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Category: Segnalo

Luglio 11 2008

Da qualche anno mi ritrovo prudentemente scettico del metodo scientifico a tutti i costi. Non per scarso rispetto della scienza, a cui pure dobbiamo tutto del modo in cui viviamo oggi sulla Terra, ma perché sempre più ho l’impressione che tra le pieghe della scienza si perda qualcosa di essenziale («l’essenziale è invisibile agli occhi, ripeté il Piccolo Principe»). Nell’infinitamente piccolo il mondo occidentale sta perdendo la dimensione d’insieme, la misura d’uomo. Non è la scienza, non è il metodo, d’accordo, è il modo in cui scienza e metodo sono utilizzati e spesso esasperati, fino a ritorcersi contro le intenzioni. Tant’è che dalle non poche discussioni che questo atteggiamento mi ha attirato, esco regolarmente con le ossa rotte (ben mi sta), ma senza riuscire a convincermi del contrario.

Questo per segnalare una provocazione interessante da Chris Anderson (direttore di Wired, autore di The Long Tail eccetera) su Edge:

The Petabyte Age is different because more is different. Kilobytes were stored on floppy disks. Megabytes were stored on hard disks. Terabytes were stored in disk arrays. Petabytes are stored in the cloud. As we moved along that progression, we went from the folder analogy to the file cabinet analogy to the library analogy to — well, at petabytes we ran out of organizational analogies.

Che cosa può imparare la scienza da Google, si chiede Anderson? In sostanza la risposta è che oggi abbiamo una tale abbondanza di dati che gli strumenti matematici e statistici possono superare ogni precedente semplificazione di scala e offrirci nuovi modi per comprendere il mondo. La correlazione sostituisce la relazione di causa ed effetto e la scienza può progredire anche senza modelli coerenti, teorie unificate e meccanismi di spiegazione. Se capisco bene, è l’estensione del modello bottom-up alla scienza, in opposizione a quello top-down classico.

Concordo con Luca De Biase, a cui devo la segnalazione: più che una negazione del metodo scientifico è un’evoluzione dello stesso. Resta uno stimolo utile per ripensare al modo in cui abbiamo interpretato il mondo fino a oggi.

Giugno 13 2008

Cartina canta

Una delle applicazioni che più mi erano piaciute dentro Municipio Partecipato era la possibilità per i cittadini di segnalare i problemi da risolvere e le proposte di miglioramento sulla mappa della città, in stile collaborativo e duepuntozero. Ora a Venezia, dove si fanno un sacco di esperimenti interessanti, hanno rilanciato con Iris. Ne parla Gigi Cogo. Io aggiungo sulla mappa.

Giugno 7 2008

Non posso dire di conoscere Gigi Tagliapietra. Avevo letto qualcosa su di lui o scritto da lui in passato, ma ho apprezzato per la prima volta di persona la sua presenza – un peculiare misto di carisma, professionalità, ironia, passione, umanità – soltanto a State of the Net, in febbraio. Da allora seguo con maggiore attenzione i suoi blog e le sue attività. Mi intriga il suo modo di raccontare il mondo che lo circonda, dove vita e lavoro e hobby si confondono in continuazione e distillano esperienze. E ammiro la capacità non comune di far sentire dietro a ogni parola un cuore che batte.

Questa premessa solo per segnalare il bel post con cui Gigi autoanalizza l’evoluzione nel tempo del proprio rapporto con la fotografia, frequentata con regolarità nel tempo. Stili, soggetti, ispirazioni, linee e sensibilità che evolvono nei decenni e raccontano molto del loro autore e della sua sensibilità. Un post che sta tutto dentro la sua chiosa finale, che m’è venuta voglia di appuntarmi qui per quanto mi è sembrata folgorante e universale:

Da ragazzo cercavo con ansia, adesso cerco pace ed è un lungo cammino.

