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Il blog di Sergio Maistrello dal 2003

Ottobre 22 2005

È un periodo intenso, da queste parti, ma molto musicale. Il che significa, probabilmente, che l’umore è buono e creativo. Faccio il punto sulle (mie) ultime novità.

Ho finalmente messo a fuoco una canzone incrociata più volte per radio (Dalla pace del mare lontano) e, attraverso questa, un autore che avevo finora abbastanza clamorosamente mancato. Meglio tardi che mai, ora sono alla riscoperta dell’opera omnia di Sergio Cammariere. Belle atmosfere, bei testi (molto mare), belle sonorità sul jazzato andante. La stessa bella sensazione di quando ho sentito per la prima volta Ivan Segreto, devo dire; unita a qualche eco di Vinicio Capossela.

Il quale Ivan Segreto, nel frattempo, ha lanciato il suo secondo disco Fidate correnti. Che è bello, molto bello in effetti, ma nella sua maturità sonora manca forse della freschezza e dell’immediatezza di Porta Vagnu, tuttora uno dei dischi più letti in assoluto dal mio stereo.

Ho apprezzato molto, piuttosto, la rilettura celebrativa di Jagged little pill in chiave acustica da parte di Alanis Morissette. Dieci anni dopo, l’album di Ironic, di Hand In My Pocket, di You Ougtha Know suona più bello che mai, dopo che gli è stato tolto un po’ di volume e dopo che è stato aggiunto spessore ai suoni. La voce e l’interpretazione dell’artista canadese, che a settimane lancia la sua prima collection, ne guadagnano senz’altro.

Segnalo, inoltre, che è già uscito il doppio cd con la colonna sonora del film tratto dal musical Rent di Jonathan Larson. Le canzoni più o meno sono quelle, naturalmente, ma l’adattamento degli arrangiamenti alle esigenze cinematografiche mi pare abbia ulteriormente giovato all’atmosfera di una delle più convincenti rappresentazioni di Broadway degli ultimi anni. Pure il film, diretto da Chris Columbus e in uscita a novembre (in Italia ad aprile 2006), si annuncia piuttosto curato.

Aggiungo, in coda, due piccole scoperte altrettanto piacevoli. La prima è una raccolta di musica celtica, The best celtic collection ever, che a dispetto del titolo ammiccante (da cui in genere mi tengo ben lontano) è davvero una bella sintesi di sonorità e di artisti di quelle terre. In particolare, fatico a togliere dal lettore cd il primo dei cinque dischi. L’altra piccola scoperta è Krishna Das, voce di riferimento del vasto mondo della spiritualità orientale, che ben si sposa con una serie di percorsi di lettura che mi hanno molto affascinato di recente. Dovendo scegliere, comincerei dalla raccolta Live on Earth. Astenersi quelli che una canzone deve durare non più di cinque minuti e deve avere un inizio e una fine.

Ottobre 21 2005

Dunque, questa è una richiesta discreta di aiuto. Le informazioni che possiedo io sono queste: il 23 settembre è uscito il primo numero di una nuova rivista dal nome “Indie, la musica indipendente”, un mensile musicale edito da RaiTrade insieme a Helikonia con cd allegato, costo 7,90 euro. Il numero in questione conteneva SciàScià, un cd di canti tratti dalla tradizione popolare medioevale a cui hanno partecipato Dario Fo, Enzo Gragnaniello e Nuove Nacchere Rosse. Lo vengo a sapere da un servizio di Vincenzo Mollica durante un Tg1 di qualche settimana fa. Cerco in Rete, ma trovo solo qualche flebile traccia e un comunicato stampa: i siti ufficiali di tutti i soggetti coinvolti – bontà loro – non ne parlano, né la rivista sembra avere ancora una presenza online.

