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Il blog di Sergio Maistrello dal 2003

Febbraio 10 2004

Se vi foste mai chiesti come canterebbe Roberto Vecchioni se si atteggiasse un po’ alla Fossati e un po’ alla Jannacci, Rotary Club of Malindi è la risposta. Ma è un buon Vecchioni, più ricco negli arrangiamenti e più ispirato che nel recente passato. Da prendere in considerazione anche solo per i brividi di Dimentica una cosa al giorno («Il peso dei dolori è un fardello troppo pesante per la vecchiaia e allora è necessaria una graduale opera di liberazione. Invece mia mamma ricordava sempre tutto», come spiegava l’autore sul Corriere della Sera del 6 febbraio).

Febbraio 5 2004

Benedetti orari automatici di Trenitalia. Inserisci la stazione di partenza, inserisci la stazione di arrivo e in pochi istanti hai la tua bella lista di treni a disposizione. Comodi, eh, tanto che ho perso completamente l’abitudine di consultare gli orari cartacei. Però talvolta sono scorretti: non sbagliati, ma furbini.

Che ottimizzassero i risultati in caso di coincidenze tra più linee, selezionando arbitrariamente le combinazioni più veloci e più comode (e quindi più costose) mi era chiaro. C’era però qualche conto che non mi tornava, e finalmente lo scorso weekend ho capito. Intere soluzioni sono ignorate sia sull’orario pubblicato su Internet sia su quello accessibile tramite i distributori self service. Una piccola astuzia per incentivare l’uso degli Eurostar, si direbbe, almeno a dar retta ai viaggiatori più scafati e ai ferrovieri meno cuciti.

Un esempio. Tra l’Eurostar delle 16.55 (con cambio a Mestre) e l’Intercity delle 19.10 (diretto) che collegano Milano con Pordenone il venerdì sera, l’orario automatico fornisce la sola alternativa di una combinazione Interregionale più Regionale da quasi 5 ore in totale. Possibile? No: infatti, spulciando a mano gli orari (o, più semplicemente, impostando due ricerche separate: Milano-Mestre e Mestre-Pordenone) si scopre che ci sono almeno altre tre possibilità. Due di queste prevedono un orario di arrivo a destinazione addirittura successivo rispetto all’IC delle 19.10, dunque sono giustamente escluse. Ne resta una, ottima: l’Intercity delle 17.05 che, con la coincidenza a Mestre del Regionale delle 20.07 (10 minuti d’attesa, dunque in linea con altre soluzioni proposte da Trenitalia), ti porta a Pordenone entro le 21.03, appena un quarto d’ora più tardi di quando saresti arrivato prendendo l’ES+R delle 16.55.

L’ostinazione è tale che, se vuoi fare il biglietto per la soluzione fastasma via Internet o ai distributori self service, sei costretto a ripetere la procedura di acquisto due volte, una per ogni tratta. Libera Trenitalia di adottare le politiche commerciali che ritiene più redditizie, per carità, ma almeno un avviso sul fatto che gli orari automatici potrebbero escludere deliberatamente alcune soluzioni di viaggio me lo sarei aspettato. Il problema non sono, evidentemente, i dieci minuti tra un treno e l’altro, anche se nel mio caso possono fare la differenza tra una sera passata in treno e una cena in famiglia. Il problema è la fiducia riposta dall’utente nello strumento e non è bello che questo preferisca farti aspettare due ore in stazione mentre il treno giusto sta partendo sotto il tuo naso.

La caccia ai treni fantasma è cominciata.

Febbraio 3 2004

Leggevo l’altro giorno su un quotidiano le dichiarazioni di un assessore comunale sul fatto che Milano avrebbe seri problemi di identità. Per questo motivo, diceva, è necessario ideare un marchio nel quale la città e il suo sistema produttivo possano riconoscersi e grazie al quale ritrovare l’entusiasmo perduto.
Da parte mia, offro al creativo che sarà incaricato un modesto contributo di immagini su cui lavorare: lo stillicidio di gocce sulla testa dei passanti ogni volta che qualcuno bagna i fiori sul terrazzo; cartacce, sacchetti, guanti di nylon e altri rifiuti nei carrelli dei supermercati; il senso di circolazione alternato all’ora di punta nelle strade a due corsie dovuto ai parcheggi selvaggi; l’effetto collo di bottiglia all’interno dei mezzi pubblici causato dalla pressione delle persone che salgono opposta alla pressione delle persone che devono scendere; lo smarrimento negli occhi dello sconosciuto a cui hai concesso una gentilezza gratuita.

Gennaio 27 2004

In trasferta

Oggi si va a sproloquiare tra musica e memoria su Webgol, così si fa anche un giro nella nuova e accogliente magione di Antonio&Soci.

