Il blog di Sergio Maistrello dal 2003
Cattivi maestri unici
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Mi sto facendo l’idea che quella sul maestro unico sia la solita schermaglia di facciata per distrarre l’attenzione di giornalisti, sindacati e folle emotive dal consueto saccheggio dell’istruzione pubblica italiana. Da figlio di insegnante, ma soprattutto da padre di un bimbo che tra quattro anni entrerà nell’istruzione primaria, ho più che mai a cuore il destino della scuola. E poco mi importa, tutto sommato, se il maestro sarà uno o trino, se il tempo sarà pieno o ridotto, se il libro sarà di carta o di bit, quando da generazioni è in corso lo smantellamento sistematico della formazione di qualità dalle elementari fino all’università. Non ricordo più una finanziaria che non abbia tagliato fondi alla scuola. Non ricordo un governo che abbia avvertito l’urgenza di porre un freno al declino investendo sul proprio futuro (dunque soprattutto su istruzione e ricerca). Non incontro da anni un insegnante orgoglioso del proprio ruolo (quando di docenti orgogliosi della propria vocazione, per fortuna, ne vedo ancora tanti). Ecco, poco importa quanti maestri si ritroverà Giorgio in classe nel 2012. Ma mi piacerebbe davvero tanto che quella classe avesse mura solide, attrezzature adeguate, insegnanti appassionati e programmi d’eccellenza per affrontare il mondo contemporaneo. Fa un po’ impressione considerarla appena una speranza.
Festa del libro con gli autori
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Cose da fare nelle prossime 72 ore a Pordenone.
Lascia passare, vecchio bacucco
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Stefania, mia moglie, me lo segnala abbagliata probabilmente dalla mia proverbiale gioventù interiore (ahem…). Tuttavia viene fuori che io sono ampiamente fuori dalla pur generosa definizione continentale di “giovane giornalista”. Così questa è una segnalazione per tutti i giornalisti o aspiranti tali di età compresa tra i 18 e 30 anni: avete ancora una settimana per iscrivervi agli European Youth Media Days. L’opportunità è passare tre giorni a Bruxelles in ottobre a fianco di giovani colleghi provenienti da tutta Europa per ragionare sulla comunicazione e ripensare il nostro lavoro in un contesto europeo, con particolare curiosità per i nuovi formati e per i media digitali. Tutto spesato, naturalmente. Se ci andate, poi fatemi sapere.
Storie intorno alla frontiera
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Dalle mie parti, terra di confini, si parla spesso di euroregione. L’euroregione è una sorta di istituzione sovranazionale, benedetta dall’Unione europea, che riunisce regioni, land, contee confinanti benché appartenenti a stati differenti (nel nostro caso il progetto riguarda la Carinzia, l’intera Slovenia, due contee croate, il Friuli Venezia Giulia e il Veneto). Lo scopo è collaborare alla soluzione di problemi comuni e dare vita a iniziative di interesse transfrontaliero, ma è evidentemente anche una grande occasione culturale. Occasione che è molto spesso in bocca ai politici, ai rappresentanti delle istituzioni, ai ricercatori, agli imprenditori e agli attivisti locali, ma che raramente raggiunge concretamente le persone, con sfumature piuttosto differenti in base alla distanza dai confini in questione.
Per questa ragione saluto con piacere il nuovo impegno dei miei due esploratori transfrontalieri di riferimento, Enrico Maria Milič ed Enrico Marchetto, già animatori del blog Bora.la ed entrambi oggi coinvolti in Euregio, rivista di «fatti e idee di collaborazione tra l’Adriatico e il Danubio». Ho trovato la rivista in posta al ritorno dalle vacanze (ma si può leggere anche online in formato Pdf), l’ho persa di vista nel caos della ripresa lavorativa e oggi la riscopro come ricco contenitore di storie e di persone a cavallo di confini. Storie che non strizzano l’occhio soltanto alla terra in cui vivo, ma che spaziano per l’intero continente. Qui all’estremo Nord-Est abbiamo il vizio di guardare sempre a Ovest: ben venga Euregio se ci fa girare un po’ la testa.