Ora, il mensile dovrebbe essere distribuito in edicola. Nelle edicole della periferia dell’impero, qui, nemmeno a parlarne, né – figuriamoci – sono interessati a cercarla. Nelle scorse settimane sono stato a Torino e a Milano, ma neppure lì ne sapevano nulla. Ho provato perfino in libreria, nessuna traccia. Allora mi chiedo, ma soprattutto vi chiedo: esiste? Qualcuno l’ha vista? Qualcuno l’ha addirittura presa e sa dirmi se rivista e ciddì valgono la pena di continuare a cercarli? Qualcuno ha suggerimenti utili per venire in possesso di una copia?

E che diamine, però: una rivista che nasce nel 2005 per «agevol[are] la comunicazione capace di sviluppare un percorso musicale alternativo» e per «essere una nuova risposta alle difficoltà distributive e promozionali per artisti e gruppi che si autoproducono, per quelli che hanno notorietà e consenso per la qualità delle loro proposte musicali», e che per di più mobilita per il primo numero un nome come Fo, potrebbe anche – tanto più nella delicata fase del lancio – puntare su Internet. Costa poco o nulla, basta una paginetta vetrina con un numero di telefono, un’e-mail e magari le modalità di acquisto o abbonamento. Poi la Rete, col suo scaffale lungo, fa da sé. Da guadagnarci ci son solo lettori.

Ottobre 21 2005

Al seminario di questo pomeriggio a Smau e-Academy (l’ex Webb.it, ora declinato in chiave più aziendale) erano registrate 84 persone, buona parte delle quali effettivamente presenti. Mi è sembrato un pubblico molto eterogeneo, prevalentemente giovane, piuttosto partecipe.

Come promesso, metto online la presentazione che faceva da traccia (Entrare nella parte abitata della Rete, Pdf 1,80 MB circa). Il filmato (mov, 37 MB) sull’evoluzione della pagina relativa agli attentati di Londra in Wikipedia, che ho mostrato per spiegare le dinamiche di una pagina gestita da un wiki, l’ho preso a prestito da Antonio Sofi, che a sua volta l’aveva mostrato qualche settimana fa ai Webdays di Torino parlando – in quel caso – di giornalismo d’emergenza.

Ottobre 20 2005

Un tempo abitavo a due passi da lì. Oggi per me è più complicato. Però chi avesse occasione di passare venerdì sera per la Mediateca di Santa Teresa a Milano (in via della Moscova 28), ci faccia un salto dentro. Avrà modo di apprezzare non solo un luogo da cui tutti gli amministratori locali che si riempiono la bocca di parole come biblioteca multimediale o mediateca dovrebbero prendere esempio, ma anche una inusuale tempesta di cervelli.

Con la scusa di una serata bb_write (collegata alla presenza di Blackberry a Smau, il che non ho idea quanto marketing possa implicare), dicuteranno di interazione, liberazione, comunicazione e innovazione Derrik de Kerckhove (qui ben noto libero pensatore e direttore del McLuhan Program all’Università di Toronto), Markus Giesler (York University, Canada), Carlo Mario Guerci (ThinkTel, Italia) e il nostro buon Giuseppe Granieri, in veste di autore del saggio Blog Generation.

Chi ci va, poi racconti.

Ottobre 13 2005

Sarò a Smau, de scampòn, giovedì prossimo 20 ottobre in giornata. Devo tenere un seminario nell’area e-Academy (Entrare nella parte abitata della Rete, per chi fosse interessato). Poi spero di riuscire a fare un rapido giro per gli stand. Chi c’è si manifesti, che magari ci scappa un caffé.

Ottobre 12 2005

Alle 7.20 qui si parla – via telefono – di blog e cronaca nera a Unomattina con Monica Maggioni.

Ottobre 1 2005

A Jimbaran i pescatori vendono il pesce di giornata sulla spiaggia: tu lo scegli che è ancora vivo, te lo cuociono al momento sulla griglia e lo puoi mangiare con le mani seduto sulla spiaggia, a un passo dalla risacca. Se arrivi abbastanza presto, fai in tempo a vedere il sole che s’inabissa nell’Oceano. Subito dopo è un tripudio di stelle disturbato, di tanto in tanto, dalle luci di avvicinamento dei jet in atterraggio al vicino aeroporto.

