Il blog di Sergio Maistrello dal 2003
Com’è andata
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Bene. Molto bene, direi. Lo dico a maggior ragione dopo aver ascoltato/letto i commenti della maggior parte dei partecipanti a State of the Net: ognuno ha amato o contestato aspetti e persone differenti del programma. Non è emerso – come spesso accade – un personaggio che abbia messo tutti d’accordo. Neppure lo strepitoso Enzo Rullani, che pure ha offerto una preziosa e incoraggiante chiave di lettura alla Bateson della Rete come ecosistema (link al video appena disponibile), per qualche ragione che ancora mi sfugge ha superato a pieni voti una sala oltremodo esigente. Il che mi sembra una buona cosa: il programma ha messo a disposizione chiavi di lettura diverse a persone diverse; che è quanto di meglio, in genere, si possa chiedere a una conferenza.
Sarà forse perché noi stessi che l’abbiamo organizzata abbiamo spesso punti di vista e sensibilità differenti nel modo di guardare alla Rete. Paolo è concreto, ha la visione eccezionalmente aperta dell’imprenditore che è abituato a interagire alla pari col resto del mondo; se State of the Net è riuscita a essere così poco provinciale lo si deve a lui. Benny ha dalla sua un’invidiabile gioventù e una straordinaria maturità, che messe insieme danno luogo a un curioso mix di entusiasmo, voglia di fare e severità nel leggere il mondo. Io sono annoiato dagli entusiasmi imprenditoriali e dalle case history aziendali, e prediligo la Rete a misura d’uomo, quella che ci può aiutare a recuperare modelli di convivenza più soddisfacenti ed efficaci. Un mix curioso, che invece di ostacolarci ci ha irrobustito.
Poi la conferenza finalmente inizia, e quando inizia cessa di essere tua. Il modo in cui va dipende dall’assortimento di ospiti, relatori e pubblico. Se le cose vanno bene, il merito è di tutti, del clima che si stabilisce in quella manciata di ore passate insieme dentro e fuori dalla sala. Abbiamo fatto il punto sullo stato della Rete? Non lo so, non credo sia un compito a cui si possa adempiere in due giorni, pur intensi, di incontri. Forse però siamo riusciti a fare un primo passo oltre il solito dibattito sulle cose di Internet, in un paese in cui il racconto della Rete fa una grande fatica a emergere. E a emergere senza portarsi dietro l’equivoco del filtro di massa, aggiungo. Credo tra l’altro che abbia fatto un gran bene a questa regione, che – oltre a supportarci con enogastronomico entusiasmo e uno spettacolare filotto di giornate quasi primaverili – ci ha donato attenzione e sostegno a tutti i livelli. Chi ha avuto il coraggio di arrivare fin quassù – come se una Torino o una Genova, dove pure ci ritrova con facilità per conferenze o barcamp, non fossero altrettanto fuori mano – lo avrà notato.
Avevo una grossa perplessità: l’uso disinvolto dell’inglese in tutte le occasioni che lo rendevano possibile, senza la rete degli interpreti. Era un pallino di Paolo, che pure condividevo nello slancio ideale, ma che temevo avrebbe messo a disagio più persone del dovuto, ostacolando invece che favorendo le conversazioni. Ebbene: aveva ragione Paolo, punto. Aveva ragione a tal punto che oggi sono pronto a sostenere con lui la necessità di rendere l’intero programma di una conferenza come State of the Net in lingua inglese. Certo non siamo tutti pronti, io per primo, ma abbiamo molto più da guadagnare che da perdere. Abbiamo conversato a sufficienza fra noi, e possiamo sempre continuare a farlo, ma una volta ogni tanto allargare il giro degli interlocutori – l’unico modo per farlo è adottare l’inglese come lingua di lavoro – aiuta a moltiplicare gli stimoli, a costruire ponti e a far girare nuove idee.
