi:
– Diventare cittadini della società digitale (Pdf, 750 KB circa)
– Guida turistica alla parte abitata di Internet (Pdf, 1,80 MB circa)
Ho citato in più occasioni gli otto punti su cui lavoro da un po’ di tempo: chi dovesse cercare qualche dettaglio in più, può consultarli in formato Pdf e tra gli appunti in forma di wiki.
Quello che gli spot non dicono
- LOCATED IN Mi arrabbio
Quello che mi fa impazzire che poi ti abbandonano al tuo destino. Ricevo telefonate periodiche e insistenti da Tele2, che cerca di convincermi ad abbonarmi ai loro servizi di telefonia e Adsl. Poi cedi – sì, ok, questa volta non sulla mia linea, ma questo è un altro discorso ed è tutto sommato ininfluente – e dopo più di un mese ti ritrovi senza alcuna traccia dell’Adsl, nonché appeso alla cornetta a dipendere una volta alla settimana dall’estrosa soluzione dell’addetto di turno al call center.
Funziona così. Per evitare di fare la fila al call center, di cui per esperienze negative con altri gestori concorrenti ti fidi come di un panda nella stagione del letargo, richiedi l’attivazione di una Adsl flat utilizzando la form che compare sul sito della società. La linea in questione risulta coperta dalla rete, si procede: immetti tutti i dati richiesti, controlli e invii il tutto. Tutto ok, dice il servizio automatico, ma per conferma riceverai un’email. Ricevo l’email. Bene, ora non resta che attendere fino a tre settimane (per via del passaggio burocratico attraverso Telecom Italia) perché arrivi la letterina con i codici.
Nel frattempo, si accomodi pure nel pratico servizio di monitoraggio dello stato di evasione della pratica. Magari con l’accortezza di attendere un giorno lavorativo perché sia inserita nel database. Due giorni dopo, niente. Quattro giorni dopo, niente. Una settimana dopo, niente. Chiamo il call center: «Non si preoccupi, quel database non è mai aggiornato». Passano tre settimane: niente database e niente lettera. Richiamo. «Scusi, ma quale richiesta?». E viene fuori che la gestione del servizio di iscrizione via Internet è in carico a una società terza, che evidentemente si è persa per strada i dati. E quindi? «Tocca ricominciare da capo, mi dia i suoi dati». Altre tre settimane? «Provi a chiamare tra una-settimana-dieci-giorni, che magari siamo fortunati e possiamo anticiparle le chiavi di accesso al telefono». Ma la società terza? «Che ci vuole fare…».
Passa una settimana. Le chiavi di accesso? «Acc, qui mi dà un errore, non capisco. Di solito è quando la linea non è coperta dalla nostra Adsl, lei ha controllato che il suo numero fosse raggiunto dal servizio?». Certo, un mese fa. Controlli anche lei. «Sì, è coperto». E quindi? «Mah, non so, aspettiamo ancora qualche giorno e vediamo se si risolve». Aspettiamo ancora qualche giorno e vediamo se si risolve. «No, in effetti la pratica è in errore». E dunque? «I dati corrispondono e la linea è coperta, ma a volte ci si bloccano, non sappiamo perché. L’unica possibilità è ricominciare da capo». Un’altra volta? «Un’altra volta». È la terza, funzionerà? «Speriamo». Riprovo tra una-settimana-dieci-giorni? «Riprovi tra una-settimana-dieci-giorni».
Che, come al solito, chi se ne importa del caso specifico e della società specifica, non è questo il punto. Capita, sfortuna, sprechi solo energie a prenderla sul personale. È che ne senti ogni giorno di casi specifici, per un errore, un imprevisto o un accidente, tanto che ti chiedi quale sia la normalità e se esista. La verità è che, considerando anche solo la mia storia recente di cliente, io un’idea me la sono fatta su come vanno queste cose: non conti nulla. Conti solo finché decidi di abbonarti e poi quando devi pagare: sei solo un’arancia da spremere, in realtà ti detestano, altrimenti non si spiegherebbe. Ma questo i loro spot non lo dicono.
Il libro che chiude il cerchio
- LOCATED IN Leggo
Ho perso l’abitudine di appuntarmi qualche nota sui libri che transitano per casa. È ora di ricominciare, anche se sono giorni intensi che non lasciano molto tempo alle divagazioni extralavorative.
