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Tag: culture digitali

Dicembre 12 2007

Valigie pronte e riparto. Destinazione Matera, dove venerdì partecipo a un convegno organizzato da Osservatorio Nazionale del Turismo, Regione Basilicata e Apt Basilicata dal titolo La nuova grammatica digitale per comunicare la promozione del territorio. Dai linguaggi della rete all’esperienza di Second Life (sito, programma). Già domani, inoltre, sono in programma alcuni seminari propedeutici riservati ai funzionari pubblici. Basterebbe dire che al convegno partecipano Derrick De Kerckhove e Bruce Sterling; ma per me sarà anche l’occasione per ritrovare Giuseppe, Antonio, Roberta e Mauro, nonché per dare un volto in carne e ossa a Giovanni Boccia Artieri (già conosciuto in unAcademy sotto forma di avatar). E, come sempre accade in questi casi, per incontrare nuove persone e nuove idee in un campo che, in genere, frequento quasi sempre da ultimo anello della catena.

Dicembre 12 2007

Aggiornamenti:

– Mauro Del Pup ha ripreso in video il mio intervento (e spero anche gli altri) e lo ha pubblicato sul suo blog Idee per Cordenons.

Giorgio Jannis ha messo a disposizione i contenuti del suo intervento.

– Il Comune di Pordenone ha aperto uno spazio di approfondimento all’interno del proprio sito.

Dicembre 6 2007

A quanti a suo tempo si interessarono ai progetti dell’amministrazione comunale della mia città in fatto di accesso pubblico a Internet e servizi in Rete, segnalo un incontro che si terrà martedì 11 dicembre, alle ore 15, nella sala convegni della Camera di Commercio di Pordenone (mappa, invito). Il pomeriggio sarà introdotto dall’assessore alle politiche sociali Giovanni Zanolin, referente per il progetto, e sarà concluso dall’assessore regionale ai sistemi informativi Gianni Pecol Cominotto. Presenteremo le idee emerse nei vari gruppi di lavoro che si sono succeduti nel corso dell’ultimo anno, dopodiché ascolteremo idee, proposte e critiche dagli intervenuti.

La situazione, al momento, è più o meno questa: la copertura WiFi del centro storico potrebbe essere completata già entro la fine dell’anno. Seguiranno a ruota gli altri quartieri, con l’obiettivo di illuminare l’intero territorio comunale entro al fine del 2008 (ma probabilmente già entro la fine dell’estate). Durante la prima fase della sperimentazione saranno installati circa 150 hotspot, a crescere secondo le esigenze. L’accesso a Internet, come noto, sarà gratuito. L’accreditamento, necessario per soddisfare gli obblighi di legge, avverrà attraverso la carta regionale dei servizi, una tessera che la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ha distribuito a tutti gli abitanti a sostituzione della tessera sanitaria. Non ho molti altri dettagli da aggiungere a questo proposito, perché mi sono occupato solo superficialmente di questo versante del progetto.

L’area in cui invece ho cercato di dare il mio contributo è quella relativa ai servizi di e-democracy e di social networking, ed è di questo soprattutto che parleremo martedì. L’idea portante – in estrema sintesi, poi magari in futuro ne riparliamo – è di non distribuire a pioggia i pochi finanziamenti disponibili in tanti piccoli servizi scollegati tra loro, ma di avviare invece un circolo virtuoso che a cascata diventi stimolo per tutto il territorio nei prossimi anni. Il Comune di Pordenone promuoverà la creazione di un gruppo di lavoro (dalla forma associativa ancora in definizione), i cui componenti saranno formati allo stato dell’arte di quanto di nuovo e di buono già avviene attraverso Internet in Italia e nel mondo. A questo motore territoriale di e-democracy, come a me piace chiamarlo, spetterà il compito di avviare numerose azioni in campo culturale (raccontare con costanza le opportunità delle tecnologie, divulgare i processi, conoscere dal vivo i pensatori della società digitale), formativo (percorsi di approfondimento nelle scuole, corsi permamenti per ogni età) e soprattutto progettuale (sensibilizzare e stimolare tutti gli attori pubblici e privati della zona a cogliere opportunità concrete in Rete). Più forza acquisirà questo soggetto e maggiore sarà l’incidenza delle iniziative anche in fatto di riduzione del divario digitale, grazie a convenzioni con distributori locali, programmi di riuso dell’hardware e capacità di attrazione di associazioni e volontari in grado di diffondere strumenti e competenze. L’e-democracy in senso stretto verrà come conseguenza, stimolata da basso, ovvero come progressivo adeguamento di tutta la macchina amministrativa ai sistemi di relazione che si andranno diffondendo a Pordenone.

