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Category: Ritaglio

Aprile 26 2005

Se Antonio Tombolini fosse papa…

Eleggendomi papa mi avete messo in mano un potere enorme, il potere di sciogliere e di legare, il potere di decidere e definire, il potere di affermare ciò che è vero e ciò che vero non è. Un potere, per di più, infallibile! Ci ho pensato tutta la notte, in preda allo sgomento. Finché mi sono fatto coraggio. E ho deciso, visto che mi ci avete voluto, di fare il mio mestiere, di cominciare a farlo, Dio provvederà. Sapete cosa ho scoperto? Ho scoperto, figli, fratelli miei, che stavo sbagliando tutto! Sì, carissimi, stavo, sto, stiamo sbagliando tutto, e da troppo tempo, ed è ormai ora di porvi rimedio. E se lo dico io, che sono infallibile, che stiamo sbagliando, vuol dire che stiamo sbagliando sul serio! Perciò ascoltatemi bene, che si comincia subito.

[continua su Simplicissimus]
Aprile 11 2005

Tutto quello che mi girava per la testa e che da giorni avrei voluto scrivere a proposito delle ultime elezioni, dell’entusiasmo e degli errori della sinistra, lo ha già scritto – come meglio non avrei saputo fare – Vanz:

Più ci penso, meno sono contento del risultato di queste elezioni. Anzi sono convinto che non c’è da stare per niente tranquilli. [..] Quello che mi preoccupa veramente è che l’Ulivo, vincitore o meno, non abbia saputo nè voluto dare una risposta alle aspettative del suo elettorato attuale e di quello potenziale. Facendo un sacco di errori e agendo con leggerezza rispetto a quello che noi elettori ci aspettiamo dalla famosa “opposizione matura”.
[continua a leggere su Maestrini per caso]

Aprile 5 2005

Forza Italia è, nel migliore dei casi, un grande comitato elettorale, che si mette in funzione per il suo capo solo nelle prove decisive, e che del capo non riproduce in alcun modo le innegabili capacità e gli innegabili meriti (di leader e di comunicatore, se non di statista), ma i limiti e i difetti; e anzi li ingigantisce. Berlusconi governa, come governa, badando ai suoi interessi, andando dritto ai suoi scopi e premiando i fedeli, indifferente o peggio non solo nei confronti dell’opposizione, ma di qualsiasi interlocutore non compiacente? E così pensano di poter fare, su suo mandato, i luogotenenti: salvo scoprire, quando si aprono le urne, che così forse si può governare una proprietà o un’azienda, non un partito. Per il semplice motivo che un partito, anche in tempi di crisi, è un’altra cosa. Una forza capace di esprimere un progetto, di ascoltare la società e di parlarle, di mettere a confronto democraticamente al suo interno diverse anime, e anche di immaginare nuove politiche e nuove leadership. Un soggetto simile Forza Italia non lo è mai stata, non lo è, non lo sarà mai. In passato, questa è stata, per paradosso, una forza. Ora è una debolezza grave. O peggio.

Paolo Franchi sul Corriere della Sera di oggi (anche online)

Aprile 5 2005

Recupero un bell’articolo di Maurizio Chierici comparso sull’Unità del 3 aprile, uno dei rari che in questi giorni rende onore a un uomo riconoscendogli la dignità di un ritratto a più dimensioni:

Ogni angolo della vita di Wojtyla, ogni immagine, ogni parola sono disperse nelle edicole: è stato detto e scritto quasi tutto, ma non tutto sulla storia di un pontefice che ha vinto una sola battaglia contribuendo alla frana del comunismo, purtroppo perdendo quasi tutte le altre. Si era illuso di sfidare i poteri che governano il mondo invocando dignità e pace per ogni essere umano. Lo hanno ascoltato quando la convenienza dell’economia voleva liberarsi di un avversario ormai in declino, eppure ancora fastidioso.
[continua a leggere sul sito dell’Unità]

Aprile 3 2005

[..] Lucio non ha granché voglia di spiegare. Poi, cede: «Quante cose mi hanno separato da questo Papa. Se faccio l’elenco delle cose a cui è stato ostile e che io approvo e sostengo, posso non finire più. Per dirne qualcuna, il divorzio, la contraccezione, l’omosessualità. E tuttavia ho sempre sentito la sua forza, la sua passione. Quando denunciava la pena di morte o l’avvilimento dell’uomo, della speranza dell’uomo provocato da un capitalismo selvaggio… quando chiedeva la pace, ostinatamente la pace, l’ho sentito prossimo. L’ho sentito dalla mia parte. Per questo sono qui. [..]

