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Il blog di Sergio Maistrello dal 2003

Settembre 29 2008

Mi sto facendo l’idea che quella sul maestro unico sia la solita schermaglia di facciata per distrarre l’attenzione di giornalisti, sindacati e folle emotive dal consueto saccheggio dell’istruzione pubblica italiana. Da figlio di insegnante, ma soprattutto da padre di un bimbo che tra quattro anni entrerà nell’istruzione primaria, ho più che mai a cuore il destino della scuola. E poco mi importa, tutto sommato, se il maestro sarà uno o trino, se il tempo sarà pieno o ridotto, se il libro sarà di carta o di bit, quando da generazioni è in corso lo smantellamento sistematico della formazione di qualità dalle elementari fino all’università. Non ricordo più una finanziaria che non abbia tagliato fondi alla scuola. Non ricordo un governo che abbia avvertito l’urgenza di porre un freno al declino investendo sul proprio futuro (dunque soprattutto su istruzione e ricerca). Non incontro da anni un insegnante orgoglioso del proprio ruolo (quando di docenti orgogliosi della propria vocazione, per fortuna, ne vedo ancora tanti). Ecco, poco importa quanti maestri si ritroverà Giorgio in classe nel 2012. Ma mi piacerebbe davvero tanto che quella classe avesse mura solide, attrezzature adeguate, insegnanti appassionati e programmi d’eccellenza per affrontare il mondo contemporaneo. Fa un po’ impressione considerarla appena una speranza.

Settembre 18 2008
Settembre 18 2008

Stefania, mia moglie, me lo segnala abbagliata probabilmente dalla mia proverbiale gioventù interiore (ahem…). Tuttavia viene fuori che io sono ampiamente fuori dalla pur generosa definizione continentale di “giovane giornalista”. Così questa è una segnalazione per tutti i giornalisti o aspiranti tali di età compresa tra i 18 e 30 anni: avete ancora una settimana per iscrivervi agli European Youth Media Days. L’opportunità è passare tre giorni a Bruxelles in ottobre a fianco di giovani colleghi provenienti da tutta Europa per ragionare sulla comunicazione e ripensare il nostro lavoro in un contesto europeo, con particolare curiosità per i nuovi formati e per i media digitali. Tutto spesato, naturalmente. Se ci andate, poi fatemi sapere.

Settembre 5 2008

Dalle mie parti, terra di confini, si parla spesso di euroregione. L’euroregione è una sorta di istituzione sovranazionale, benedetta dall’Unione europea, che riunisce regioni, land, contee confinanti benché appartenenti a stati differenti (nel nostro caso il progetto riguarda la Carinzia, l’intera Slovenia, due contee croate, il Friuli Venezia Giulia e il Veneto). Lo scopo è collaborare alla soluzione di problemi comuni e dare vita a iniziative di interesse transfrontaliero, ma è evidentemente anche una grande occasione culturale. Occasione che è molto spesso in bocca ai politici, ai rappresentanti delle istituzioni, ai ricercatori, agli imprenditori e agli attivisti locali, ma che raramente raggiunge concretamente le persone, con sfumature piuttosto differenti in base alla distanza dai confini in questione.

Per questa ragione saluto con piacere il nuovo impegno dei miei due esploratori transfrontalieri di riferimento, Enrico Maria Milič ed Enrico Marchetto, già animatori del blog Bora.la ed entrambi oggi coinvolti in Euregio, rivista di «fatti e idee di collaborazione tra l’Adriatico e il Danubio». Ho trovato la rivista in posta al ritorno dalle vacanze (ma si può leggere anche online in formato Pdf), l’ho persa di vista nel caos della ripresa lavorativa e oggi la riscopro come ricco contenitore di storie e di persone a cavallo di confini. Storie che non strizzano l’occhio soltanto alla terra in cui vivo, ma che spaziano per l’intero continente. Qui all’estremo Nord-Est abbiamo il vizio di guardare sempre a Ovest: ben venga Euregio se ci fa girare un po’ la testa.

Settembre 4 2008

Beppe Caravita spiega bene sul Sole perché i servizi civici su Internet, tanto strombazzati, di fatto non sono ancora decollati. E come potrebbero migliorare le cose in futuro.

Agosto 30 2008

Rientro lento

Lunedì si riprende a pieno ritmo, dopo un mesetto di connessioni precarie, essenziali e centellinate. Qualche remora a riattivare i messenger e aggiornare i network sociali, che navigare in incognito è soprendentemente piacevole. Provo a convincere la mia agenda che fra due settimane un salto a Riva del Garda sarebbe opportuno, ma non è semplice. Riprendo in mano progetti e idee, con molta, molta, molta calma. Dedico le ultime ore di disponibilità totale a Giorgio, che quest’estate – tra cavalcate, tuffi, moto e piadine – ne ha fatte di ogni, e ora è bene che torni a regime.