La sede del motore di e-democracy diventerà luogo di presenza e di incontro in pieno centro città: fulcro di incontri, sportello di competenze, biblioteca specializzata. Accanto a questo luogo fisico sarà creato un punto di incontro in Rete, ovvero un social network cittadino all’interno del quale ogni abitante, ogni azienda, ogni istituzione, ogni associazione, ma anche ogni ospite che ne intraveda beneficio, potrà accedere a strumenti di espressione e condivisione – con tutto quel che da diverso tempo vado raccontando in fatto di blog, wiki, reti sociali, aggregazioni, folksonomy, mappe, messaggistica eccetera. Il tentativo è quello di trasferire in Rete la complessità del territorio, più o meno sulla falsa riga di quanto proponevo in un mio vecchio articolo, dando alla comunicazione locale un sistema operativo eccezionalmente potente.

Evidentemente è una sfida tutta da costruire, che avrà tanto più successo quanto meno sarà raccontata con enfasi elettorale e quanto più la città sarà capace di fornire a ciascuno un motivo e uno scopo per mettere in gioco il proprio capitale sociale attraverso procedure e strumenti nuovi. La sfida sarà anche contagiare le istituzioni locali, che oggi alternano sacche di lucida visione del futuro (da cui nasce, del resto, questo progetto) a medioevali regni delle scartoffie. La sfida, infine, sta nella scommessa di una rete che non è solo metafora, ma nuova modalità di interpretazione della complessità, con il Comune che propone ma poi si fa primo fra pari, e con i cittadini che si riprendono nel tempo le responsabilità e le opportunità dell’essere abitanti del luogo che chiamano casa.

Novembre 21 2007

Durante il barc-onvegno sulla rete civica fiorentina, uno dei punti su cui ho insistito di più è che molto di quello che potrebbe servire al Comune per animare i suoi nuovi spazi digitali in realtà esiste già nei blog personali, nelle webzine, nelle raccolte di foto eccetera. E che comunque i cittadini oggi non aspettano certo i recinti istituzionali per cominciare a esprimere e a condividere idee di rilevanza locale: fanno già da soli, e spesso bene. Tra gli esempi che portavo, Flickr: fossi un amministratore locale, dicevo, metterei in home page un flusso di foto pescate in automatico con feed e parole chiave da quel social network fotografico. Che poi non sono solo panorami, viste turistiche e proto-cartoline, ma soprattutto punti di vista, echi di fatti, spunti inaspettati – e, perché no, a volte anche il lato oscuro e meno nobile di una città.

Oggi vedo che Flickr è già andato oltre e ha inaugurato la sezione Places. Una pagina dedicata a ogni località del mondo. E quale esempio porta l’internazionalissimo Flickr per introdurre la novità? Firenze. Lo vedi che era destino?