Ho chiuso da poco il nuovo libro di Tiziano Terzani, La fine è il mio inizio, uscito postumo e curato dal figlio Folco. Di Terzani ho già parlato con entusiasmo qualche mese fa, dopo aver letto il meraviglioso Un altro giro di giosta. L’entusiasmo di oggi non è lontano. Il libro è il delicato invito a prendere parte a sorta di testamento spirituale che un padre consegna a suo figlio. C’è la vita del giornalista dall’infanzia agli ultimi giorni, c’è la professione nei suoi tempi d’oro, ci sono gli alti e ci sono i bassi, c’è l’Oriente e c’è l’Occidente, c’è la ricerca di un senso universale e il tentativo (straordinariamente riuscito) di affrontare con serenità la fine imminente. Sui temi della ricerca profonda di sé il libro precedente resta il capolavoro, ma queste nuove pagine, frutto di un dialogo tra Terzani e suo figlio durato settimane, sono qualcos’altro. Sono una visione dall’alto, il racconto a voce alta di un cerchio che si chiude e la testimonianza dal vivo di un’anima che si dona in eredità ad altre vite.
Non suoni troppo irriverente: per qualche strana associazione mentale, mentre leggevo mi è tornato in mente Mork e Mindy, il telefilm anni ’80 interpretato da un giovanissimo Robin Williams. L’extraterreste Mork arriva sulla terra dal pianeta Ork per studiare da vicino i suoi abitanti, salvo poi innamorarsi della bella terrestre che lo ospita eccetera. Mi veniva in mente in particolare il resoconto che alla fine di ogni puntata dello sceneggiato Mork faceva a Orson, il capo del pianeta che l’aveva mandato in missione sulla Terra, raccontando dal suo svagato punto di vista stranezze e tenerezze della vita umana.
Le conversazioni trascritte da Folco Terzani ricordano quei dialoghi in cui l’uomo contemporaneo veniva guardato con lucidità e compassione, per raccontarne i difetti e gli slanci inaspettati. Nelle settimane prima di morire, nell’estare del 2004, Terzani questo faceva, con spessore certo maggiore di un telefilm: un bilancio sulla vita umana con gli occhi distaccati di chi è già altrove, lontano dalle contingenze, trovando il filo rosso – della propria esistenza, certo, ma non solo – da consegnare alla propria famiglia e, tramite questa, a chiunque ne avesse desiderio. Un esempio straordinario, come del resto fuori dall’ordinario è stata la sua vita. Un esempio felice, soprattutto, come felice è un uomo che in punto di morte ha la lucidità e la serenità di raccontarsi, forte della propria compiutezza.
Quello che resta a me è soprattutto la conferma della sensazione che tutto sia ciclico, ripetitivo nel bene e nel male, e che la via di uscita che renderà migliori noi e renderà migliore questo mondo non stia affatto dove oggi ci ostiniamo a cercarla.
Appuntamento a Gubbio
- LOCATED IN Segnalo
Se c’era un convegno legato ai blog in cui mi sarebbe piaciuto andare a sentire che cosa si diceva quest’anno, questo era il seminario dei blog didattici, che da tre anni si tiene a Gubbio a inizio primavera. Provo, infatti, grande curiosità e altrettanto rispetto per quello che alcuni temerari stanno sperimentando tra mille difficoltà all’interno del sistema scolastico italiano. Neanche a farlo apposta, Maria Teresa Bianchi e la Fondazione Mazzatinti hanno anticipato i miei desideri invitandomi a raccontare qualcosa sulla società digitale e sulla parte abitata della Rete. Lo considero un grande onore. Appuntamento a Gubbio il 31 marzo e 1° aprile, come da programma.
Prime impressioni sull’iBook
- LOCATED IN Segnalo
Colgo al volo lo spunto di Andrea Beggi per sottoscrivere tutte le sue impressioni d’uso dell’Apple iBook (anche lui è al primo Mac, come me). Con meno titubanze sulla tastiera e appena qualcuna in più sul touch pad integrato (ottimo il sistema di puntamento, meno il tasto di selezione), per il resto concordo in pieno con lui:
iBook è un oggetto che ha il pregio di tutti gli ottimi computer: è equilibrato. E lequilibrio porta stabilità ed affidabilità. [..] E un acquisto che certamente consiglierei ad un amico, a meno che non abbia una ragione precisa per usare Windows (e Office non è tra queste ragioni).
[leggi tutte le valutazioni di Andrea]
Erano molto buone :)
- LOCATED IN Vivo
Il portiere
- LOCATED IN Racconto
Se non amassi il mio lavoro, ho sempre pensato che avrei avuto un certo talento come portiere. Dev’essere per via di quest’indole recondita che da qualche settimana faccio da centralino per l’intero palazzo. Alle ore più impensate, di solito alla mattina molto presto oppure all’ora di pranzo, mi arrivano chiamate da ministeri e uffici pubblici in cerca di informazioni su residenti nel condominio.
Dice: servizi segreti. No, è solo che i primi piani del condominio sono soggetti a un discreto via vai di affitti, la maggior parte dei quali legati ai frequenti spostamenti delle famiglie di lavoratori stranieri. Così citofono e cassette delle lettere sono popolate di bigliettini provvisori e nomi non sempre facili da distinguere, col postino che secondo me si fa un grappino prima di imbucare la corrispondenza per farsi coraggio.