Agosto 17 2008

Mappodometro

Un altro merito di queste mie quasi-vacanze è aver tirato fuori dalla olimpica pigrizia che mi contraddistingue la voglia di fare un po’ di sana attività fisica. Ho ricominciato a correre dopo anni, pian pianino, ritrovando il gusto di infilare una scarpa dietro l’altra, controllando il respiro e guardandomi intorno. Prima un giro dell’isolato, poi del quartiere, oggi dell’intero lido marittimo. Una buona manciata di chilometri, tenuti con relativa facilità di fiato.

Conquistato dal fuoco fatuo dello sportivo della domenica, senza però aver dismesso i panni del curioso internettoso, questo pomeriggio mi chiedevo come piegare Google Maps fino al punto di reperire il chilometraggio delle mie scampagnate al piccolo trotto. Stavo quasi per proporre una delle mie balorde invenzioni gratis, quando ho scoperto – e segnalo qui per tenerne nota – Gmaps Podometer: puntelli il tuo itinerario sulla mappa, senza troppi vincoli di strade e percorsi automobilistici, e la cortese applicazione calcola per te distanze, dislivelli, calorie bruciate.

Dice il coso, per esempio, che oggi mi sono corso i miei buoni cinque chilometri e mezzo senza soste. La prossima volta facciamo sei abbondanti, fino al lago.

Agosto 5 2008

In questi primi giorni di quasi-vacanza sto cercando di recuperare un po’ di letture interrotte o accantonate. Al momento ho in mano Post giornalismo di Furio Colombo, una raccolta di scritti e articoli recenti del giornalista, scrittore e parlamentare sull’evoluzione e degenerazione dell’informazione. Annoterò le mie impressioni sul mio scaffale su aNobii, come faccio di solito con i libri letti di recente, ma un passaggio me lo voglio appuntare qui:

Ciò che è accaduto nel mondo a partire dall’11 settembre – uno shock immenso che ha potuto toccare e devastare l’integrità leggendaria della struttura giornalistica americana – si è facilmente espanso, contaminando come una radiazione inarrestabile un mondo più debole.

Strano non si sia notato che, indebolendo il percorso e la credibilità delle notizie, si consentiva al terrorismo di combattere ad armi pari, propaganda contro propaganda, sventolamento di ideali e bandiere contro sventolamento di ideali e bandiere. Si è perduta la straordinaria superiorità, ovvia persino agli avversari, di un mondo capace di dire la verità su se stesso.

Luglio 25 2008

Su LaVoce.info e sul Mondo oggi in edicola c’è un interessante articolo di Alfonso Fuggetta che mette in ordine molte riflessioni recenti a proposito del ruolo pubblico nello sviluppo di reti di telecomunicazione. Dice, in sintesi, che

una strategia di intervento pubblico dovrebbe basarsi su una serie di passaggi molto semplici: piuttosto che avere un ruolo in prima persona di gestore o operatore, il pubblico dovrebbe preoccuparsi di definire le regole, sostenere la domanda (per esempio, di soggetti deboli e pubbliche amministrazioni) ed eventualmente co-investire in quelle società che possono operare da level-playing field e volano per lo sviluppo del mercato. Altre azioni, come vacatio regolatorie o strutture pubbliche che offrano servizi diretti all’utenza, sono un’indebita ingerenza del pubblico nel mercato e un’occasione per investimenti pubblici improduttivi.

[leggi tutto il testo su LaVoce.info]
Luglio 23 2008

Trovo FriendFeed interessante, divertente, utile, a tratti perfino geniale. Appena ti ci abitui dà una bella sensazione di controllo sui contenuti che fluiscono in Rete. È potenzialmente un bel passo avanti nel campo delle applicazioni sociali su Internet. Eppure ci sono due o tre questioni di fondo che ancora non riesco a digerire e che mi tengono un po’ distante dall’entusiasmo generale. Provo ad abbozzare sensazioni, senza averci ancora ragionato su più di tanto.

Tutti in piazza. FriendFeed non è l’ennesimo coso sociale iperspecializzato che frammenta identità o contenuti di un certo autore e poi li rimette a disposizione alle altre applicazioni della Rete (tramite feed, widget, plug-in o quant’altro). Come Flickr, per dire. Come del.icio.us. Come lo stesso Twitter. FriendFeed crea una zona altra dove avvengono cose (repliche di cose, a essere precisi). Per seguire quelle cose devi andare lì. Devi andare in piazza, devi scendere fino in centro. Un centro, di nuovo, dentro un mondo di periferie. Sì, puoi integrare il livefeed di FriendFeed nel blog, come gli altri servizi citati, ma è solo una frazione del servizio nel suo complesso. Che vive invece della presenza frequente e collettiva degli iscritti all’interno di uno stesso spazio sociale, e del rimescolamento in quello spazio di canali e protocolli. Twitter è un servizio, FriendFeed è un ambiente. I servizi li usi e li adegui alle tue esigenze, gli ambienti li devi frequentare, nella misura in cui hai interesse o motivo di farlo.