Novembre 19 2007

La dico tutta: a me Second Life, così come tutte le costruzioni metaforiche pesantemente interposte nei rapporti tra esseri umani, non convince ancora e non credo mi appassionerà facilmente (benché g.g. contrapponga ragionamenti appassionanti). Non è che mi stia stretta, la seconda vita. Al contrario, mi sta larghissima: mi basta e avanza la prima, con tutte le sue eventuali appendici in Rete. L’avatar mi distrae e mi stanca, preferisco ancora l’asincronicità multimediale del web. Detto ciò è anche vero che gli esperimenti dell’Accademia Non Convenzionale della Cultura Digitale sono stati finora molto interessanti, soprendenti nella facilità di creare un contesto per incontri, lezioni e conferenze. Ce n’era bisogno? Ancora non lo so, ma è pur vero che un luogo d’incontro quasi-fisico e proto-specializzato, in cui arrivi in pochi secondi a partire da qualunque luogo e dove incontri persone intelligenti che dicono cose intelligenti, non è scontato ancora nemmeno nelle grandi città, figuriamoci se vivi alla periferia dell’Impero.

Una lunga premessa, a mo’ di giustificazione per la mia disincantata partecipazione al progetto, mi serve per inquadrare un’iniziativa che è ben ora di comunicare per bene e di cui sono in qualche modo responsabile. Diverso tempo fa raccontavo la tenerezza che mi faceva vedere una persona anziana alle prese con la tecnologia e qualche esperienza in proposito. Ma alla faccia del digital divide, io in questi anni ho continuato a sentire solo storie bellissime: gli ultrasessantenni, quando trovano un motivo concreto di interesse, sono tra i più entusiasti utilizzatori di computer e Internet. I corsi “Web over 60” del Comune di Torino (incrociati ai Webdays del 2005), i pensionati divenuti inaspettati animatori del SampaBlog (lo spiegava qualche settimana fa a Firenze Enrico Sola), i sempre più numerosi blog che raccontano il mondo visto da età importanti (uno per tutti: barbabianca) sono solo alcuni esempi.

Laddove i giovani spesso nicchiano, perdendo la miglior opportunità che questo tempo offre loro per superare le strettoie di accesso alle professioni dei loro sogni, gli anziani al contrario s’entusiasmano. L’unica accortezza è evitare il solito corso su come si accende un computer, che prima o poi ci si arriva, e spiegare semmai che cosa ci si può fare oggi con quell’aggeggio infernale: telefonare gratis a figli o parenti lontani (vederli in faccia, anche), raccontare la propria vita, impegnarsi in attività civiche, fare la spesa e farsela portare a casa, comprare il biglietto del treno, prenotare il posto a teatro e via dicendo. Attività pratiche: fraca botòn, ottieni risultato. Le procedure verranno da sé, un po’ per volta.

Così all’unAcademy, ragionando sull’organizzazione di corsi informali sull’uso di blog e social network, abbiamo pensato questo: perché non costruire un percorso che sia di stimolo a chi ha più di sessant’anni? Certo, farlo su Second Life è in sé una sfida, tanto che la prima serie di incontri – in partenza domani (20 novembre, alle 16) e poi per altri quattro martedì – ci servirà più che altro per prendere le misure: chi riesce ad arrivare nell’aula online (queste le coordinate dentro Second Life) è già sgamato quanto basta per non aver bisogno di un corso su blog, wiki e social network. Ma se riuscissimo a mettere in piedi un circoletto virtuoso, per esempio attivando dinamiche virtuose figli-genitori (più di qualcuno ha detto “ci porto mio padre”, e chissà che non lo faccia davvero) oppure organizzando squadre di volontari che assistano i partecipanti nell’ingresso in Second Life e poi svolgano un ruolo di guide nella parte abitata della Rete, magari potrebbe venirne fuori qualcosa di buono. Nulla che non si possa fare in un qualunque centro sociale cittadino, ma magari non a tutti capita l’occasione giusta.

Per cui l’invito è: spargete la voce, e se conoscete qualcuno che potrebbe essere interessato fate da ponte. Se conoscete o frequentate luoghi online a tema (comunità virtuali, forum della terza età eccetera), diffondete il messaggio; oppure semplicemente lasciate un indirizzo qui sotto nei commenti. Se volete dare una mano e proporvi come volontari, mandate lasciate un cenno a margine del programma del corso o qui sotto. E se, infine, avete più di 60 anni e volete iscrivervi, avete ancora qualche ora di tempo. Non ce lo ordina il medico di fare questa cosa, né nessuno ci si guadagna alcunché (corso e piattaforma sono gratuiti, giova dirlo). Ma se, come spesso diciamo, abbiamo tutti da guadagnare dalla condivisione di nuove esperienze, allora forse questo è un altro modo per seminare opportunità.