Gennaio 22 2004

Periferia nord di Milano. Sera, nebbia, freddo, cantieri. Aspetto l’autobus.
Un’auto accosta in corrispondenza della fermata in modo brusco, tra le proteste dei mezzi che seguono. Alla guida c’è un uomo; accanto a lui una donna mi guarda in modo insistente. Tento di fare l’indifferente, ma osservo la scena perplesso. Lei, sempre fissandomi, comincia a parlare.

Lei:

Mi avvicino e a gesti faccio notare che non è facile comunicare con un finestrino di mezzo. Come risposta comincia ad agitarsi, a premere bottoni, a guardarsi intorno. Dalla coda che si è formata dietro l’auto partono nuovi clacson di protesta. L’uomo allunga il braccio verso la portiera del lato passeggero e riesce ad aprirla.

Lei (urla): Dove ferma la 40?
Io: Temo di non saperglielo dire. Forse nella via che trova poco più avanti.
Lei: Ma lo sai dove ferma?
Io: Come le dicevo, non lo so con precisione. Mi sembra che il 40 passi nella via che incrocia sulla destra alla rotonda qui davanti.
Lei: E allora?
Io: Allora, se crede, potrebbe procedere fino alla rotonda, imboccare la prima strada a destra, continuare per alcune decine di metri e alla prima fermata che vede controlla quali mezzi pubblici passano.
Lei (visibilmente interdetta): Oh…

Volta lo sguardo verso la strada, sbatte la portiera, torna a fissarmi e con un gesto poco meno che deciso mi manda a quel paese. Ricordo solo di aver assunto un’espressione incredula, tra il pesce lesso e il cane bastonato. E di aver ricambiato il saluto.

Gennaio 20 2004

Credo si tratti di sdoppiamento della personalità. Come temevo, troppe tensioni cominciano a far danni. Dopo settimane di dominio assoluto del mio lato Oscar Madison, stasera il Felix Ungar che c’è in me si è ribellato, ha fatto una scenata, è corso giù per le scale urlando come un pazzo, è entrato nel negozio di elettrodomestici sotto casa ed è tornato con questo aggeggio infernale che produce vapore e poi se lo rimangia insieme a schifezze, polveri e ai maledettissimi acari che non danno una notte di tregua alla mia allergia. Due ore di fsssssssssss!, vrrrrrrrrrrr!, traaaaaaaaa!, glopidaglopida! e altri cigolii sospetti. Il risultato è che il 10% della casa ora è perfettamente sterilizzato; il resto, arnesi e acari compresi, sono ancora lì che aspettano di conoscere la propria sorte. Perché nel frattempo ha ripreso il sopravvento Oscar, che si è piazzato sul divano con i piedi sul puff appena ripulito, ha aperto una birra appoggiandola sul mobile, ha acceso la tv e ha cominciato a sbraitare che con tutta questa confusione non si sentiva nulla.

PA PAP PAP PA PAAAA RAPPAPA PAP PA PA PAAA… (siamo al delirio, temo)

Gennaio 15 2004

(Avrebbe potuto essere) un'immagine del concertoCi sono giornate dalle quali non ti aspetti nulla e che puntualmente sono avare di emozioni. Poi decidi di fare un salto in centro per sbrigare due commissioni e ti ritrovi per caso alla Fnac proprio mentre sta per iniziare un concerto promozionale di Eugenio Finardi (con Cosma, Porciello e Parisi) per il lancio di Il Silenzio & lo Spirito, complice la festa per il centesimo numero della rivista Jam. Il disco è davvero bello, più completo e rifinito del concerto natalizio da cui ha avuto origine: lo consiglio a chiunque abbia la pazienza di avvicinarsi a un percorso musicale insolito, tra canzone d’autore, spiritualità e qualche cornamusa. Le interpretazioni di Hallelujah (tra blues e gospel) e The Land of Plenty (una rivelazione) di Leonard Cohen e di Motherless Child (da brividi) valgono da sole lo sforzo dei più scettici. Dal vivo, e nonostante l’audio da garage della saletta insolitamente stipata, Finardi regala sempre qualche sfumatura in più.

Gennaio 15 2004

«Col tempo immagini e parole si impastano, e restano il bianco, il grigio e le nuvole della dimenticanza.» Un’affascinante storia d’arte di altri tempi, da Furio Colombo.

Gennaio 13 2004

Una settimana a letto con la sciatalgia e qualche ora di ritrovata teledipendenza mi hanno aperto gli occhi: su Italia 1 hanno censurato i rutti dai Simpson. Niente biiip; solo un penoso e inspiegabile attimo di silenzio. Penso tre cose: che questo non salverà affatto le giovani generazioni dalla corruzione sonora; che chi deve tagliuzzare l’audio puntata per puntata si sta facendo due scatole così (o tante risate, a scelta); che chi non ha la capacità di distinguere la volgarità dalla parodia della volgarità non dovrebbe poter disporre di un palinsesto.

Dicembre 19 2003

È curioso che gli aggiornamenti sulla vicenda de Il Nuovo, sul Corriere della Sera di oggi (anche online), si trovino nella sezione Spettacoli.

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