Il blog di Sergio Maistrello dal 2003
Yalta e i giochi win-win
- LOCATED IN Segnalo
In uno scambio di opinioni sul ruolo dei blog nato da un post di Granieri, Beppe Caravita si fa sfuggire una definizione illuminante per definire questo periodo strambo e allarmante:
«È in corso una trattativa geopolitica che è la vera ridefinizione del mondo dopo Yalta… e fa vittime, consapevoli e innocenti.»
Poi, nel suo blog, si lancia in un ballo memorabile nella tana del lupo, di quelli che terminano quasi sempre col passo del win-win e per cui è piuttosto noto e apprezzato da queste parti.
Punti di vista
- LOCATED IN Racconto
Bologna, venerdì sera. Piazzale della stazione. Andirivieni nevrotico di autobus. Aspetto il 25, confuso in una folla di persone. Una donna attraversa la piazza con fare frettoloso e si avvicina nella mia direzione.
Lei (mi punta con l’indice): Trentasette?
Io (resistendo alla tentazione di rispondere “No: Sergio. Piacere”): È passato un attimo fa, ma non so dirle in quale angolo della piazza si fermi.
Lei: Perché, non ferma qui?
Io: No, signora. Vede: questa è la fermata “25 62”.
Lei: Appunto, scusi: qui fermano tutti i bus dal numero 25 al numero 62.
Io: … temo che si sbagli: significa che qui fermano il 25 e il 62. Lei deve cercare una fermata in cui compaia anche il numero “37”.
Lei: (mi guarda interdetta, quasi spazientita, non dice nulla e se ne va)
§
Bologna, sabato mattina presto. Ancora sul 25. Sedute davanti a me ci sono due donne, una di mezza età, l’altra più anziana: potrebbero essere madre e figlia. Sulla destra, cinque distinti uomini d’affari sono in piedi, ciascuno con la propria valigetta tra le gambe. Conversano pacatamente in arabo. I lineamenti fanno pensare che potrebbero essere egiziani. Le due donne parlano tra loro, poi notano gli stranieri e si fanno curiose.
Figlia: Vedi, questi sono brasiliani.
Madre: Ahhh…
Figlia: Eh, sì sì. Senti, parlano in brasiliano.
Madre: Ahhh…
Figlia: Chissà. Ma adesso glielo chiedo, eh.
Madre: Eh, sì.
Figlia (rivolta all’uomo a lei più vicino): Brasile?
L’uomo d’affari non coglie e risponde con una cortese occhiata interrogativa.
Figlia: Venite dal Brasile?
Lui: … no no… ehm… Fiera!
Madre e Figlia: Ahhh…
Ho sbagliato previsione
- LOCATED IN Mi arrabbio
Giusto per chiudere la questione e dare a Cesare quel che è di Cesare: ho sbagliato la previsione che avevo chiuso in una busta dieci giorni fa. FastWeb ha risolto il problema. Non si è fatta sentire, questo no, ma da stasera il servizio richiesto funziona e il telefono, come volevasi dimostrare, è perfettamente compatibile.
Era più curioso di noi
- LOCATED IN Ascolto
L’uscita del doppio Cd con la registrazione del concerto in ricordo di Fabrizio De André tenuto al Carlo Felice di Genova il 12 marzo 2000 è una gran bella notizia (via Quattroeunquarto).
Discorso in accettazione del GNUaward
- LOCATED IN Partecipo
A nome della rivista, desidero ringraziare la GNUacademy per il prestigioso GNUeconomy Weblog Award assegnato nella categoria Peggior Articolo sui Blog. Ho invitato sul palco con me anche gli altri nominati (Guia, non spingere però) perché vorremmo… siamo tutti d’accordo sul fatto che a noi giornalisti piace la realtà. Ci piace la realtà, ma viviamo in tempi fittizi. Viviamo in un momento in cui un consenso fittizio ha messo sul piedistallo della blogosfera una blogstar fittizia. Viviamo in un momento in cui un uomo sposta la data della BlogFest per ragioni fittizie. Che sia per lo scandalo delle votazioni o per aver distribuito password a destra e a manca, noi siamo contro questo stato di cose, Mr. Neri. Vergogna, Mr. Neri, vergogna! Quando ti trovi contro La Pizia e Ivo Forni, significa che il tuo tempo è finito. Grazie mille.
