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Il blog di Sergio Maistrello dal 2003

Settembre 4 2008

Beppe Caravita spiega bene sul Sole perché i servizi civici su Internet, tanto strombazzati, di fatto non sono ancora decollati. E come potrebbero migliorare le cose in futuro.

Agosto 30 2008

Rientro lento

Lunedì si riprende a pieno ritmo, dopo un mesetto di connessioni precarie, essenziali e centellinate. Qualche remora a riattivare i messenger e aggiornare i network sociali, che navigare in incognito è soprendentemente piacevole. Provo a convincere la mia agenda che fra due settimane un salto a Riva del Garda sarebbe opportuno, ma non è semplice. Riprendo in mano progetti e idee, con molta, molta, molta calma. Dedico le ultime ore di disponibilità totale a Giorgio, che quest’estate – tra cavalcate, tuffi, moto e piadine – ne ha fatte di ogni, e ora è bene che torni a regime.

Agosto 17 2008

Mappodometro

Un altro merito di queste mie quasi-vacanze è aver tirato fuori dalla olimpica pigrizia che mi contraddistingue la voglia di fare un po’ di sana attività fisica. Ho ricominciato a correre dopo anni, pian pianino, ritrovando il gusto di infilare una scarpa dietro l’altra, controllando il respiro e guardandomi intorno. Prima un giro dell’isolato, poi del quartiere, oggi dell’intero lido marittimo. Una buona manciata di chilometri, tenuti con relativa facilità di fiato.

Conquistato dal fuoco fatuo dello sportivo della domenica, senza però aver dismesso i panni del curioso internettoso, questo pomeriggio mi chiedevo come piegare Google Maps fino al punto di reperire il chilometraggio delle mie scampagnate al piccolo trotto. Stavo quasi per proporre una delle mie balorde invenzioni gratis, quando ho scoperto – e segnalo qui per tenerne nota – Gmaps Podometer: puntelli il tuo itinerario sulla mappa, senza troppi vincoli di strade e percorsi automobilistici, e la cortese applicazione calcola per te distanze, dislivelli, calorie bruciate.

Dice il coso, per esempio, che oggi mi sono corso i miei buoni cinque chilometri e mezzo senza soste. La prossima volta facciamo sei abbondanti, fino al lago.

Agosto 5 2008

In questi primi giorni di quasi-vacanza sto cercando di recuperare un po’ di letture interrotte o accantonate. Al momento ho in mano Post giornalismo di Furio Colombo, una raccolta di scritti e articoli recenti del giornalista, scrittore e parlamentare sull’evoluzione e degenerazione dell’informazione. Annoterò le mie impressioni sul mio scaffale su aNobii, come faccio di solito con i libri letti di recente, ma un passaggio me lo voglio appuntare qui:

Ciò che è accaduto nel mondo a partire dall’11 settembre – uno shock immenso che ha potuto toccare e devastare l’integrità leggendaria della struttura giornalistica americana – si è facilmente espanso, contaminando come una radiazione inarrestabile un mondo più debole.

Strano non si sia notato che, indebolendo il percorso e la credibilità delle notizie, si consentiva al terrorismo di combattere ad armi pari, propaganda contro propaganda, sventolamento di ideali e bandiere contro sventolamento di ideali e bandiere. Si è perduta la straordinaria superiorità, ovvia persino agli avversari, di un mondo capace di dire la verità su se stesso.

Luglio 25 2008

Su LaVoce.info e sul Mondo oggi in edicola c’è un interessante articolo di Alfonso Fuggetta che mette in ordine molte riflessioni recenti a proposito del ruolo pubblico nello sviluppo di reti di telecomunicazione. Dice, in sintesi, che

una strategia di intervento pubblico dovrebbe basarsi su una serie di passaggi molto semplici: piuttosto che avere un ruolo in prima persona di gestore o operatore, il pubblico dovrebbe preoccuparsi di definire le regole, sostenere la domanda (per esempio, di soggetti deboli e pubbliche amministrazioni) ed eventualmente co-investire in quelle società che possono operare da level-playing field e volano per lo sviluppo del mercato. Altre azioni, come vacatio regolatorie o strutture pubbliche che offrano servizi diretti all’utenza, sono un’indebita ingerenza del pubblico nel mercato e un’occasione per investimenti pubblici improduttivi.