Il fallimento dell’e-government
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Beppe Caravita spiega bene sul Sole perché i servizi civici su Internet, tanto strombazzati, di fatto non sono ancora decollati. E come potrebbero migliorare le cose in futuro.
Rientro lento
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Lunedì si riprende a pieno ritmo, dopo un mesetto di connessioni precarie, essenziali e centellinate. Qualche remora a riattivare i messenger e aggiornare i network sociali, che navigare in incognito è soprendentemente piacevole. Provo a convincere la mia agenda che fra due settimane un salto a Riva del Garda sarebbe opportuno, ma non è semplice. Riprendo in mano progetti e idee, con molta, molta, molta calma. Dedico le ultime ore di disponibilità totale a Giorgio, che quest’estate – tra cavalcate, tuffi, moto e piadine – ne ha fatte di ogni, e ora è bene che torni a regime.
Mappodometro
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Un altro merito di queste mie quasi-vacanze è aver tirato fuori dalla olimpica pigrizia che mi contraddistingue la voglia di fare un po’ di sana attività fisica. Ho ricominciato a correre dopo anni, pian pianino, ritrovando il gusto di infilare una scarpa dietro l’altra, controllando il respiro e guardandomi intorno. Prima un giro dell’isolato, poi del quartiere, oggi dell’intero lido marittimo. Una buona manciata di chilometri, tenuti con relativa facilità di fiato.
Conquistato dal fuoco fatuo dello sportivo della domenica, senza però aver dismesso i panni del curioso internettoso, questo pomeriggio mi chiedevo come piegare Google Maps fino al punto di reperire il chilometraggio delle mie scampagnate al piccolo trotto. Stavo quasi per proporre una delle mie balorde invenzioni gratis, quando ho scoperto – e segnalo qui per tenerne nota – Gmaps Podometer: puntelli il tuo itinerario sulla mappa, senza troppi vincoli di strade e percorsi automobilistici, e la cortese applicazione calcola per te distanze, dislivelli, calorie bruciate.
Dice il coso, per esempio, che oggi mi sono corso i miei buoni cinque chilometri e mezzo senza soste. La prossima volta facciamo sei abbondanti, fino al lago.
Il mondo che dice la verità su di sé
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In questi primi giorni di quasi-vacanza sto cercando di recuperare un po’ di letture interrotte o accantonate. Al momento ho in mano Post giornalismo di Furio Colombo, una raccolta di scritti e articoli recenti del giornalista, scrittore e parlamentare sull’evoluzione e degenerazione dell’informazione. Annoterò le mie impressioni sul mio scaffale su aNobii, come faccio di solito con i libri letti di recente, ma un passaggio me lo voglio appuntare qui:
Ciò che è accaduto nel mondo a partire dall’11 settembre – uno shock immenso che ha potuto toccare e devastare l’integrità leggendaria della struttura giornalistica americana – si è facilmente espanso, contaminando come una radiazione inarrestabile un mondo più debole.
Strano non si sia notato che, indebolendo il percorso e la credibilità delle notizie, si consentiva al terrorismo di combattere ad armi pari, propaganda contro propaganda, sventolamento di ideali e bandiere contro sventolamento di ideali e bandiere. Si è perduta la straordinaria superiorità, ovvia persino agli avversari, di un mondo capace di dire la verità su se stesso.
Internet di Stato, un articolo
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Su LaVoce.info e sul Mondo oggi in edicola c’è un interessante articolo di Alfonso Fuggetta che mette in ordine molte riflessioni recenti a proposito del ruolo pubblico nello sviluppo di reti di telecomunicazione. Dice, in sintesi, che
una strategia di intervento pubblico dovrebbe basarsi su una serie di passaggi molto semplici: piuttosto che avere un ruolo in prima persona di gestore o operatore, il pubblico dovrebbe preoccuparsi di definire le regole, sostenere la domanda (per esempio, di soggetti deboli e pubbliche amministrazioni) ed eventualmente co-investire in quelle società che possono operare da level-playing field e volano per lo sviluppo del mercato. Altre azioni, come vacatio regolatorie o strutture pubbliche che offrano servizi diretti allutenza, sono unindebita ingerenza del pubblico nel mercato e unoccasione per investimenti pubblici improduttivi.
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