Stefania e io eravamo sulla spiaggia di Jimbaran quattro mesi fa, giorno più giorno meno. È stata una delle sere più romantiche tra quelle passate a Bali in giugno. Bali è l’isola che, al ritorno a casa, mi ha spinto a riflessioni molto radicali sul senso occidentale della vita. Bali, con tutto che di compromessi col turismo fa una ragione di sussistenza, è un’isola di mansuetudine, di serenità, di amore per il bello e per il semplice. Il modo in cui i balinesi sanno strapparti ogni giorno un sorriso nuovo usando soltanto un fiore ha del rivoluzionario.

Oggi sono stato fuori casa tutto il giorno. Sono rientrato, ho acceso la tv e ho sentito le notizie.

Mi si è stretto il cuore.

Settembre 29 2005

I miei Webdays potrei riassumerli in due immagini, tutte e due fotografate – nemmeno a farlo apposta, vedi a volte la sintonia – da Stefania. La prima ritrae una signora anziana che chiede spiegazioni a un relatore che ha appena terminato il suo intervento. La seconda inquadra un bimbo che, sullo sfondo dei Webdays, si gusta con intensità il suo gelato al cioccolato.

Nella prima ritrovo la bella emozione di vedere la sala affollata e attentissima durante tutte le sessioni di Web over 60, il programma divulgativo per ultrasessantenni ospitato nella tre giorni torinese. Dài loro una ragione per utilizzare questi strumenti e qualche dritta su come cominciare – dunque non semplicemente un pc e un libretto d’istruzioni – e avrai i più convinti sostenitori e diffusori di buone pratiche (ce lo diceva Stefania: è la stessa linea di un recente progetto europeo dedicato agli anziani, che prevedeva di identificare interlocutori lontani prima di insegnare come utilizzare il pc e la Rete per dialogare con loro). Pare che questa non sia affatto una novità a Torino, dove l’offerta di tecnobadanti e corsi di formazione specializzati è piuttosto ricca e collaudata, ma ha ragione Axell quando afferma che è quella sala piena di persone non più giovanissime l’eredità più importante dei Webdays.

Resta il fatto – ne parlavamo con Antonio Sofi, ricordando un mio vecchio post e alcune idee ancora nel cassetto – che a me il rapporto tra anziani e tecnologia affascina davvero molto ed è ora che ci lavori un po’ su. Le esperienze cominciano a essere numerose (tutte le grandi città hanno ormai esperienze consolidate in proposito) ed è una ricchezza che sarebbe bene cominciare a divulgare.

La seconda fotografia ha dentro sé tutto il piacere di passare alcuni giorni tra persone belle, curiose e generose di stimoli. Domenica sera c’è stato un momento in cui, per diverse coincidenze, mi sono trovato seduto allo stesso tavolo con amici provenienti da diverse esperienze, tutte non collegate tra loro: Fabio, con cui a Trieste ho condiviso un periodo di ricerca sugli ipertesti nel laboratorio di Fileni; Pietro, che prima di arrivare ai blog è stato uno dei miei collaboratori preferiti a Internet News; Antonio, che è tra gli incontri più felici che mi abbia mai stimolato la Rete. Ma potrei aggiungere, nei giorni precedenti, Giuseppe, che per me è sempre più un fratello di bit; e Derrick De Kerckhove, sui cui libri studiavo dieci anni fa e che ancora oggi ispira, con eccezionale partecipazione d’animo, il mio lavoro; e Gaspar, di cui adoro quel mix così peculiare di slanci contagiosi, bonarietà, ferreo rigore e capacità di sintesi; e Andrea, che ogni volta che ci incontriamo mi spiace abitare tanto lontano perché sono certo che la sua compagnia faccia bene allo spirito. E tanti tanti altri, che se continuo diventa la processione dei santi.

