Il blog di Sergio Maistrello dal 2003
Idee gratis: l’edicola online
- LOCATED IN Invento
Ok, questa è un’idea vecchia e scontata, che si scontra con una lunga serie di ostacoli imprenditoriali (perché invece la tecnologia è matura quanto basta), ma che ciononostante io aspetto con impazienza. Voglio un’edicola online. Non sto parlando degli inflazionatissimi elenchi di link a fonti giornalistiche su Internet, non sto parlando di aggregatori di feed di giornali online, non sto parlando degli abbonamenti scontati alle riviste, non sto parlando nemmeno di vetrine online per edicole (ne esisteva almeno una, che ora non trovo più), né tanto meno di rassegne stampa sul web. Sto parlando dei buoni vecchi giornali di carta, quelli che qualcuno vorrebbe estinti entro pochi anni, soltanto nella loro versione digitale.
Quello che vorrei è un servizio web che si ponesse come intermediario in Rete tra editori e lettori. Tra tutti gli editori e i lettori. A me è capitato abbastanza spesso di abbonarmi per qualche mese alla volta alle versioni digitali di Corriere della Sera, La Repubblica, Messaggero Veneto, Internazionale, L’Espresso. Significa che pago un tot (parecchio: un anno dei maggiori quotidiani in questa versione costa 120-140 euro, comunque meno che se acquistassi tutti i giorni la loro versione cartacea in edicola) per accedere a un servizio in cui posso sfogliare rappresentazioni digitali del giornale in edicola oppure scaricarne direttamente il pdf. Ogni giornale significa un abbonamento diverso, una piattaforma diversa da cui ogni volta farsi riconoscere, una gestione diversa del servizio. Farsi una mazzetta dignitosa significa pagare molte centinaia di euro all’anno, entrare e uscire in continuazione da siti differenti e stare dietro ogni volta a un certo numero di scadenze e pratiche amministrative.
È troppo presto per pensare che qualche operatore indipendente offra bouquet a prezzi ragionevoli di quanti più giornali in versione digitale sia possibile? Ok, mettere d’accordo tutti gli editori rispetto a una piattaforma comune è inverosimile, ma quasi tutti prevedono la distribuzione del giornale in pdf, è già una buona base di partenza. Scegli il tuo abbonamento, costruisci la rassegna quotidiana con le fonti che desideri, versi una quota annuale proporzionale al numero e al tipo di testate selezionate et voilà. Ogni mattina entri in quell’unico servizio e trovi tutti i tuoi pdf belli e aggiornati che ti aspettano – i pdf di quel giorno e di tutti i giorni precedenti, naturalmente. Un po’ quello che già fa Kataweb Extra per i giornali nazionali e locali del proprio gruppo editoriale, ma allargato a tutti i giornali e con significativi sconti progressivi.
Questo non ha nulla a che vedere né rinnega le varie frontiere dell’informazione su Internet che pure seguo e auspico, come la “liberazione” degli archivi, l’evoluzione polimediale della testata o le forme di informazione partecipata. È un fronte differente, molto più pratico e contingente. Vorrei fare una cosa che farei comunque – leggere quanti più giornali e riviste possibile – nel modo più pratico, economico ed ecologico oggi possibile, tutto qui. Quanto sarei disposto a pagare per un servizio del genere? Qualche centinaio di euro all’anno, credo. Per un accesso illimitato a tutte le edizioni disponibili (ma penso a qualche sostanziosa decina, magari anche a qualche testata internazionale) non riterrei fuori luogo un forfait annuale intorno ai 500/700 euro all’anno. Diciamo 50 euro al mese, toh. In fondo una piattaforma satellitare come Sky, che pure nel rivendere contenuti altrui ha i suoi bei costi industriali, con 50 euro al mese dà accesso a una bella quantità di canali specializzati, no?
Più che a un servizio commerciale, io che come al solito imprenditore non sono, penso a qualcosa tipo un gruppo d’acquisto o un marketplace dell’editoria periodica: un soggetto collettivo (che riunisce giornalisti, addetti ai lavori, freelance, blogger e assimilabili) scende sul mercato e tratta le migliori condizioni possibili per fornire ai suoi aderenti il servizio più pratico ed economico oggi possibile. Sogno? Beh, allora magari quell’altra teoria che la distribuzione gratuita sarebbe addirittura il futuro del commercio – cavallo di battaglia dell’imminente nuovo saggio di Chris Anderson, ripreso a fondo sull’ultimo numero di Wired – me la tengo per un’altra occasione, mi sa che è meglio.