Maggio 2 2008

Non è sempre così, ma così è in molti casi. Le redazioni online – meglio: le redazioni delle riviste online – non sono sempre un luogo fisico e al contrario vivono soprattutto negli spazi sociali della Rete. Per Apogeonline, per esempio, succede qualcosa di simile: il quartier generale, motore principe delle idee apogeiche, sta certamente nella sede della casa editrice a Milano ed è sempre in fermento. Ma la maggior parte delle persone che contribuiscono a dare vita al sito – io per primo che lo coordino, aggiungo a mo’ di disclaimer – sono sparse per l’Italia e per il mondo, e si  incontrano, si accordano sui contenuti, gestiscono fisicamente i contenuti dalle località più disparate. Una redazione c’è e della redazione ha tutte le caratteristiche fondamentali, ma non quella dello spazio comune dove trovarsi e incontrarsi faccia a faccia giorno per giorno.

Tutto ciò evidentemente ha una serie di pro e una serie di contro. Un potenziale limite mi piacerebbe approfondirlo, ed è la mancanza di un luogo fisico permanente in cui, come si dice, insegnare il mestiere a chi abbia voglia di mettersi alla prova. Le vecchie redazioni dei giornali erano anche questo – oggi lo sono molto meno, per noiosi limiti industriali e sindacali. Grazie alla posta elettronica e agli instant messenger, dentro la Rete il contatto è perfino più immediato, ma la trasmissione dell’esperienza è una pratica che richiede sempre più autonomia e iniziativa da parte dell’inesperto (il che non è sempre un male, per carità: seleziona rapidamente i perditempo). Tuttavia, mentre con una mano toglie fisicità, con l’altra Internet regala in continuazione nuove risorse. Second Life, per esempio, è uno spazio di interazione/socializzazione/approfondimento ancora da esplorare in questo campo.

Tutto questo per segnalare una prima iniziativa in imminente partenza, organizzata da Apogeonline e da unAcademy: un laboratorio pratico di giornalismo online attraverso cui vorremmo provare a raccontare qualcosa di questo mestiere e, nello stesso tempo, aprire a chi si vuole mettere in gioco le porte di una testata di primo piano nel settore dell’informazione tecnologica italiana. Un po’ di teoria e molta pratica: ai partecipanti saranno assegnati dei compiti a casa, ovvero un articolo giornalistico su uno o più temi dati. Tutti gli articoli saranno pubblicati sul sito dell’Accademia, ma il migliore della settimana finirà direttamente in prima pagina su Apogeonline e, opportunamente contestualizzato, sarà aperto al commento dei lettori. Un’opportunità e un’esperienza. E chissà, magari un’occasione felice di incontro tra la rivista e nuovi suoi potenziali collaboratori. Tutte le informazioni e le iscrizioni qui e qui.

Aggiungo: i posti disponibili sono dieci, più altri cinque per chi partecipa ai soli incontri in aula. Gli interessati non si facciano scoraggiare dalla lista già abbastanza nutrita: tra uditori, persone che già collaborano con Apogeonline (che verranno classificati d’ufficio come uditori) e iscritti da confermare, dovrebbero esserci ancora diversi posti disponibili. Senza contare che unAcademy, che pure ha i suoi buoni motivi tecnologici per limitare l’accesso, è in genere piuttosto incline alle eccezioni su questo fronte.

Aprile 15 2008

L’editoriale

[…] Un’’Italia così mi disgusta, certo. Forse dovrei essere più compassionevole, ma vengo da un’’altra cultura. Posso solo prendere un impegno serio, che è migliorare me stesso. Tra l’’altro c’’è molto da fare. Credo laicamente alla teoria per cui i miglioramenti interiori portino benefici a ciò che hai intorno. […]

Suzukimaruti, L’opportunità del male – riflessioni postelettorali stranamente serene