[leggi tutto il testo su LaVoce.info]
Luglio 23 2008

Trovo FriendFeed interessante, divertente, utile, a tratti perfino geniale. Appena ti ci abitui dà una bella sensazione di controllo sui contenuti che fluiscono in Rete. È potenzialmente un bel passo avanti nel campo delle applicazioni sociali su Internet. Eppure ci sono due o tre questioni di fondo che ancora non riesco a digerire e che mi tengono un po’ distante dall’entusiasmo generale. Provo ad abbozzare sensazioni, senza averci ancora ragionato su più di tanto.

Tutti in piazza. FriendFeed non è l’ennesimo coso sociale iperspecializzato che frammenta identità o contenuti di un certo autore e poi li rimette a disposizione alle altre applicazioni della Rete (tramite feed, widget, plug-in o quant’altro). Come Flickr, per dire. Come del.icio.us. Come lo stesso Twitter. FriendFeed crea una zona altra dove avvengono cose (repliche di cose, a essere precisi). Per seguire quelle cose devi andare lì. Devi andare in piazza, devi scendere fino in centro. Un centro, di nuovo, dentro un mondo di periferie. Sì, puoi integrare il livefeed di FriendFeed nel blog, come gli altri servizi citati, ma è solo una frazione del servizio nel suo complesso. Che vive invece della presenza frequente e collettiva degli iscritti all’interno di uno stesso spazio sociale, e del rimescolamento in quello spazio di canali e protocolli. Twitter è un servizio, FriendFeed è un ambiente. I servizi li usi e li adegui alle tue esigenze, gli ambienti li devi frequentare, nella misura in cui hai interesse o motivo di farlo.

L’altro aggregatore. FriendFeed riscrive la storia degli aggregatori di contenuti vincolando la fruizione dei feed alla rete sociale dell’utente. Un modello ormai classico, tuttavia non era ancora stato fatto (a questo livello) sui feed reader. L’intuizione si rivela ottima per quanto riguarda la sfera di interessi del proprio gruppo sociale allargato, anche su scala piuttosto ampia. La digestione collettiva aiuta in modo efficace a isolare le conversazioni del giorno e i contenuti che hanno riscosso maggiore interesse. Non credo possa però diventare, come qualcuno ipotizzava nelle settimane scorse (e lo linkerei se lo ritrovassi), un sostituto del classico aggregatore, quanto meno per chi come me è abituato a macinare con questo aggeggio qualche centinaio di fonti eterogenee e spesso lontane da ogni rapporto sociale rispetto all’autore dei contenuti. Dunque per me, alla prova dei fatti, FriendFeed rappresenta spesso una replica non esaustiva di quanto già seguo dentro Google Reader (che di conseguenza non sarei pronto ad abbandonare). E tuttavia non me la sento di ignorare FriendFeed perché su quegli stessi contenuti molti miei amici e colleghi riversano un valore aggiunto e diffuso di commenti e segnalazioni. Tra ridondanza e valore aggiunto, io – pur apprezzando sempre più il secondo – per ora avverto soprattutto il peso della prima.

Ancora sulla ridondanza. FriendFeed sta spostando (sostituendo? replicando? accentrando? differenziando?) lo spazio dei commenti. Tutto ciò che viene condiviso dentro FriendFeed può essere segnalato, apprezzato, commentato, a prescindere dalla fonte originale. Un post può avere i suoi bei commenti sul blog di origine, ma se poi viene aggregato dentro FriendFeed, lì ne possono arrivare di nuovi, indipendenti e privi di relazione con i precedenti. Se eravamo abituati a rispondere su Twitter alle provocazioni lanciate in quel servizio, ora spesso capita che il dialogo continui anche lontano da dove l’iniziatore della conversazione aveva cominciato a parlare. In piazza, appunto. Chi non va in piazza, spesso nemmeno se ne accorge, oppure magari se ne accorge quando già se ne sono andati tutti. Il vantaggio di questo sistema è che l’aggregarsi spontaneo dell’interesse altrui fa emergere, nella migliore tradizione social, i contenuti più interessanti. Bello, e funziona pure meglio di altri luoghi, alla prova dei fatti. Il costo, però, è replicare azioni che già si compiono a prescindere laddove i contenuti nascono e disperdere conversazioni.