Se è sciocco prema uno
- LOCATED IN Mi arrabbio
Da affezionato cronista delle degenerazioni del telemarketing prendo nota l’ultima innovazione, scoperta ieri sera. Ai messaggi registrati – che credevo il peggio del peggio: mi importuni e non ci metti nemmeno il cervello? – siamo già abituati, direi. Ieri sera suona il telefono, numero anonimo. Qualche istante di silenzio. Poi attacca il centralino automatico: “Il nostro centro servizi non è in grado di mettersi in contatto con lei. Prema 1 per parlare con un nostro operatore”. Nella sua malvagità, geniale.
Il sabotatore
- LOCATED IN Mi arrabbio
Sotto elezioni rispondo in media a un sondaggio alla settimana. Detesto chi estrae a sorte il telefono di casa, mentre non mi dispiacciono affatto le comunità online degli istituti di rilevazione (Swg, per esempio, ne ha una): ti mandano un link discreto via email, se vuoi rispondi sennò amici come prima. Prendo molto seriamente questo compito, nonostante una certa ritrosia nel vedere i numeri aggregati eletti malamente a opinione pubblica.
Mi pare, però, che coi sondaggi elettorali ora si stia davvero esagerando: non ce l’ho con i sondaggisti, ce l’ho con partiti e giornali. Se quei numeri devono essere strillati, calpestati e strumentalizzati in modo così mediocre – nonostante, poi, le cifre nude e crude siano accessibili per legge a chiunque sull’apposito sito della Presidenza del Consiglio – allora tanto vale violentarli all’origine. Il patto reciproco di intelligenza tra chi dona la sua opinione, chi la raccoglie e chi se ne serve mi pare compromesso. Se mi ricapita, dunque, risponderò in modo del tutto casuale rispetto alle intenzioni di voto. Voi continuate pure a farne l’argomento principale di questa campagna elettorale. Ne riparliamo il 14 aprile.
A volte mi si illumina quella lampadina. Succede di rado, per carità. Ideuzze banali banali, il più delle volte di una inutilità imbarazzante, commercialmente irragionevoli, allegramente campate in aria. Però sai quando pensi: perché non esiste un sito/servizio/coso che fa esattamente questo? Ecco, io ci penso e poi me ne dimentico, che dopo i trentacinque il cervello è incontinente. Così ho avuto un’idea. Una meta-idea, a ben vedere. D’ora in poi me le appunto qui, nel blog. Hai visto mai che l’idea sia talmente banale, ma talmente banale, che in realtà qualcuno ci aveva già pensato anni fa, mettendo in piedi tutto il relativo ambaradan, e semplicemente io non lo so ancora. Oppure che qualcuno con maggiore concretezza e spirito imprenditoriale del sottoscritto pigli e provi a realizzarla, risparmiandomi la fatica.
Per inaugurare la serie, comincio dalla cucina. Ieri sera avevo due melanzane. Non volevo fare le solite melanzane, così ho cercato uno spunto nei vari ricettari a disposizione. I ricettari mi innervosiscono, tanto cartacei quanto online. Un sacco di buone idee, per carità. Ma c’è sempre quel 40% di istruzioni impraticabili per assenza di ingredienti, indisponibilità degli strumenti, tempi ristretti, gusti familiari, manifesta incapacità e quant’altro. Io poi non parto quasi mai dalla ricetta, parto dagli ingredienti. Costruisco il piatto in base a quel che c’è, e cerco una traccia per combinarlo in modo creativo. Nei libri, nelle riviste o nei siti di cucina cerco le coincidenze, al terzo ingrediente non disponibile e non sostituibile, passo oltre. Finisce che ci perdo le mezzore e poi lascio perdere, o aggiungo a malapena un tocco diverso al solito piatto. Mi manca l’ipertestualità, mi manca la personalizzazione, mi manca l’archivio universale.
Allora pensavo: e se esistesse un servizio web in grado di selezionare le corrispondenze più interessanti da un universo di ricette in base agli ingredienti, invece che a partire dal piatto che si desidera realizzare? Oggi il frigo propone: peperoni, formaggio fresco, formaggio grattuggiato, carne macinata. Che cosa ci posso fare? Fraca botòn, et voilà: ti vanno i peperoni ripieni? Li vuoi fare al forno o al microonde? Variante in salsa social – del servizio web, non del piatto: in forma di social network le ricette potrebbero naturalmente essere condivise dagli stessi iscritti, rispettando una minuziosa griglia di inserimento studiata per rendere efficace le interrogazioni della banca dati. E di qui alla creatività, alla multimedialità e alla condivisione delle ricette il passo è breve. Abbiamo il social network dei ristoranti, abbiamo i foodblogger, abbiamo gli aggregatori tematici, ma non abbiamo ancora le ricette 2.0, a quanto pare.