Marzo 27 2008

Tutti qui

Ieri è uscita l’alpha dell’edizione 2008 di Voi siete qui, il bel servizio di OpenPolis che ti posiziona su un grafico di prossimità rispetto alle posizioni dei maggiori partiti politici. Io mi ritrovo a un passo da Di Pietro e Boselli, a due da Veltroni e Bertinotti, a tre da Berlusconi e Sorace, ben lontano da Casini. Curioso: quasi tutti i grafici che ho visto in giro, ripubblicati tra ieri e oggi nei blog, sono molto simili. Il fatto che la maggior parte di quelli che ho osservato facciano parte della mia rete sociale conta pochino, visto che al suo interno sono ben rappresentate visioni (politiche) del mondo piuttosto lontane dalla mia. Il che forse può significare tre cose: che un sacco di gente quest’anno è effettivamente in sintonia con l’Italia dei Valori; che le distanze tra i partiti, per lo meno sui temi selezionati dalla comunità di OpenPolis, sono meno marcate e le combinazioni possibili tendono ad assomigliarsi; o che il servizio, tra tempi stretti e poche risposte dei partiti, è appena appena meno brillante del passato, anche se l’idea resta carina e OpenPolis si distingue per il gran lavoro di alfabetizzazione digitale.

Nel frattempo 10domande è entrato nella seconda fase: ora tocca ai candidati rispondere alle domande autoproposte e autoselezionate nelle settimane scorse da chi ha frequentato il sito (numeri contenuti: qualcosa più di 40 domane e 4.000 voti, ma è un inizio). I temi in ballo, a dispetto di chi intravedeva una degenerazione geek, sono vari: fibra ottica e blogger/giornalisti, ma anche coppie di fatto, ambiente, stragi italiane, questione femminile, trasparenza amministrativa, canone Rai, ricerca, figli. Chi risponderà, degli innumerevoli candidati alla presidenza del Consiglio? Finora non s’è mossa foglia, né Il Sole 24 Ore – a dirla tutta – sembra fremere d’ansia nell’animare e nel promuovere il servizio da loro stessi lanciato (tant’è che nella top 10 non c’è nemmeno un tema strettamente economico, per dire). Restano un paio di settimane. Sarebbe un bel segnale, nel suo piccolo.

Aggiornamento: vedo ora che anche Repubblica/Kataweb ha lanciato il suo “gioco” riguardo al posizionamento politico, il Politometro. Quindici domande, molte animazioni, un po’ meno convincente (ma dichiaratamente più giocoso nello scopo).

Marzo 10 2008

Il racconto di Antonella lo scorso anno, la presenza dell’organizzatore Joshua Levy a State of the Net, l’anno gravido di implicazioni e soprattutto l’ampia sezione di programma che privilegia la partecipazione dal basso e le iniziative civiche mi hanno convinto: a giugno vado al Personal Democracy Forum di New York. Antonella, che quest’anno naturalmente torna, è già lì che balla. Stiamo lavorando ai fianchi un paio di temporeggianti o indecisi. Chi si vuol unire al gruppo, naturalmente, è il benvenuto.

Marzo 4 2008

Dieci domande

Una postilla al post dell’altro giorno: ieri è nato 10 domande, iniziativa con cui Nova24Il Sole 24 Ore ed Elastic portano in Italia un’idea di Techpresident. Le dieci domande sono in video: ognuno può caricare la propria (fino al 23 marzo), il filtro collettivo fa emergere le più votate, le prime dieci costruiranno un’intervista corale che – dal 24 marzo e fino alle elezioni – sarà rivolta ai canditati premier. Le video-risposte dei politici saranno a loro volta sottoposte a voto diffuso. Esperimento interessante, da seguire nella sua evoluzione quotidiana. Dal mio punto di vista, più che di un esame di maturità digitale per i politici, potrebbe rivelarsi un interessante termometro della maturità civica dei cittadini.