L’altro aggregatore. FriendFeed riscrive la storia degli aggregatori di contenuti vincolando la fruizione dei feed alla rete sociale dell’utente. Un modello ormai classico, tuttavia non era ancora stato fatto (a questo livello) sui feed reader. L’intuizione si rivela ottima per quanto riguarda la sfera di interessi del proprio gruppo sociale allargato, anche su scala piuttosto ampia. La digestione collettiva aiuta in modo efficace a isolare le conversazioni del giorno e i contenuti che hanno riscosso maggiore interesse. Non credo possa però diventare, come qualcuno ipotizzava nelle settimane scorse (e lo linkerei se lo ritrovassi), un sostituto del classico aggregatore, quanto meno per chi come me è abituato a macinare con questo aggeggio qualche centinaio di fonti eterogenee e spesso lontane da ogni rapporto sociale rispetto all’autore dei contenuti. Dunque per me, alla prova dei fatti, FriendFeed rappresenta spesso una replica non esaustiva di quanto già seguo dentro Google Reader (che di conseguenza non sarei pronto ad abbandonare). E tuttavia non me la sento di ignorare FriendFeed perché su quegli stessi contenuti molti miei amici e colleghi riversano un valore aggiunto e diffuso di commenti e segnalazioni. Tra ridondanza e valore aggiunto, io – pur apprezzando sempre più il secondo – per ora avverto soprattutto il peso della prima.

Ancora sulla ridondanza. FriendFeed sta spostando (sostituendo? replicando? accentrando? differenziando?) lo spazio dei commenti. Tutto ciò che viene condiviso dentro FriendFeed può essere segnalato, apprezzato, commentato, a prescindere dalla fonte originale. Un post può avere i suoi bei commenti sul blog di origine, ma se poi viene aggregato dentro FriendFeed, lì ne possono arrivare di nuovi, indipendenti e privi di relazione con i precedenti. Se eravamo abituati a rispondere su Twitter alle provocazioni lanciate in quel servizio, ora spesso capita che il dialogo continui anche lontano da dove l’iniziatore della conversazione aveva cominciato a parlare. In piazza, appunto. Chi non va in piazza, spesso nemmeno se ne accorge, oppure magari se ne accorge quando già se ne sono andati tutti. Il vantaggio di questo sistema è che l’aggregarsi spontaneo dell’interesse altrui fa emergere, nella migliore tradizione social, i contenuti più interessanti. Bello, e funziona pure meglio di altri luoghi, alla prova dei fatti. Il costo, però, è replicare azioni che già si compiono a prescindere laddove i contenuti nascono e disperdere conversazioni.

Un’applicazione esosa di attenzione. Insomma, pur trovandola divertente e spesso utile, mi pare che FriendFeed sia un’applicazione straordinariamente esosa di attenzione, nonché ridondante nel suo modo di favorire l’interazione tra gli iscritti. Non crea nuovi contenuti, salvo sporadiche condivisioni ad hoc, ma raddoppia (quando non triplica o quadruplica, perché più persone rilanciano uno stesso frammento attraverso differenti canali che finiscono poi nello stesso calderone) la vita di tutto ciò che viene macinato dai suoi ingranaggi. Forse è solo una fase di evoluzione, il primo passo verso una ricombinazione delle applicazioni e dei servizi che formano il flusso delle espressioni degli abitanti della Rete. Ma per ora a me non sembra ancora del tutto funzionale, a meno che non lo si abbracci in toto, sostituendo con questo tutti i servizi di aggregazione, microblogging e condivisione che è in grado di sostituire. Io, per ora, questo passo non sono pronto a farlo.

Facebook, del resto. Facebook è un’altra storia. Nasce per essere un recinto chiuso e fa quello che deve. Questo me lo rende poco simpatico a prescindere, ma appunto è un’altra storia. Però per certi veri identifico analogie tra la mia difficoltà di approccio a Facebook e lo sguardo un po’ storto a FriendFeed. Anche nel caso di Facebook, soprattutto nella nuova impostazione appena inaugurata, mi fanno un po’ specie la duplicazione di servizi per la condivisione di status alla Twitter, la dispersione dei commenti, il proliferare di immagini. Le fotografie, soprattutto: già facevo fatica a stare dietro gli aggiornamenti dei miei contatti su Flickr, che io ancora considero quanto di meglio nella condivisione di scatti. Ora quegli stessi contatti differenziano la pubblicazione di immagini tra Flickr e Facebook, moltiplicando i fronti e rendendo più arduo tenere sotto controllo la situazione. Oppure duplicano completamente i canali, raddoppiando anche il rumore da filtrare.

Allora delle due l’una: o sta esplodendo la scala delle nostre reti sociali, nella via verso qualcos’altro, verso nuovi modi di gestire l’aumentata complessità. Probabile, possibile, perfino auspicabile per certi versi. Oppure stiamo perdendo per strada qualche pezzo, mentre frammentiamo e duplichiamo all’infinito la rappresentazione delle nostre identità in Rete e i nostri contenuti. Tertium datur: sono io che ho bisogno di vacanze. 🙂

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