E, in tutto questo, pensavo: ma tu guarda la rete, quella concreta e tutta umana, come riesce sempre sorprenderti, con fili diversi che si annodano all’improvviso, dando un senso più ampio al percorso di ciascuno. Sabato c’è stata un’interessante domanda di Effe, durante l’intervento di De Kerckhove, che – senza fare molta giustizia alla sua stimolante impertinenza (ma magari lui mi aiuterà nei commenti a ripristinarne il senso) – potrei sintetizzare così: che fine fa l’identità in questo universo aperto di contenuti ricombinabili del Web, che prescindono sempre più dal contenitore a cui appartengono ed esistono in funzione del personale percorso di senso di chi li consulta? La mia risposta, citando Bateson e la sua idea di informazioni che scaturiscono da differenze, sarebbe stata che se anche ci rimettiamo progressivamente un po’ di nome e un po’ di faccia, mettiamo in circolo qualcosa di molto più importante, ovvero il nostro sguardo sul mondo, il nostro mondo di essere, le nostre associazioni mentali. Fomentiamo informazioni con le differenze che rendono ciascuno di noi unico. E il premio, che ancor oggi è l’ambitissimo quarto d’ora di celebrità, domani potrebbe essere la partecipazione, discreta nella forma ma integrale nella sostanza, alla più ampia e democratica modalità mai esistita di fare parte del modo-in-cui-vanno-le-cose-in-questo-mondo.

L’impressione positiva, nel piccolo spaccato di Rete incontrato a Torino, è che sempre più persone si riconoscano in questo modo di concepire il proprio impegno in Rete (dove Rete è tutto fuorché un ambiente virtuale e alternativo alla realtà). Chi sale su un palco lo fa tutto sommato con spirito di servizio: io stesso, se mi è capitato di parlare, è solo perché di mestiere faccio divulgazione, ovvero raccolgo e rimetto in circolo con ordine le idee di tante persone. La eventuale e trascurabile attenzione sulla mia persona è solo funzionale a mettere chi ascolta (o chi consulta in seguito i materiali dell’incontro) nelle condizioni di iniziare un percorso dentro uno spicchio di quella che è già a tutti gli effetti conoscenza condivisa.

Dopo gli interventi di Granieri e De Kerckhove, che hanno l’abitudine di volar alto anche se parlano di tag e post, Stefania si gira, mi guarda con gli occhi illuminati di chi ha messo insieme i pezzi, e mi dice: «È tutto un ritorno alla visione induista: tutto è interconnesso, tutti siamo parte di un tutto e solo l’unità delle cose porta alla completezza». Ecco, appunto.

Settembre 28 2005

Derrick chiede informazioni a Sergio

Derrick chiede informazioni a Sergio (foto di Axell).

Una scusa divertente per dire che ora anche le mie foto dei Webdays sono online su Flickr: poche e malandate, per problemi tecnici di vario tipo, ma ci sono.

Settembre 26 2005

Nei prossimi giorni vorrei tornare su vari spunti registrati durante lo scorso fine settimana ai Webdays di Torino (mi ritrovo, per ora, nelle impressioni di Giuseppe). Con la valigia ancora da disfare e il tempo contato, riesco giusto a mettere disposizione le slide dei miei interventi – ma tenete d’occhio il sito ufficiale della manifestazione, perché a breve saranno pubblicati tutti i materiali. Infine ci tengo a ringraziare Andrea Toso e l’intero gruppo di organizzatori, per la passione, la simpatia e le attenzioni che li contraddistinguono.

Le slide:
Folksonomy, condividere etichette per i contenuti (pdf, 1,75 MB)
Strumenti e idee per entrare nel mondo dei blog (pdf, 500 KB)

Quello che si dice in Rete:
conversazioni
fotografie

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