La Repubblica, pag. 5, articolo di Giuseppe D’Avanzo (non online)

Marzo 6 2005

Anche la verità su ciò che è realmente ed esattamente accaduto a Bagdad, con la morte di Nicola Calipari e il ferimento di altre persone – tra le quali Giuliana Sgrena, appena liberata – si saprà solo quando tale verità non avrà più alcuna importanza politica, quando non potrà più favorire o danneggiare nessuno, quando nessuno potrà usarla a proprio vantaggio, quando nessuno la temerà più e dunque nessuno più se ne interesserà. La verità vi farà liberi, dice il Vangelo, ma purché non arrivi troppo tardi, quando lo schiavo da liberare è già morto. Sapere adesso che Stalin era un mostruoso tiranno e non un padre di popoli serve poco; bisognava saperlo allora, quando veniva adorato, perché solo così sarebbe stato possibile salvare i milioni di sue vittime. Non si sa ancora, dopo duemila anni, se Gesù sia stato processato dagli ebrei o dai romani – come hanno sostenuto alcuni storici e giuristi israeliani – perché la certezza dell’’una o dell’’altra verità potrebbe avere ancora ripercussioni politiche sul nostro presente, sull’’atteggiamento verso Israele o l’’antisemitismo, sul rapporto tra quest’’ultimo e il cristianesimo. La verità si viene a sapere quando non è più pericolosa.

Claudio Magris, Corriere della Sera

Febbraio 19 2005

MILANO, 19 FEB – Troppi telefoni sotto controllo: è stato raggiunto il numero limite di disponibilità di apparecchi intercettabili e per ora non si possono mettere in atto nuove intercettazioni. Con questa comunicazione la Tim avvisa le Procure di tutta Italia, la Direzione Nazionale Antimafia e il Ministero della Giustizia che si è creato un problema. È stato registrato, dice la Tim (telefonia mobile) un continuo incremento di «attivazioni di intercettazioni telefoniche», e quindi è stato raggiunto «il limite delle cinquemila linee intercettabili, limite massimo attualmente disponibile».

via Corriere.it, Repubblica.it

Febbraio 7 2005

E’ prevista, infine, dallo stesso decreto la sperimentazione dello scrutinio elettronico, limitatamente alle elezioni regionali, che avverrà in una sola regione previa intesa con la regione stessa.

Newsletter di Palazzo Chigi.

Febbraio 2 2005

Visti dal di fuori, osservati da chi non ha troppo tempo per confrontarsi con la diversità e con l’assenza di standard comunicativi di un medium nuovo con regole nuove, siamo un gruppo di individui un po’ naïf. Siamo difficili da prendere sul serio, perchè -tra tutti- esprimiamo poca qualità. Gli argomenti contro la democrazia (sin dai tempi dell’Atene del V secolo a.C.) hanno sempre centrato le critiche sulla qualità. In chiave moderna: C’è un sacco di Fuffa, c’è un sacco di gente che parla senza averne gli strumenti, eccetera eccetera. Ora, educati alla Rete, dovremmo essere in grado noi per primi di capire che ciascuno parla come ritiene e che le sue idee troveranno il consenso che naturalmente meritano. Se a qualcuno piacciono, avranno link e visiilità. Se non piacciono a nessuno, evidentemente, no. Eppure, noi stessi, dentro la Rete, fatichiamo a considerare la popolarità delle idee popolari come un fatto di sistema. Così come siamo ancora troppo disponibili a meravigliarci che esistano cose che non ci piacciono e che sono popolari. Se sono popolari, è perchè a qualcuno piacciono. E questo qualcuno ha il diritto di avere i suoi gusti. Tracciare una mappa delle idee popolari è come tracciare una mappa della cultura che tra tutti esprimiamo. Può essere interessante ragionarci, osservare, discutere. Ma sicuramente non censurare. Questa delle idee che si misurano liberamente con il pubblico (e trovano il “loro” consenso) è la cosa più democratica che mi venga in mente. E’ una richezza di cui, una volta tanto, noi siamo portatori e custodi. L’uso che ne faremo, determinerà il risultato.

Giuseppe Granieri, Noi, i naïf della Rete, Internet Pro.

Gennaio 26 2005

Le ombre

Le ombre parlano… Con le ombre ci parlo – dice Fausto – e loro pure parlano a me. Ci sono due specie di ombre. Le ombre delle persone e le ombre delle cose. Le ombre delle persone sono sempre contente. Quando che stanno davanti alla persona pare che guardano dove metterà il piede: su un sasso liscio, su un pezzo di carta o sulla morbida terra. Quando che invece stanno dietro alla persona pare che passano sull’impronte che ha lasciato con una certa curiosa nostalgia. Le ombre delle persone c’hanno rispetto della persona loro! Un rispetto che diventa pure venerazione. Una cosa seria, insomma.
Mentre le ombre delle cose sono tutte differenti. Quello che nelle ombre delle persone è rispetto e venerazione, nelle ombre delle cose diventa rabbia e invidia. Le ombre delle cose odiano le cose, perché delle cose invidiano la loro immobilità. Le cose stanno immobili. A volte ci restano per un vita, per un’eternità… e le ombre delle cose gli si muovono attorno come bestie al guinzaglio. E c’hanno un’invidia terribile dell’immobilità delle cose. Io le ascolto, ci parlo, è una cosa che si capisce.

Ascanio Celestini, Fabbrica, Donzelli Editore 2003 – pag. 51.

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