Novembre 13 2007

Torno da Firenze con diversi stimoli positivi. L’incontro di sabato è stato informale, pacato e a modo suo ricco di contenuti. A Firenze abbiamo trovato un assessore giovane ed entusiasta, Lucia De Siervo (assistita da una vecchia conoscenza del blogging italiano, Franco Bellacci), che ha parlato poco e ascoltato tanto. Trovo intelligente la scelta alla base: non le solite chiacchiere tra esperti di reti civiche e siti istituzionali, non l’ennesimo Comune che celebra se stesso, ma una sorta di tempesta di cervelli in pubblico tra persone che vivono questo vivace angolo di Rete tutti i giorni, in contesti quasi sempre diversi da quelli amministrativi. Che cosa chiedereste se foste un cittadino fiorentino? E come rispondereste se foste il Comune? Ciascuno ha inquadrato il web sociale dal punto di vista della propria esperienza, condividendo pratiche e suggerimenti non inediti ma spesso ancora inauditi nelle istituzioni pubbliche, troppo spesso frenate da vincoli normativi e soprattutto da un timore non facilmente comprensibile all’esterno.

Tra le storie più interessanti, ne ha parlato Enrico Sola, mi sono appuntato l’evoluzione di SanpaBlog (l’urban blog del quartiere San Paolo di Torino) da inefficace voce delle locali associazioni a vivacissima raccolta di segnalazioni e notizie dopo che un gruppo di anziani del quartiere ne ha preso di fatto la gestione. Il pensionato come collante delle iniziative collettive, anche e soprattutto online, è un tema che mi interessa in modo particolare, e su cui devo tornare nei prossimi giorni anche per presentare meglio una piccola cosa che sta per cominciare all’unAcademy.

Ora riparto, ma resto ancora in ambito reti civiche e amministrazioni entusiaste. Domani sera, 14 novembre, sono ospite dei mercoledì di Piazza Telematica a Schio, in provincia di Vicenza. Piazza Telematica è un ufficio dell’Informagiovani del Comune di Schio, ed è un originale centro di documentazione, supporto, divulgazione e studio sulle nuove tecnologie – di forte ispirazione “open” (open software, collaborazione aperta, libertà digitali eccetera). Nella mia esperienza, è una delle prime amministrazioni a non fermarsi alle solite chiacchiere sul digital divide o all’organizzazione di noiosissimi quanto inutili corsi per imparare a usare il Pc, ma che investono sulla cultura digitale e provano a dare vita a un volano concreto di competenze ed esperienza. Domani sera – si comincia alle 20.30, nella sede di Via Fratelli Pasini (mappa) – si parla naturalmente di parte abitata della Rete.

Novembre 9 2007

Domattina, sabato, sono a Firenze per partecipare a un incontro su Reti civiche 2.0, l’evoluzione del rapporto tra cittadini, istituzioni e web, organizzato dall’Assessorato all’Informatica del Comune. Si comincia alle 9.30 nella sala Blu dell’Educatorio del Fuligno (via Faenza 48, non lontano dalla stazione di Santa Maria Novella). Il dibattito dovrebbe potrarsi fino al pomeriggio. Insieme a me, Paolo Attivissimo, Diego Bianchi, Antonio Dini, Elena Farinelli, Flavia Marzano, Nicola Novelli, Antonio Sofi, Enrico Sola e Simone Storci. Modera i lavori Marzio Fatucchi.