Febbraio 27 2008

Mi piace, questo NetMonitor. Dicevo ieri sera in unAcademy, nel corso dell’incontro con Mario Tedeschini Lalli, di come le imminenti elezioni potrebbero essere un bel momento per far dialogare di più e meglio i vari ambiti della Rete. Quest’iniziativa di Repubblica.it mi sembra un bel segnale proprio in questa direzione. Nulla di innovativo nel formato, magari: la digestione e il rilancio dei contenuti emersi spontaneamente in Rete è una pratica che Giuseppe Granieri inaugurò sul vecchio sito di Internet Pro (teneva la rubrica un giovane Luca Conti), che oggi esercitiamo ancora su Apogeonline grazie al lavoro puntuale di Federico Fasce e che viene utilizzata in declinazioni e contesti peculiari tutte le volte che si cerchi di costruire ponti tra diversi arcipelaghi di Internet.

Ma sarebbe sciocco non percepire come questo passo contenuto per la Rete sia in realtà un salto enorme per un grande giornale online in Italia, dove il racconto di massa dell’attualità spesso non sa riconoscere e altrettanto di frequente fraintende le voci libere delle persone che si esprimono attraverso la Rete. Di più, secondo me, ed è questa è la sfida più difficile che dovrà affrontare Vittorio Zambardino nel gestire i contenuti di NetMonitor: Repubblica.it ha scelto di adottare un registro ancora non usuale nel linguaggio giornalistico, intercettando questi segnali in un formato e in un contesto che da quelle stesse voci libere assimila molto. Mi sembra una bella contaminazione, positiva, contagiosa – peraltro strillata con coraggio in prima pagina da ieri pomeriggio e non imboscata tra le rubriche di secondo piano tanto per vedere che effetto fa.

Se funzionerà, se il giornale saprà farne tesoro, se i lettori sapranno intravederne l’utilità – e il mio consiglio è stato solo uno: allargate il più possibile il campo di osservazione, superate ogni steccato o divisione tradizionale (destra-centro-sinistra, ma anche amici fidati-nemici impenitenti) – potrebbe diventare un bello strumento per il rilancio nell’agenda elettorale di opinioni e di percezioni di nicchia, così come uno specchio utile a valutare come sono assimilate e magari rigettate le badilate di marketing politico unidirezionale su cui da qualche anno di troppo si decidono i destini della nazione. Buon lavoro, dunque.

-°-

Sempre in tema di risorse utili per decifrare tutte le campagne che ci circondano (e ancora abbiamo visto poco), ne approfitto per recuperare una citazione orgogliosa dell’ottimo lavoro che stanno facendo Antonio Sofi e soci su Spindoc. Ma diverse iniziative, in questo momento, attirano la mia attenzione e cerco di approfondire. Wikidemocracy, per esempio, di cui intuisco le buone intenzioni, ma del quale per il momento subisco molto la rigida frammentazione secondo schieramenti tradizionali. Il circolo online del Partito Democratico, impegnato per ora soprattutto a farsi ascoltare dai propri vertici romani, ma ottima pista da aprire ed esplorare per un partito politico. E poi ancora i titubanti Cittadini Digitali, l’analitico OpenPolis e tutti i fermenti che in tanti provano a modo loro a raccogliere e ordinare. Curioso come fin qui, se perfino l’elefantiaca informazione di massa sembra essersi data una scossa, proprio gli obsoleti apparati di partito non abbiano dimostrato la benché minima intenzione di sperimentare alcunché.

Febbraio 19 2008

Antonella mi segnala la nuova edizione di La città dei cittadini, una serie di attività organizzate dall’associazione Micromacchina e dal Comune di Casalecchio. In particolare un blog collettivo per segnalare progetti, inserire ricerche, commentare news e proporre iniziative e un premio per progetti che si occupano di promozione della cultura della cittadinanza, articolato in diverse categorie (tesi di laurea, pubbliche amministrazioni, mezzi di comunicazione, associazioni). Da seguire – anche per aggiornare la mappa.

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