Per i più curiosi: le insoddisfacenti ricerche analogiche di ieri sera mi hanno portato a un dignitoso puré di melanzane.
Personal Democracy Forum, pure io
- LOCATED IN Segnalo
Il racconto di Antonella lo scorso anno, la presenza dell’organizzatore Joshua Levy a State of the Net, l’anno gravido di implicazioni e soprattutto l’ampia sezione di programma che privilegia la partecipazione dal basso e le iniziative civiche mi hanno convinto: a giugno vado al Personal Democracy Forum di New York. Antonella, che quest’anno naturalmente torna, è già lì che balla. Stiamo lavorando ai fianchi un paio di temporeggianti o indecisi. Chi si vuol unire al gruppo, naturalmente, è il benvenuto.
Dieci domande
- LOCATED IN Segnalo
Una postilla al post dell’altro giorno: ieri è nato 10 domande, iniziativa con cui Nova24–Il Sole 24 Ore ed Elastic portano in Italia un’idea di Techpresident. Le dieci domande sono in video: ognuno può caricare la propria (fino al 23 marzo), il filtro collettivo fa emergere le più votate, le prime dieci costruiranno un’intervista corale che – dal 24 marzo e fino alle elezioni – sarà rivolta ai canditati premier. Le video-risposte dei politici saranno a loro volta sottoposte a voto diffuso. Esperimento interessante, da seguire nella sua evoluzione quotidiana. Dal mio punto di vista, più che di un esame di maturità digitale per i politici, potrebbe rivelarsi un interessante termometro della maturità civica dei cittadini.
La parte ristampata della Rete
- LOCATED IN Scrivo
Una buona notizia dall’editore: a un anno giusto dalla sua uscita, La parte abitata della Rete va in ristampa, che la prima tiratura è andata esaurita. Ne approfitto per ringraziare tutti voi che l’avete letto, apprezzato, commentato, prestato, regalato, consigliato – in una parola: gli avete dato vita. Ho scritto quel libro pensando soprattutto a chi non ha ancora familiarità con Internet, ma curiosamente sta ottenendo riscontri soprattutto da parte di chi già vive e lavora in Rete: chissà che queste nuove scorte non riescano a spingersi là dove spiegare quanto di buono sta accadendo grazie a Internet sembra più difficile.
Già che ci siamo, aggiungo che sta invece concludendo il suo ciclo di vita il buon vecchio Come si fa un blog, di fatto già introvabile da qualche tempo in libreria. Per essere un libro del 2004 – e di taglio piuttosto pratico, dunque legato a strumenti e pratiche che nel frattempo si sono evolute parecchio – ha avuto una vita sorprendentemente lunga. Tanto che oggi ricevo quasi più richieste e commenti di quando è uscito. Mi è stato chiesto più volte di aggiornarlo, ma per me l’aggiornamento che avrei potuto scrivere esiste già ed è appunto La parte abitata della Rete. In compenso sto cercando di convincere l’editore a non chiuderlo in un cassetto, facoltà che contrattualmente gli compete, ma a lasciarlo in qualche modo a disposizione in versione elettronica per quanti ancora hanno voglia o necessità di consultarlo.
NetMonitor e le conversazioni politiche
- LOCATED IN Segnalo
Mi piace, questo NetMonitor. Dicevo ieri sera in unAcademy, nel corso dell’incontro con Mario Tedeschini Lalli, di come le imminenti elezioni potrebbero essere un bel momento per far dialogare di più e meglio i vari ambiti della Rete. Quest’iniziativa di Repubblica.it mi sembra un bel segnale proprio in questa direzione. Nulla di innovativo nel formato, magari: la digestione e il rilancio dei contenuti emersi spontaneamente in Rete è una pratica che Giuseppe Granieri inaugurò sul vecchio sito di Internet Pro (teneva la rubrica un giovane Luca Conti), che oggi esercitiamo ancora su Apogeonline grazie al lavoro puntuale di Federico Fasce e che viene utilizzata in declinazioni e contesti peculiari tutte le volte che si cerchi di costruire ponti tra diversi arcipelaghi di Internet.