Settembre 24 2007

Pordenone 2.0

Pordenonelegge.it, la parte abitata della Rete/1

Rubo il titolo a Paolo, che ha condiviso con me una felice mattina di fine estate a Pordenonelegge.it. L’incontro che, col prestesto del libro, voleva parlare di opportunità in Internet per città e cittadini è stato soprendentemente intenso e decisamente piacevole. Come quasi sempre accade in questi casi, la differenza non la fa chi sta sul palco, ma chi ascolta. E poche volte mi è capitato un pubblico così attento, non facile all’entusiasmo, ma pronto a capire e a discutere. Sono piacevolmente sorpreso che questo sia accaduto nella mia città e nella cornice di quell’evento bibliofilo e tecnologicamente timido che per tante edizioni mi ha visto seduto nella platea delle stesse sale.

Difficile riportare tutto quello che è stato detto. Anche perché molto aveva a che fare con i progetti che il Comune di Pordenone sta cercando di realizzare nella parte abitata della Rete (rete WiFi gratuita e social networking, benedetti e finanziati dalla giunta Illy – di questo riparleremo, prima o poi). Ma due passaggi mi sono rimasti bene impressi.

Il primo è stata la risposta oltremodo franca che l’assessore comunale Gianni Zanolin, nostro ospite e motore della locale e-democracy, ha riservato a chi gli chiedeva del destino dei partiti in questo nuovo scenario internettoso e partecipato. Non hanno molto futuro, ha detto a titolo del tutto personale, e non tanto perché si voglia rinnegare la rappresentanza nelle sue manifestazioni tradizionali, ma perché la rappresentanza sta assumendo forme e tempi e interazioni del tutto nuove. Come a dire: non puoi più vivere cinque anni del voto di un momento, è necessario condividere le scelte più importanti, così come è possibile negoziare giorno per giorno la distribuzione delle responsabilità.

A volte, sulla via dell’innovazione digitale, quel che aspetti di sentir dire ai vertici istituzionali nazionali  succede invece di ascoltarlo nell’assessorato sotto casa.

Il secondo passaggio è stato l’intervento con cui una persona del pubblico ha, inconsapevolmente, tirato le conclusioni di quanto andavamo dicendo da un paio d’ore. E, su per giù, suonava così: dunque qui stiamo parlando di responsabilità. Finora potevamo addurre alibi per la nostra inattività, per il nostro lasciare che le cose andassero come andavano. Oggi no, abbiamo l’occasione e abbiamo lo strumento. Abbiamo la responsabilità – come prima, ma senza più alcuna scusa – del modo in cui vanno le cose.

Non c’era molto altro da aggiungere, no?

Settembre 20 2007

(Pubblicato originariamente  su Apogeonline)

Quattro pretesti recenti. Il primo. Il direttore del Tg1 Gianni Riotta, uno che dentro Internet ha maturato esperienze sconosciute alla maggior parte dei giornalisti italiani, sta provando a contaminare le notizie del telegiornale con gli spunti dalla Rete tutte le volte che se ne presenta l’occasione. Il risultato si nota, e non è poco, ma per ora non va molto oltre l’invito alla messaggistica compulsiva (“Scriveteci la vostra opinione”) o la divulgazione di bassa lega (“Il video più popolare del momento su YouTube è…”).

Il secondo. Il comico Beppe Grillo riempie i palasport e le piazze divulgando argomenti politici complessi e non lesinando mai particolari su quanto Internet gli abbia cambiato la vita. Racconta di aver fregato i media con un blog, ma non c’è una volta che spieghi ai suoi seguaci come nello stesso modo potrebbero fare a meno anche di lui, se lo volessero.

Il terzo. Le grandi testate d’informazione italiane guardano a Internet con curiosità. Morbosa, perlopiù, tant’è che non perdono occasione per raccontarne la cronaca nera più improbabile. Costituiscono un’eccezione le dichiarazioni istituzionali di quanti sentono l’urgenza di regolamentare, vincolare, proibire, restringere, codificare – inutilmente, ma loro non lo sanno. E le improbabili celebrazioni di anniversari che nessuno, dentro alla Rete, festeggia davvero.