Il mondo salvato dai blogghini
- LOCATED IN Segnalo
Luca Conti segnala l’Earth Blog Summit, che si tiene il 22 novembre ad Ancona nell’ambito di Eco&Equo. I blog si danno all’ecologia, e mi sembra una bella cosa.
Poi dici non t’arrabbiare…
- LOCATED IN Mi arrabbio
Un paio di settimane fa me la prendevo con i call center, geniale difesa escogitata dai fornitori di servizi per difendersi dai propri clienti. Un’ora e un quarto è il tempo che ho impiegato stasera per non risolvere affatto un problema (piccolo, per giunta) con FastWeb.
C’è da dire che io con FastWeb ho una storia piuttosto travagliata. Non certo per la navigazione in fibra ottica, che va benone e dà le sue soddisfazioni. È la parte amministrativa che con me ha spesso fatto acqua. A volte non compaio, a volte compaio dove non dovrei essere, a volte compaio con un altro nome. Un anno sono nell’elenco abbonati, un anno no. Le bollette mi arrivano col nome storpiato, ma parlano di un servizio erogato al nome giusto. Ho provato a farlo notare, ma il risultato è che ho rischiato di far uniformare tutto al nome sbagliato. Persa la pazienza e considerata la difficoltà a farsi prendere sul serio, non mi arrischio più a segnalare errori che sarebbe nel loro solo interesse risolvere.
Il problema, questa volta, è stupido. Il modo di affrontarlo altrettanto, a quanto pare. Parte il servizio telefonico supplementare Chi chiama (il caller id sul display del telefono), rimandato per mesi e mesi. Lo attivo sul sito, come previsto, a fine settembre. Viene dato in attivazione sulla mia linea entro 12 ore. Dopo 384 ore di tolleranza mi scoccio e chiamo. Aspetto 25 minuti al telefono per passarne non più di tre in linea con l’operatore. Dice che a loro non risulta nessuna richiesta, che è strano: prende nota e assicura che mi richiameranno.
Oggi, dopo altre 412 ore passate senza un riscontro, mi scoccio un’altra volta e decido di investire ancora un po’ di tempo nella faccenda. Aspetto il mio turno per una buona mezzora, dopodiché l’addetta (molto cordiale) prende nota e conferma che a loro non risulta alcuna richiesta di attivazione per il servizio in questione e che, in effetti, è pendente per questo una segnalazione. Di fronte a una pacata presa d’atto sulla scarsa reattività dell’assistenza, mi risponde testualmente «Chi va piano va sano e va lontano». Siamo a cavallo. Impietosita, decide di «tentare» di mettermi in contatto direttamente con l’assistenza. Onore evidentemente negato ai più.
Mi preparo a un’altra attesa stimata in «oltre dieci minuti», con conto alla rovescia decantato da una voce preregistrata assai poco convinta e interrotta da loop musicali irritanti. Quando la coda di telefonate sembra essere esaurita, inspiegabilmente il conto ricomicia da dieci minuti. Poi resta in sospeso per un’eternità tra sei e sette minuti, avanti e indietro. Quando alla cornetta sento una voce umana è passata un’ora e cinque minuti dall’inizio della chiamata. Rispiego tutto dall’inizio. Il tecnico tace interdetto. Riflette, poi ha il colpo di genio: il telefono non è compatibile. Eccolo là, ci avrei giurato. Il telefono ha poco da essere compatibile finché non c’è un servizio attivo, gli faccio presente. Eh, ma non vuol dire, insiste. Gli chiedo: ma se la richiesta di attivazione non risulta nemmeno presentata, ed è questo l’unico problema, facciamo che me la fate partire da lì, ora, una volta per tutte, e festa finita. Poi tutte le belle ricerche sul perché non ha funzionato ve le fate per conto vostro, che a me non è che interessino così tanto. Ma il tecnico non è convinto, vuole gli estremi del modello di telefono, si premura di sapere come l’ho installato (guardi, una presa è nella corrente e una nella linea telefonica: sono stato bravo?), mi chiede se è dotato di display (no, pensavo che il numero del chiamante me lo venisse a dire il mio vicino, che diamine!). Neanche a dirlo, mi faranno sapere.