Ma sarebbe sciocco non percepire come questo passo contenuto per la Rete sia in realtà un salto enorme per un grande giornale online in Italia, dove il racconto di massa dell’attualità spesso non sa riconoscere e altrettanto di frequente fraintende le voci libere delle persone che si esprimono attraverso la Rete. Di più, secondo me, ed è questa è la sfida più difficile che dovrà affrontare Vittorio Zambardino nel gestire i contenuti di NetMonitor: Repubblica.it ha scelto di adottare un registro ancora non usuale nel linguaggio giornalistico, intercettando questi segnali in un formato e in un contesto che da quelle stesse voci libere assimila molto. Mi sembra una bella contaminazione, positiva, contagiosa – peraltro strillata con coraggio in prima pagina da ieri pomeriggio e non imboscata tra le rubriche di secondo piano tanto per vedere che effetto fa.
Se funzionerà, se il giornale saprà farne tesoro, se i lettori sapranno intravederne l’utilità – e il mio consiglio è stato solo uno: allargate il più possibile il campo di osservazione, superate ogni steccato o divisione tradizionale (destra-centro-sinistra, ma anche amici fidati-nemici impenitenti) – potrebbe diventare un bello strumento per il rilancio nell’agenda elettorale di opinioni e di percezioni di nicchia, così come uno specchio utile a valutare come sono assimilate e magari rigettate le badilate di marketing politico unidirezionale su cui da qualche anno di troppo si decidono i destini della nazione. Buon lavoro, dunque.
-°-
Sempre in tema di risorse utili per decifrare tutte le campagne che ci circondano (e ancora abbiamo visto poco), ne approfitto per recuperare una citazione orgogliosa dell’ottimo lavoro che stanno facendo Antonio Sofi e soci su Spindoc. Ma diverse iniziative, in questo momento, attirano la mia attenzione e cerco di approfondire. Wikidemocracy, per esempio, di cui intuisco le buone intenzioni, ma del quale per il momento subisco molto la rigida frammentazione secondo schieramenti tradizionali. Il circolo online del Partito Democratico, impegnato per ora soprattutto a farsi ascoltare dai propri vertici romani, ma ottima pista da aprire ed esplorare per un partito politico. E poi ancora i titubanti Cittadini Digitali, l’analitico OpenPolis e tutti i fermenti che in tanti provano a modo loro a raccogliere e ordinare. Curioso come fin qui, se perfino l’elefantiaca informazione di massa sembra essersi data una scossa, proprio gli obsoleti apparati di partito non abbiano dimostrato la benché minima intenzione di sperimentare alcunché.
La città dei cittadini
- LOCATED IN Segnalo
Antonella mi segnala la nuova edizione di La città dei cittadini, una serie di attività organizzate dall’associazione Micromacchina e dal Comune di Casalecchio. In particolare un blog collettivo per segnalare progetti, inserire ricerche, commentare news e proporre iniziative e un premio per progetti che si occupano di promozione della cultura della cittadinanza, articolato in diverse categorie (tesi di laurea, pubbliche amministrazioni, mezzi di comunicazione, associazioni). Da seguire – anche per aggiornare la mappa.
I giornali e la loro carta
- LOCATED IN Organizzo
È un momento di profonda evoluzione per il giornalismo su Internet. Lo è da anni, in realtà. Ma l’impressione è che questo 2008, se giocato bene, potrebbe essere un anno importante anche in Italia. Editori e giornalisti hanno ormai coscienza del nuovo pubblico – attivo e potenzialmente autosufficiente – con cui hanno a che fare. Giornalisti e blogger cominciano a dialogare. Gli ultimi baluardi dei servizi a pagamento stanno venendo meno. Le redazioni abbattono gli steccati che dividevano chi confezionava identici contenuti per mezzi di comunicazione diversi. La pubblicità cresce, ma nei formati attuali lascia a desiderare.
Se ne parlava la settimana scorsa a State of the Net, e la conversazione è proseguita anche nei giorni successivi. Così abbiamo pensato di tornare sull’argomento dedicandogli una serata all’Accademia Non Convenzionale della Cultura Digitale, su Second Life, martedì 26 febbraio alle 21: Mario Tedeschini Lalli, caporedattore multimedia di Kataweb, sosterrà un question time per allargare la conversazione e aprire il confronto ad altri punti di vista. Informazioni e registrazioni, come di consueto, su unAcademy.
Partita Iva 01537680934 • Trasparenza • Privacy Policy • Licenza contenuti: Creative Commons BY-NC-SA • Per comunicazioni: sm@sergiomaistrello.it