Avrei una lista piuttosto lunga di persone da ringraziare, per il contributo affatto scontato che hanno dato a State of the Net. La maggior parte hanno preso applausi in pubblico, e io mi unisco qui al battimani. Ma c’era una folla, dietro le quinte, che s’è data da fare perché tutto andasse nel migliore dei modi. E per tutti cito i ragazzi del Visionario e lo staff di theOffice, tutti ben più che all’altezza della situazione. Grazie a chi, di sua spontanea volontà, perché cittadino e blogger della zona, si è messo a disposizione per accogliere nel migliore dei modi gli ospiti, e penso soprattutto a Giorgio. Qualcosa più di un grazie va a Silvia Zardini, nostro punto di riferimento per la logistica e l’accoglienza degli ospiti, che è stata una roccia anche nei momenti più confusi, oltre che una fonte inesauribile di sorrisi e gentilezze.
Grazie, infine, a tutti voi che avete scelto di esserci.
State of today
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Per me cominciano oggi i giorni di State of the Net, e ne avremo fino a domenica (la conferenza, in realtà, dura solo due giorni: domani e sabato, presso il Centro Visionario di Udine, in via Asquini 33). Oggi allestiamo la sala e diamo una mano di vernice agli ultimi dettagli. Il posto è assai carino di suo: un casermone degli anni ‘Anta trasformato con gusto e attenzione per i dettagli in un discreto e sincero atto d’amore per il cinema (ed è un cinema, in fin dei conti). Se vi piace la metà di quanto è piaciuto a me, siamo a buon punto.
Già stasera saremo in compagnia dei primi ospiti, che arriveranno da tutta Italia, dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti. E a quel punto tutto andrà come deve andare: una volta che il contenitore che hai contribuito a costruire si riempie di persone e di idee cessa di essere tuo – se mai lo è stato, visto che abbiamo preso a prestito esperienze, idee e spunti che sono patrimonio collettivo della parte abitata della Rete – e prende una vita tutta sua. Quando tutto va per il verso giusto, è un momento di grazia.
Sono molto tranquillo, in realtà, e credo che il programma funzionerà piuttosto bene. Però sono curioso e sotto sotto emozionato, perché per me State of the Net è anche un punto di incontro tra diversi momenti della mia vita. C’è un po’ di casa, un po’ dei mesi di servizio civile che ho passato a Udine, c’è molto del mio lavoro di oggi, c’è molta della fatica che questo territorio fa a recepire le innovazioni a misura d’uomo di cui parleremo, ci sono gli amici di un tempo, ci sono tanti dei nuovi compagni d’avventura che la Rete mi ha fatto incontrare in questi anni. Tutto s’incontra insieme a pochi passi da casa. Che suona un po’ come avere un intero villaggio turistico ospite a casa tua per un fine settimana, con tutto ciò che di gioia e di responsabilità comporta. Fin qui ne è valsa la pena.
Venite? Noi tra poco si comincia.
Tempi peculiari
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Si sta un po’ tutti così. Sospesi come un rapper americano sui tetti di Venezia.
Auguri a tutti, soprattutto a Francesco
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Chiudo idealmente l’anno con un pensiero per Francesco Grossi, ZoneX – cortese, generoso e passionale personaggio, di cui leggo solo oggi la peggiore delle notizie. Passava spesso di qui, nei commenti, per e-mail o sull’instant messenger, prodigo di interrogativi e di parole gentili. Ci vedeva poco, e alla sensibilizzazione sull’ipovisione aveva dedicato buona parte del suo blog, ma con l’intuito compensava ogni possibile limitazione della vista. Tra tante bizzarre e talvolta ruvide conoscenze mediate da Internet, lui si distingueva perché gli si voleva bene a prescindere, di primo acchito.
So da prima di incontrare Francesco quanti piccoli – e crudeli, perché a noi costerebbe così poco rimuoverli – ostacoli poniamo ogni giorno anche sul web a chi ha complicazioni legate alla vista. Gli avevo promesso che avrei fatto il possibile perché i miei libri non restassero ostaggio della loro carta e fossero messi a disposizione in versione digitale almeno di chi utilizza sintesi vocali o zoom video. Non ci sono ancora riuscito, perché banali (e altrettanto crudeli) motivi imprenditoriali ancora trattengono gli editori dal fare l’unica scelta civile possibile. A Francesco potevo anche passare sottobanco il pdf o il txt del libro, ma so che non gli sarebbe piaciuto: ci sono tanti altri Francesco là fuori per cui non sarebbe cambiato nulla.