Io ho già messo in una busta sigillata la mia previsione sul prossimo sviluppo. Concedo il beneficio del dubbio e me la tengo per me. Vedremo se ho ragione.
Will Hunting in salsa tartara
- LOCATED IN Guardo
Prendi quattro dosi di Kim, tre di Will Hunting e di Scoprendo Forrester, due di Karate Kid (ma può andare bene anche Il ragazzo dal kimono d’oro). Mescola il tutto a lungo e, dopo averlo versato in un bicchiere, aggiungi una scorza di Bagno Turco, una ciliegina alla 400 colpi e guarnisci il tutto con una spolverata di Thelma&Louise. Ecco fatto il cocktail Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano. Che non è niente male, soprattutto se lo prendi con leggerezza, se ti sei fatto depistare a sufficienza dal trailer, se non hai idea di che cosa tratti e se ignori dove vada a parare. Piccolo bignami senza pretese e piuttosto conciliante sulle differenze culturali tra le religioni, il film resta tutto sommato credibile anche quando da storia della formazione alla vita di un sedicenne ebreo preso sotto l’ala protettrice di un anziano commerciante sufi si trasforma in un road movie che parte dalla periferia parigina per arrivare agli sterrati del Corno d’Oro. Misurato nell’alternare elementi scontati a evoluzioni sorprendenti, Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano regala piacevoli chicche, a cominciare dal viaggio raccontato per cieli e per odori. Ottimo il cast, notevoli i due protagonisti (Omar Sharif e il debuttante Pierre Boulanger), bravo il regista François Dupeyron a non farlo scadere in un intollerabile polpettone di buoni sentimenti.
La Regjon par furlàn
- LOCATED IN Segnalo
Come previodût dal articul 6, come 5, de leç costituzionâl 31 di Zenâr dal 2001, al sît Web de Regjon Autonome Friûl-Vignesie Julie al è a disposizion par furlân. «La valorizazion des comunitâts linguistichis, de lôr storie, culture e lenghe al è un obietîf fissât tes declarazions programatichis che o ai presentât al Consei regjonâl sul tacâ di cheste legjislature», dis il President de Regjon Riccardo Illy. (La modulistiche e la documentazion che si puedin tirâ jù dal sît a son in formât PDF. Par visualizâlis al covente doprâ il program Adobe Acrobat Reader. Se no tu âs chel program tu puedis tirâlu jù a gratis dal sît di Adobe cricant chi sot.)
La coscienza del messo
- LOCATED IN Dico la mia
Lungi da me l’idea di mettere becco nella faccenda del crocifisso sfrattato, che se ne sentono già abbastanza in questi giorni. Però mi chiedevo: può un messo notarile rifiutarsi di consegnare la comunicazione di una sentenza? Così è, almeno a sentire il telegiornale – che deve parlare semplice e in fretta, sennò annoia. Nessuno fiata e la notizia passa ovvia almeno quanto il fatto che a Milano, nelle stesse ore, piove.
Seguendo il ragionamento, dunque, il mio postino potrebbe boicottare il recapito di una raccomandata perché suppone che il contenuto non corrisponda ai propri valori. Il messo questo è, mi spiegano: il postino del tribunale, l’anello di congiunzione tra l’ordinanza del giudice e la sua esecuzione. Del contenuto di una sentenza, a rigor di logica, non dovrebbe neppure essere informato (come del resto il postino delle mie raccomandate).
Poi, a spulciare i giornali (link a breve conservazione dal Corriere della Sera), si scopre che non di vera obiezione di coscienza si è trattato, perché evidentemente inammissibile nella fattispecie, ma di opportuno scambio di cortesie tra colleghi di fronte alle remore dell’incaricata. Con buona pace del crocefisso, che a questo punto della vicenda io immagino arrossito d’imbarazzo. E pure dell’obiezione di coscienza, rassicurante baluardo della dignità abusato come un estintore per spegnere una pipa.
(Intanto i bimbi di Ofena sono costretti a casa per una settimana e la scuola italiana va a rotoli, ma di questo nessuno si cura davvero: le campagne di civiltà non concedono tempo.)
Partita Iva 01537680934 • Trasparenza • Privacy Policy • Licenza contenuti: Creative Commons BY-NC-SA • Per comunicazioni: sm@sergiomaistrello.it