Il quarto. Un manipolo di blogger in tutto il mondo sta imparando una nuova grammatica della comunicazione, provando a fare in prima persona molte delle cose per cui fino a poche stagioni fa dipendeva dalla mediazione altrui. I loro tentativi sono sempre più spesso rallentati o confusi da reazionari d’ogni sorta, i quali necessitano di continue misurazioni (quanti siete? quanti scoop avete fatto? quanti politici avete fatto dimettere? quante volte avete modificato l’agenda setting?) per tenere a bada il fenomeno e minarne le intenzioni.

Tutti questi segnali dicono una cosa, soprattutto: che stiamo perdendo un’occasione. Nella corsa alle libertà digitali stiamo perdendo di vista chi queste libertà dovrebbe esercitarle. Da questo punto di vista ciò che sta accadendo in Rete può essere sintetizzato in modo molto semplice: le persone hanno la possibilità di fare in prima persona e di condividere ciò che fanno con chiunque altro al mondo. Non è un invito a sostituire i mediatori tradizionali – i quali, se curano la propria ansia, vivranno ancora a lungo – quanto semmai un’occasione per ripensarci tutti quanti come attori sociali a tutto tondo, domatori di comunicazioni a due vie, amplificatori di messaggi all’interno delle proprie reti sociali, inventori di nuovi punti di vista. Anche mediatori, nella pratica, ma senza l’ambizione delle folle, perché le rivoluzioni copernicane del pensiero umano agiscono nel piccolo e senza fretta.

Internet non inventa nulla, da questo punto di vista. Ci restituisce a noi stessi come animali sociali, ci dona una socialità nuova che se è sconosciuta alle nuove generazioni forse non sorprenderebbe i nostri nonni. La partecipazione ha una via d’andata e una di ritorno, ma la prima, nella maggior parte dei casi, s’è atrofizzata. La Rete riapre quel canale, moltiplica i segnali e ci porta su una dimensione globale dove ogni segnale potenzialmente può entrare in contatto con ogni altro segnale presente o passato.

Ricordo che quando Howard Rheingold nel 1994 parlava di «enorme spostamento di potere» rimanevo perplesso: il grande ipertesto globale ci rende tutti autori e lettori, emittenti e riceventi, d’accordo. Ma è questione di potere? E soprattutto: è poi così enorme? Oggi ne sono convinto, e avverto l’urgenza del tentativo. Stiamo acquisendo potere non perché abbiamo la possibilità di contrastare quello dei centri istituzionalizzati, siano essi testate d’informazione, partiti politici, interessi economici o quant’altro. Non soltanto, almeno. Acquisiamo potere perché ci stiamo riappropriando di una voce pubblica individuale e di sistemi efficaci per farne sintesi ed elaborarla collettivamente. Lo strumento è una tecnologia abilitante – o meglio una serie di tecnologie abilitanti, tutte espressioni delle fondamenta del web – divenuta in poco tempo matura, semplice e accessibile a larghe fette di popolazione mondiale (benché ancora molto si possa fare in questo senso).

Abbiamo lo strumento e abbiamo l’occasione. Manca solo di farlo sapere a quante più persone possibile. E qui qualcosa s’è interrotto, negli ultimi mesi. Un circolo virtuoso inceppato, che gira su se stesso producendo meno valore del suo potenziale. Da un lato abbiamo ricominciato a prestare più attenzione del necessario allo strumento – e l’entusiasmo per il mercato ancora fittizio che gira a quello che tanti chiamano web 2.0 ha di certo fatto la sua parte. Dall’altro non riusciamo a fare a meno dei metri collaudati con cui siamo abituati a misurare il mondo: piccolo non è ancora bello, perché siamo assuefatti all’estetica del gigantesco di cui si alimentano media, partiti, aziende e personaggi del mondo in cui viviamo.