Così questo resta uno dei miei buoni propositi per il prossimo anno. E un modo per ricordare con il sorriso tutte le volte che Francesco lasciava da qualche parte un saluto per me e «per il piccolo».
Città che fanno cose in rete
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Ieri Mauro Del Pup segnalava l’interessante iniziativa del Comune di Rimini, i cui assessori – beh, a dire il vero uno solo, per ora – raccontano le loro attività istituzionali su Twitter. Nei mesi scorsi mi è capitato di incontrare diverse realtà civiche online interessanti (Firenze, Schio, il municipio partecipato di Roma), così come da qualche tempo sto seguendo i primi passi in questo mondo della mia città. Esistono molti altri laboratori di e-democracy in Italia: semplicemente non è sempre facile conoscerli e censirli.
Allora – a mo’ di appunti digitali personali, ma anche e soprattutto per dare uno spunto a chi ha informazioni utili da condividere – ho creato una mappa collaborativa. Sto riportando un po’ per volta quello che so in fatto di città che stanno provando a fare cose in Rete: chi ha voglia è libero di aggiungere. Unico requisito: mi interessano poco i progetti che digitalizzano, senza innovare più di tanto, processi tradizionali (e che in genere finiscono nel calderone dell’e-government). Dunque sebbene io intuisca quanto utili saranno alla pubblica amministrazione il protocollo informatico e la firma digitale, tanto per fare due esempi, qui sto parlando di tentativi di fare cose nuove in modo nuovo, o quanto meno di fare cose vecchie in modo nuovo, aprendo nuovi scenari di rappresentazione online della complessità locale. Sto parlando di nuovi abitanti, per usare termini cari a Giorgio Jannis.
Ci proviamo?
State of the Net
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Ne riparleremo, perché promette bene. Ma riemergo per un attimo da Matera – collegato precariamente col cellulare da una stanza d’albergo scavata nei Sassi (da brivido, stupenda) – solo per annunciare con Beniamino e Paolo che oggi nasce ufficialmente State of the Net. Mettete in agenda: Udine, 8 e 9 febbraio 2008.
Turismo (e Rete, anche) tra i Sassi
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Valigie pronte e riparto. Destinazione Matera, dove venerdì partecipo a un convegno organizzato da Osservatorio Nazionale del Turismo, Regione Basilicata e Apt Basilicata dal titolo La nuova grammatica digitale per comunicare la promozione del territorio. Dai linguaggi della rete all’esperienza di Second Life (sito, programma). Già domani, inoltre, sono in programma alcuni seminari propedeutici riservati ai funzionari pubblici. Basterebbe dire che al convegno partecipano Derrick De Kerckhove e Bruce Sterling; ma per me sarà anche l’occasione per ritrovare Giuseppe, Antonio, Roberta e Mauro, nonché per dare un volto in carne e ossa a Giovanni Boccia Artieri (già conosciuto in unAcademy sotto forma di avatar). E, come sempre accade in questi casi, per incontrare nuove persone e nuove idee in un campo che, in genere, frequento quasi sempre da ultimo anello della catena.
Pordenone 2.0, le (mie) slide
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Aggiornamenti:
– Mauro Del Pup ha ripreso in video il mio intervento (e spero anche gli altri) e lo ha pubblicato sul suo blog Idee per Cordenons.
– Giorgio Jannis ha messo a disposizione i contenuti del suo intervento.
– Il Comune di Pordenone ha aperto uno spazio di approfondimento all’interno del proprio sito.
Pordenone 2.0, un incontro pubblico
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A quanti a suo tempo si interessarono ai progetti dell’amministrazione comunale della mia città in fatto di accesso pubblico a Internet e servizi in Rete, segnalo un incontro che si terrà martedì 11 dicembre, alle ore 15, nella sala convegni della Camera di Commercio di Pordenone (mappa, invito). Il pomeriggio sarà introdotto dall’assessore alle politiche sociali Giovanni Zanolin, referente per il progetto, e sarà concluso dall’assessore regionale ai sistemi informativi Gianni Pecol Cominotto. Presenteremo le idee emerse nei vari gruppi di lavoro che si sono succeduti nel corso dell’ultimo anno, dopodiché ascolteremo idee, proposte e critiche dagli intervenuti.