In questo andirivieni, che va a sommarsi alle difficoltà di socializzazione favorite dalla scarsa inclinazione dei miei concittadini per la mediazione culturale, spesso le raccomandate e le lettere si perdono. Oppure restano in attesa per settimane in bella vista nell’atrio. Oppure ancora tornano indietro al mittente, semplicemente perché il destinatario non ha ritenuto auspicabile dare segni della sua presenza nel nuovo domicilio. Oppure, non si può escludere, il grappino di cui sopra ha confuso del tutto il postino.
Dice: e tu che c’entri? C’entro perché a quanto pare sono uno dei primi risultati che le Pagine bianche online restituiscono a chi cerca gli intestatari di utenze telefoniche al mio indirizzo. Così l’impiegata di turno (evidenza statistica: tutte donne, finora) compone il mio numero e, saltando tutta una serie di preliminari che nella mia testa seguirebbero al buongiorno, cominciano a farmi domande incalzanti su persone che io non ho mai sentito nominare. Hai voglia a far notare che le scale sono due, che gli inquilini vanno e vengono, che no non ho mai fatto caso a chi viva al quarto piano interno venti. Eccetera.
L’aspetto bizzarro è la sensazione che sia scontato che loro chiamino me, che io debba saper rispondere al volo e che, laddove ignori l’informazione utile, io risponda “beh, attenda in linea che vado a vedere, neh”. Ci girano intorno, poi notano una certa reticenza e mi salutano frettolosamente, quasi infastidite.
Dice: embé? No, niente, è che mi incuriosisce questa tendenza spuntata dal nulla nel giro di un mese e già piuttosto frequentata (tre telefonate in poche settimane soltanto a me, da parte di tre impiegate diverse, alla ricerca di tre persone diverse sono ben curiose, no?). Per il momento mi limito ad annotare con diligenza l’amministrazione pubblica tra gli affezionati alla mia cornetta insieme a mobilifici friulani, negozi di accessori per giardino veneti, venditori porta a porta di surgelati e operatori telefonici.
Ancora sul programma
- LOCATED IN Dico la mia
A margine del post di sabato, più di qualcuno mi ha fatto notare qualche eccesso (anche di superificialità) nei toni. E magari con un po’ di ragione, trattandosi di uno di quegli interventi che sarebbe bene far riposare per qualche ora prima di pubblicare. Tuttavia, se anche la delusione non avesse calcato sulle parole, lo sconcerto sui contenuti rimarrebbe identico anche stamattina.
Del resto non riesco ad allinearmi al fronte che ha nella cacciata dell’attuale maggioranza lo scopo prevalente della campagna elettorale in corso. Riparare i danni – che certamente io vedo, soprattutto nella sensibilità profonda del Paese – dovrebbe essere l’obiettivo minimo, ma se non emerge contestualmente una forte visione del mondo qualunque intervento finirà per essere soltanto un enorme spreco di energie e opportunità. In questo filone, un punto di vista interessante me l’ha fornito Mauro in una conversazione in chat. La sua metafora, in sintesi, è questa: negli ultimi anni è stato hackerato il sistema operativo, dunque il compito più urgente del nuovo governo dovrebbe essere quello di reinstallarlo, un obiettivo delicatissimo perché non avrà la possibilità di fermare l’hardware e riformattare il disco fisso. Il resto è grasso che cola, insomma.
Tra i risvolti di questi giorni, due in particolare mi hanno incuriosito. Innanzitutto i commenti seguiti a due post di Massimo Mantellini (tra cui l’anticipazione del ragionevole contrappunto su Punto Informatico). Tra le righe, timidamente, emergono competenze e idee di cui il programma di governo dell’Unione non conserva alcuna traccia. Curioso, quanto meno, che le risposte di cui invano vado in cerca nei documenti ufficiali si trovino poi nei commenti di Manteblog: la prendo per una testimonianza incoraggiante di quel che sempre più sarà la politica.
L’altro segnale interessante è che le critiche hanno stimolato qualche presa di distanza non scontata anche all’interno del centrosinistra. Il post che Francesco Soro ha pubblicato stamattina sul blog per la Margherita è piuttosto coraggioso nei toni e nei contenuti. Tra le righe dice: non perdiamoci in polemiche e lavoriamo insieme per migliorare le cose. Non credo potrà influire nell’immediato, perché l’Unione in questa fase dimostra di avere quanto meno seri problemi di sintesi, ma se questo significa mettere basi per dopodomani a me come inizio sta comunque bene.
Resta l’idea che ormai stiamo lavorando per il 2011. Per il 2006 resto molto, ma molto preoccupato.
Partita Iva 01537680934 • Trasparenza • Privacy Policy • Licenza contenuti: Creative Commons BY-NC-SA • Per comunicazioni: sm@sergiomaistrello.it