Un’applicazione esosa di attenzione. Insomma, pur trovandola divertente e spesso utile, mi pare che FriendFeed sia un’applicazione straordinariamente esosa di attenzione, nonché ridondante nel suo modo di favorire l’interazione tra gli iscritti. Non crea nuovi contenuti, salvo sporadiche condivisioni ad hoc, ma raddoppia (quando non triplica o quadruplica, perché più persone rilanciano uno stesso frammento attraverso differenti canali che finiscono poi nello stesso calderone) la vita di tutto ciò che viene macinato dai suoi ingranaggi. Forse è solo una fase di evoluzione, il primo passo verso una ricombinazione delle applicazioni e dei servizi che formano il flusso delle espressioni degli abitanti della Rete. Ma per ora a me non sembra ancora del tutto funzionale, a meno che non lo si abbracci in toto, sostituendo con questo tutti i servizi di aggregazione, microblogging e condivisione che è in grado di sostituire. Io, per ora, questo passo non sono pronto a farlo.

Facebook, del resto. Facebook è un’altra storia. Nasce per essere un recinto chiuso e fa quello che deve. Questo me lo rende poco simpatico a prescindere, ma appunto è un’altra storia. Però per certi veri identifico analogie tra la mia difficoltà di approccio a Facebook e lo sguardo un po’ storto a FriendFeed. Anche nel caso di Facebook, soprattutto nella nuova impostazione appena inaugurata, mi fanno un po’ specie la duplicazione di servizi per la condivisione di status alla Twitter, la dispersione dei commenti, il proliferare di immagini. Le fotografie, soprattutto: già facevo fatica a stare dietro gli aggiornamenti dei miei contatti su Flickr, che io ancora considero quanto di meglio nella condivisione di scatti. Ora quegli stessi contatti differenziano la pubblicazione di immagini tra Flickr e Facebook, moltiplicando i fronti e rendendo più arduo tenere sotto controllo la situazione. Oppure duplicano completamente i canali, raddoppiando anche il rumore da filtrare.

Allora delle due l’una: o sta esplodendo la scala delle nostre reti sociali, nella via verso qualcos’altro, verso nuovi modi di gestire l’aumentata complessità. Probabile, possibile, perfino auspicabile per certi versi. Oppure stiamo perdendo per strada qualche pezzo, mentre frammentiamo e duplichiamo all’infinito la rappresentazione delle nostre identità in Rete e i nostri contenuti. Tertium datur: sono io che ho bisogno di vacanze. 🙂

Luglio 22 2008

Un’evoluzione del WiFi cittadino a Pordenone che interesserà ad Alfonso Fuggetta, con cui tempo fa ci si confrontava sull’impostazione delle reti civiche di accesso a Internet. Lui sostenendo l’ormai valida e potenzialmente economica alternativa degli operatori di telefonia mobile, io restando affezionato all’idea di un città che si fa materialmente la propria rete. Bene, viene fuori che con il cambio di giunta, qui in Friuli Venezia Giulia, la Regione non starebbe mantenendo gli impegni presi nella convenzione con il Comune di Pordenone. Terminata la prima fase di sperimentazione, ora l’investimento regionale (intorno agli 800 mila euro) avrebbe permesso di completare e rendere operativa l’infrastruttura su tutto il territorio comunale entro l’anno.