La situazione, al momento, è più o meno questa: la copertura WiFi del centro storico potrebbe essere completata già entro la fine dell’anno. Seguiranno a ruota gli altri quartieri, con l’obiettivo di illuminare l’intero territorio comunale entro al fine del 2008 (ma probabilmente già entro la fine dell’estate). Durante la prima fase della sperimentazione saranno installati circa 150 hotspot, a crescere secondo le esigenze. L’accesso a Internet, come noto, sarà gratuito. L’accreditamento, necessario per soddisfare gli obblighi di legge, avverrà attraverso la carta regionale dei servizi, una tessera che la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ha distribuito a tutti gli abitanti a sostituzione della tessera sanitaria. Non ho molti altri dettagli da aggiungere a questo proposito, perché mi sono occupato solo superficialmente di questo versante del progetto.
L’area in cui invece ho cercato di dare il mio contributo è quella relativa ai servizi di e-democracy e di social networking, ed è di questo soprattutto che parleremo martedì. L’idea portante – in estrema sintesi, poi magari in futuro ne riparliamo – è di non distribuire a pioggia i pochi finanziamenti disponibili in tanti piccoli servizi scollegati tra loro, ma di avviare invece un circolo virtuoso che a cascata diventi stimolo per tutto il territorio nei prossimi anni. Il Comune di Pordenone promuoverà la creazione di un gruppo di lavoro (dalla forma associativa ancora in definizione), i cui componenti saranno formati allo stato dell’arte di quanto di nuovo e di buono già avviene attraverso Internet in Italia e nel mondo. A questo motore territoriale di e-democracy, come a me piace chiamarlo, spetterà il compito di avviare numerose azioni in campo culturale (raccontare con costanza le opportunità delle tecnologie, divulgare i processi, conoscere dal vivo i pensatori della società digitale), formativo (percorsi di approfondimento nelle scuole, corsi permamenti per ogni età) e soprattutto progettuale (sensibilizzare e stimolare tutti gli attori pubblici e privati della zona a cogliere opportunità concrete in Rete). Più forza acquisirà questo soggetto e maggiore sarà l’incidenza delle iniziative anche in fatto di riduzione del divario digitale, grazie a convenzioni con distributori locali, programmi di riuso dell’hardware e capacità di attrazione di associazioni e volontari in grado di diffondere strumenti e competenze. L’e-democracy in senso stretto verrà come conseguenza, stimolata da basso, ovvero come progressivo adeguamento di tutta la macchina amministrativa ai sistemi di relazione che si andranno diffondendo a Pordenone.
La sede del motore di e-democracy diventerà luogo di presenza e di incontro in pieno centro città: fulcro di incontri, sportello di competenze, biblioteca specializzata. Accanto a questo luogo fisico sarà creato un punto di incontro in Rete, ovvero un social network cittadino all’interno del quale ogni abitante, ogni azienda, ogni istituzione, ogni associazione, ma anche ogni ospite che ne intraveda beneficio, potrà accedere a strumenti di espressione e condivisione – con tutto quel che da diverso tempo vado raccontando in fatto di blog, wiki, reti sociali, aggregazioni, folksonomy, mappe, messaggistica eccetera. Il tentativo è quello di trasferire in Rete la complessità del territorio, più o meno sulla falsa riga di quanto proponevo in un mio vecchio articolo, dando alla comunicazione locale un sistema operativo eccezionalmente potente.
Evidentemente è una sfida tutta da costruire, che avrà tanto più successo quanto meno sarà raccontata con enfasi elettorale e quanto più la città sarà capace di fornire a ciascuno un motivo e uno scopo per mettere in gioco il proprio capitale sociale attraverso procedure e strumenti nuovi. La sfida sarà anche contagiare le istituzioni locali, che oggi alternano sacche di lucida visione del futuro (da cui nasce, del resto, questo progetto) a medioevali regni delle scartoffie. La sfida, infine, sta nella scommessa di una rete che non è solo metafora, ma nuova modalità di interpretazione della complessità, con il Comune che propone ma poi si fa primo fra pari, e con i cittadini che si riprendono nel tempo le responsabilità e le opportunità dell’essere abitanti del luogo che chiamano casa.
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