Così la ripresa d’autunno potrebbe diventare una scusa per ripartire e rimettere gli occhi sulla palla. I blog sono morti, come si affrettano a dire gli annoiati, i bastian contrari e i patiti dell’innovazione più veloce dell’assimilazione? Bene, pace all’anima loro, se il loro sacrificio sarà utile: non sono i blog la novità, sono un mezzo. Anche l’automobile è un mezzo e, salvo pochi fanatici, a quanto pare ci curiamo assai più della meta da raggiungere che delle caratteristiche del motore. Abbiamo e avremo altri mezzi, ma di certo dopo l’automobile non torneremo alla carrozza trainata da cavalli – e nel frattempo chiunque lo desideri può avere almeno un’utilitaria. Di nuovo, a prescindere, ci sono mattoncini della società che si riattivano per renderla un po’ migliore, in modi e in direzioni che – una volta tanto – nessuno ha stabilito in partenza.

Così, se fossi Gianni Riotta direi agli ascoltatori del maggiore tg italiano: ci siamo distratti, il video più visto della settimana su YouTube è un numero da circo, vale solo come testimonianza dei gusti diffusi in un dato momento all’interno di un certo servizio. La notizia, invece, è che il video lo puoi fare tu, che è molto più facile di quanto pensi, che è pieno di persone che ti possono aiutare a farlo, che magari poi il tuo video lo vedranno anche solo in quaranta, ma che diamine sei tu, è il tuo mondo, è il tuo punto di vista e tu l’hai messo in circolo.

Se fossi Beppe Grillo direi: ehi ragazzi, andiamo forte, ma non statemi tutti qui tra le palle, che i vostri commenti nemmeno li leggo, non ho né il tempo né la voglia. Moltiplichiamoci, apritevi un blog anche voi, diffondete il verbo, colonizzate le vostre reti sociali. È facile, basta andare su un sito come Splinder o Blogger o Typepad o WordPress, registrarsi e poi scrivere come su un blocco note o un elaboratore di testi. Se ci riesco io ce la potete fare anche voi. Orsù, andate e moltiplicatevi.

Se fossi un grande giornale italiano ricomincerei a pubblicare, come accadeva qualche anno fa, una mezza pagina dedicata a Internet. Un paio di articoli al giorno, non di più. Ma invece di seguire il fiuto del cronista di nera, metterei sotto torchio i migliori divulgatori che abbiamo oggi in Italia e li farei raccontare quello che succede. Succedono tante cose dentro Internet, non solo pruriginose e non solo riguardanti pezzi di plastica e silicio: ma così come un critico cinematografico non sarebbe capace di decodificare dignitosamente un processo penale, allo stesso modo per raccontare il nuovo che accade dentro uno strumento nuovo serve il cronista giusto.

E se infine fossi, come del resto sono, uno dei tanti blogger insignificanti che raccontano quello che gli gira intorno annotandolo sulle pagine del proprio siterello personale, me ne infischierei del numero dei miei lettori e non proverei alcuna invidia per le – orrida parola, triste concetto – blogstar e non mi lamenterei delle gerarchie fittizie, perché lo scopo è tutto quanto lì, in quelle parole composte e condivise il più delle volte con spirito gratuito: esistere, ragionare, offrire competenze, dialogare, collaborare, leggere il mondo attraverso altri sguardi.

In poche parole, rimettere in movimento le fondamenta della società a partire dal proprio ombelico. E poi stare a vedere che cosa succede. Non mi sembra un’opportunità da poco.

Agosto 31 2007

Questo pomeriggio nel corso di Baobab – il contenitore pomeridiano di Radio1 Rai, in onda dalle 16.10 15.35 alle 18.30 – parliamo di Internet e parte abitata della Rete, argomenti poco meno che inediti per quel palinsesto e a quell’ora. Durante la trasmissione verrà ricordato Franco Carlini, intellettuale cortese e profondo, un giornalista che farà sentire la sua mancanza nel gracile mondo della divulgazione tecnologica italiana.

I canali radiofonici Rai si possono ascoltare in tempo reale anche su Internet, sul sito dell’emittente nazionale.

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