Quei soldi non si sono visti e, a quanto dicono i giornali locali, nessuno ha ancora risposto ai solleciti. Il che fa pensare a un disimpegno della nuova giunta Tondo (da aprile, come noto, al posto di Illy), che a sua volta porterebbe a un contenzioso legale eccetera. Ma poco importa qui il caso politico. Più interessante è il fatto che l’amministrazione comunale di Pordenone avrebbe l’intenzione di rispettare comunque l’impegno preso con i cittadini. Se la situazione non si dovesse sbloccare sul fronte WiFi, l’alternativa sarebbe stipulare una convenzione con un operatore mobile, distribuendo pc-card (le chiavette Hdspa, immagino) e rendere gratuite le connessioni entro i confini locali. In questo caso il costo stimato scenderebbe a 450 mila euro, dice il Gazzettino (ma sono dati su cui io non ho alcuna conferma diretta e che prenderei, per esperienza, con molta prudenza), un investimento che a quel punto diventerebbe forse sopportabile per le sole casse comunali.

Questo porta acqua alle tesi di Fuggetta, in qualche modo. Sarà interessante vedere come proseguirà la vicenda. Io invece sono un po’ più preoccupato della fine che sembra stia per fare tutto il lavoro svolto a suo tempo con l’ampio gruppo di lavoro locale per le strategie di e-democracy, il quale immagino sarebbe il primo a saltare in caso di drastica contrazione dei costi. Anche il fatto che i lavori preparatori siano nel frattempo spariti dall’apposita sezione del sito del Comune non rassicura, da questo punto di vista.

Sullo stesso tema, ma cambiando località, mi sono appuntato anche l’interessante accordo stretto dall’amministrazione comunale di Arezzo con Fon, di cui dava notizia nei giorni scorsi Stefano Vitta. Qui il modello è in qualche modo terzo: il Comune promuove il WiFi civico e dà il là installando hotspot nei punti strategici della città. Ma poi sta ai cittafini estenderla mettendo a disposizione la propria connessione secondo le regole e le soluzioni tecniche già note della comunità dei foneri. Chi condivide la banda, accede gratuitamente ovunque sia disponibile un accesso di questo tipo in città. Gli altri cittadini hanno diritto comunque ad alcuni minuti gratuiti. Non sarà la soluzione definitiva al digital divide – qui il vantaggio mi sembra soprattutto degli utenti più smaliziati – ma è un formato di rete civica comunque interessante, nella quale i residenti sono coinvolti attivamente.

Luglio 22 2008

Che ci manca?

Fonte: Adfor, 2008. Via Humanitech.

Luglio 21 2008

Chiunque saprebbe cosa fare il giorno dopo che Berlusconi ha dato l’annuncio che a Napoli non c’è più l’emergenza rifiuti, vale a dire: prendere il primo volo per Napoli (in fretta, finché Alitalia funziona), farsi inquadrare davanti al primo mucchio di monnezza che trova, e rilasciare la seguente dichiarazione: “Ora che Berlusconi ha tolto l’emergenza, chissà, forse gli resta un po’ di tempo per togliere anche i rifiuti”. Sorriso di circostanza e via, verso una nuova avventura. Dite che non sarebbe capace? Io dico che Chiunque sarebbe capace, perché Chiunque ha delle idee che a Veltroni e D’Alema non sono mai venute.

[Il partito dell’Uomo Chiunque, leonardo]
Luglio 17 2008

– Buongiorno, sono Tizio dell’OperatoreTelefonico. Parlo col signor Maistrello?

– Sì, buongiorno.

– Dunque, guardi, io ho qui una nota riguardo a una sua richiesta commerciale… su… beh… Mi spiegare meglio di che cosa si tratta?

– Non lo so, forse riguarda il TelefonoCheTuttiAspettavamo?

– Eh… sì, credo di sì.

– Ah beh, allora ho semplicemente compilato la form sul vostro sito, parecchio tempo fa, per essere informato in anteprima sulla commercializzazione e sulle tariffe.

– Ah ecco, bene, bene. E dunque le interessa sapere le condizioni…?

– Guardi, nel frattempo ho raccolto tutte le informazioni che mi servivano, grazie.

– Ah, bene, bene. Dunque è interessato…?

– No, grazie. A questi costi proprio non mi interessa.

– Ah, ho capito, quindi è già informato.

– Sì sì, grazie.

– Va bene, buon giorno.

– Buongiorno a lei.

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